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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Regione Sicilia</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Questa l&#8217;Italia che frana</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 05:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
		<category><![CDATA[Dipartimento della Protezione Civile]]></category>
		<category><![CDATA[dissesto idrogeologico]]></category>
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		<description><![CDATA[Una delle maggiori criticità del dissesto idrogeologico italiano è rappresentata dall’urbanizzazione delle aree dove il fiume in caso di piena può espandersi liberamente. Per sollecitare interventi e soluzioni rispetto a inadempienze o lentezze, ma allo stesso tempo per valorizzare il buon lavoro svolto da molte amministrazioni comunali, da nove anni, è stata realizzata un’indagine su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-c84CeLR0Ylc/TyP3uiNcQjI/AAAAAAAAJgg/W3eTWJ5N7WM/s400/Messina.jpg" alt="" width="320" height="240" />Una delle maggiori criticità del <strong>dissesto idrogeologico</strong> italiano è rappresentata dall’urbanizzazione delle aree dove il fiume in caso di piena può espandersi liberamente.</p>
<p>Per sollecitare interventi e soluzioni rispetto a inadempienze o lentezze, ma allo stesso tempo per valorizzare il buon lavoro svolto da molte amministrazioni comunali, da nove anni, è stata<span id="more-29915"></span> realizzata un<strong>’<a href="http://www.protezionecivile.gov.it/resources/cms/documents/dossier_ecosistemarischio2011.pdf" target="_blank">indagine</a> su informazione e prevenzione del rischio idrogeologico</strong>.</p>
<div class="imgtoggle right"><img class="small big" src="http://www.isprambiente.gov.it/site/_Images/temi/Rischio_idrogeologico2.jpg" alt="" width="200" height="283" /></div>
<p>A condurla <strong>Legambiente e il Dipartimento della Protezione Civile</strong>, <!--more-->attraverso un questionario inviato agli oltre 6000 Comuni nel cui territorio sono presenti <a href="http://www.peacelink.it/ecologia/docs/3425.pdf" target="_blank">aree a potenziale rischio idrogeologico più elevato</a>. Ha risposto solo il 25% dei Comuni (rischi della autosomministrazione per contenere i costi).</p>
<p>Facendo esprimere le amministrazioni comunali sulla loro <strong>gestione del territorio</strong> (pianificazione urbanistica, interventi di delocalizzazione dalle aree a rischio, corretta manutenzione del territorio) e sulla redazione dei<strong> piani di emergenza</strong> (Organizzazione locale della protezione civile per garantire soccorsi tempestivi ed efficaci), si è voluto verificare l’<strong>effettiva realizzazione</strong> degli interventi e si è monitorato sia il livello attuale di rischio, sia le attività volte a mitigarlo.</p>
<p>Sulla base di tali parametri è stato assegnato a ogni Comune un <strong>voto</strong> (da 0 a 10).</p>
<p>“Se è impossibile pensare di impedire alla natura di fare il suo corso, è invece fondamentale operare concretamente per <strong>mitigare il rischio e limitare l’esposizione dei cittadini</strong> e i danni attesi in caso di calamità. L’eccessivo consumo di suolo, l’urbanizzazione diffusa e caotica, l’abusivismo edilizio, l’alterazione delle dinamiche naturali dei fiumi, l’estrazione illegale di inerti, la cementificazione degli alvei e il disboscamento dei versanti collinari e montuosi contribuiscono infatti in maniera determinante a sconvolgere l’<strong>assetto idraulico del territorio</strong>, determinando un’<strong>amplificazione del rischio</strong> che interessa, in modi e forme diverse, praticamente tutto il territorio nazionale.”</p>
<p>E <strong>in Sicilia</strong>?</p>
<p>“In Sicilia – si legge su <a href="http://www.goleminformazione.it/articoli/rischio-idrogeologico-frane-smottamenti-alluvioni-esondazioni.html" target="_blank">“L’Italia dissestata” di Mariangela Latella</a>  - si registra un forte <strong>ritardo nel censimento del rischio</strong> idrogeologico. I dati dell’Ispra, aggiornati al 2003, ci dicono che i Comuni a rischio sono 272 per una superficie di 202 kmq. Ma la superficie ad elevata criticità passa a 833 kmq nel rapporto 2008 del ministero dell’Ambiente. Si tratta però di dati provvisori, come chiarito nello stesso documento perché la Sicilia è l’unica regione a non contare su cifre e mappe del rischio valide”.</p>
<p>E’ del luglio 2011 una <a href="http://www.geologidisicilia.it/images/stories/convenzione_DPC-ORGS/convenzione%20protezione%20civile%202011.pdf" target="_blank">convenzione</a>, con durata triennale rinnovabile, tra la Protezione civile e l’<strong>Ordine dei geologi</strong> per la <strong>mappatura</strong> dei dissesti geomorfologici, l&#8217;individuazione dei punti critici e la compilazione di relative schede. Essa prevede un rimborso-spese forfettario di <strong>200 euro al giorno per ogni geologo</strong> che dichiara la propria disponibilità all’Ordine dei geologi. Il finanziamento di 150.000 euro l’anno dovrebbe coprire, in media, 41 giornate di rilevazione per ognuno dei 2 geologi individuabili per provincia.</p>
<p>Su 272 Comuni hanno risposto al questionario solo 57, 1 su 5, un dato di poco inferiore alla media nazionale. Ma quel che è veramente sconfortante è che 48 hanno ricevuto un voto scarso. Figuriamoci chi non ha seguito neanche la buona prassi di rispondere al questionario. Solo 9 Comuni hanno ricevuto un voto oscillante fra 6 e 7, distribuiti in quasi tutte le province.</p>
<p>Forse dobbiamo attendere la prossima indagine per verificare <a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/3-marzo-2011/legambiente-sicilia-attacca-regione-necessarie-politiche-prevenzione--190142502567.shtml" target="_blank">quanto dichiarato dall’Assessore regionale al territorio e ambiente G. Sparma</a>, che, a seguito delle critiche mosse da Legambiente, asserisce «Il governo della Regione sta affrontando la questione del dissesto idrogeologico, non solo come emergenza, ma anche in maniera strutturale. Dei <strong>300 milioni di euro stanziati</strong>, metà dalla Regione e metà dallo Stato per l&#8217;intera Sicilia, 126 sono destinati alla provincia di Messina e gli interventi finalizzati sono in corso di approvazione, e alcuni già in fase di realizzazione»</p>
<p>Ma ci chiediamo: è compatibile con la “maniera strutturale” di affrontare la questione aver cercato (intento bloccato dal Commissario dello Stato) di <strong>stabilizzare 800 precari</strong> (ai quali va la nostra solidarietà, ma non al punto di creare canali di ingresso privilegiati nella P.A.), molti dei quali <strong>catalogatori dei beni culturali</strong>, assumendoli come “<strong>tecnici della Protezione civile</strong>, esperti di dissesto idrogeologico come di emergenza rifiuti” (<a href="http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/12/28/news/la_regione_sicilia_fa_1_600_assunzioni_alt_del_commissario_alla_legge-strenna-27293006/index.html?ref=search" target="_blank">vedi “La Regione Sicilia fa 1660 assunzioni&#8221;, su Repubblica</a>) ?</p>
<p>Ritornando ai <strong>dati nazionali</strong> purtroppo <strong>non si nota una seria inversione di tendenza</strong> nella gestione del territorio: solo “il 4% dei comuni italiani intervistati ha intrapreso <strong>azioni di delocalizzazione</strong> di abitazioni dalle aree esposte a maggiore pericolo… l’11% dei comuni intervistati ha affermato di aver provveduto al <strong>ripristino e alla rinaturalizzazione delle aree di espansione naturale dei corsi d’acqua</strong> e solo nel 9% dei casi di aver riaperto tratti tombinati o intubati dei corsi d’acqua. Da notare, inoltre, che solo nel 6% dei comuni oggetto dell’indagine si è provveduto al rimboschimento di versanti montuosi e collinari franosi o instabili.</p>
<p>Ci auguriamo che i “<strong>12 milioni e 756 mila euro per gli 11 interventi in Sicilia</strong>”, stanziati dallo Stato (vedi <a href="http://www.meteoweb.eu/2012/01/via-libera-dal-cipe-ai-fondi-per-il-dissesto-idrogeologico-nelle-regioni-del-sud-tutti-i-dettagli-sui-finanziamenti/111809/" target="_blank">“Via libera dal Cipe ai fondi per il dissesto idrogeologico nelle Regioni del sud” di P. Caridi su Meteoweb</a>) siano utilizzati per raggiungere quantomeno la sufficienza alla prossima indagine.</p>
<p><a href="https://picasaweb.google.com/108735381137074930479/120128DISSESTOIDROGEOLOGICO?authkey=Gv1sRgCMjAw9nh7O6lFQ#slideshow/5702463339750644722" target="_blank"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/-RXtHIDbolvs/TyND201HydI/AAAAAAAAJgU/_N9_jwmsA1s/s720/suscettibilit%25C3%25A0%2520alle%2520frane.jpeg" alt="" width="600" height="480" /></a></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="" class="wp-caption alignleft" style="width: 610px;">
<dd class="wp-caption-dd">CLICK per attivare la galleria immagini</dd>
</dl>
</div>
<p>=====================================<br />
Per saperne di più:</p>
<p><a href="http://www.acca.it/Default.aspx?TabId=80&amp;ItemId=1504&amp;view=Details" target="_blank">Le mappe interattive del rischio idrogeologico del CNR consultabili on line</a></p>
<p><a href="http://www.slideshare.net/geosarapat/il-dissesto-idrogeologico" target="_blank">Il dissesto idrogeologico. Le cause umane di frane e alluvioni. I casi del messinese</a></p>
<p><a href="http://sici.irpi.cnr.it/" target="_blank">Sistema informativo sulle catastrofi idrogeologiche</a></p>
