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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Rosarno</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Agromafie sulla nostra tavola</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 05:52:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Perché il pesce spada a Messina o a Palermo costa di meno che a Catania? Perché con l’entrata dell’euro i prezzi sono raddoppiati mentre il coltivatore non ha avuto alcun beneficio? Perché durante il periodo della mucca pazza in Sicilia è stata messa sul mercato carne proveniente da zone bandite? Perché gli operatori del settore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perché il <strong>pesce spada</strong> a Messina o a Palermo costa di meno che a Catania? Perché con l’entrata dell’euro i prezzi sono raddoppiati mentre il<img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-LG3RWW1f6Yk/Tws8Z0iS7uI/AAAAAAAAJJE/Dx4SfTD_v7U/s306/120109%252520copertina_agromafie.jpg" alt="" width="237" height="306" /> coltivatore non ha avuto alcun beneficio? Perché durante il periodo della <strong>mucca pazza</strong> in Sicilia è stata messa sul mercato carne proveniente da zone bandite? Perché gli operatori del settore sono costretti ad approvvigionarsi dei mezzi di produzione e trasporto di soggetti vicini alle <strong>organizzazioni criminali</strong>? Perché i braccianti agricoli devono subire l’intermediazione di un <strong>caporale</strong> che impone orari e compensi, non paga tasse e contributi e fa lavorare gli immigrati in condizioni di sostanziale schiavitù?</p>
<p>Sono tutte domande a cui il <strong><a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2012/01/Eurispes_2011.pdf">Rapporto Eurispes-Coldiretti sulle Agromafie</a></strong> consente di<span id="more-28997"></span> dare risposte non aleatorie.</p>
<p>Il Rapporto stima il volume d’affari delle mafie in <strong>12,5 miliardi</strong> e l’intero comparto agroalimentare – leggiamo anche su <a href="http://www.mglobale.it/Internazionalizzazione/Dogana/Contraffazione/1_Rapporto_Sui_Crimini_Agroalimentari_In_Italia.kl" target="_blank">mglobale.it</a> &#8211; è caratterizzato da fenomeni criminali legati al <strong>contrabbando</strong>, alla <strong>contraffazione</strong> e alla <strong>sofisticazione</strong> di prodotti alimentari e agricoli e dei relativi marchi garantiti.</p>
<p>Nel 2009 la Guardia di Finanza ha accertato l’<strong>indebita percezione</strong> di oltre 92 milioni di euro <strong>di finanziamenti</strong> per aiuti all’agricoltura. Chi ne paga il prezzo sono quanti aspirano legittimamente ad accedere ai finanziamenti nazionali e comunitari.</p>
<p>A subire non sono solo il <strong>bracciante agricolo, </strong>il <strong>migrante, </strong>il <strong>piccolo proprietario terriero</strong> costretto a vendere sottocosto il suo prodotto, l’<strong>imprenditore agricolo</strong> vittima di intimidazioni. Ne risente tutto il regolare andamento del mercato agroalimentare e l&#8217;intero sistema sociale ed economico,  che si vede imposti <strong>prezzi d’acquisto spesso fuori mercato</strong> in cambio di merce la cui provenienza e la cui lavorazione non sempre corrispondono al dichiarato, senza escludere i pericoli per la salute dei consumatori.</p>
<p>Chi <strong>controlla i grandi mercati ortofrutticoli</strong> decide il prezzo di vendita delle merci, ciò comporta il graduale immiserimento dei ricavi delle imprese produttrici di merci locali e consente alle mafie di estendere la loro influenza verso altre aree commerciali molto redditizie (vedi le infiltrazioni di Cosa Nostra a Vittoria e a Fondi per raggiungere la lucrosa area commerciale milanese).</p>
<p>Le organizzazioni criminali – si legge anche su <a href="http://www.sicurezzaalimentare.it/sicurezza-produttiva/Pagine/AgromafierapportoColdiretti.aspx" target="_blank">Sicurezzaalimentare.it</a> &#8211; si caratterizzano inoltre sempre più come holding finanziarie, con un <strong>giro d’affari di 220 miliardi l’anno</strong> (11% del PIL), in grado di operare sull’intero territorio nazionale e nella quasi totalità dei settori economici e finanziari.</p>
