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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Report</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Croce rossa siciliana, una storia di sprechi</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 06:05:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scoprire che anche la C.R.I. è diventato un carrozzone politico è amaro. Ancor di più se si è stati uno di quei ragazzi che – per puro spirito di volontariato – scelse di offrire parte del proprio tempo libero per prestare primo soccorso in zone strategiche (rifugio Sapienza o incrocio del Ponte Primosole) con un’ambulanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://lh3.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TP_fNjvhR3I/AAAAAAAAB9I/K0MDf7fyKw4/118-siciliaweb-300x139.jpg" alt="" width="360" height="167" />Scoprire che anche la <strong>C.R.I.</strong> è diventato un <strong>carrozzone politico</strong> è amaro. Ancor di più se si è stati uno di quei ragazzi che – per puro spirito di volontariato – scelse di offrire parte del proprio tempo libero per prestare primo soccorso in zone strategiche (rifugio Sapienza o incrocio del Ponte Primosole) con un’ambulanza della C.R.I. a quanti erano soliti trascorrere la domenica fuoriporta (non esistevano ancora gli ipermercati), o durante il terremoto in Irpinia.</p>
<p>Attraverso l’<a href="http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-d75ab37e-4f02-46ea-9b65-d45cf4a92590.html" target="_blank">inchiesta di Report del 5/12/10</a> il grande pubblico ha appreso che <span id="more-16755"></span>anche sulla Croce Rossa si sono allungate le mani e si sono gestiti affari per l’<strong>accaparramento di denaro pubblico</strong> e per la <strong>gestione clientelare della politica</strong>.</p>
<p><a href="http://www.report.rai.it/dl/Report/articolo/ContentItem-67a9d906-b8c4-4f9b-afc3-75acaf15a417.html" target="_blank">Sabrina Giannini</a>, giornalista di <a href="http://www.report.rai.it/dl/Report/Page-8200206a-0877-46c1-ab57-c774db2c6d38.html" target="_blank">Report</a>,  parla di <strong>3000 persone transitate dalla Croce Rossa</strong> a una società costituita per gestire il <strong>118 in Sicilia</strong>. E riporta la <strong>requisitoria del Procuratore della Corte dei Conti</strong>: “Resta difficile capire come mai la regione siciliana pagava per il servizio 118 complessivamente circa <strong>9 milioni </strong>di euro nel <strong>2002</strong> mentre <strong>nel 2008 </strong>ha pagato <strong>87 milioni</strong> e cinquecentomila euro circa, solo per il personale e mezzi… “</p>
<p>E ancora, sempre la Giannini, afferma: “La Croce Rossa, un simbolo di garanzia e efficienza nel resto d’Italia, in Sicilia ha messo a bordo delle ambulanze <strong>falegnami, macellai e meccanici </strong>senza alcuna preparazione. Ma era la facciata che serviva a coprire la vera natura imprenditoriale dell’operazione voluta da <strong>Guglielmo Stagno D’Alcontres</strong>, presidente della Croce Rossa siciliana… che si era però nominato anche presidente della SISE, società per i servizi di emergenza. La Sise è stata inventata per fare gli affari che la Croce Rossa non poteva fare, a causa della sua natura non lucrativa… D’Alcontres percepiva il profumato compenso di <strong>260.000 euro all’anno</strong>: sommando l’indennità da presidente (120.000), indennità da amministratore delegato (altri 120.000) e indennità da consigliere (20.000). In più metteva in conto alla società le sue spese personali”.</p>
<p>Un deputato PDL – intervistato nell’inchiesta &#8211; commenta “Non essendo state rispettate le procedure concorsuali e non essendoci stato un miglioramento del servizio, né una necessita tale da portare all’aumento, è facile comprendere o capire che sicuramente ci sarà stata un qualcosa che ha attinenza a che cosa? A quella volontà di <strong>aumentare il proprio patrimonio elettorale</strong>“.</p>
<p>Intervistato <strong>Barra</strong> (presidente della CRI nel periodo 2005-2009) asserisce che la storia della SISE è deprecabile, ma la solita voce fuori campo commenta: “Resta il fatto che nel 2008 il presidente Barra ha suggellato lo straordinario impegno di Stagno D’Alcontres conferendogli la <strong>medaglia d’oro al merito</strong>”.</p>
<p>Su <a href="http://www.step1.it/tribu_di_zammu.php?sez=post&amp;id=37061" target="_blank">StepOne</a> leggiamo della “assunzione in massa di circa 1200 persone, soprattutto barellieri e autisti, avvenuta in concomitanza con la <strong>campagna elettorale per le elezioni regionali siciliane del maggio 2006 </strong>(<strong>Totò Cuffaro</strong> contro Rita Borsellino).  L&#8217;operazione fu condotta sotto l&#8217;ombrello della SISE, società per i servizi d&#8217;emergenza al 100% di Croce Rossa, voluta da Guglielmo Stagno D&#8217;Alcontres, presidente della Croce Rossa siciliana. Alla delibera della Giunta regionale per il &#8220;potenziamento&#8221; del 118 si sommò un decreto dell’allora <strong>assessore alla Sanità Giovanni Pistorio</strong> (attualmente senatore Mpa) che permise l’immissione in servizio di 64 nuove ambulanze incrementando da 10 a 12 il numero dei soccorritori per ciascun mezzo. Nuove ambulanze, nuove assunzioni, e un&#8217;ulteriore lievitazione dei costi per un servizio che &#8211; a quasi parità di erogazione &#8211; costava circa il doppio della regione Piemonte”.</p>
<p><a href="http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=57199&amp;idSezione=1" target="_blank">IMGPress</a> pone l&#8217;attenzione su un’inchiesta in corso della <strong>Commissione parlamentare sugli errori in campo sanitario</strong>, il cui presidente è <strong>Leoluca Orlando</strong>: “E’ inaccettabile tollerare sprechi finanziari e disservizi in danno della salute dei cittadini. Comportamenti che hanno prodotto un tale grave danno erariale sono da accertare e, una volta accertati, da perseguire in ogni sede competente, sia contabile che penale”.</p>
<p>Conclude l’interessante inchiesta <a href="http://www.report.rai.it/dl/Report/articolo/ContentItem-c7880fc6-c681-4ecc-aadb-799f47793878.html" target="_blank">Milena Gabanelli</a>: “In Sicilia è stato creato il servizio 118 che prima non c’era. E questa è una bella cosa. Meno bello è il modo in cui si è fatto. E’ intervenuta la Corte dei Conti che ha <strong>citato in giudizio Cuffaro</strong>, la sua giunta, e i componenti della commissione sanità. Contesta un <strong>danno erariale per 37 milioni di euro</strong>. Quando cambia la giunta e arriva Lombardo, liquida questa società, la Sisa, e se ne fa una sua (<strong>SEUS</strong> <em>ndr</em>). Dice, bene “il servizio 118 lo gestiamo noi, e assume tutti i precari a tempo pieno e a tempo indeterminato, in cambio della rinuncia di <strong>60 milioni di euro di straordinari.</strong> Erano in esubero e hanno fatto pure gli straordinari. Ora se un giudice dovesse stabilire che invece questi soldi sono dovuti? <strong>Chi li pagherà?</strong> Non Cuffaro che ha avuto i suoi vantaggi, non Lombardo che si è garantito una riconoscenza, non l’ex Presidente D&#8217;Alcontres, che fino ad un anno fa si è portato a casa dei lauti stipendi e pure una medaglia d’oro. Pagherà la Croce Rossa, ovvero il contribuente. Certo è un bello schiaffo vedere che solo in Sicilia sono stati assunti 3000 precari quando in tutta Italia ce ne sono 2000 che nessuno si fila, e sui cui, insieme ai volontari, si regge l’intero sistema.”</p>