<p><a href="http://www.gndci.cnr.it/" target="_blank">Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Aree di sviluppo industriale, addio senza rimpianti</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 05:25:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Attività produttive]]></category>
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		<category><![CDATA[Consorzio ASI]]></category>
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		<description><![CDATA[Nasce dopo una lunga gestazione la riforma delle ASI (Aree di sviluppo industriale) siciliane. L&#8217;Assemblea Regionale ha finalmente approvato ieri la legge che sopprime gli 11 consorzi siciliani (uno per provincia più Gela e Caltagirone) e istituisce un unico organismo regionale centralizzato, l&#8217;Irsap (Istituto regionale per le attività produttive). Decadono così i rispettivi consigli generali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-cNJ_R52-9_4/TukI7UdGzQI/AAAAAAAAIfo/psFnKabvGbI/s679/P1080099%252520X%252520MONTANA.jpg" alt="" width="244" height="208" />Nasce dopo una lunga gestazione la <strong>riforma delle ASI</strong> (Aree di sviluppo industriale) siciliane.  L&#8217;Assemblea Regionale ha finalmente approvato ieri la legge che sopprime gli<strong> 11 consorzi</strong> siciliani (uno per provincia più Gela e Caltagirone) e istituisce un unico organismo regionale centralizzato, <strong>l&#8217;Irsap</strong> (Istituto regionale per le attività produttive).</p>
<p>Decadono così i rispettivi consigli generali (uno per consorzio), con relativi<span id="more-28298"></span> comitati direttivi, presidenti e dirigenti generali: un taglio non indifferente a <strong>800 posti di sottogoverno</strong>, con un risparmio valutato dallo stesso assessore Armao a  4 milioni di euro.</p>
<p>I consorzi attuali verranno trasformati in <strong>uffici periferici</strong>, quindi anche quello di Catania, commissariato dal 2006 e dove nell&#8217;ultimo anno il ruolo di commissario è stato svolto da <strong>Dario Montana</strong>. Non escludiamo che il dott. Montana stia tirando un sospiro di sollievo al pensiero che potrà tornare al ruolo esclusivo di dirigente regionale.</p>
<p>Come dipendente della regione egli aveva già svolto in precedenza un ruolo di <strong>controllo sulle ASI regionali</strong> con interventi di vario genere: annullando delibere di nomina di consulenti esterni, limitando il pagamento di indennità, inviando alla procura della Corte dei Conti una serie di fascicoli che comprovavano danni erariali.</p>
<p>Successivamente, da commissario dell&#8217;ASI Catania, ha avuto come  mission  quella di <strong>risanare i conti</strong> e provvedere al <strong>ripristino degli organi direttivi</strong>.</p>
<p>Impresa non facile, sia per l&#8217;ammontare del <strong>deficit</strong> (più di 10 milioni), sia per le voci poco chiare dei precedenti bilanci, ad esempio la contabilizzazione in entrata di contributi richiesti e non concessi.</p>
<p>La crescita degli <strong>interessi</strong> da pagare sui debiti pregressi, con aumento esponenziale dell&#8217;indebitamento, i <strong>risarcimenti</strong> da pagare ai proprietari espropriati dei loro lotti con procedure risultate irregolari, l&#8217;insuccesso dei <strong>bandi</strong> con cui aveva cercato di vendere alcune aree della zona industriale di Piano Tavola. Insomma un vero ginepraio.</p>
<p>Nel frattempo c&#8217;era da gestire l&#8217;<strong>ordinaria amministrazione</strong> delle aree industriali del consorzio: pulizia ordinaria e manutenzione delle strade, pulizia dei canali (strutture importanti soprattutto nella zona industriale di Catania, dove si verificano spesso allagamenti), cura dei servizi sottostrada (come ad esempio i cavi), gestione degli spazi pubblicitari e  controllo sulla regolarità dell&#8217;utilizzo dei lotti, che devono servire a realizzare i progetti presentati, pena la revoca (ma che vengono a volte utilizzati per speculazioni). E così via discorrendo.</p>
<p>C&#8217;è stato poi il <strong>rapporto difficile con i Comuni</strong> facenti parte di diritto del Consorzio, ma spesso morosi nei suoi confronti. Eclatante è stato, ad esempio, il caso del Comune di Catania, che non pagava da tempo la sua quota ed era quindi, per statuto, escluso dal voto. Non potendo votare aveva rinunciato a nominare i propri rappresentati negli organi direttivi, bloccando la situazione debitoria del consorzio ed il ripristino dei suoi organi direttivi.</p>
<p>Anche sull&#8217;unica voce in attivo del bilancio, Montana non ha avuto vita facile. Essa è rappresentata dalle <strong>quote della società aeroportuale </strong>detenute dal consorzio. Per recuperare il loro valore e lasciarle in mani pubbliche, Montana avrebbe voluto che fossero acquistate dalla Regione, una scelta non condivisa dai politici locali che temono di perdere il controllo sull&#8217;aeroporto a favore di Palermo.</p>
<p>Montana, fratello del commissario ucciso dalla mafia e fino a ieri coordinatore di Libera Catania,  ha cercato anche di affrontare il <strong>nodo racket</strong>. Un problema aggravato dal fatto di avere talora a che fare con uomini in odor di mafia ma formalmente incensurati.</p>
<p>Un episodio noto è stata la <strong>sospensione della revoca</strong> di un lotto non utilizzato quando è emerso che il mancato utilizzo era dovuto a pesanti richieste estorsive, già denunciate con conseguente condanna dei mafiosi. All&#8217;impresa è stato così concesso di ricominciare la sua attività. Del fatto, dopo la convocazione di una apposita conferenza stampa, si occupò la stampa locale (<strong><a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/12/ASI_Montana_ConferenzaStampa_03_05_2011.pdf">La Sicilia 03/05/2011</a></strong>) e nazionale, (<a href="http://robertogalullo.blog.ilsole24ore.com/2011/09/dario-montana-fratello-di-beppe-ucciso-dalla-mafia-d%C3%A0-fastidio-ai-potenti-asi-siciliane-sotto-scacco.html" target="_blank"><strong>Roberto Galullo</strong> sul suo blog ospitato dal <strong>Sole 24 ore</strong></a>).</p>
<p>Veniva così affermato il principio che è necessario “coniugare il risanamento dei conti alla ricostituzione di un etica pubblica e al rispetto del principio di legalità”. Per procedere su questa strada e migliorare gli strumenti di intervento, il commissario ha successivamente portato avanti il progetto di un <strong>protocollo di legalità</strong> con Confindustria, Prefettura e Assessorato regionale.</p>
<p>La ciliegina sulla torta, in questo difficile impegno di risanamento a tutto campo, è stata per Dario Montana la grossolana <strong>campagna diffamatoria </strong>subita da parte dalla rivista <strong>Sudpress</strong> che ha utilizzato alcune affermazioni di Armao sulla “presenza di problematiche ambientali e geologiche delle aree ASI, dietro cui si nascondono intrecci tra mafia, politica e affari”, per accusarlo di non aver fatto a fondo il suo dovere, evitando di denunciare i collusi. Piuttosto che stare al gioco e rispondere in modo polemico, Montana ha sporto querela.</p>
<p>Adesso che la legge sulla riforma delle Asi è stata approvata, quasi tutti esprimono soddisfazione, ma molti <strong>problemi</strong> restano <strong>aperti</strong>. Ci limitiamo <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />per adesso a chiederci <strong>chi pagherà i debiti accumulati</strong> e rimandiamo ad altra sede ulteriori domande, nella speranza che anche la nuova struttura non si riveli un grande flop.</p>
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		<title>Un&#8217;Altra Storia, interrogazione di Rita Borsellino sul rigassificatore di Melilli</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 16:48:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Melilli]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento europeo]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[rigassificatori]]></category>
		<category><![CDATA[Rita Borsellino]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; COMUNICATO STAMPA &#160; L’onorevole Rita Borsellino ha presentato un’interrogazione al parlamento Europeo sul Rigassificatore di Melilli (SR) 27 ottobre 2011, Interrogazione con richiesta di risposta scritta alla Commissione Articolo 117 del regolamento Rita Borsellino (S&#38;D) &#160; La Ionio S.r.l. ha chiesto l&#8217;autorizzazione alla costruzione di un terminale di rigassificazione di GNL da ubicare nell&#8217;area [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">COMUNICATO STAMPA</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>L’onorevole Rita Borsellino ha presentato un’<a href="http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+WQ+E-2011-009804+0+DOC+XML+V0//IT&amp;language=IT" target="_blank">interrogazione al parlamento Europeo</a> sul Rigassificatore di Melilli (SR)</strong></p>
<p>27 ottobre 2011, Interrogazione con richiesta di risposta scritta alla Commissione</p>
<p>Articolo 117 del regolamento</p>
<p>Rita Borsellino (S&amp;D)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>La Ionio S.r.l. ha chiesto l&#8217;autorizzazione alla costruzione di un <strong>terminale di rigassificazione di GNL</strong> da ubicare nell&#8217;area ASI del comune di Melilli, in provincia di Siracusa (Sicilia).</em></p>