<p>Ma non tutte le responsabilità sono addebitabili alle organizzazioni criminali. Vi è stata anche una <strong>responsabilità della politica</strong> quando – in nome di una semplificazione delle leggi – è stata cancellata la norma che punisce chi commercia cibi adulterati (vedi <a href="http://www.corriere.it/salute/11_gennaio_15/cibi-adulterati-sparita-la-legge-non-e-piu-reato-mario-pappagallo_f24bd872-2079-11e0-bf27-00144f02aabc.shtml" target="_blank">cibi adulterati di Mario Pappagallo su Corriere.it</a>).</p>
<p>Non solo. Quanto dei 170 milioni di kg di <strong>mozzarella</strong> lavorata in Italia ha una filiera agricola tutta italiana? Quanti produttori di latticini, spinti dall’esigenza di abbattere i costi di produzione, decidono di rivolgersi ai mercati stranieri per l’approvvigionamento di materie prime?</p>
<p>Nel 2010 l’Italia ha importato 10.004 tonnellate di <strong>pomodori freschi o refrigerati </strong>(prevalentemente da Israele) e 153.358 tonnellate di pomodori preparati o conservati (quasi esclusivamente dalla Cina). Nello stesso anno ha importato 32.219 tonnellate di <strong>uva fresca o secca</strong> (prevalentemente dalla Turchia) e 62.375 tonnellate di <strong>vini di uve fresche </strong>(quasi esclusivamente dagli Stati Uniti).</p>
<p>E cosa dire del caso delle importazioni di <strong>olio vergine ed extravergine</strong> di oliva? Su 42.956 tonnellate di olio di oliva ed extravergine importato il 75% viene <strong>riesportato</strong> dopo la lavorazione e trasformazione.</p>
<p>Si stima che circa il 33% della produzione complessiva dei prodotti agroalimentari venduti in Italia ed esportati <strong>derivano da materie prime importate</strong>, trasformate e vendute con il marchio Made in Italy, in quanto la legislazione lo consente, nonostante esse possano provenire da qualsiasi parte del pianeta.</p>
<p>Ma i danni economici e di immagine alla produzione e all’esportazione italiana di prodotti agroalimentari non vengono solo dall’Italia. Esempi di <strong>imitazione</strong> e di <strong>contraffazione </strong>prosperano in assenza di una normativa comune che obblighi alla trasparenza di tutta la filiera: il <strong>Parmesan</strong> prodotto in Germania, il <strong>Romano</strong> prodotto nell’Illinois, l’<strong>Asiago </strong>e il <strong>Gorgonzola </strong>statunitensi, i <strong>fusilli </strong>tricolore di Peppino prodotti in Austria, i <strong>pomodorini</strong> di collina cinesi, la <strong>salsa</strong> bolognese dall’Australia sono solo alcuni esempi che permettono a queste aziende di ottenere un vantaggio sul proprio mercato di riferimento rispetto alla concorrenza, sfruttando marchi che &#8216;sanno&#8217; di italiano.</p>
<p>“Sono <strong>molteplici le cause</strong> – si legge nel <a href="http://www.ilfattoalimentare.it/assets/files/Eurispes_.pdf" target="_blank">Rapporto</a> &#8211; che rendono l’agricoltura l’anello debole della filiera agro-alimentare, e vanno dall’eccessiva polverizzazione delle imprese, alla scarsa trasparenza nella formazione dei prezzi, alla mancanza di concorrenza, al numero troppo elevato di intermediari, con il conseguente moltiplicarsi dei costi, all’insufficienza, inadeguatezza e inefficienza delle piattaforme logistiche e delle strutture di stoccaggio, all’eccessivo potere detenuto dalla Gdo (Grande distribuzione organizzata), sino ad arrivare alle falsificazioni e imitazioni agroalimentari, il cui valore è pari al triplo di quello dell’export Made in Italy originale.</p>
<p>La <strong>proposta di</strong> Coldiretti per combattere questo stato di cose, è la <strong>creazione di una filiera agricola</strong>, italiana e firmata: completamente italiana, perché tutti i processi devono avvenire in Italia, con prodotti rigorosamente italiani, gestita − quando possibile lungo tutte le fasi − principalmente dagli agricoltori; firmata perché si tratta di una filiera i cui prodotti sono caratterizzati dai tratti distintivi propri dei luoghi di origine e produzione, ossia <strong>prodotti immediatamente riconoscibili come totalmente italiani</strong>, grazie all’etichettatura all’origine, alla trasparenza della filiera e della formazione dei prezzi, e al legame con il proprio territorio”.</p>