<p>Per saperne di più sulla SISA leggi l&#8217;articolo su <a href="http://www.osservatorio-sicilia.it/2009/11/29/addio-alla-sise-spa-si-cambia-ma-alla-fine-realisticamente-tutto-rimarra-come-prima-con-la-bufala-delle-frequenze-di-emergenza/" target="_blank">Osservatorio Sicilia</a> del novembre 2009.</p>
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		<title>Indagato Ciancio per concorso in associazione mafiosa</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Dec 2010 05:03:22 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft" title="Mario Ciancio" src="http://lh4.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TPgXTm_92QI/AAAAAAAAB0E/9rc_58oukq8/101202%20Ciancio.JPG" alt="" width="258" height="330" />Il Fatto quotidiano </strong>è uscito per primo e la notizia è rimbalzata subito con enorme clamore in città e nel Paese: il potente editore e direttore del quotidiano La Sicilia, <strong>Mario Ciancio Sanfilippo, è stato iscritto nel registro degli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa dalla Procura della Repubblica di Catania</strong>. L&#8217;inchiesta sull&#8217;imprenditore catanese, <strong>ex presidente della Fieg e consigliere d&#8217;amministrazione dell&#8217;Ansa</strong>, fa riferimento ad episodi e fatti non recenti, alcuni già riportati da <strong>Report</strong> nel marzo del 2009, cui adesso si aggiungerebbero nuovi elementi sulla base delle <span id="more-16636"></span>dichiarazioni di collaboratori di giustizia.</p>
<p>Tra i fatti precedenti, <strong>la costruzione di un centro commerciale a Catania</strong>. Nel fascicolo, aperto all&#8217;inizio dello scorso anno, sono confluite anche dichiarazioni di <strong>Massimo Ciancimino</strong> sull&#8217;acquisizione di una quota del pacchetto azionario del <strong>Giornale di Sicilia di Palermo</strong> da parte di Mario Ciancio; nella trattativa avrebbe avuto un ruolo l&#8217;ex sindaco del capoluogo regionale siciliano. I giudici indagherebbero anche sulla <strong>presunta mediazione di Santapaola nella  restituzione all&#8217;editore di oggetti d&#8217;arte che gli erano stati rubati</strong>. La Procura sta valutando altresì la pubblicazione sul giornale di Ciancio di un comunicato sulla nomina del nipote incensurato del <strong>boss Ercolano</strong> alla guida della sezione catanese della <strong>Federazione autotrasportatori </strong>e di una lettera inviata dal carcere duro da <strong>Vincenzo Santapaola</strong>, figlio del capomafia <strong>Benedetto</strong>.</p>
<p><strong>La  Procura di Catania non tace ma non acconsente</strong>. &#8220;Le notizie sulle inchieste non si commentano, perchè coperte da segreto istruttorio&#8221;, ma per evitare che &#8220;il silenzio possa essere scambiato per reticenza&#8221; <strong>la Procura di Catania ha confermato l&#8217;esistenza di un&#8217;inchiesta su un centro commerciale nel capoluogo etneo &#8220;al quale era interessato anche Mario Ciancio&#8221;</strong>. &#8220;L&#8217;inchiesta è alla battute conclusive. La diffusione di notizie riferite a soggetti bene individuati &#8211; si legge in una nota &#8211; creano in genere imbarazzi negli uffici della Procura perchè la legge non consente nè di confermarle nè di smentirle, posto che siamo tenuti al segreto investigativo in considerazione del quale al silenzio non può essere attribuito alcun significato&#8221;. &#8221;Comunque va detto che appartiene alla normalità delle Procure l&#8217;avvio di indagini allorchè si ha notizia di fatti che, anche solo in linea teorica, possano interessare la giustizia penale &#8211; si legge ancora nella nota &#8211; e allo svolgimento delle indagini consegue l&#8217;obbligo di legge della iscrizione dei nominativi ai quali l&#8217;indagine è riferita, senza che pertanto possano trarsi conclusioni fino a che l&#8217;indagine stessa non è conclusa&#8221;. &#8220;Comunque <strong>per evitare silenzi che verrebbero bollati come &#8216;imbarazzate reticenze&#8217; possiamo dire che, ad esempio, è in corso un&#8217;indagine sul centro commerciale Auchan al quale era tra gli altri interessato anche Mario Ciancio </strong>- conclude la nota della Procura di Catania &#8211; indagine quella quale si è interessata nel 2009 la trasmissione Report, <strong>che è alle sue battute conclusive </strong>e che è prevedibile avrà la sua conclusione nei primi mesi del 2011&#8243;.</p>
<p><strong>Mario Ciancio ha  immediatamente replicato</strong>:&#8221;Nessuna novità rispetto alla trasmissione &#8220;Report&#8221; di un anno e mezzo fa, per la quale ho da tempo proposto una causa risarcitoria innanzi al Tribunale di Roma. A l&#8217;originale titolo calunnioso (&#8220;Odore di mafia per Mario Ciancio  il più potente editore siciliano&#8221;, n.d.r.),<strong> Il Fatto Quotidiano ripropone le stesse, trite falsità e insinuazioni</strong>. Se gli autori dell&#8217;articolo avessero letto tutti gli atti e i documenti che ho depositato davanti al Tribunale di Roma, avrebbero appurato che non ho mai commesso alcun illecito. Evitando, così, una nuova diffamazione in mio danno. Per la quale mi riservo ovviamente ogni opportuna azione. Quanto alla presunta indagine penale, se davvero esistente, ne attendo fiducioso l&#8217;esito&#8221;.</p>
<p>Nessun commento, invece, da parte della <strong>redazione de La Sicilia </strong>che , pure, ha discusso la notizia in una lunga, travagliata assemblea.</p>
<p>IL FATTO QUOTIDIANO 30 nov:  <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/30/odore-di-mafiaper-il-piu-potenteeditore-siciliano/79459/" target="_blank">Odore di mafia per il piu potente editore siciliano</a></p>
<p>LA REPUBBLICA 30 nov :<a href=" http://www.repubblica.it/cronaca/2010/11/30/news/mafia_indagato_l_editore_ciancio-9678932/   " target="_blank"> mafia:_indagato_l&#8217;editore_Ciancio</a></p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/12/CT0112-PR01-1.pdf">La replica di Mario Ciancio su La Sicilia</a> di mercoledì 1 dicembre</p>
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		<title>Ponte sullo Stretto: perchè dire no (4)</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 03:45:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi è IMPREGILO Sarà un’impresa da favola, &#8220;la più grande opera d&#8217;ingegneria mai concepita dall&#8217;uomo, un impresa scientifica seconda soltanto allo sbarco sulla Luna&#8221;, come si legge nei testi sacri della Società dello Stretto, per la penna alata del presidente onorario Antonino Calarco. Pensate, la nazione più arretrata d&#8217;Occidente in fatto di infrastrutture che realizza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> Chi è IMPREGILO</strong></p>
<p>Sarà un’impresa da favola, &#8220;la più grande opera d&#8217;ingegneria mai concepita dall&#8217;uomo, un impresa scientifica seconda soltanto allo sbarco sulla Luna&#8221;, come si legge nei testi sacri della Società dello Stretto, per la penna alata del <img class="size-full wp-image-10175 alignleft" title="impregilo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/01/impregilo.jpg" alt="impregilo" width="112" height="78" />presidente onorario Antonino Calarco. Pensate, <strong>la nazione più arretrata d&#8217;Occidente in fatto di infrastrutture</strong> che realizza di colpo, nelle regioni più povere e mafiose del paese, nel punto più sismico del Mediterraneo, sui terreni più franosi d&#8217;Italia, <strong>il Ponte</strong> a campata unica di tre chilometri e mezzo, con dodici corsie per le auto e due linee ferroviarie. Tutto grazie all&#8217;infallibile <strong>Impregilo</strong>.</p>