<p><em>Tale progetto che prevede la realizzazione di tre serbatoi della capacità di 150 000 metri cubi ciascuno, verrebbe realizzato <strong>in prossimità del centro abitato</strong>, nelle vicinanze del <strong>parco archeologico di Megara Iblea</strong> e dell&#8217;<strong>area protetta «Saline di Priolo»</strong>.</em></p>
<p><em>La realizzazione dell&#8217;impianto di Melilli avrà un notevole impatto ambientale sia per la sua <strong>dimensione</strong> che per la localizzazione in prossimità del centro abitato, nelle vicinanze dell&#8217;area archeologica «Megera Iblea» e della riserva naturale «Saline di Priolo». L&#8217;impianto inoltre è anche in <strong>prossimità di uno dei maggiori poli petrolchimici d&#8217;Europa</strong>.</em></p>
<p><em>L&#8217;area è stata dichiarata zona ad elevato rischio di crisi ambientale.</em></p>
<p><em>La pericolosità del sito in cui si intende realizzare l&#8217;impianto è stigmatizzata dalla <strong>delibera n. 111/08 del CTR (Comitato Tecnico Regionale) della Regione Sicilia</strong> che ha espresso un sostanziale <strong>parere negativo</strong> sulle condizioni di sicurezza.</em></p>
<p><em><strong>Paradossalmente</strong>, tale documento è stato redatto dal CTR due anni dopo un <strong>NOF (Nulla Osta di Fattibilità)</strong> rilasciato all&#8217;impresa. Tutte le segnalazioni al riguardo fatte alle autorità preposte non hanno avuto alcun esito.</em></p>
<p><em>—  Sulla base di quanto accaduto, può la <strong>Commissione europea verificare la pericolosità dell&#8217;impianto</strong> e controllare se, trattandosi d&#8217;impianto a rischio di incidente rilevante, siano state rispettate le disposizioni contenute nell&#8217;articolo13, paragrafo 5 della direttiva 96/82/CE?</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Un’Altra Storia” associazione politico-culturale, presieduta da Rita Borsellino, insieme ai comitati di Melilli-Priolo da tempo hanno segnalato la pericolosità dell’impianto che la Ionio S.r.l. intende realizzare in una <strong>zona industriale già tristemente famosa come “triangolo della morte”</strong>, dove l’effetto domino potrebbe generare una catastrofe anche solo per un errore umano, dove la presenza di un affollato porto commerciale <strong>non garantirebbe le misure di sicurezza legate alla distanza</strong> da mantenere rispetto alle navi gasiere e dove ancora la presenza del <strong>porto militare</strong> ci fa diventare anche <strong>zona a rischio nucleare</strong>, quando periodicamente siamo visitati da sommergibili nucleari, forse meno sicuri delle centrali, come denunciato da Legambiente.</p>
<p>L’unico politico sempre sensibile e coerente si è dimostrata Rita Borsellino, che già in un sua visita ad Augusta aveva manifestato il suo parere negativo ad autorizzare la costruzione dell’impianto, in una zona dove non mancano le centrali e <strong>sarebbe invece necessario bonificare</strong> e programmare un piano industriale che non sfrutti il territorio.</p>
<p>UN’ALTRA STORIA AUGUSTA</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="_mcePaste" class="mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;"><!-- p { margin-bottom: 0.21cm; } -->&nbsp;</p>
<p style="margin-bottom: 0.49cm; line-height: 100%;"><span style="color: #666666;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">La Ionio S.r.l. ha chiesto l&#8217;autorizzazione alla costruzione di un terminale di rigassificazione di GNL da ubicare nell&#8217;area ASI del comune di Melilli, in provincia di Siracusa (Sicilia).</span></span></span></p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.49cm; line-height: 100%;"><span style="color: #666666;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Tale progetto che prevede la realizzazione di tre serbatoi della capacità di 150 000 metri cubi ciascuno, verrebbe realizzato in prossimità del centro abitato, nelle vicinanze del parco archeologico di Megera Iblea e dell&#8217;area protetta «Saline di Priolo».</span></span></span></p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.49cm; line-height: 100%;"><span style="color: #666666;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">La realizzazione dell&#8217;impianto di Melilli avrà un notevole impatto ambientale sia per la sua dimensione che per la localizzazione in prossimità del centro abitato, nelle vicinanze dell&#8217;area archeologica «Megera Iblea» e della riserva naturale «Saline di Priolo». L&#8217;impianto inoltre è anche in prossimità di uno dei maggiori poli petrolchimici d&#8217;Europa.</span></span></span></p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.49cm; line-height: 100%;"><span style="color: #666666;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">L&#8217;area è stata dichiarata zona ad elevato rischio di crisi ambientale.</span></span></span></p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.49cm; line-height: 100%;"><span style="color: #666666;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">La pericolosità del sito in cui si intende realizzare l&#8217;impianto è stigmatizzata dalla delibera n. 111/08 del CTR (Comitato Tecnico Regionale) della Regione Sicilia che ha espresso un sostanziale parere negativo sulle condizioni di sicurezza.</span></span></span></p>
<p style="margin-top: 0.49cm; margin-bottom: 0.49cm; line-height: 100%;"><span style="color: #666666;"><span style="font-family: Arial,sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Paradossalmente, tale documento è stato redatto dal CTR due anni dopo un NOF (Nulla Osta di Fattibilità) rilasciato all&#8217;impresa. Tutte le segnalazioni al riguardo fatte alle autorità preposte non hanno avuto alcun esito.</span></span></span></p>
</div>
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		<title>Muos, i lavori procedono e il Comune si ribella</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 06:29:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nonostante il Comune di Niscemi si sia espresso negativamente e non abbia rilasciato il nulla osta circa la valutazione di impatto ambientale, i lavori per la costruzione delle antenne militari ad altissima frequenza del MUOS (Mobile User Object System) sono iniziati (leggi Arrivano le antenne spia. Scempio USA in Sicilia, IlFattoQuotidiano, 14 agosto 2011). Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh5.googleusercontent.com/-c-fJmsGkt3c/TlC0KI2E-xI/AAAAAAAAGXg/l0quAz2N4C0/s288/Muos.jpg" alt="" width="209" height="288" />Nonostante il Comune di <strong>Niscemi</strong> si sia espresso negativamente e non abbia rilasciato il nulla osta circa la valutazione di impatto ambientale, i lavori per la costruzione delle antenne militari ad altissima frequenza del <strong>MUOS</strong> (Mobile User Object System) sono iniziati (leggi <em>Arrivano le antenne spia. Scempio USA in Sicilia</em>, <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/16/arrivano-le-antenne-spia-scempio-usa-in-sicilia/151517/" target="_blank">IlFattoQuotidiano, 14 agosto 2011</a>).</p>
<p>Da un lato la popolazione locale, sorretta dalla Amministrazione comunale, che sta cercando in tutti i modi – vedi <a href="http://www.videomediterraneo.it/notizie/attualita/1743-niscemi-di-martino-contro-il-muos.html" target="_blank">intervista al sindaco Di Martino</a> su VideoMedietrraneo.it &#8211; di <strong>bloccare i lavori, </strong>da ultimo con <span id="more-24670"></span>un ulteriore ricorso al TAR ed una ennesima manifestazione cittadina. Dall’altro la forza militare statunitense che ha acquisito il parere favorevole del Governo regionale.</p>
<p>Ognuna delle due posizioni si fa forte di autorevoli pareri sulla presenza o meno di <strong>effetti dannosi delle onde elettromagnetiche. </strong>Non è d&#8217;altra parte rassicurante quello che ha affermato il presidente Lombardo sul fatto che l&#8217;inquinamento elettromagnetico generato dal sistema MUOS sarebbe meno grave di quello attualmente determinato dalle più di quaranta antenne dell’impianto di telecomunicazioni che l’US Navy gestisce da quasi vent’anni a Niscemi (<a href="http://www.agoravox.it/La-resa-del-presidente-Lombardo-al.html " target="_blank">Agoravox)</a>.  Piuttosto che rassicurare, infatti, questo può solo inquietare chi vive in quel territorio.</p>
<p>Al rischio di danni per la salute dei cittadini si aggiunge il <strong>danno ambientale</strong>. L&#8217;impianto di comunicazione satellitare è previsto infatti all&#8217;interno della riserva naturale &#8220;<strong>Sughereta</strong>&#8220;, un Sito di Importanza Comunitaria (SIC), di notevole interesse naturalistico e scientifico.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
<p class="title">articoli correlati su argocatania.org</p>
<ul>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/10/01/il-dottor-stranamore-a-sigonella/" target="_blank"> <em>01.10.09 &#8211; Il dottor Stranamore a Sigonella</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/04/23/muos-i-dati-arpa-sono-preoccupanti/" target="_blank"><em>23.04.09 &#8211; MUOS i dati ARPA sono preoccupanti</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/03/29/bugie-a-microonde/" target="_blank"><em>23.03.09 &#8211; Bugie a microonde</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/03/03/niscemi-tremila-in-piazza-contro-il-muos/" target="_blank"><em>03.03.09 &#8211; Niscemi tremila in piazza contro il MUOS</em></a></li>
</ul>
</div>