<p>Per saperne di più, leggi Marco Rizzo, <a href="http://it-it.facebook.com/pages/Marco-Rizzo/123825814301626?sk=app_4949752878" target="_blank">Supermarket mafia</a></p>
<p>Una <strong>contestazione</strong> ad alcuni contenuti del rapporto viene fatta da Dario Dongo su <a href="http://www.ilfattoalimentare.it/agromafie-coldiretti-notizie-eurispes-giornalisti-acritico.html" target="_blank">Il Fatto alimentare</a>. Vengono evidenziate, ad esempio, la scarsa  attenzione ad fenomeno del caporalato e la confusione tra prodotti contraffatti e prodotti regolarmente realizzati in altri paesi secondo la tradizione italiana, a volte ad opera di emigrati di seconda e terza generazione.</p>
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		<title>Il sangue dei neri è rosso come il nostro</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 05:34:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un regista del nord-est per raccontare le tragedie dei sud del mondo. In &#8220;A sud di Lampedusa&#8221; aveva dato voce ai migranti dell&#8217;Africa sud sahariana. Adesso a Catania, Andrea Segre, veneto, solo 34 anni, ha presentato al cinema King il suo ultimo film-documentario, &#8220;Il sangue verde&#8221; e ha incontrato lì e al caffè-libreria Tertulia, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TaSvuSDdpZI/AAAAAAAAEIA/U6BYJms-kpY/sangueverde.jpg" alt="" width="210" height="198" /><strong>Un regista del nord-est per raccontare le tragedie dei sud del mondo</strong>. In &#8220;<strong>A sud di Lampedusa</strong>&#8221; aveva dato voce ai migranti dell&#8217;Africa sud sahariana.  Adesso a Catania, <strong>Andrea Segre</strong>, veneto, solo 34 anni, ha presentato al cinema King il suo ultimo film-documentario, &#8220;<strong>Il sangue verde</strong>&#8221; e ha incontrato lì e al caffè-libreria Tertulia, il pubblico.</p>
<p>Il film  (<strong>premiato alle</strong> <strong>67esima mostra del cinema di Venezia, al XXX festival del cinema africano di Verona e al festival del cinema e lavoro di Terni)</strong> prende le mosse dalla<span id="more-19996"></span> fuga da <strong>Rosarno</strong>, in <strong>Calabria</strong>, verso paesi meno crudeli, nel <strong>Lazio</strong>, nel <strong>Casertano</strong>, nel <strong>Napoletano</strong>. Sono gli stessi protagonisti, <strong>Amadou Bodian</strong> più  altri sette braccianti africani, a dare voce a tutti i loro compagni.  E a ritroso ricostruiscono i momenti della rivolta  contro lo sfruttamento e la discriminazione.</p>
<p>Ricordate? <strong>Nel gennaio 2010 a Rosarno gli immigrati scesero in piazza, </strong>stanchi delle condizioni di degrado in cui vivevano, delle ingiustizie subite, dei salari di fame (25 euro per lavorare no stop dall&#8217;alba al tramonto) e per giunta falcidiati dalle continue richieste di pizzo dei caporali e della &#8216;ndrangheta. E a tutto ciò si era aggiunta  <strong>addirittura la caccia all&#8217;uomo con fucili a pallini e armi da caccia</strong>. Alla giusta rabbia dei braccianti africani <strong>lo Stato italiano rispose con la repressione </strong>della polizia antisommossa,  con lo sgombero forzato di mille persone, perchè,  come disse la ministra alle pari opportunità Garfagna -vocina suadente e occhioni sgranati- “noi stiamo con gli italiani senza se e senza ma”.</p>
<p>Il titolo al film lo dà uno dei  protagonisti.<strong> &#8221; Il nostro sangue non è verde, è rosso come il vostro&#8221;</strong>, dice. <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TaSuE0e77aI/AAAAAAAAEHo/3LPgsTOkSwo/segre--190x130.jpg" alt="" width="190" height="129" />&#8220;Ho cercato di raccontare -spiega Segre- cosa vuol dire lavorare in un aranceto, non potere lavarsi o cambiare, patire il freddo e la fame, venire spediti nei campi anche con la pioggia, lavorare 9 ore per 25 euro al giorno. Poi ho intrecciato quelle immagini con <strong>i documentari degli anni 40</strong> quando erano gli italiani a lavorare con fatica quelle terre. In questo intreccio ho inserito anche la presa di potere della ndrangheta nei territori di Rosarno&#8221;.