<p>E sarebbe davvero così,<span id="more-10158"></span>perché è un progetto mai neppure sognato dai più grandi costruttori di ponti del pianeta, i <strong>giapponesi</strong>, i quali, poveretti, si sono fermati al chilometro e ottocento metri dell&#8217;Akashi, togliendo pure la ferrovia per paura delle vibrazioni fatali.</p>
<p>Chi crede di più al Ponte, o almeno finge bene, è Silvio <strong>Berlusconi</strong>. Il Ponte è l&#8217;opera con cui conta di passare alla storia. Berlusconi si fida di Impregilo, la difende come Ghedini difende lui, senza risparmio: &#8220;Sono veri eroi, questi uomini, qualcuno ha cercato di ostacolarli ma loro hanno sempre tenuto duro,&#8221; ha detto all&#8217;inaugurazione del termovalorizzatore di Acerra. A Impregilo il Cavaliere ha affidato chiavi in mano il futuro del paese: ferrovie, ponti, passanti, centrali nucleari.</p>
<p>Impregilo è uno dei pochi <strong>poteri forti</strong> rimasti in Italia, anzi, il punto d&#8217;incontro di tutti i poteri forti, dai gruppi Benetton, Gavio e Ligresti, fino a Fiat e Generali, e ancora ai due imperi bancari Unicredit e Intesa-San Paolo; ha lavorato sempre e comunque con qualsiasi maggioranza di governo. L&#8217;unica maggioranza che ha provato a mettersi di traverso è stata quella del secondo governo Prodi.</p>
<p>Ma <strong>chi sono quelli dell&#8217;Impregilo</strong>? Ce li descrive in modo molto efficace <strong>Curzio Maltese</strong> ne &#8220;La Bolla&#8221;: “Sono quelli dell&#8217;<strong>ospedale San Salvatore dell&#8217;Aquila</strong>, l&#8217;ultimo edificio che sarebbe dovuto crollare per un terremoto, il primo ad andar giù come un castello di sabbia la notte del 6 aprile, sotto una scossa di 6,3 gradi Richter. Che in un<img class="alignright size-full wp-image-10176" title="IMPREGILO 1" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/01/IMPREGILO-1.jpg" alt="IMPREGILO 1" width="291" height="260" /> ospedale californiano non avrebbe aperto una crepa.</p>
<p>Sono quelli che &#8220;il <strong>passante di Mestre</strong> è un&#8217;opera fondamentale per risolvere il traffico del nord-est&#8221;. Peccato sia collassato al primo weekend d&#8217;agosto in una Caporetto automobilistica: cinquantamila auto nella trincea dei trentacinque gradi all&#8217;ombra, sette ore di coda, …..,</p>
<p>Sono quelli che &#8220;ai rifiuti di Napoli ci pensiamo noi&#8221;. Quelli del <strong>termovalorizzatore di Acerra</strong>, garantito per la fine del 2001, inaugurato il 26 marzo 2009, chiuso il giorno dopo per collaudi, fra una retata e l&#8217;altra di arresti di dirigenti e consulenti.</p>
<p>Quelli dell&#8217;<strong>Alta Velocità</strong> all&#8217;italiana, al prezzo di trentotto milioni al chilometro, il triplo di Francia e Spagna. Quelli della condanna a cinque anni in primo grado per Albeno Rubegni, amministratore delegato, Carlo Silva, consigliere delegato, e per il direttore generale Giovanni Guagnozzi per i <strong>lavori della Tav in Toscana</strong>. Smaltimento illecito di rifiuti, torrenti e falde acquifere prosciugati, terreni contaminati con i rifiuti: un danno stimato dalla Regione in 751 milioni.</p>
<p>Quelli della <strong>Salerno-Reggio Calabria</strong>, con i ricchi subappalti nelle mani della &#8216;ndrangheta, secondo una certosina lottizzazione. Il <strong>rapporto “Sos Impresa 2007”</strong> di Confesercenti definisce la Salerno-Reggio come ‘il corpo di reato più lungo d’Italia’. Un tracciato che disegna la spartizione del potere, le betoniere e gli escavatori segnalano le ‘famiglie’ dominanti sul territorio. Così la cartina stradale diventa <strong>un organigramma mafioso</strong>”. Come si evince dall&#8217;elenco della procura di Reggio Calabria: &#8221; Ai Mancuso, il tratto Pizzo Calabro-San Bruno; ai Pesce, il tratto tra Serre e Rosarno; ai Piromalli, la zona fra Rosario e Gioia Tauro&#8221; e dall&#8217;altro, più completo, compilato della commissione antimafia: &#8220;Alvaro, Tripodi, Piromalli, Pesce, Mancuso, Iannarazzo, Muto,Perna, Rua, Farao-Marincola di Cirò e Forastefano controllano i lotti di tutta l&#8217;A3&#8243;.</p>
<p>&#8220;Le gare sono monopolio della <strong>&#8216;ndrangheta</strong>, i cantieri sono permanentemente aperti, gli appalti non si chiudono mai; un&#8217;opera interminabile che vive nell&#8217;eterno aggiornamento delle tariffe,&#8221; scrive l&#8217;ex presidente della commissione antimafia Francesco Forgione.</p>
<p>Sono quelli dello scandalo del <strong>nuovo Pirellone di Milano</strong>, la sultanesca quanto inutile nuova sede della Regione, fortemente voluta e recentemente inaugurata dal governatore Roberto Formigoni, al centro di un&#8217; inchiesta della Procura di Milano che coinvolge varie imprese per via dell&#8217;appalto &#8220;ampliato a dismisura rispetto ai costi iniziali&#8221; con accuse di corruzione, concussione, truffa, turbativa d&#8217;asta, false fatturazioni.</p>
<p>Ma la fama del gigante di Sesto San Giovanni <strong>attraversa gli oceani</strong>, rimbalza fra Vecchio e Nuovo mondo, invade i continenti. Legata ogni volta ad appalti di pessimi governi e a <strong>opere finite nel libro nero dell&#8217;ecologismo mondiale</strong>.</p>
<p>Come il <strong>Tunnel d&#8217;Occidente colombiano</strong>, intorno alla città di Medellin, che avrebbe spopolato un&#8217;intera regione.</p>
<p>La <strong>diga Chixoy in Guatema</strong>, la cui costruzione è stata accompagnata da eccidi e deportazioni.</p>
<p>L&#8217;altra <strong>diga sul Paranà</strong>, al confine tra Argentina e Paraguay, i cui costi sono aumentati in corso d&#8217;opera di sette volte per la parte amministrativa.</p>
<p>La <strong>diga di Kali Gandaki in Nepal</strong>, disastro ambientale di proporzioni bibliche, accompagnata da una strage di operai.</p>
<p>La <strong>diga di Katse in Lesotho</strong>, considerata la più grave catastrofe ecologica mai toccata allo sfortunato paese africano, con la cancellazione di duemila ettari di terra coltivata e quattromilacinquecento ettari di pascolo, la rovina di migliaia di famiglie di contadini; persino il sospetto di aver provocato l&#8217;apertura della faglia che ha prodotto novanta terremoti in sedici mesi.</p>
<p>Desta sopetti il fatto che, a parte alcune isolate prese di posizione, il <strong>panorama dell&#8217;informazione</strong> spazia tra cronache anodine e una schiacciante prevalenza di pregiudizi favorevoli. Nulla che aiuti a capire e a riflettere a cosa stiamo andando incontro.</p>
<p>In un <strong>Report d&#8217;annata</strong>, con un&#8217;ottima, ma ormai datata (2002) inchiesta di Stefania Rimini, colpisce <strong>una domanda</strong> della conduttrice: &#8220;L&#8217;Impregilo ha vinto l&#8217;appalto garantendo un <strong>clamoroso ribasso</strong> di cinquecentocinquanta milioni e l&#8217;appalto le è stato assegnato sulla base finale di 3,9 miliardi. Ma che cosa succede se i costi poi lievitano?&#8221; Oggi possiamo dare la risposta che nessuno le diede allora: niente.</p>