<p>La costruzione dell&#8217;impianto determinerebbe un forte impatto sulla fauna e sul paesaggio, anche senza contare l&#8217;alterazione prodotta dal movimento terra e dalle colate di cemento.</p>
<p>La presenza di queste minacce incombenti rende quasi secondario l&#8217;<strong>aspetto militare</strong> dell&#8217;operazione, essendo il MUOS di Niscemi una delle &#8220;quattro infrastrutture militari che assicureranno il funzionamento dell’ultima generazione della rete satellitare che collegherà tra loro i Centri di comando e controllo delle forze armate Usa&#8221; (leggi il dossier  <a href="http://www.nomuosniscemi.it/file/Dossier%20su%20MUOS%20e%20Stazione%20US%20Navy%20di%20Niscemi.pdf" target="_blank">NoMuosNiscemi,</a> curato da Antonio Mazzeo).</p>
<p>Molto alti quindi gli interessi in gioco e le pressioni che sono state e saranno esercitate. Ma l&#8217;ultima parola non è ancora detta. Se è vero che un decreto del 2007 attribuisce al Comune di Niscemi la <strong>competenza</strong> per il rilascio della Valutazione Impatto Ambientale, possono gli americani iniziare ad agire con una semplice comunicazione di avvio dei lavori?</p>
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		<title>Codice antimafia, un pericoloso passo indietro</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Aug 2011 05:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è più solo una proposta. Il Consiglio dei ministri ha approvato il 3 agosto la normativa impropriamente detta Codice antimafia perchè priva di organicità e soprattutto inefficace a contrastare un fenomeno pervasivo e complesso come le mafie. Se ne discuteva da tempo e Argo aveva già segnalato la richiesta di revisione avanzata da molte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-2HlS8jYPFRQ/TkrvVqO9KMI/AAAAAAAAGUM/5cCqKqTXk-w/Direzione_antimafia.jpeg" alt="" width="224" height="160" />Non è più solo una proposta. Il Consiglio dei ministri ha approvato il 3 agosto la normativa <strong>impropriamente detta Codice antimafia</strong> perchè priva di organicità e soprattutto <strong>inefficace</strong> a contrastare un fenomeno pervasivo e complesso come le mafie.</p>
<p>Se ne discuteva da tempo e<a href="http://www.argocatania.org/2011/07/25/codice-antimafia-indietro-non-si-torni/" target="_blank"><span id="more-24421"></span> <strong>Argo aveva già segnalato</strong></a> la richiesta di revisione avanzata da molte associazioni e organizzazioni del mondo del lavoro e dell&#8217;impresa (<strong><a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/07/Appello_Codice_Antimafia.pdf">Leggi il testo dell&#8217; appello</a></strong>).</p>
<p>La risposta non è stata una radicale revisione del testo, ma l&#8217;<strong>approvazione della seconda parte</strong>, che per alcuni versi costituisce un pericoloso <strong>passo indietro</strong>. Solo a margine sono state accolte alcune proposte di modifica, avanzate dalle associazioni antimafia e dalla stessa Commissione giustizia della Camera.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
<p class="title">MAFIA 02: articoli correlati su argocatania.org</p>
<ul>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/07/21/mafia-politica-addio-voto-di-scambio/ " target="_blank">21.07.11 &#8211; Mafia-Politica, addio voto di scambio</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/06/17/libera-il-valore-di-una-presenza/" target="_blank">17.06.11 &#8211; Libera, il valore di una presenza</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/03/29/scarpinato-e-il-processo-ingiusto/" target="_blank">29.03.11 &#8211; Scarpinato e il processo ingiusto</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/03/07/testimoni-coraggiosi/" target="_blank">07.03.11 &#8211; Testimoni coraggiosi</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/02/15/cosi-la-mafia-cambia-pelle/" target="_blank">15.02.11 &#8211; Così la mafia cambia pelle</a></li>
<p class="title">2010</p>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/10/29/beni-confiscati-alla-mafia-e-sempre-cosa-loro/" target="_blank">29.10.10 &#8211; Beni confiscati alla mafia. E’ sempre Cosa loro</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/10/21/esportiamo-la-lotta-alla-mafia/" target="_blank">21.10.10 &#8211; Esportiamo la lotta alla mafia</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/10/16/la-lega-nord-ringrazia-se-stessa-chi-ringrazia-la-mafia/" target="_blank">16.10.10 &#8211; La Lega Nord ringrazia se stessa. Chi ringrazia la mafia?</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/10/06/ecomafie-rifiuti-cemento-e-altro/" target="_blank">06.10.10 &#8211; Ecomafie: rifiuti, cemento e altro</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/09/23/piano-contro-le-mafie-ma-molto-piano/" target="_blank">23.09.10 &#8211; Piano contro le mafie, ma molto…piano</a></li>
<li><a href="http://www.argo.catania.it/2010/07/31/ysebaert-legge-cosa-nostra-e-la-sicilia/" target="_blank">31.07.10 &#8211; Ysebaert legge Cosa Nostra e la Sicilia</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/06/10/liberta-di-mafia/" target="_blank">10.06.10 &#8211; Libertà di mafia</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/05/19/la-mafia-invisibile/" target="_blank">19.05.10 &#8211; La mafia invisibile</a></li>
<li><a href="http://www.argo.catania.it/2010/03/07/la-lotta-alla-mafia-negli-scatti-di-letizia-battaglia/" target="_blank">07.03.10 &#8211; La lotta alla mafia negli scatti di Letizia Battaglia</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/01/29/nel-carrello-della-spesa-il-nuovo-volto-di-cosa-nostra/" target="_blank">29.01.10 &#8211; Se il centro commerciale è Cosa nostra</a></li>
<p class="title">2009</p>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/12/09/di-mafia-non-ce-ne-una-sola/ " target="_blank">Di mafia (non) ce n’è una sola</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/11/20/i-beni-confiscati-alla-mafia-sono-cosa-nostra/ " target="_blank">I beni confiscati alla mafia sono “cosa nostra”</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/10/06/alla-mafia-piace-la-crisi/ " target="_blank">Alla mafia piace la crisi</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/09/04/azienda-mafia/ " target="_blank">Azienda Mafia</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/06/12/mettere-a-tacere/ " target="_blank">Mettere a tacere</a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/04/15/riela-group-e-i-furbetti-di-palazzo-minoriti/ " target="_blank">Riela group e i furbetti di Palazzo Minoriti</a></li>
</ul>
</div>
<p>C&#8221;è davvero qualcosa che non va in questa legge se lo <strong>stralcio</strong> dei primi dieci articoli, al momento accantonati, ha addirittura tranquillizzato gli operatori del settore che paventavano <strong>interventi affrettati o poco meditati</strong> che avrebbero potuto mettere a rischio lo stesso art.416 bis, con  il quale fu introdotto nel nostro codice penale il reato di associazione di tipo mafioso.</p>
<p>Entrando nel merito, la parte approvata interviene soprattutto sulle questioni relative al <strong>sequestro dei beni</strong> dei mafiosi, rendendolo <strong>più difficile</strong> sia con l&#8217;imposizione di un <strong>limite di tempo</strong> molto stretto per l&#8217;intero iter di sequestro, confisca e assegnazione, sia con l&#8217;<strong>ipotesi di vendita</strong> dei beni stessi non assegnati.</p>
<p>Tra i primi a segnalare le criticità, il <strong><a href="http://www.piolatorre.it/news/read-art.asp?id=334" target="_blank">Centro Pio La Torre</a></strong> intenzionato a difendere la legge del 1982 e l&#8217;intuizione fondamentale di La Torre sulla necessità di <strong>colpire la mafia nel suo patrimonio</strong>. La successiva legge sulla confische, la 109 del 1996, fu fortemente voluta da Libera che quasi la impose dopo aver raccolto più di un milione di firme.</p>
<p><strong>Libera</strong>, da parte sua, ha dedicato al problema un <a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/08/CodiceAntimafia_Liberainformazione_veritaegiustizia_N_76.pdf">nunero speciale della sua newsletter, <strong>Verità e giustizia</strong></a>, con interventi dei giudici Ingroia e Menditto, del parlamentare Giuseppe Lumia, della giornalista Norma Ferrara.</p>
<p>La norma approvata dal governo -secondo quanto scrive <strong>Ingroia</strong>- nasce già vecchia, essendo stata ripescata dalle carte di una vecchia commissione, istituita nel 1998 e poi lasciata morire. Riproporla dopo 10 anni, senza tener conto dei cambiamenti intervenuti dentro la mafia stessa, la rende inadeguata. Manca, ad esempio, la possibilità di incriminare i mafiosi per <strong>autoriciclaggio</strong>, ma anche il recepimento della <strong>direttiva comunitaria</strong> che prevede l&#8217;obbligo di <strong>confiscare</strong> in qualsiasi paese della UE beni riferibili ad attività criminali commesse in un altro paese membro. Fatto grave  perchè, in assenza di reciprocità, altri stati esteri non hanno eseguito confische di beni di organizzazioni mafiose italiane.</p>
<p>Altro elemento grave è il mancato aggiornamento dell&#8217;articolo 416 ter che dovrebbe punire le relazioni <strong>mafia-politica</strong> ma prevede solo l&#8217;incriminazione per sostegno elettorale pagato con somme di denaro, laddove sempre più il voto di scambio si configura come sostegno elettorale in cambio di benefici e favori, concessi mediante provvedimenti politico-amministrativi.</p>