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TaSuGqT4KmI/AAAAAAAAEIM/Hy2ERc_9Lqs/foto%20film%20Il%20sangue%20verde%201-725916.jpg" alt="" width="360" height="194" /><strong>E dalla tragedia Rosarno a un&#8217;altra tragedia</strong>, <strong>Lampedusa, con gli arrivi dei migranti e i rimpatri</strong>. &#8220;E&#8217; una strategia precisa &#8211; dice Segre &#8211; creare emergenza, rappresentare una situazione apocalittica per proporre e fare accettare soluzioni emergenziali. E fare affari con le navi e con i villaggi dei privati amici e amici degli amici. In compenso è stato smantellato un sistema di protezione dei rifugiati-richiedenti asilo e la rete dei Comuni per l&#8217;asilo. Se i migranti fossero stati assorbiti da tutti i centri d&#8217;Italia non ci sarebbe stata <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a>emergenza. Si è abbandonato un percorso virtuoso, seguito ad esempio nella guerra del Kossovo, per seminare paura e percorrere un percorso emergenziale&#8221;.</p>
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		<title>Dalla Campania alla Sicilia: sfruttamento nero</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 03:47:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-12048" href="http://www.argo.catania.it/2010/04/29/dalla-campania-alla-sicilia-sfruttamento-nero/immigrati_rosarno/"><img class="alignleft size-medium wp-image-12048" title="immigrati_rosarno" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/immigrati_rosarno-300x225.jpg" alt="immigrati_rosarno" width="300" height="225" /></a>Sono 30 gli <strong>arrestati a Rosarno</strong> per <strong>sfruttamento e riduzione in schiavitù degli immigrati nell&#8217;agricoltura</strong>. Un&#8217;indagine, avviata all&#8217;inizio di quest&#8217;anno, a seguito della rivolta degli extracomunitari, ha reso palesi e non più occultabili le condizioni in cui gli immigrati erano costretti a lavorare: <strong>10-25 euro per 12-14 ore di lavoro al giorno</strong> (<strong>1 euro</strong> per una <strong>cassetta di mandarini</strong>, 50 centesimi per una di arance). Ad approfittarne erano <span id="more-12046"></span>i caporali (<strong>10 euro di cresta </strong>per ogni lavoratore) e i proprietari terrieri. Chi si ribellava rischiava ritorsioni e minacce. Ad essere arrestati sono stati sia italiani sia extracomunitari (marocchini, tunisini, algerini, ecc.) che si spostavano <strong>dal Casertano a Cassibile (SR) e Palagonia (CT)</strong>, imponendo le stesse condizioni in tutti i luoghi di lavoro. Chi non acconsentiva non lavorava.</p>
<p>L&#8217;operazione, che ha portato anche al <strong>sequestro di 20 aziende e 200 terreni</strong>, è stata avviata subito dopo i fatti di Rosarno, ma dalla testimonianza raccolta dal <a href="http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20100427/pagina/08/pezzo/276955/" target="_blank">Manifesto</a> si evince che le denunce erano state fatte prima che gli immigrati fossero stati portati nei centri di accoglienza, ma senza alcun esito.</p>
<p>Auspichiamo <strong>controlli</strong> anche nel nostro territorio, ma <strong>non circoscritti agli extracomunitari</strong>. Voci isolate a Catania hanno denunciato per decenni lo <strong>sfruttamento minorile</strong> in attività economiche. Anche i giovani, gli adulti lavorano come possono. Basti pensare alla paga mensile percepita dalle commesse di negozi anche eleganti, 300-500 euro al mese.</p>
<p>Ci rendiamo conto del rischio connesso alla nostra proposta (che potrebbe far perdere anche la possibilità di portare a casa quelle poche centinaia di euro al mese), ma auspichiamo che l&#8217;<strong>Ispettorato del lavoro </strong>avvii un&#8217;<strong>azione a tappeto </strong>che includa tutti gli esercizi commerciali e le aziende produttive<strong>,</strong> perché la <strong>dignità di ogni lavoratore</strong> deve essere salvaguardata, anche nei momenti di crisi. Chi lavora è giusto che abbia condizioni di lavoro ed economiche adeguate.</p>