<p>L&#8217;Impregilo ha vinto perchè <strong>ha garantito un costo di 3,9 miliardi</strong>. I lavori dovevano cominciare nel 2005 e finire nel 2010, secondo il presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici nominato da Berlusconi, Aurelio Misiti. Ora <strong>il costo è già salito a 6,3 miliardi</strong>, senza che sia ancora stata posta la famosa prima pietra, e l&#8217;inaugurazione è prevista dopo il 2016.</p>
<p>Le sirene del Ponte-perchè-no si sono fatte <strong>beffe</strong> in tutti questi anni dei ponderosi studi negativi prodotti dagli avversari &#8211; leghe ambientaliste e comitati locali &#8211; che con un paziente lavoro di ricerca sono riusciti a documentare senza ombra di ragionevole dubbio <strong>l&#8217;insostenibilità ambientale ed economica del progetto</strong>.</p>
<p>E&#8217; stato facile liquidare ogni opposizione mettendone in scena la <strong>caricatura</strong>. In questo il dibattito sul Ponte è paradigmatico di tutti gli altri degli ultimi anni. Da un lato gli &#8220;uomini del fare&#8221;, quelli che vogliono cambiare le cose, magari con metodi spicci. Dall&#8217;altra, il fronte dei conservatori, che, aggrappati a mille complesse spiegazioni, vogliono lasciare tutto com&#8217;è.</p>
<p>Davanti a <strong>un pubblico senza più opinione pubblica</strong>, trasformato in platea di spettatori e carne da sondaggio, il gioco funziona sempre.</p>
<p>Puntate precedenti:</p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/2009/12/10/ponte-sullo-stretto-quello-che-dovremmo-sapere-parte-prima/" target="_blank">Ponte sullo Stretto: perchè dire no (1) </a> Introduzione: la struttura del dossier e le fonti</p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/2009/12/17/ponte-sullo-stretto-perche-dire-no-2/" target="_blank">Ponte sullo Stretto: perchè dire no (2)</a> Tanto paga sempre Pantalone</p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/2010/01/14/ponte-sullo-stretto-perche-dire-no-3/" target="_blank">Ponte sullo Stretto: perchè dire no (3)</a> Le bugie su investitori internazionali e previsioni di traffico</p>
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		<title>A Palazzolo e a Catania ricordando Fava</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 12:54:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 5 gennaio a Palazzolo e a Catania. Non senza l&#8217;immancabile appuntamento sotto la lapide, davanti al Teatro Stabile, nel luogo in cui avvenne l&#8217;agguato. Anche quest&#8217;anno per ricordare Pippo Fava ovvero per parlare di informazione, di giornalismo, quello vero, quello per il quale in Sicilia si può morire. Dibattiti, spettacoli teatrali, laboratori. I primi organizzati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/01/100106-Fava-lapide.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-9637" title="100106 Fava lapide" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/01/100106-Fava-lapide.jpg" alt="100106 Fava lapide" width="298" height="223" /></a>Il <strong>5 gennaio</strong> a <strong>Palazzolo</strong> e a <strong>Catania</strong>. Non senza l&#8217;immancabile appuntamento sotto <strong>la lapide</strong>, davanti al Teatro Stabile, nel luogo in cui avvenne l&#8217;agguato. Anche quest&#8217;anno per ricordare <strong>Pippo Fava</strong> ovvero per parlare di informazione, di giornalismo, quello vero, quello per il quale in Sicilia si può morire.</p>
<p>Dibattiti, spettacoli teatrali, laboratori. I primi organizzati dai giovani del <strong>&#8220;Coordinamento Fava&#8221; </strong>nella città natale del giornalista-scrittore ucciso dalla mafia, Palazzolo Acreide. <span id="more-9623"></span>Un incontro, al centro Zo di Catania, promosso dalla <strong>Fondazione Fava </strong>dal titolo <strong>&#8220;Come raccontare la mafia, senza chiedere permesso&#8221; </strong>con la consegna del premio Giuseppe Fava a <strong>Sigfrido Ranucci</strong> di <strong>Report</strong> che ha firmato l&#8217;inchiesta &#8220;I Vicerè&#8221; su Catania. Presenti e intervistati, oltre allo stesso Ranucci, il magistrato <strong>Armando Spataro</strong>, procuratore aggiunto a Milano, esperto in terrorismo, <strong>Giulio Cavalli </strong>esponente del teatro d&#8217;inchiesta o della verità che ha ricevuto il premio giovani e il figlio di Giuseppe Fava, <strong>Claudio</strong>. Si parla di memoria, di parole non dette, di fatti nascosti. <strong>Tutti condannano il silenzio</strong>.<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/01/100106-Fava_01.JPG"><img class="size-medium wp-image-9644 alignright" title="100106 Fava_01" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/01/100106-Fava_01-300x167.jpg" alt="100106 Fava_01" width="300" height="167" /></a></p>
<p>Comincia Giulio Cavalli con un suo bel testo su Fava, poetico e forte. Poi Armando Spataro denuncia il segreto di stato, le schedature e la stampa asservita, pericoli per la democrazia. Guai a tacere i fatti, avverte Claudio Fava che mette in guardia dalle trappole dell&#8217;autocensura. Di <strong>informazione manipolata</strong> parla anche Ranucci citando ad esempio la guerra raccontata con immagini false ad uso e consumo di un occidente che manipola le informazioni, costruendo eventi sulle bugie e sulle omissioni. Di <strong>Catania</strong> Ranucci parla come di <strong>una grande opera incompiuta</strong>, una realtà dalle grandi potenzialità inespresse.</p>
<p>Un terzo appuntamento, a <strong>Cittainsieme</strong>, reca il titolo <strong>&#8221; Ricordiamo Pippo Fava lavorando&#8221;</strong> e a promuoverlo è l&#8217;associazione <strong>&#8221; Lavori in corso&#8221;</strong>. E&#8217; un incontro operativo, l&#8217;ennesimo delle tante piccole testate, giornali di quartiere, di informazione universitaria e settimanali gratuiti spontaneamente nati a Catania. Da tempo, giovani e meno, si riuniscono all&#8217;ombra del campanile della chiesa dei Santi Pietro e Paolo, sotto lo sguardo attento di un giornalista bravo come <strong>Riccardo Orioles</strong>. Per lui ricordare Fava è fare un giornale.</p>
<p>E adesso è il momento delle comunicazioni, quelle di un quotidiano on line, in Pdf, che uscirà il 21 marzo. &#8221;La gente &#8211; dice Orioles &#8211; non vuole la carta stampata perchè costa troppo ma vuole qualcosa che somigli alla carta stampata&#8221;. &#8221;Avete presente &#8220;u cuntu&#8221;? &#8211; spiega meglio &#8211; Sarà così il <strong>quotidiano on line nazionale</strong>, che uscirà il <strong>21 marzo</strong>, per 5 giorni la settimana, con una <strong>direzione a staffetta</strong> tra le testate. E a settembre ci sarà anche un <strong>quotidiano locale, catanese, on line</strong> e forse anche cartaceo (basta trovare due pagine di pubblicità)&#8221;. Un progetto audace. Un sogno? Una chimera? Forse,  e forse sarebbe piaciuto  anche a Giuseppe Fava.</p>