<p>Per quanto riguarda la <strong>confisca dei beni e la loro gestione</strong> sono state espresse preoccupazioni e formulate richieste di modifica, che riguardano non solo la regolamentazione del sequestro per renderlo più efficace, ma anche:</p>
<ul>
<li>il potenziamento delle norme sull&#8217;amministrazione dei beni per permettere alle aziende di <strong>stare sul mercato</strong> dopo l&#8217;opportuna bonifica</li>
</ul>
<ul>
<li>l&#8217;istituzione di un <strong>fondo di sostegno</strong> per le aziende create per gestire i beni confiscati, alimentato con le somme sequestrate ai mafiosi</li>
</ul>
<ul>
<li>l&#8217;eliminazione delle norme che prevedono non solo la <strong>dismissione</strong> o la vendita dei beni confiscati, ma anche la <strong>revoca</strong> della confisca anche dopo l&#8217;assegnazione</li>
</ul>
<ul>
<li>l&#8217;introduzione di norme che affrontino il problema delle <strong>ipoteche</strong> che spesso gravano sui beni confiscati</li>
</ul>
<p>Prevedere la possibilità di <strong>vendere i beni confiscati</strong>, per fare cassa e pagare i creditori (spesso rappresentati da banche compiacenti), dimostra che il governo non ha colto il valore fortemente <strong>simbolico</strong> della confisca e soprattutto della assegnazione. Essa diventa il segno tangibile della vittoria della legalità sull&#8217;azione criminale, oltre a rappresentare una restituzione al territorio di ciò che gli è stato sottratto con l&#8217;intimidazione e la violenza.</p>
<p>Ecco perchè è inaccettabile, data la complessità di molte situazioni (ad es. la suddetta presenza di ipoteche) porre un <strong>limite di 18 mesi</strong>, sia pure con proroga di massimo un anno, per completare tutto l&#8217;iter.</p>
<p>Quanto alla vendita, non si tiene in nessun conto un ragionamento elementare:  nessuno avrebbe il <strong>coraggio di acquistare</strong> un bene confiscato e poi rivenduto, se non parenti e amici del mafioso stesso.</p>
<p>Non basta quindi aver corretto gli <strong>errori tecnici</strong> ravvisati nella stesura della norma se rimane invariato il suo approccio.</p>
<p>Sottovalutando il <strong>valore sociale</strong> del riutilizzo dei beni e l&#8217;importanza della loro restituzione al territorio, impoverito dalla presenza mafiosa, il governo ha previsto che la gestione di questi beni rimanga <strong>nelle mani dello Stato</strong>, suscitando le proteste degli enti locali e in particolare della Regione Sicilia.</p>
<p>Non appare ingiustificata quindi la immediata <a href="http://www.sicilianews24.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=54862&amp;catid=476" target="_blank">protesta dell&#8217;assessore regionale all&#8217;economia, <strong>Armao</strong></a>. Posto che “la maggior parte del patrimonio confiscato alla criminalità organizzata ricada per il 45% in Sicilia” afferma “si giunge al paradosso dei beni confiscati affittati alla Regione siciliana (si pensi alle sedi degli assessorati Attività produttive e Beni culturali, ma anche uffici di Asp), <strong>per i quali paghiamo</strong> dal bilancio regionale oltre sei milioni di euro”.</p>
<p>I siciliani non solo non potrebbero riappropriarsi dei beni, ma pagherebbero per poterli utilizzare. Individuando nella norma aspetti di <strong>incostituzionalità</strong>, perchè viene a suo parere violato lo Statuto, Armao ha annunciato anche il ricorso alla Corte Costituzionale.</p>
<p>Senza trascurare che, dietro questo ennesimo episodio dello scontro tra autorità centrale e Regione Sicilia si possono ravvisare anche interessi di tipo economico, rimane il fatto che la <strong>restituzione del bene alla comunità locale</strong> non avviene, così come viene a mancare la visibilità della riappropriazione.</p>
<p>Sono ancora da migliorare altri aspetti della legge sia per quanto riguarda il trattamento dei <strong><a href="http://www.argocatania.org/2011/03/07/testimoni-coraggiosi/" target="_blank">testimoni</a></strong> e dei <strong>collaboratori</strong> di giustizia sia per quanto riguarda la necessità di introdurre l&#8217;<strong>obbligatorietà di denuncia</strong> da parte degli operatori economici che subiscono estorsioni.</p>
<p>Se poi si volessero analizzare anche le ricadute del cosiddetto <strong>“processo lungo”</strong> che rischia di non fare arrivare a sentenza molti processi, sorge spontanea la domanda: ma questo governo è veramente intenzionato a condurre avanti una politica antimafia?</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 610px"><a href="http://www.julienews.it/filmato/beni-sequestrati-alla-camorra--ospite-in-studio-francesco-menditto-giudice-geppino-fiorenza-responsabile-regionale-libera/104_3951.html#videoplayer" target="_blank"><img class=" " src="https://lh3.googleusercontent.com/-Kv8WbO6cuF4/Tkl6s06qitI/AAAAAAAAGTg/zNqoobID0PM/110815_BeniSequestrati.jpg" alt="" width="600" height="424" /></a><p class="wp-caption-text">guarda il filmato: BENI SEQUESTRATI ALLA CAMORRA. Ospite in studio Francesco Menditto (Giudice ),Geppino Fiorenza (Responsabile Regionale Libera)</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>http://www.julienews.it/showvideo.php?img=&#038;v=video/beni-sequestrati-alla-camorra&#8211;ospite-in-studio-francesco-menditto-giudice-geppino-fiorenza-responsabile-regionale-libera/3951&#038;w=482&#038;h=386&#038;auto=false&#038;style=2</p>
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		<item>
		<title>Ferrovie in Sicilia, una galleria senza sbocchi</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/07/18/ferrovie-in-sicilia-una-galleria-senza-sbocchi/</link>
		<comments>http://www.argocatania.org/2011/07/18/ferrovie-in-sicilia-una-galleria-senza-sbocchi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 05:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Garantiremo un tasso di competività che deve mettere il Mezzogiorno alla pari con le altre aree del Paese” ha sentenziato qualche settimana addietro l’ing. Mauro Moretti, amministratore delegato delle Ferrovie, parlando a un convegno della Confindustria a Napoli. E’ probabile tuttavia che, della sua idea di Mezzogiorno la Sicilia non faccia parte, se è vero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Garantiremo un tasso di <strong>competività </strong>che deve mettere il Mezzogiorno alla pari con le altre aree del Paese” ha sentenziato qualche settimana addietro l’ing. Mauro <strong>Moretti</strong>, amministratore delegato delle Ferrovie, parlando a un convegno della <img class="alignright" src="https://lh5.googleusercontent.com/-6NONfMEUqW0/TiL1QOEOhLI/AAAAAAAAF8E/UljC5imOFs4/binario.jpg" alt="" width="305" height="165" />Confindustria a Napoli.</p>
<p>E’ probabile tuttavia che, della sua idea di Mezzogiorno la Sicilia non faccia parte, se è vero che, più o meno negli stessi giorni, il 12 giugno, “è stato compiuto<strong> l’ennesimo atto di sciacallaggio </strong>nei confronti della Sicilia e dei Siciliani da parte di Trenitalia, con l’ulteriore taglio di vetture ai treni della lunga percorrenza che vanno <span id="more-23492"></span>dalla Sicilia al centro-nord. Non meno grave il continuo ridimensionamento che prevede la chiusura di depositi, di officine e di uffici”, come si legge in un comunicato del <a href="http://www.comitatopendolari.it/" target="_blank">Comitato dei pendolari siciliani</a>.</p>
<p>Come se non bastasse, dal 1 luglio son scattati gli <strong>aumenti </strong>del 5% per biglietti e abbonamenti.</p>
<p>Non è che una tappa ulteriore del<strong> progressivo strangolamento </strong>che Trenitalia sta perpetrando a danno della Sicilia. Facendo un bilancio solo degli ultimi cinque anni, i treni a lunga percorrenza che collegano la Sicilia al resto d’Italia si sono ridotti a un terzo: a fine anno, pare che delle 900 carrozze utilizzate per questo servizio, ne resteranno solo 300.</p>
<p>Parallelamente il<strong> traffico merci </strong>si è dimezzato, la velocità dei convogli si è attestata sui 20 chilometri l’ora, mentre le tariffe sono aumentate del 75%.</p>
<p>Né si tratta di decisioni frammentarie, se è vero che nell’ultimo<strong> piano industriale delle Ferrovie </strong>dello Stato appena <strong>il 2% degli investimenti </strong>sono stati programmati per la Sicilia mentre pare che sia a rischio anche la progettata <strong>linea ad alta capacità</strong> Napoli &#8211; Reggio Calabria, che è solo il surrogato dell’alta velocità, e che potrebbe essere deviata sulla Napoli &#8211; Bari.</p>
<p>Per questa opera, centrata essenzialmente sull’adeguamento delle preesistente linea tirrenica, è stato peraltro previsto un <strong>ridicolo investimento </strong>di 3 miliardi e 650 milioni, quando si prevede che, per l’ammodernamento della Catania – Palermo, una tratta di circa 400 chilometri e su un territorio in buona parte pianeggiante, si dovrebbero spendere due miliardi. Secondo l&#8217;ex ministro dei Lavori pubblici Antonio Di Pietro, per un progetto credibile, di miliardi ce ne vorrebbero almeno  22.</p>
<p>Naturalmente, al di là delle dichiarazioni di circostanza, tutto ciò accade nella più completa <strong>afasia politica della Regione Sicilia </strong>che, tanto per quantificare, spende zero per il trasporto pubblico locale, a fronte della piccola Provincia di Bolzano che, in un territorio ben più difficile per le infrastrutture ferroviarie, spende 58 milioni di euro l’anno.</p>
