<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; salute</title>
	<atom:link href="http://www.argocatania.org/tag/salute/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.argocatania.org</link>
	<description>Cento occhi su Catania</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Feb 2012 08:20:23 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.3.1</generator>
		<item>
		<title>Farmacia, veleni in aula</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/09/20/farmacia-veleni-in-aula/</link>
		<comments>http://www.argocatania.org/2011/09/20/farmacia-veleni-in-aula/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 22:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Ateneo di Catania]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[E. Bosquet]]></category>
		<category><![CDATA[E. Patanè]]></category>
		<category><![CDATA[facoltà di farmacia]]></category>
		<category><![CDATA[Ispettorato del lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti tossici]]></category>
		<category><![CDATA[S. Terranova]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.argocatania.org/?p=25463</guid>
		<description><![CDATA[Si è tornati a parlare di Farmacia, la facoltà dei veleni, venerdì sera alla scalinata Alessi, nel cuore del centro storico di Catania, durante la Liberafesta organizzata da Rifondazione. Se ne è tornato a parlare per non dimenticare e anche perchè siamo alla vigilia dell&#8217;udienza (21 settembre) in cui il giudice per le indagini preliminari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-NjXR5hnFLgY/TnehJCfTFMI/AAAAAAAAG8c/N30GbC4_lWA/P1070622-x-FARMACIA.png" alt="" width="360" height="274" />Si è tornati a parlare di Farmacia, la <strong>facoltà dei veleni</strong>, venerdì sera alla scalinata Alessi, nel cuore del centro storico di Catania, durante la Liberafesta organizzata da Rifondazione.</p>
<p>Se ne è tornato a parlare per non dimenticare e anche perchè siamo alla <strong>vigilia dell&#8217;udienza</strong> (21 settembre) in cui il giudice per le indagini preliminari dovrà sciogliere la sua riserva e stabilire chi potrà <span id="more-25463"></span>costituirsi parte civile. Altre decisioni importanti dovranno essere prese. Oltre al procedimento in corso per <strong>disastro ambientale</strong>, è stato infatti chiesto un incidente probatorio per un secondo procedimento in cui si ipotizza il reato di <strong>omicidio colposo</strong>. Toccherà ai giudici valutare, caso per caso, il nesso di causalità tra le patologie riscontrate o le morti intervenute tra i frequentatori del laboratorio e la situazione altamente inquinante del laboratorio stesso.</p>
<p>L&#8217;avvocato Terranova, che fa parte del collegio di difesa delle vittime, in apertura ha dichiarato di non volersi fermare. L&#8217;accusa potrebbe diventare, a suo parere, quella di <strong>omicidio volontario</strong>, aggravato dalla previsione dell&#8217;evento, come è accaduto nel caso della ThissenKroup.</p>
<p>Che la situazione di carenza e l’esistenza di gravi problemi nel laboratorio fosse <strong>ben nota</strong> a tutti i livelli, sicuramente prima del 2001, è dimostrato dal fatto che che era stato dato ad una società esterna di Milano l&#8217;incarico di rilevarne lo stato di contaminazione. L&#8217; <strong>indagine tecnica</strong>,  corredata da indicazioni sugli interventi necessari, è di fatto caduta nel nulla  e ne è stata data notizia solo il 30 nov 2008.</p>
<p>Sono almeno tre i giovani ricercatori del laboratorio di Farmacia <strong>morti</strong> per patologie neoplasiche, ma si parla di otto morti sospette e di altri soggetti affetti da <strong>patologie</strong> riconducibili al contatto con le sostanze pericolose maneggiate in quel laboratorio. Tra questi Lucio Lanza, ex ricercatore presente all&#8217;incontro, affetto da una particolare forma di leucemia che colpisce soprattutto chi è esposto a solventi aromatici come il benzolo e lo costringe a sottoporsi a  continui controlli, dopo aver fatto anche un ciclo di chemioterapia che spera di non ripetere.</p>
<p>Sebbene sia chiaro che ci sono gravi responsabilità nella gestione di quel laboratorio, non sarà tuttavia facile per i magistrati individuare la <strong>responsabilità di ogni singolo imputato</strong>, soprattutto in una situazione in cui i ruoli e le funzioni non sono sempre ben precisate dal mansionario. Proprio questo sarà, a parere dell&#8217;avv. Iannello della CGIL, uno dei passaggi più delicati del processo.</p>