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		<title>L&#8217;importante è partecipare</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2009/10/22/limportante-e-partecipare/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 01:57:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 13 di ottobre  è ripreso il procedimento giudiziario nei confronti di Scapagnini e compagnia bella (!) per il buco di bilancio al Comune di Catania degli anni passati. Lungo e inquietante è l&#8217;elenco delle ipotesi di reato che vanno dall&#8217;abuso di ufficio al falso ideologico aggravato e continuato in concorso. L&#8217;ultima puntata di Report su Catania [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 13 di ottobre  è ripreso il procedimento giudiziario nei confronti di Scapagnini e compagnia bella (!) per il <strong>buco di <img class="alignright size-medium wp-image-7232" title="vignetta_buche" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/10/vignetta_buche1-300x213.jpg" alt="vignetta_buche" width="300" height="213" />bilancio al</strong> <strong>Comune di Catania </strong>degli anni passati<strong>.</strong> Lungo e inquietante è l&#8217;elenco delle ipotesi di reato che vanno dall&#8217;abuso di ufficio al falso ideologico aggravato e continuato in concorso.</p>
<p>L&#8217;ultima puntata di <em>Report</em> su Catania ha aggiornato ulteriormente il quadro. La Gabanelli gongola e ormai sta per trasformare le inchieste sulle audaci imprese dei nostri amministratori in una rubrica mensile fissa. Dove la trova un&#8217;altra vacca<span id="more-7204"></span> da mungere con tale regolarità?</p>
<p>Intanto, anche <strong>il bilancio</strong> <strong>dell&#8217;anno in cors</strong>o continua a veleggiare verso il porto delle nebbie. Il Consiglio comunale ha già lasciato trascorrere il termine del 30 settembre senza approvare la <strong>verifica degli equilibri di bilancio</strong> e la prossima, definitiva, scadenza del 30 novembre non è poi così lontana, col rischio che si vada alla nomina di un commissario <em>ad acta</em>.</p>
<p>Oltre al dissesto lasciato dalle precedenti Amministrazioni , ad aggravare la situazione attuale è interventuto il mancato arrivo dei <strong>favolosi e chimerici 140 milioni</strong> promessi da Berlusconi, mai arrivati e che  probabilmente mai arriveranno. Questa promessa  è stata infatti utilizzata come garanzia morale per andare avanti nel corso di questi mesi, ma la sua validità sta ormai per scadere e i <strong>numerosi</strong> <strong>creditori</strong>, che si sono ulteriormente fidati delle chiacchere di Stancanelli, quanto prima si stancheranno di attendere e si rivolgeranno in massa alla Magistratura per farsi riconoscere le legittime spettanze.</p>
<p>Nel frattempo la stessa Amministrazione, per coerenza, ha continuato a conferire negli ultimi mesi incarichi esterni e consulenze per un ammontare di 400.000 euro, come hanno denunciato in una recente interpellanza i consiglieri comunali de &#8220;La Destra-As&#8221;.</p>
<p>Se non ci saranno novità significative &#8211; leggasi iniezioni di liquidità &#8211; la situazione potrebbe precipitare da quì a qualche settimana, mettendo a <strong>rischio</strong> anche gli stipendi degli impiegati comunali e di tutte le realtà aziendali &#8211; società partecipate e cooperative &#8211; che forniscono servizi al Comune.</p>
<p>Quello delle <strong>Aziende partecipate</strong> <strong>dal Comune</strong> &#8211; Sidra, Multiservizi, Sostare, Asec, Asec Trade, Sviluppo e patrimonio, InvestiaCatania, Catania Ambiente - è uno dei capitoli più neri (sarebbe più corretto dire rossi) del bilancio del Comune. Da esse dipendono circa un quinto degli stipendi pagati dall&#8217;Amministrazione ma nel complesso, pur con qualche eccezione, riescono nella non facile impresa di conseguire una <strong>perdita annua ormai strutturale</strong> di 2,4 milioni di euro, come si legge nel &#8220;Piano di risanamento e riqualificazione  delle Partecipate&#8221; predisposto dalla Ragioneria del Comune.</p>
<p>Né si tratta di un vizio solo catanese. Un&#8217;indagine disposta recentemente dalla Commissione Attività produttive della Regione Sicilia ha verificato la presenza di un congruo numero di <strong>Partecipate regionali</strong> che pagano più indennità a consiglieri di amministrazione che stipendi a impiegati, dimostrando indirettamente la loro perfetta inutilità.</p>
<p>Alcune di esse sono incaricate di svolgere <strong>funzioni duplicate</strong> rispetto a quelle già svolte da altri organismi regionali o sono addirittura  indebitate dalla stessa Regione che non corrisponde le somme dovute e deve poi trovarle per ripianare i disavanzi.</p>
<p>Chi, meglio di noi siciliani, onora il principio olimpico: l&#8217;importante è partecipare? L&#8217;organizzazione delle Olimpiadi del 2020 ci spetta di diritto!</p>
<p>Su questo ultimo aspetto si può utilmente leggere l&#8217;articolo: <a href="http://www.siciliainformazioni.com/articoloLight.zsp?id=64269" target="_blank">Bilanci in rosso, più consiglieri nei cda che dipendenti. Il buco nero degli enti a partecipazione regionale</a>, pubblicato da Siciliainformazioni il 15/9/2009.</p>
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		<title>Non lo sapevamo, ma il Comune -a norma di legge- è già fallito.</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 23:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scatole cinesi per mascherare i debiti e far quadrare i conti. Entrate fittizie calcolate in bilanci approvati con enormi ritardi. Una storia purtroppo nota, quella del Comune di Catania, efficacemente sintetizzata da Domenico Walter Rizzo sull&#8217;Unità di ieri, 19 Ottobre (Dietro il baratro di Catania le scatole cinesi di Scapagnini). E&#8217; la storia degli anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scatole cinesi per mascherare i debiti e far quadrare i conti.<strong> Entrate fittizie</strong> calcolate in bilanci approvati con enormi ritardi. Una<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/10/berlusconiscapagnini.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7150" title="berlusconiscapagnini" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/10/berlusconiscapagnini-300x250.jpg" alt="berlusconiscapagnini" width="300" height="250" /></a> storia purtroppo nota, quella del <strong>Comune di Catania</strong>, efficacemente sintetizzata da Domenico Walter Rizzo sull&#8217;<strong>Unità</strong> di ieri, 19 Ottobre (<a href="http://www.unita.it/news/italia/89956/dietro_il_baratro_di_catania_le_scatole_cinesi_di_scapagnini" target="_blank">Dietro il baratro di Catania le scatole cinesi di Scapagnini</a>). E&#8217; la storia degli anni di &#8220;amministrazione dissennata&#8221; del sindaco <strong>Scapagnini</strong>, amico e medico personale del premier Berlusconi. Compresa la creazione della società &#8220;<strong>Catania Risorse</strong>&#8220;, a cui il Comune avrebbe dovuto rivendere centinaia di immobili, in gran parte non disponibili, ma utilizzati come garanzia per <strong>accendere nuovi mutui</strong> e ottenere soldi dalle banche.</p>
<p>E&#8217; stata una inchiesta della magistratura a permettere di ricostruire la storia del &#8220;buco&#8221; e adesso la magistratura<span id="more-7148"></span> si sta occupando dei <strong>140 milioni</strong> stanziati, per volontà di <strong>Berlusconi in persona</strong>, per ripianarlo.  Oltre agli immobili invendibili, questa storia di &#8220;finanza creativa&#8221; prevede anche un elenco di opere da finanziare. Un <strong>elenco &#8220;inventato&#8221;</strong>, come ha dichiarato lo stesso Stancanelli e  come tutti abbiamo sentito durante la trasmisione di Report del 15 marzo 2009. (<a href="http://www.argo.catania.it/wp-admin/post.php?action=edit&amp;post=2409" target="_blank">Ma è il &#8220;caso Catania&#8221; o sono un &#8220;caso&#8221; i catanesi?</a>)</p>