<p>Vedi l&#8217;articolo su Repubblica (<a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/04/26/news/arresti_rosarno-3621507/" target="_blank">Rosarno, gli immigrati schiavizzat</a>i) e l&#8217;articolo su Il Manifesto (<a rel="attachment wp-att-12074" href="http://www.argo.catania.it/2010/04/29/dalla-campania-alla-sicilia-sfruttamento-nero/manifesto_rosarno/">Ci dicevano sempre: domani vi paghiamo</a>)</p>
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		<title>Quando i migranti erano siciliani</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 02:54:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rosarno non è solo in Calabria. E&#8217; qui vicino a noi, nel Ragusano o a Termini come in tutta la Sicilia, ovunque ci siano colture, giardini e serre. E dire che una volta eravamo noi siciliani a subire razzismo, sfruttamento e violenza. Stavolta sono stati dei meridionali, i calabresi, a scatenare la caccia all&#8217;uomo, all&#8217;uomo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-10060" title="clandestini Vauro" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/01/clandestini-300x224.jpg" alt="clandestini" width="300" height="224" />Rosarno</strong> non è solo in <strong>Calabria</strong>. E&#8217; qui vicino a noi, nel <strong>Ragusano</strong> o a <strong>Termini</strong> come in tutta la <strong>Sicilia</strong>, ovunque ci siano colture, giardini e serre. E dire che una volta eravamo noi siciliani a subire <strong>razzismo</strong>, <strong>sfruttamento e violenza</strong>. Stavolta sono stati dei meridionali, i calabresi, a scatenare la <strong>caccia all&#8217;uomo</strong>, all&#8217;uomo nero, dimenticando la cultura della solidarietà germogliata nel <strong>Sud</strong> e sostituendola con quella dell&#8217;utilitarismo nata nel <strong>nord</strong>. La tesi è di <strong>Michelangelo Ingrassia</strong> che la illustra <span id="more-10015"></span>sulle pagine on line di <strong>Asud&#8217;Europa</strong>. Insomma, Mediterraneo contro Atlantico, freddo contro caldo, comunitario contro individualistico. &#8221;Questo è il drammatico risultato di una secolare opera di <strong>esportazione di valori</strong> a noi, gente del sud, estranei. &#8211; sostiene Michelangelo Ingrassia- Sono stati quelli del nord ad esportare valori che non ci appartengono, a trasformarci, a farci diventare come loro. I nostri padri volevano più sud in Italia, più Mediterraneo in Europa. Sono stati sconfitti e noi ne paghiamo le conseguenze perchè le sconfitte dei padri, come le colpe, ricadono sempre sui figli&#8221;.</p>
<p>Sul finire dell&#8217;Ottocento mentre nel nord d&#8217;Europa si sviluppava l&#8217;ideologia del razzismo, nel nord d&#8217;Italia <strong>Lombroso e Sergi</strong> teorizzavano l&#8217;<strong>inferiorità razziale dei meridionali</strong>. Anche un siciliano, <strong>Alfredo Niceforo</strong>, sosteneva la diversità etnica degli italiani, ariani al nord e mediterranei al sud e quindi la necessità di <strong>due differenti governi</strong>: &#8220;Da una parte &#8211; al sud &#8211; il regime governativo deve tendere a civilizzare e a togliere dalle mani di autonomie locali inadatte le redini di amministrazioni libere alle quali non sono mature; dall&#8217;altra &#8211; al nord - concedere ampie libertà di<img class="alignright size-medium wp-image-10058" title="emigrazione" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/01/emigrazione-241x300.jpg" alt="emigrazione" width="241" height="300" /> evoluzione e di azione autonoma&#8221;.</p>
<p>&#8220;Parole &#8211; commenta Ingrassia- che fanno felice <strong>Umberto Bossi</strong> ma che fanno rivoltare nella tomba <strong>Andrea Finocchiaro Aprile&#8221;</strong>. Le idee di Lombroso, Sergi e Niceforo non piacquero nemmeno a <strong>Gramsci,</strong> e contribuirono in maniera determinante alla diffusione tra gli strati popolari del nord della tesi dell&#8217;inferiorità razziale dei meridionali. Ingrassia individua, dunque, nella cultura razzista importata dal nord il legame tra Niceforo e i calabresi di Rosarno, come tra i siciliani trattati da terroni e i migranti odierni. <strong>Una tesi pericolosa</strong> che, però &#8211; diciamo noi &#8211; non deve portare al complesso di superiorità da parte dei meridionali, ad una specie di <strong>leghismo del Sud</strong>, non meno nefasto di quello di Bossi.</p>