<p>L’alibi ufficiale è che da ben due anni non si riesce a chiudere il famigerato <strong>contratto di servizio</strong>, cioè l’accordo per il trasporto pubblico ferroviario tra Stato e Regione, che dovrebbe trasferire risorse pari a 111.535.920 milioni di euro, peraltro già decurtati rispetto ai 120 milioni iniziali, per consentire all’Ente locale maggiore autonomia progettuale e di spesa.</p>
<p>Ciò significa che anche tutte le <strong>promesse </strong>relative all’ammodernamento della rete ferroviaria regionale sono <strong>chiacchiere </strong>da bar perché spesso mancano anche i millantati progetti e comunque non ci sono soldi per attuarli.</p>
<p>Eppure, anche solo focalizzando l’attenzione sul<strong> trasporto locale</strong>, l&#8217;utilizzo come ferrovia metropolitana della tratta Giarre &#8211; Catania, già raddoppiata e che attraversa un comprensorio di circa 200 mila abitanti, alleggerirebbe la città di Catania di una bella fetta di traffico veicolare.</p>
<p>Lo stesso discorso, sull&#8217;altro versante, vale per la <strong>Circumetnea</strong>, i cui lavori di trasformazione in metropolitana procedono con una lentezza esasperante e che ultimamente è anche diventata il terreno scelto per l&#8217;ennesima faida fra l&#8217;MPA e il PdL siciliano, con la reiterata giubilazione dell&#8217;attuale Commissario straordinario Tafuri, accusato di aver prodotto nell&#8217;ultimo biennio una montagna di chaicchere e nemmeno un bando di gara per avviare uno dei tanti lotti di lavori previsti.</p>
<p>Insomma, non ci resta che piangere o, per consolarci, pensare che tutto ciò sia imbastito con la segreta intenzione di ostacolare e rendere più difficile, se non proprio interrompere, la continua emorraggia di giovani siciliani che sono costretti a cercare altrove un lavoro purchessia.</p>
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		<title>Tremonti taglia la scuola e favorisce la povertà</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jul 2011 08:51:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Italia è l’unico tra i grandi Paesi europei in cui gli stanziamenti per l’istruzione diminuiscono costantemente, da almeno dieci anni a questa parte. La situazione è grave soprattutto al Sud, ma nessuno si preoccupa del fatto che il ristagno del nostro Mezzogiorno è frutto anche dello scarso bagaglio culturale della popolazione. Se le bozze della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img title="Diffusione della istruzione in Italia" src="https://lh3.googleusercontent.com/-XkUXB2GiJWM/Tg2IT5xG4pI/AAAAAAAAF1Y/B8eOOEK4lok/istruzione-cartogramma.jpg" alt="" width="300" height="212" /><p class="wp-caption-text">L&#39;Italia della istruzione/cultura</p></div>
<p>L’Italia è l’unico tra i grandi Paesi europei in cui gli <strong>stanziamenti per l’istruzione</strong> diminuiscono costantemente, da almeno dieci anni a questa parte. La situazione è grave soprattutto al <strong>Sud</strong>, ma nessuno si preoccupa del fatto che il <strong>ristagno del nostro Mezzogiorno</strong> è frutto anche dello scarso bagaglio culturale della popolazione.</p>
<p>Se le bozze della <strong>“supermanovra” finanziaria</strong> che circolano oggi sono<span id="more-23118"></span> verosimili, la scuola italiana &#8211; già tanto malridotta &#8211; subirà altre sforbiciate feroci: nessuna assunzione, forti riduzioni di docenti, licenziamenti di precari, accorpamenti di scuole e di classi, tagli al sostegno, blocco delle retribuzioni.</p>
<p><strong>Le Regioni</strong> non sono da meno: nella <strong>Campania</strong> che rottama 2200 insegnanti Caldoro chiude, nonostante i fondi disponibili in cassa, il progetto “scuole aperte” voluto a suo tempo dal centrosinistra, per sottrarre d’estate i ragazzi alla strada nelle zone a più alta infiltrazione camorristica.</p>
<p>Nel bilancio provvisorio della Regione <strong>Sicilia</strong> per il 2011 i colpi di cesoia hanno riguardato soprattutto l’istruzione (- 49 milioni di euro) e i beni culturali (- 26 milioni). I finanziamenti del Fondo sociale europeo per l’istruzione riservati al Sud non riescono ad essere utilizzati; abbiamo speso però 868mila euro per far conoscere la <strong>caponata</strong> nel mondo. A Palermo 187 scuole su 281 hanno “problemi strutturali”: in altri termini, cadono a pezzi.</p>
<p>Questi dati si correlano significativamente con il numero di <strong>biblioteche pubbliche</strong> ogni 10.000 abitanti: Valle d’Aosta 4,5; Trentino-Alto Adige 3,9; Campania 1,4; Sicilia 1,7. Eppure le famiglie che non hanno nemmeno un libro in casa sono in Sicilia il 20,2%, in Trentino-Alto Adige il 2,8%.</p>
<p>Si possono trattare le teste (e i corpi) dei nostri figli con la mannaia del contabile? Si può accettare di sentir parlare dell’<strong>istruzione come di un lusso</strong> che un Paese del G8 non si può permettere?</p>
<p>Il destino dei nostri ragazzi è segnato dal codice postale. Tutti i dati disponibili permettono di misurare la grande difficoltà degli istituti scolastici soprattutto nelle città meridionali, dove i figli delle <strong>sgangherate periferie</strong> scontano segregazione e degrado, dove l’<strong>uso del dialetto</strong> si coniuga alla scarsa familiarità con l’italiano, dove prevale una cultura che si pone in contrasto con l’organizzazione <strong>civile</strong> dello Stato, dove interi nuclei familiari vivono in modo del tutto diverso da quella che la scuola considera la modalità normale di esistenza, dove la progettazione territoriale non c’è e <strong>la politica è affarismo e clientela</strong>. Chi diviene adulto in ambienti del genere è più che mai prigioniero di destini di ruolo. Non dimentichiamo che se i bambini e ragazzi poveri sono in Italia 1.809mila, il 70% di loro risiede al Sud.</p>
<p><strong>L’ignoranza costa</strong> assai. Gli economisti ci ricordano, inascoltati, che il tasso di crescita del reddito procapite di un Paese aumenta dell&#8217;1,7% ogni 100 punti di incremento del punteggio che misura le competenze degli studenti.</p>
<p>Se decidessimo di <strong>investire per far crescere le competenze dei ragazzi del Sud</strong> con servizi di qualità, assumendo per loro i docenti più bravi, diffondendo il tempo pieno, moltiplicando le occasioni culturali, dimezzando la dispersione, nel 2025 avremmo riallineato il reddito pro capite, chiudendo il problema del divario territoriale che accompagna questo Paese da 150 anni.</p>
<p>Le scelte politiche oggi vanno nella direzione opposta, se nei quartieri di Palermo o di Catania da contendere alla mafia i tagli agli organici e alle mense han di fatto <strong>decapitato quel tempo pieno</strong> che può assumere il ruolo di sostituto del capitale culturale familiare (Palermo 1,9% dei bambini, Sicilia 6,6%; Milano 90%, Torino 65%). I bimbi <strong>che se lo possono permettere </strong>avranno attività formative, loro che il computer ce l’hanno a casa, l’inglese lo imparano a Londra e lo sport lo fanno a pagamento; <strong>gli altri</strong> da piccoli staranno davanti alla tv o per strada, da adolescenti ciondoleranno nei bar o nelle sale <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />giochi.</p>
<p>Più tardi, se potranno, lavoreranno <strong>in nero</strong>. Andranno in riformatorio o in <strong>carcere</strong>, in non pochi casi. Nei casi estremi, al cimitero.</p>
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		<title>Riparte la corsa al petrolio nel Canale di Sicilia</title>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 05:03:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Pozzallo con le sue bellissime spiagge dorate di sabbia fine ed un mare blu, limpido e pulito, rappresenta un suggestivo patrimonio naturale, premiato dal 2002, con la ‘Bandiera blu’.” Così viene descritta la costa nel sito del  Comune di Pozzallo. Fra qualche tempo dovranno aggiungere che da essa si gode una magnifica vista sulle piattaforme e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“<strong>Pozzallo</strong> con le sue bellissime spiagge dorate di sabbia fine ed un mare blu, limpido e pulito, rappresenta un</p>
<div class="wp-caption alignright" style="width: 270px"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TcMhGGA255I/AAAAAAAAEVs/y47wyIF8IJ8/pozzallo.jpg" alt="" width="260" height="194" /><p class="wp-caption-text">La spiaggia di Pozzallo</p></div>
<p>suggestivo patrimonio naturale, premiato dal 2002, con la ‘Bandiera blu’.” Così viene descritta la <strong>costa</strong> nel sito del  Comune di Pozzallo.</p>
<p>Fra qualche tempo dovranno aggiungere che da essa si gode una magnifica vista sulle <strong>piattaforme</strong> e sulle <strong>trivelle</strong> che estraggono petrolio a poche miglia di distanza.</p>
<p>Il <strong>Canale di Sicilia</strong>, lato nord, sembra tornato ad essere <strong>l’Eldorado dei petrolieri di mezzo mondo.</strong> Una raffica di richieste di avvio delle<span id="more-20573"></span> procedure per la ricerca di idrocarburi si sta abbattendo su molti Comuni del ragusano, dell’agrigentino e del trapanese. Altra che minacce di missili libici.</p>
<p>La Transunion Petroleum Italia nel fondale dello specchio d’acqua davanti alla <strong>costa iblea</strong>; l&#8217;Audax a 13 miglia da <strong>Pantelleria</strong>; nella stessa zona Agip e Edison hanno già chiesto ufficialmente di poter iniziare a trivellare in un perimetro di 171 chilometri quadrati;  la Northern Petroleum e Shell <img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TcMgsd2r0nI/AAAAAAAAEVk/tyuH7DWMYqA/petrolio%202.jpg" alt="" width="267" height="189" />nei dintorni delle <strong>Isole Egadi</strong>.</p>