<p>Maggiori dettagli su questa operazione disinvolta ci vengono da una <strong>intercettazione telefonica</strong> riportata da Nicola Biondo sull&#8217;Unità di ieri<a href="http://www.unita.it/news/italia/89955/il_regalo_di_berlusconi_a_catania_milioni" target="_blank"> (Il &#8220;regalo&#8221; di Berlusconi a Catania: 140 milioni)</a></p>
<p><strong>Stancanelli</strong> e il ragioniere <strong>Bruno</strong>, inizialmente incredulo e poi <strong>arditamente &#8220;inventivo</strong>&#8220;, preparano la risposta da dare al premier, che vuole l&#8217;indicazione di una cifra, &#8220;in linea di massina&#8221;&#8230; da destinare a Catania. L&#8217;atto successivo è la <strong>delibera 92 del Cipe</strong> (Comitato interministeriale per la programmazione economica) che vara il finanziamento dei 140 milioni. Ma quali opere andrebbero finanziate con quei soldi (che sono, non lo dimentichiamo, denaro pubblico)? Nessuno lo sa, anche perchè la delibera sul sito del Cipe, a detta di Report,  che domenica scorsa ha dedicato a Catania un <strong>supplemento di indagine</strong>, non c&#8217;è. Dopo la 91 si passa alla 93.</p>
<p>I soldi, comunque, non sono arrivati. Sono serviti da garanzia. Ma la <strong>Corte dei Conti</strong> ha considerato <strong>illegittima l&#8217;operazione</strong> con cui sono stati coperti i buchi del biennio 2003-2004. Secondo il <strong>Testo unico delle leggi sull&#8217;ordinamento degli enti locali</strong>, i deficit di bilancio vanno coperti entro 2 anni, pena la dichiarazione di dissesto.  Non lo sapevamo,  ma <strong>il Comune -a norma di legge- è già fallito</strong>.</p>
<p>Leggi l&#8217;artcolo di Rizzo sul nostro archivio <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/10/Deficit_Comune_Unità1.pdf" target="_blank">Dietro il baratro di Catania le scatole cinesi di Scapagnini</a></p>
<p>Leggi l&#8217;articolo di Biondo nel nostro archivio <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/10/Centoquaranta_mln_Unità.pdf" target="_blank">Il &#8220;regalo&#8221; di Berlusconi a Catania </a></p>
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		<title>Processo a Travaglio, Giustolisi e Flores d&#8217;Arcais. Catania matrigna</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2009/09/24/catania-matrigna/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 17:15:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi, 24 settembre, proseguirà il processo che si sta tenendo a Roma, a carico di Marco Travaglio, Giuseppe Giustolisi, e Paolo Flores d’Arcais, che ha per oggetto il filone principale del cosiddetto “Caso Catania”, scoppiato sul finire del 2000 e mai venuto ad effettiva chiusura. Del suo inizio, nessun giornale (locale o nazionale) – dichiara [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://scida.wordpress.com/2009/08/04/il-caso-catania-davanti-al-tribunale-di-roma-e-lautocensura-dei-media/" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-5848" title="micromega" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/08/micromega.jpg" alt="micromega" width="72" height="102" /></a></p>
<p>Oggi, 24 settembre, proseguirà il <strong>processo</strong> che si sta tenendo a Roma, a carico di <strong>Marco Travaglio</strong>, <strong>Giuseppe Giustolisi</strong>, e <strong>Paolo Flores d’Arcais</strong>, che ha per oggetto il filone principale del cosiddetto “<strong>Caso Catania</strong>”, scoppiato sul finire del 2000 e mai venuto ad effettiva chiusura.</p>
<p>Del suo inizio, nessun giornale (locale o nazionale) – dichiara <a href="http://scida.wordpress.com/2009/08/04/il-caso-catania-davanti-al-tribunale-di-roma-e-lautocensura-dei-media/" target="_blank">Giambattista <strong>Scidà</strong></a>,, ex presidente del Tribunale per i minorenni di Catania (fino al 2002) – ne ha dato informazione. <strong>Autocensura</strong> funzionale – afferma Scidà &#8211; a nascondere <span id="more-5843"></span>le <strong>responsabilità delle amministrazioni precedenti a Scapagnini</strong> e soprattutto le responsabilità della <strong>mancata repressione degli abusi da parte delle Procure </strong>della Repubblica.</p>
<p>Il <strong>querelante</strong>, costituitosi parte civile, è il dott. <strong>Giuseppe Gennaro</strong>, Procuratore della Repubblica Aggiunto presso il Tribunale di Catania, già membro del CSM (’94-’98), e due volte Presidente dell’ANM (1999 e 2006).</p>
<p>L’articolo, oggetto di querela, è quello apparso su <strong>Micromega</strong> (3/2006) dal titolo “<strong><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/micromega_3_06.pdf" target="_blank">Arrivano i catanesi</a></strong>”. In esso si menzionano fatti rilevanti di <strong>connubio tra mafia, politica e imprenditoria</strong> nel territorio di San Giovanni La Punta e viene dato ampio spazio al cosiddetto <strong>“Caso Catania”</strong>, soprattutto attraverso le dichiarazioni del pm Niccolò Marino e dello stesso Giambattista Scidà.</p>
<p>I fatti citati riguardano l’acquisto, da parte del magistrato e di parenti di personaggi politici in vista, di <strong>ville costruite dalla società Rizzo</strong>, considerata in odore di mafia.  Nell&#8217;articolo si scende nel dettaglio e si fa riferimento ad es., alle dichiarazioni di uno stretto collaboratore dell’imprenditore Rizzo circa presunti <strong>sconti di centinaia di milioni a favore di magistrati e politici</strong>.  Si fa riferimento anche al trasferimento della proprietà ad altra società pochi giorni prima che venisse stipulato l’atto di vendita (per non far figurare il nome di Rizzo come venditore diretto).  Si considera assodato che fosse notorio a San Giovanni La Punta il <strong>ruolo di Rizzo come prestanome del clan Laudani.</strong></p>
<p>Accostando fatti incontrovertibili (come lo <strong>scioglimento del Consiglio Comunale di San Giovanni La Punta per infiltrazioni mafiose</strong>) a ipotesi sulle quali appare necessario un approfondimento, l&#8217;articolo fa riferimento anche a <strong>problematiche interne al mondo giudiziario</strong> (es. l&#8217; accusa ai vertici della Procura di Catania, “troppo morbida e protettiva nei confronti del costruttore e di altri suoi indagati”)</p>
<p>Al di là delle potenziali “pressioni politiche irresistibili” denunciate da Scidà, rimane il fatto che è necessario che questo processo non passi inosservato.  Sarebbe importante che servisse almeno a <strong>fare maggiore chiarezza</strong> su alcuni passaggi oscuri della nostra storia cittadina.</p>
<p>Leggi l’intero articolo di Scidà  in archivio:  <a rel="attachment wp-att-5845" href="http://www.argo.catania.it/2009/09/24/catania-matrigna/catania-matrigna-4ago09/">catania-matrigna-4ago09</a></p>
<p><a rel="attachment wp-att-5845" href="http://www.argo.catania.it/2009/09/24/catania-matrigna/catania-matrigna-4ago09/"></a>Leggi l&#8217;articolo su  <a rel="attachment wp-att-6632" href="http://www.argo.catania.it/2009/09/24/catania-matrigna/micromega_3_06/">micromega_3_06</a></p>