<p>Il paradosso è che l&#8217;Università, i cui vertici degli anni 2004-2007 sono sotto accusa, si sia presentata come “parte offesa”. Come può essere insieme <strong>accusata e vittima</strong>? Dal punto di vista legale, può esserlo, dicono gli avvocati, perchè il reato è legato a responsabilità personali.</p>
<p>L&#8217;Università avrebbe persino potuto presentarsi come parte civile. Se non lo ha fatto, è solo perché ha scelto di tenere un <strong>profilo basso</strong>. Il rettore di allora, Ferdinando Latteri è deceduto e sarà quindi prosciolto, come previsto dalla legge. Non vorremmo che fossero  scaricate su di lui la maggior parte delle responsabilità, scagionando così gli altri imputati.</p>
<p>Ma la questione grave è anche un&#8217;altra. In quel laboratorio si lavorava in condizioni che non erano solo di pericolo, erano <strong>condizioni illegali</strong>: sono state ignorate e violate non solo le norme più recenti, ma anche le più elementari e cogenti, in vigore da oltre mezzo secolo, come quelle contenute nel DPR 303/1956, <em>Norme generali per l’igiene del lavoro</em>.</p>
<p>Si operava in assenza di ventilazione adeguata, con reagenti e sostanze volatili custodite in armadi senza aspiratori ed in recipienti aperti, condizioni che determinavano la saturazione dell&#8217;ambiente con vapori cancerogeni e concentrazioni verosimilmente  superiori di centinaia di volte a quelle ammissibili. Tutte condizioni descritte nel <strong>memoriale di Emanuele Patanè</strong> e perfettamente riproducibili.</p>
<p>Se nessun controllo interno aveva indotto a mutare le condizioni di quel laboratorio, perchè non è stato chiesto l&#8217;intervento di controllori esterni? Eppure, come ha ricordato qualcuno dal pubblico, esiste un ente preposto a questi controlli, l&#8217;<strong>Ispettorato del lavoro</strong>.</p>
<p>Costretto a venire allo scoperto, il professor <strong>Bousquet</strong>, direttore del dipartimento farmaceutico dal 1999 al 2002, ha dichiarato di avere fatto ben 52 <strong>segnalazioni</strong> che non hanno avuto seguito.  L&#8217;Università, come ha dovuto ammettere, è un luogo <strong>“protetto”dai controlli esterni</strong>. Ma anche le sue segnalazioni al rettore e il suo tentativo di raccogliere in un documento le indicazioni di malesseri segnalati dai lavoratori del laboratorio sono state bloccate, e non solo dall&#8217;alto, ma anche dal basso, da chi aveva denunciato il malessere e successivamente lo ha minacciato di denuncia.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;"><a id="FARMACIA">Farmacia &#8211; la facoltà dei veleni</a>&nbsp;</p>
<p class="title">Farmacia, la facoltà dei veleni &#8211; articoli correlati su argocatania.org</p>
<ul>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/07/16/caso-farmacia-il-processo-rimandato-a-settembre/" target="_blank"><em>16.07.11 &#8211; Caso Farmacia, il processo rimandato a settembre</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/02/14/centri-velenosi-crescono/" target="_blank"><em>14.02.09 &#8211; Centri velenosi crescono</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2008/12/29/riflessioni-sulla-facolta-dei-veleni/" target="_blank"><em>29.12.08 &#8211; Riflessioni sulla facoltà dei veleni</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2008/12/19/farmacia-ancora-troppi-misteri/" target="_blank"><em>19.12.08 &#8211; Farmacia, ancora troppi misteri</em></a></li>
</ul>
</div>
<p>Nella struttura piramidale dell&#8217;università, in cui ogni mattone è <strong>ricattabile</strong> dal mattone sovrastante, nessuno ha il coraggio di parlare. Si teme di non poter pubblicare, di non poter fare carriera. E si diventa di fatto complici.</p>
<p><strong>Complicità e connivenza</strong> &#8211; perchè di questo si tratta nel caso di un Ispettorato che non procede ai controlli a cui è deputato &#8211; hanno contribuito ad uccidere non meno delle sostanze cancerogene adoperate negli esperimenti.</p>
<p>Occuparsi del problema delle fognature e risolverlo è importante. Lo hanno segnalato Centineo e Leonardi, entrambi della CGIL, ma l&#8217;attenzione ai <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /><strong>problemi strutturali</strong> non deve far trascurare le <strong>responsabilità soggettive</strong>. Non vorremmo accontentarci della pubblicazione degli <strong>atti processuali</strong>, che ci è stata promessa venerdì sera. Vorremmo che la giustizia facesse seriamente il suo corso.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.argocatania.org/2011/09/20/farmacia-veleni-in-aula/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Inceneritori, i danni alla salute</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/02/04/inceneritori-i-danni-alla-salute/</link>