<p>Leggi tutto l&#8217;articolo di Michelangelo Ingrassia     <strong>a_sud_europa_anno-4_n-2&#8211;1.pdf</strong></p>
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		<title>Sfruttamento nelle campagne siciliane&#8230; e non solo</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 22:18:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La giornata sulla immigrazione ci dà lo spunto per riflettere sullo sfruttamento della manodopera straniera. Dal sito Terrelibere due articoli su Rosarno, uno dei tanti paesi agricoli del Meridione: uno di Antonello Mangano (La specificità del caso Rosarno. Oltre lo sfruttamento il razzismo mafioso), l&#8217;altro di Anna Foti, Lavoro servile e diritti umani nel Sud Italia. Rosarno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/rosarno372.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1053" title="rosarno372" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/rosarno372-300x154.jpg" alt="" width="300" height="154" /></a>La giornata sulla immigrazione ci dà lo spunto per riflettere sullo sfruttamento della manodopera straniera.</p>
<p>Dal sito <a href="http://www.terrelibere.it/terrediconfine/" target="_blank">Terrelibere</a> due articoli su Rosarno, uno dei tanti paesi agricoli del Meridione: uno di Antonello Mangano (<a href="http://www.terrelibere.org/terrediconfine/rosarno-oltre-lo-sfruttamento-il-razzismo-mafioso" target="_blank">La specificità del caso Rosarno. Oltre lo sfruttamento il razzismo mafioso</a>), l&#8217;altro di Anna Foti, <a href="http://www.terrelibere.org/terrediconfine/rosarno-terra-di-confine" target="_blank">Lavoro servile e diritti umani nel Sud Italia. Rosarno, terra di confine</a>, raccontano di immigrati sfruttati e vittime di sconcertanti episodi di violenza gratuita, fin dal 1992.</p>
<p>Sempre nello stesso sito, un rapporto di medici senza frontiere (MSF italia. &#8220;<a href="http://www.terrelibere.org/una-stagione-allinferno" target="_blank">Una stagione all`inferno</a>&#8220;) analizza le condizioni degli stranieri impiegati come lavoratori stagionali nelle campagne del Sud Italia. I dati raccolti nel corso dell’indagine evidenziano condizioni di vita, salute e lavoro drammatiche, indegne per un paese dell’Unione Europea.</p>
<p>Ed in Sicilia? La situazione non sembra diversa.<span id="more-1047"></span> Un articolo di Rosa Maria Di Natale, <a href="http://www.terrelibere.org/video/malarazza" target="_self">I nuovi caporali nelle campagne siciliane. Malarazza</a>, sempre tratto da Terrelibere, ci racconta del nuovo caporalato siciliano, con il volto della cooperativa agricola, che fornisce manodopera agli imprenditori. &#8220;I braccianti vengono coinvolti in un meccanismo di vera e propria &#8220;transumanza&#8221; (cioè trasportati ogni giorno in pessime condizioni di sicurezza in giro per la Sicilia, per centinaia e centinaia di chilometri) di lavoro nero e malretribuito, di cooptazione casuale e, qualche volta, al limite del ricatto, di buste paga fasulle o mai corrispondenti al compenso effettivamente percepito&#8221;.</p>
<p>Vorremmo aprire una finestra su questa realtà, nell&#8217;assoluto silenzio della informazione locale, senza aspettare il fatto eclatante.</p>
<p>Leggi nel nostro archivio: gli articoli di Antonello Mangano (<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/ter_090107_rosarno.txt">ter_090107_rosarno</a>), di Anna Foti (<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/ter_090108_rosarno.txt">ter_090108_rosarno</a>), di Rosa Maria Di Natale (<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/ter_080103_malarazza.txt">ter_080103_malarazza</a>) e di Medici senza frontiere (<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/msf_080208_inferno.txt">msf_080208_inferno</a>; stagione_inferno).</p>
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