<p><a href="http://scida.wordpress.com/2009/05/22/catania-matrigna-quindici-anni-fa-e-oggi-4/"></a></p>
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		<title>Perchè Report non taccia</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 03:31:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse qualcuno non ha mai amato Milena Gabanelli. Questa donna minuta, poco amante della spettacolarizzazione e del clamore, ha conquistato, però, la stima dei più perchè ha avuto il coraggio di dire in modo secco e documentato molte cose che altri non dicevano. Report, la trasmissione da lei curata insieme ai suoi collaboratori, viene oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/Gabanelli_Report.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-6199" title="Gabanelli_Report" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/Gabanelli_Report.jpeg" alt="Gabanelli_Report" width="123" height="97" /></a>Forse qualcuno non ha mai amato <strong>Milena Gabanelli</strong>. Questa donna minuta, poco amante della spettacolarizzazione e del clamore, ha conquistato, però, la stima dei più perchè ha avuto il <strong>coraggio di dire</strong> in modo secco e documentato molte <strong>cose che altri non dicevano</strong>. Report, la trasmissione da lei curata insieme ai suoi collaboratori, viene oggi messa in difficoltà dalla <strong>sospensione della copertura legale da parte della Rai</strong>.</p>
<p>Il 15 marzo scorso la trasmissione <strong>Report si è occupata di Catania</strong>. Toccando tasti dolenti. Coraggiosamente.</p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/2009/03/17/ma-e-il-caso-catania-o-sono-un-caso-i-catanesi/" target="_blank">Ma è il &#8220;caso Catania&#8221; o sono un &#8220;caso&#8221; i Catanesi?</a></p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/2009/03/31/i-pompieri-di-quaggiu/" target="_blank">I pompieri di Quaggiù</a></p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/2009/04/21/dopo-report-lacrime-ma-niente-querele/" target="_blank">Dopo Report: lacrime ma niente querele</a></p>
<p>Se non vogliamo che questa <span id="more-6194"></span>voce si spenga, <strong>firmiamo anche noi la petizione</strong> seguente:</p>
<p><em>&#8220;La TV nazionale Rai non garantisce piu&#8217; ai giornalisti di Report (rai 3) la copertura legale. Significa che gli inviati di Milena Gabanelli, da sempre attivi nel denunciare le illegalita&#8217; e i soprusi che ci circondano, dovranno provvedere di tasca propria alle spese legali cui, da bravi inchiestisti, vanno continuamente incontro.I sottoscritti firmatari con la presente CHIEDONO alla societa&#8217; RAI Radiotelevisione Italiana S.p.A, il ripristino della copertura legale per gli inchiestisti del programma Report, trasmesso su Rai3, al fine di assicurare il libero esercizio della loro professione per arrivare alla verita&#8217; e rivelarla agli italiani.&#8221;</p>
<p></em></p>
<p>Per firmare, vai al sito<a href="http://www.firmiamo.it/reportnondevechiuderefirmalapetizione" target="_blank"> Firmiamo.it </a></p>
<p><a href="http://www.firmiamo.it/reportnondevechiuderefirmalapetizione" target="_blank">(http://www.firmiamo.it/reportnondevechiuderefirmalapetizione) </a></p>
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		<title>Rischio sismico, addio fondi</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2009/05/28/rischio-sismico-addio-fondi/</link>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2009 03:16:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Tratto da: La periferica, 22/05/2009, La Sicilia e il rischio sismico. Il ruolo della regione e le scelte degli enti locali L&#8217;esposizione al rischio sismico degli edifici scolastici siciliani e&#8217; sconfortante, come evidenzia già nel 1999 l&#8217;ampio studio denominato &#8220;Censimento di vulnerabilità degli edifici pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tratto da</strong>: La periferica, 22/05/2009, <em>La Sicilia e il rischio sismico. Il ruolo della regione e le scelte degli enti locali</em></p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/05/rischio-sismico.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4875" title="rischio-sismico" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/05/rischio-sismico.jpg" alt="rischio-sismico" width="149" height="123" /></a>L&#8217;esposizione al rischio sismico degli<strong> edifici scolastici siciliani</strong> e&#8217; sconfortante, come evidenzia già nel 1999 l&#8217;ampio studio denominato &#8220;<strong>Censimento di vulnerabilità degli edifici</strong> pubblici, strategici e speciali nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia&#8221;, diretto dal Prof. Franco Barberi ed effettuato sotto il coordinamento del Gruppo Nazionale Difesa Terremoti (GNDT). In Sicilia sono stati censiti gli edifici della parte orientale dell&#8217;Isola, appartenenti alle province di Ragusa, Siracusa, Catania e 67 comuni della provincia di Messina. Dallo studio si scopre che molti edifici sono classificati a <strong>rischio &#8220;alto&#8221; o &#8220;medio-alto</strong>&#8220;; in particolare, gli edifici pubblici in <strong>cemento armato</strong> sono <strong>più a rischio</strong> di quelli in muratura.<span id="more-4874"></span></p>
<p>Ma cosa si e&#8217; fatto finora? Come hanno evidenziato Legambiente (http://www.legambiente.sicilia.it/documenti/salvact.htm) e la ben nota puntata &#8220;I Viceré&#8221; di Report (Rai 3), il Comune di Catania &#8211; con la <strong>giunta Scapagnini</strong> &#8211; ha utilizzato i fondi di cui alla legge 433/91, ovvero i fondi per la ricostruzione e prevenzione del rischio sismico derivanti dal terremoto di Santa Lucia, per finanziare i <strong>parcheggi scambiatori</strong>, alcuni dei quali non sono stati mai realizzati. La costruzione dei parcheggi e&#8217; stata ritenuta funzionale alla predisposizione di aree attrezzate per accogliere le strutture della protezione civile. I fondi della L433/91 stanno alla base anche del finanziamento del <strong>Viale Alcide de Gasperi</strong>, che per i catanesi e&#8217; una piacevole &#8220;promenade&#8221; sul mare e che viene indicato ai fini della L433/91 come via di fuga e utile &#8220;in caso di maremoto&#8221;. A denunciarlo e&#8217; l&#8217;ex assessore Paolo Maniscalco, intervistato dal giornalista di Report. Sempre gli stessi fondi, secondo Legambiente, sono stati destinati all&#8217;ampliamento di <strong>via Passo Gravina</strong> e la realizzazione dell&#8217;<strong>Asse attrezzato</strong>, nonché per la ristrutturazione della circonvallazione.</p>