<p>Ma la richiesta più incredibile è arrivata da Hunt Oil Company, che vorrebbe iniziare ad esplorare i fondali intorno all&#8217;ex<strong> isola Ferdinandea</strong>, tra Sciacca e Pantelleria, praticamente sopra la bocca di un vulcano sommerso ancora attivo.</p>
<p>Come scrive <a href="http://www.nationalgeographic.it/ambiente/2011/03/31/news/articolo_trivellazioni_canale_di_sicilia-262374/" target="_blank">F. Formica per National Geographic </a>“a est e a sud delle coste siciliane sono già in funzione cinque piattaforme e altre potrebbero sorgere vicino a Pantelleria e al largo di Licata e di Agrigento. A queste si aggiungono i 12 permessi di esplorazione già concessi più altri 24 che attendono il parere del ministero dello Sviluppo Economico”</p>
<p>Da parte degli enti locali, bisogna dire che molti <strong>sindaci</strong> -quelli di Pozzallo e di Ragusa ad esempio- si stanno mobilitando per fare fronte comune contro questa invasione di campo che rischia di distruggere quanto si è fatto in questi anni per il rilancio delle attività turistiche in una dimensione ecosostenibile.</p>
<p>La <strong>Regione</strong>, dal canto suo, ha approvato nell&#8217;estate 2010 una delibera in cui si esprime “netta contrarietà” a nuove trivellazioni in mare. Non sembra, tuttavia, che questa posizione possa avere peso reale dato che, a differenza dei pozzi petroliferi su terra, lo sfruttamento di risorse off-shore è di competenza esclusiva di Roma.</p>
<p>Su questo versante, è vero che nel giugno 2010,  il <strong>Governo italiano</strong> ha approvato un decreto legislativo 128 che proibisce qualsiasi attività legata al petrolio e al gas sia a meno di 5 miglia dalle coste di tutto il territorio nazionale e di 12 miglia dalle aree protette, ma anche sugli effetti pratici di questa legge si nutrono forti dubbi.</p>
<p>Una trivella posta a 12 miglia e 1 metro dalla costa che dovesse avere problemi, si farebbe un baffo della faccia finto-truce della ministra Prestigiacomo.</p>
<p>Ci guadagnassimo almeno decentemente! Neanche a parlarne.</p>
<p>Il paradosso, la beffa o la presa per i fondelli -chiamatela come volete- consiste nella più totale <strong>antieconomicità</strong> di questi eventuali permessi di estrazione: sembra che  lo Stato italiano potrebbe chiedere infatti royalty che a malapena raggiungerebbero il 4 per cento, contro l&#8217;85 chiesto da Libia e Indonesia, l&#8217;80 da Russia e Norvegia, il 60 dall’Alaska e il 50 per cento dal Canada.</p>
<p>Si aggiunga inoltre che  la <strong>franchigia</strong> per le piattaforme off-shore è di circa 50.000 tonnellate di greggio l&#8217;anno, equivalenti a 300 mila barili di petrolio. Sotto questo tetto di estrazione, le società non sono tenute a pagare nemmeno l&#8217;esiguo 4 per cento.</p>
<p>E tutto questo, mentre il cavalier Cetto Berlusconi si esercita al gioco delle tre carte con i <strong>referendum</strong> sul nucleare e sulla privatizzazione dell’acqua pubblica.</p>
<p>Italia, paese di poeti, santi, navigatori e, ultimamente, anche di imbecilli.</p>
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		<title>La Sicilia non è un paese per bambini</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/03/03/la-sicilia-non-e-un-paese-per-bambini/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 03:34:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno studio commissionato dall&#8217;Assessorato alla Famiglia della Regione Sicilia disegna un quadro demografico e sociale per molti aspetti preoccupante, sfatando il mito di un Sud iperprolifico. Una popolazione isolana che non cresce, se non con l’apporto delle presenze extracomunitarie e, in particolare, un decremento della fascia da 0 a 2 anni di 5000 unità negli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno <a href="http://pti.regione.sicilia.it/portal/pls/portal/docs/6086267.PDF" target="_blank">studio </a>commissionato dall&#8217;<strong>Assessorato alla Famiglia della Regione Sicilia</strong> disegna<strong> un quadro demografico e sociale</strong> <img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TWA_XvRtGUI/AAAAAAAAC40/H1Nn1NrfXqA/asilo%20nido.jpg" alt="" width="196" height="257" />per molti aspetti <strong>preoccupante</strong>, sfatando il mito di un Sud iperprolifico.</p>
<p><strong>Una popolazione isolana che non cresce</strong>, se non con l’apporto delle presenze extracomunitarie e, in particolare, un decremento della fascia da 0 a 2 anni di 5000 unità negli ultimo otto anni.</p>
<p>Quali le <strong>cause</strong>? Incidono certamente fattori economici e profonde modifiche antropologiche e culturali, ma anche i livelli qualitativi e quantitativi dei <strong>servizi pubblici </strong>a sostegno delle famiglie giocano un ruolo determinante.</p>
<p>Un dato su tutti: <span id="more-18059"></span><strong>nell&#8217;isola su 390 comuni ben 234 (il 68,5%) non hanno asili nido</strong>; in 123 è presente una scuola della prima infanzia, mentre sono 33 quelli che hanno l’ asilo ma non e’ funzionante. Comuni del calibro di Sciacca, Augusta, Gela, Mazara del Vallo e Paternò ne sono sprovvisti. Nella solo provincia di Catania, sono ben 16 i Comuni con più di 10.000 abitanti che non offrono un servizio di asilo nido.</p>
<p>Su 147 mila 600 bambini in età da asilo-nido, soltanto 7600 (<strong>solo il 5,16%</strong>) risultano iscritti; sottraendo anche il 3,23% di bambini in lista d’attesa, sono ben il 91,61% quelli che restano fuori.</p>
<p>Vanno leggermente meglio le cose <strong>nel Comune di Catania</strong>, dove vediamo che nel 2008/09 sono 593 (il 6,55% dei potenziali utenti) i bambini che hanno trovato posto nei 15 asili-nido funzionanti, che, fra l’altro, sembrano sottoutilizzati, essendo stata dichiarata una capacità recettiva di 791 bambini.</p>
<p><strong>Un fatto</strong> apparentemente <strong>curioso</strong>: gli asilo nido in Sicilia sono 256, ma solo 200 sono funzionanti (38 a Catania) e 56 no. Come si spiega?</p>
<p>In genere i Comuni interessati si giustificano chiamano in causa le <strong>inadeguatezze strutturali</strong>, ma non sempre questa è la motivazione effettiva, tanto è vero che molti di essi non hanno nemmeno provato aad accedere ai finanziamenti regionali appositamente previsti per i lavoro di adeguamento.</p>
<p>La motivazione reale sembra essere invece legata agli <strong>elevati costi di gestione e del personale</strong>, ai quali molti enti locali non sono in grado di far fronte.</p>
<p>Gli asili funzionanti sono infatti, per tre quarti, gestiti <strong>direttamente</strong> dai Comuni che si fanno carico del 94% dei costi di gestione, lasciando solo il rimanente 6% a carico degli utenti. In alcuni grossi comuni come Agrigento e Messina, non è richiesto alcun contributo.</p>
<p>A Catania, che adotta una gestione mista delle strutture, a fronte di un <strong>costo per utente</strong> nel 2009 di € 14.165,26 la compartecipazione delle famiglie si è aggirata intorno al 4,06%, equivalente a circa 575,39 euro per utente.</p>
<p>Si tratta di un criterio che, se è vero che tende a salvaguardare le fasce economicamente e socialmente più deboli, rischia, al tempo stesso di <strong>mettere a rischio l’esistenza stessa del servizio</strong>, rendendolo comunque inaccessibile alle famiglie con redditi medi che devono necessariamente fare riferimento al settore privato, generando una sorta di discriminazione al contrario.</p>
<p>Proprio il sistema dei <strong>servizi privati</strong>, però, costituisce in Sicilia una importante criticità non essendo previsto alcun meccanismo legislativo di regolamentazione e di controllo (se non per quelli gestiti dal privato no profit che abbia avviato convenzioni con enti pubblici), per cui la garanzia della qualità e della rispondenza agli standards strutturali e organizzativi di legge è demandata alla correttezza o, comunque, alla scelta del singolo gestore.</p>
<p>Di conseguenza la limitazione ai soli <strong>aspetti infrastrutturali</strong> dell’intervento pubblico (è di pochi giorni addietro la notizia del finanziamento da parte della Regione di 103 nuovi asili nido) e la perdurante <strong>assenza di sostegno economico alle spese di gestione</strong> (è altrettanto recente la <a href=": http://catania.blogsicilia.it/lavoratori-asili-nido-e-cooperative-sociali-senza-stipendio/30652/" target="_blank">protesta </a>dei lavoratori ausiliari degli asili nido del Comune di Catania che non ricevono lo stipendio dallo scorso novembre) raggiunge nello stesso tempo <strong>due non invidiabili risultati</strong>.</p>
<p>Viene sottoutilizzato il patrimonio pubblico mentre non si consente l’attivazione di servizi importanti per lo sviluppo della persona e quindi del cittadino.</p>
<p>E, con i <strong>chiari di luna del federalismo municipale incombente</strong>, la situazione rischia di peggiorare ulteriormente.</p>