<p>In parallelo, riportando ancora la denuncia di Legambiente, l&#8217;amministrazione provinciale di Catania, ente competente per le scuole medie superiori, ha utilizzando i fondi della l. 433/91 per la realizzazione di un tratto della <strong>circonvallazione di Caltagirone</strong> e per la progettazione della variante alla <strong>strada provinciale 91</strong> che collega Catania ad Acireale. Nel 2008, per la messa in sicurezza delle scuole siciliane, sono stati stanziati 8 milioni e 600 mila euro utilizzabili quest&#8217;anno. Ma l&#8217;Assessorato regionale alla Pubblica Istruzione ha ricevuto solo <strong>294 progetti di adeguamento strutturale,</strong> e di questi, appena 191 sono stati giudicati ammissibili, ragion per cui e&#8217; lecito prevedere che ne verranno <strong>realmente finanziati una trentina</strong>. Quello che salta all&#8217;occhio e&#8217; soprattutto l&#8217;esiguita dei progetti presentati per far fronte alla ristrutturazione delle scuole. L&#8217;Ufficio Scolastico regionale afferma: &#8220;I soldi ci sono, ma mancano i progetti degli enti locali. Difficilmente a fronte di priorita ed emergenze varie, i Comuni e le Province si indebitano o chiedono mutui per le scuole di loro competenza&#8221;. Questo perché i progetti di adeguamento richiederebbero alle Province e ai Comuni una <strong>compartecipazione del 33% al capitolo di spesa</strong>, in sodalizio con lo Stato e la Regione.</p>
<p>Purtroppo, dopo aver destinato ad altro i fondi della L433/91, con le casse vuote i <strong>Comuni e le Province non hanno mostrato interesse a partecipare al bando</strong>. I vertici del dipartimento regionale di Protezione civile fanno i conti dei soldi andati in fumo: dal 2008 a oggi sono stati revocati finanziamenti per circa due milioni di euro destinati a sostenere test antisismici o lavori di consolidamento di strade, scuole, ospedali. <strong>Fondi in pratica &#8220;rifiutati&#8221; dalle amministrazioni proprietarie delle opere, chiamate per legge a cofinanziare gli interventi</strong>. Dunque, ancora una volta le responsabilita rimbalzano tra gli amministratori. Cosa si prevede di fare nel prossimo futuro? L&#8217;assessore regionale ai beni culturali, Antonello Antinoro, rilasciando una breve intervista all&#8217;agenzia Adnkronos lo scorso 30 aprile, ha definito &#8216;di notevole importanza&#8217; il finanziamento di 75 milioni di euro in tre anni, inserito nella nuova manovra finanziaria della Regione, per l&#8217;adeguamento e la messa in sicurezza degli edifici scolastici siciliani. &#8220;Si tratta di un piano articolato di interventi &#8211; ha spiegato &#8211; che permettera&#8217;, in una terra ad alto pericolo sismico come la Sicilia, di intervenire in modo urgente su tutti quegli edifici considerati a rischio&#8221;. Nella riunione della commissione Grandi rischi del 22 aprile scorso, circa due settimane dopo l&#8217;evento sismico dell&#8217;Aquila, <strong>Barberi ha proposto di fare subito &#8220;le cose più elementari e a basso costo, come le catene ai muri delle strutture in muratura o le tamponature in quelle in cemento armato</strong>&#8220;. Speriamo che gli amministratori abbiano orecchie per intendere. Perché, come ha detto il Prof. Gian Michele Calvi, Vice Presidente della Commissione nazionale grandi rischi, &#8220;i problemi oggi non sono solo la ricostruzione dell&#8217;Abruzzo, ma Priolo e Catania&#8221;.</p>
<p>Concetta Centamore, docente di Fisica e Laboratorio nell&#8217;ITIS &#8220;S.Cannizzaro&#8221; di Catania, Dottore di Ricerca in Geofisica e Vulcanologia   (testo tratto da www.asas.sicilia.it)</p>
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		<title>Le bugie hanno il naso lungo</title>
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		<pubDate>Mon, 04 May 2009 02:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Evidentemente c&#8217;è qualche magistrato che ogni tanto guarda la televisione, almeno quella che fa buona informazione. La scorsa settimana, infatti, è saltata fuori la notizia che la Procura di Catania ha aperto un&#8217;inchiesta, avendo finalmente preso sul serio le affermazioni fatte dal sindaco Stancanelli, nel corso dell&#8217;intervista concessa a Report, a proposito dell&#8217;elenco inventato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4420" title="naso-lungo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/05/naso-lungo.jpg" alt="naso-lungo" width="116" height="86" />Evidentemente c&#8217;è qualche magistrato che ogni tanto guarda la televisione, almeno quella che fa buona informazione.</p>
<p>La scorsa settimana, infatti, è saltata fuori la notizia che <strong>la Procura di Catania ha aperto un&#8217;inchiesta</strong>, avendo finalmente preso sul serio le affermazioni <span id="more-4415"></span>fatte dal sindaco <strong>Stancanelli</strong>, nel corso dell&#8217;intervista concessa a <em>Report</em>, a proposito dell&#8217;<strong>elenco inventato</strong> di opere pubbliche stilato in tutta fretta per giustificare in qualche modo la richiesta al Cipe degli ormai famosissimi <strong>140 milioni di euro</strong>, da utilizzare in effetti solo per coprire una parte degli <strong>abissali e indefinibili disavanzi dei conti comunali</strong> lasciati in eredità da Scapagnini.</p>
<p>La stessa notizia in effetti Stancanelli l&#8217;aveva già anticipata a novembre 2008, nel corso di un incontro tenutosi a <em>Cittainsieme</em>, ma evidentemente non aveva parlato a voce abbastanza alta da poter essere sentito laddove era necessario.</p>
<p>Fin dall&#8217;inizio di questa penosa vicenda, peraltro, tutta la stampa libera aveva segnalato che trattavasi di fondi <strong>FAS comunque già destinati a Catania</strong>, solo che avrebbero dovuto servire a provvedere la città di importanti opere pubbliche (strade, scuole, ecc.) e che quindi sarebbero stati solo stornati da un capitolo di spesa a un altro.</p>
<p>D&#8217;altra parte, come ha ben documentato <a href="http://www.ildito.it/a_3068" target="_blank">F. Marano su &#8220;Il dito&#8221;</a>, <strong>la Sezione di controllo della Corte dei conti regionale</strong> aveva già espresso ripetutamente i suoi <strong>dubbi</strong> sull&#8217;esistenza di debiti fuori bilancio, sull&#8217;efficacia delle azioni messe in atto per rimettere ordine nella gestione della Partecipate, sul presunto risparmio derivato dal riordino della pianta organica degli impegati comunali, sulla possibilità tecnica di poter ancora ripianare i debiti pregressi.</p>
<p>Un recente contributo di A. Condorelli, collaboratore di <em>Report, </em>sta rischiando di mutare in farsa quella che è in effetti una tragedia collettiva. Pare infatti che la giunta Stancanelli più che inventarsi una lista di opere da mettere in cantiere si sia limitata a riprendere il <strong>Piano triennale delle opere pubbliche</strong> già approvato nel giugno dello scorso anno dal Commissario straordinario Vincenzo Emanuele <strong>limitandosi ad aumentarne  il costo</strong> moltiplicandolo per 1,2 e ne ha aggiunte di nuove, maggiorandone il costo dell&#8217;1,5.</p>
<p>Solo <strong>qualche esempio</strong>: la scuola media di viale Moncada 7 passerebbe da € 4.000.000 a € 4.800.000; il collegamento fra via S. Giacomo e viale Tirreno passa da 19.108.900 a 28.663.000; e via di questo passo.</p>
<p>A mettere la cieligina sulla torta ci ha pensato il ragioniere che ha calcolato, <strong>sbagliandolo</strong>, il totale degli interventi previsti: ha scritto 222.555.000 ma in effetti è di 246.555.000.</p>
<p>L&#8217;intervento della Magistratura potrebbe definitivamente mettere in questione l&#8217;arrivo di questi ormai mitici 140 milioni: riusciranno allora i nostri eroi a non fare definitivamente <strong>affondare</strong> la già scassatissima barca etnea?</p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/05/lista_cipe_stancanelli_antonio-condorelli.pdf">&gt;&gt;Vai all’inchiesta di A.condorelli sul QDS</a></p>
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