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		<title>Rifiuti a Catania, un appalto da riciclare (o rottamare?)</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/02/17/rifiuti-a-catania-un-appalto-da-riciclare/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 03:54:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è bastata la diffida presentata da un gruppo di associazioni ambientaliste a convincere il Comune di Catania a desistere. Il contratto relativo all&#8217;affidamento della raccolta dei rifiuti della città di Catania per i prossimi cinque anni è stato firmato il 22 dicembre 2010. Affidataria la ditta IPI-Oikos. Non per questo Legambiente, WWF e Rifiuti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è bastata la <strong><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2011/02/DIFFIDA_Legambiente-_al_COMUNE.pdf">diffida</a></strong> presentata da un gruppo di associazioni ambientaliste a convincere il Comune di Catania a desistere. Il <img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TVr0jOLdxTI/AAAAAAAAC3E/QaarNIo8K-I/raccolta-differenziata.jpg" alt="" width="300" height="317" /><strong>contratto relativo all&#8217;affidamento della raccolta dei rifiuti</strong> della città di Catania per i prossimi cinque anni è stato firmato il 22 dicembre 2010. Affidataria la ditta <strong>IPI-Oikos</strong>. Non per questo <strong>Legambiente, WWF  e Rifiuti zero</strong> si sono arrese. Hanno anzi rincarato la dose, coinvolgendo le autorità regionali e il TAR.</p>
<p>La loro denuncia si basa essenzialmente sulle <strong>gravi discrepanze</strong> tra capitolo d&#8217;appalto e progetto tecnico da una parte e normative vigenti in materie di rifiuti dall&#8217;altra.</p>
<p>Il capitolato d&#8217;appalto, come le associazioni sottolineano, <strong>risale al 2008</strong>, anno in cui <span id="more-18018"></span>fu effettuato il bando e in cui è iniziato il <strong>lungo iter di questa aggiudicazione</strong>, definita dalla Sicilia del 28/12/10 “l&#8217;appalto infinito”. Nel frattempo, però, la normativa è notevolmente cambiata, soprattutto dopo l&#8217;approvazione della <strong>legge regionale n.9 dell&#8217;aprile 2010 </strong>(leggi il <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/legge_regionale_2010.pdf">testo integrale della legge</a>) . Ma né la  IPI-Oikos, né l&#8217;amministrazione comunale sembrano essersene accorte&#8230;</p>
<p>Il <strong>Capitolato d&#8217;appalto</strong> prevede infatti:</p>
<ul>
<li>una quota di <strong>raccolta differenziata</strong> dei rifiuti solidi <strong>del  38%,</strong> senza però nessuna sanzione efficace nel caso che la quota prevista non venga raggiunta</li>
</ul>
<ul>
<li>un metodo di raccolta differenziata <strong>di tipo “aggiuntivo”</strong>, vale a dire <strong>“stradale”</strong>, con collocazione di contenitori in aggiunta a quelli previsti per la raccolta indifferenziata</li>
</ul>
<ul>
<li>una durata di <strong>cinque anni</strong></li>
</ul>
<p>La <strong>legge regionale n.9/2010</strong> stabilisce invece che:</p>
<ul>
<li>la <strong>raccolta differenziata</strong> raggiunga<strong> il 65% entro il 2015</strong> (quindi tra quattro anni)</li>
</ul>
<ul>
<li>venga adottato <strong>“in via prioritaria”</strong> il sistema di <strong>raccolta domiciliare integrata del tipo “porta a porta”</strong></li>
</ul>
<p>La differenza potrebbe apparire secondaria, ma non lo è. Innanzi tutto la raccolta differenziata stradale è rimessa alla buona volontà dei cittadini, mentre la raccolta domiciliare obbliga a conferire i rifiuti con quel determinato sistema.</p>
<p>Ma c&#8217;è di più. La legge regionale n.9 prevede che all&#8217;incremento della differenziata corrisponda un sistema “premiale”, vale a dire una <strong>riduzione della tariffa individuale da pagare</strong>. La raccolta stradale non permette di individuare quale sia il conferimento di ciascun utente e quindi <strong>preclude la possibilità di avere il premio</strong>, cioè una riduzione della tariffa.</p>
<p>C&#8217;è poi da aggiungere che è nell&#8217;interesse dei cittadini che la quota di raccolta indifferenziata cresca anche perchè solo questa buona pratica consentirà di <strong>evitare che le discariche siano saturate</strong> e si presenti una situazione di rischio per la salute (e per l&#8217;ordine pubblico) come quella che recentemente abbiamo visto verificarsi a Napoli e a Palermo.  Nel contratto stipulato, però, abbiamo visto che <strong>mancano sanzioni efficaci</strong> nel caso in cui la ditta che non dovesse ottemperare all&#8217;impegno relativo alla quota di differenziata promessa. Che comunque resta <strong>inferiore quasi della metà</strong> rispetto a quella stabilita dalla legge (38% contro 65%).</p>
<p>Nessun vantaggio economico quindi per la collettività, tanto più che il contratto sottoscritto dall’Amministrazione con l&#8217;IPI prevede che <strong>i proventi della differenziata vengano incamerati dall&#8217;impresa</strong>, quali che siano, senza nessuna quantificazione preventiva degli importi (che viaggiano nell’ordine di milioni di euro) e indipendentemente dai costi del servizio.</p>
<p>E&#8217; legittimo che il privato persegua il proprio interesse economico. Non è invece tollerabile che l&#8217;<strong>amministrazione pubblica</strong>, soprattutto nella persona del sindaco, abdichi al proprio ruolo, che è quello di operare <strong>in difesa dell&#8217;interesse pubblico.</strong></p>
<p>La quota prevista dalle legge (65%) è resa cogente da disposizioni della <strong>Comunità Europea</strong> e la mancata osservanza di questo impegno avrà come conseguenza anche delle sanzioni comunitarie, vale a dire delle multe che saremo noi a dover pagare!</p>
<p>L&#8217;amministrazione peraltro non ha ottemperato ad un obbligo previsto esplicitamente dalla legge, quello della pianificazione.  <strong>Manca infatti un qualsiasi piano dei rifiuti comunale</strong> e non si è    predisposto il regolamento per la raccolta differenziata.</p>
<p>Perchè l&#8217;IPI-Oikos non ha previsto il servizio di raccolta “porta a porta”? Nel <strong>Progetto tecnico esecutivo</strong> si  legge che esso “appare improponibile, in un territorio così vasto e popoloso”  in quanto comporterebbe non solo uno “stravolgimento delle abitudini delle famiglie”, ma soprattutto “<strong>l&#8217;impiego di considerevoli risorse umane</strong> .., con conseguente <strong>enorme aumento del costo</strong> del servizio&#8221;.</p>
<p>Le <strong>associazioni ambientaliste</strong>,  nella loro denuncia al Tar, <strong>contestano queste affermazioni</strong> facendo riferimento ad autorevoli studi di settore e all&#8217;esperienza di altri centri in cui viene già praticata la raccolta porta a porta. Il numero di addetti utilizzati in questi “casi similari” è <strong>1,2 addetti per 1000 abitanti</strong>. I dati relativi a Catania ce li fornisce lo stesso Progetto esecutivo. La popolazione residente nel territorio oggetto dell&#8217;appalto viene individuata in 270.000 persone (pag. 141), mentre le unità di personale che la ditta ha l&#8217;obbligo di impiegare sono 576 (pag. 87). Il rapporto tra abitanti e addetti che ne risulta è di <strong>2,1 addetti ogni 1000 abitanti</strong>, cioè quasi il <strong>doppio di quello considerato normale</strong> nelle altre realtà.</p>
<p>Tralasciamo infine il fatto che la &#8220;separazionedella frazione organica alla fonte&#8221; prevista dall</p>
<p>Non ci possono nemmeno dire “cosa fatta capo ha”. Secondo la giurisprudenza amministrativa, infatti, è legittima la scelta di un comune di <strong>revocare l&#8217;aggiudicazione di un appalto, qualora sia sopravvenuta una nuova normativa</strong>. Ed è  questo che è avvenuto. D&#8217;altra parte nell&#8217;art. 8 dello stesso capitolato d&#8217;appalto è previsto che l&#8217;amministrazione risolva (o modifichi) l&#8217;appalto nel caso in  cui le competenze all&#8217;espletamento del servizio passino ad altri enti. La legge 9/2010 ha previsto proprio il <strong>trasferimento delle competenze agli SRR, </strong>ponendo gli ATO in liquidazione. Nel periodo di transizione è stato previsto che <strong>non si potessero espletare nuove gare e affidati nuovi servizi per un periodo superiore ad un anno</strong>. Un contratto quinquennale è quindi illegittimo.</p>
<p>Non volendo gettare la spugna, Legambiente, WWF e Rifiuti Zero, oltre a fare <strong><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2011/02/Ricorso_TAR_31-1-2011.pdf">ricorso al TAR</a></strong>, hanno inviato -in data 9 febbraio- una <strong><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2011/02/RICHIESTA_-ACCESSO_ATTI.pdf">richiesta di accesso agli atti</a></strong> rivolta alle competenti autorità regionali.</p>
<p>L&#8217;avvio del servizio è previsto per il <strong>giorno 20 febbraio</strong>. Il tempo stringe. Si stanno muovendo anche altre realtà locali. <strong><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2011/02/CiiàInsieme_Appalto_Rifiuti_2010.pdf">CittàInsieme ha emesso un comunicato</a></strong>, si è mosso <strong><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2011/02/oikos2.pdf">anche il PD</a></strong>, che, per bocca del capogruppo, Rosario D&#8217;Agata<strong>, </strong>ha <strong></strong><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2011/02/Interrogazione_DAgata.pdf">presentato un&#8217;<strong>interrogazione</strong> al Sindaco</a> con richiesta di urgente risposta scritta.</p>
<p>La questione ci riguarda da vicino. Non rimaniamo a guardare.</p>
<p>Sulla legge regionale n.9, leggi su Argo <a href="http://www.argo.catania.it/2010/05/05/via-gli-ato-le-srr-saranno-migliori/" target="_blank">Via gli Ato. Le SRR saranno migliori?</a></p>
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