		<comments>http://www.argocatania.org/2011/02/04/inceneritori-i-danni-alla-salute/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 07:33:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[CIP6]]></category>
		<category><![CDATA[energie rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[inceneritori]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[L. Tomatis]]></category>
		<category><![CDATA[R. Lombardo]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[termovalorizzatori]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.argo.catania.it/?p=17723</guid>
		<description><![CDATA[Pubblichiamo la prima parte dell&#8217;approfondimento allegato da Rifiuti Zero alla lettera aperta inviata al governatore Lombardo, da noi già pubblicata. Si tratta di una sintesi di una monografia sui danni alla salute, di cui in calce si può trovare il testo completo e la relativa bibliografia. &#8220;Vorremmo innanzi tutto chiarire che in codesta relazione usiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/07/inceneritore.jpg"><img class="size-medium wp-image-5245 alignleft" title="inceneritore" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/07/inceneritore-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" /></a><em>Pubblichiamo la <strong>prima parte</strong> dell&#8217;approfondimento allegato da <strong>Rifiuti Zero</strong> alla <a href="http://www.argo.catania.it/2011/02/02/rifiuti-zero-a-lombardo/" target="_blank">lettera aperta inviata al governatore Lombardo, da noi già pubblicata</a>. Si tratta di una <strong>sintesi di una monografia sui danni alla salute, </strong></em><em>di cui in calce si può trovare il testo completo e la relativa bibliografia</em><em><strong>.</strong></em></p>
<p>&#8220;Vorremmo innanzi tutto chiarire che in codesta relazione usiamo volutamente il termine “inceneritore” dal momento che la dizione “<strong>termovalorizzatore</strong>”, con cui questi impianti sono comunemente indicati, è un termine di fantasia, che<span id="more-17723"></span> <strong>non trova riscontro nel resto d’Europa</strong>, dove tutt’al più impianti di questo tipo sono indicati col termine di “inceneritori con recupero energetico”.</p>
<p>Il problema dei rischi legati all’incenerimento dei rifiuti è di cruciale attualità: tale pratica sta infatti dilagando nel nostro paese grazie ad <strong>improprie incentivazioni economiche &#8211; elargite solo nel nostro paese</strong> (CIP6, certificati verdi) &#8211; che distorcono gravemente l’adozione di corrette politiche di smaltimento dei rifiuti, a cominciare dalla loro riduzione, riuso, riciclo ecc.</p>
<p>Il Trattato dell’UE ha vietato aiuti di Stato alle imprese. Successivamente la crisi energetica ha prodotto la <strong>Direttiva 2001/77/CE</strong>, la quale ha <strong>promosso l’energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili</strong>, definendo quali siano le fonti rinnovabili, e ha ammesso gli aiuti di Stato alle imprese interessate. I <strong>rifiuti non risultano tra le fonti definite rinnovabili</strong> dalla Direttiva 2001/77/CE e da successive direttive. Ciò nonostante l’<strong>Italia ha incluso i rifiuti tra le fonti rinnovabili</strong>, permettendo agli inceneritori che ne fanno uso per la produzione di energia elettrica di <strong>beneficiare del regime di aiuti statali</strong> (Legge n. 39/2002, art. 43; D.Lgs. n.387/2003, art. 17).</p>
<p>L’incenerimento dei rifiuti riduce solo il volume dei rifiuti in entrata e <strong>trasforma anche materiali relativamente inerti in ingresso in rifiuti altamente tossici e pericolosi</strong>, sotto forma di emissioni gassose, ceneri volanti e ceneri pesanti che, a loro volta, <strong>richiedono costosi sistemi di inertizzazione e stoccaggio</strong>.</p>
<p>Nelle popolazioni esposte alle emissioni di inquinanti provenienti da inceneritori sono stati segnalati numerosi <strong>effetti avversi sulla salute sia neoplastici che non</strong>, quali: incremento di malformazioni congenite, ipofunzione tiroidea, diabete, ischemie, problemi comportamentali, patologie polmonari croniche aspecifiche, bronchiti, allergie, disturbi nell’infanzia, alterato rapporto maschi/femmine alla nascita.</p>
<p>Ancor più numerose e statisticamente <strong>significative sono le evidenze per quanto riguarda il cancro</strong>. Segnalati aumenti di cancro a: fegato, laringe, stomaco, colon-retto, vescica, rene, mammella. Particolarmente significativa risulta l’associazione per: cancro al polmone, linfomi non Hodgkin, neoplasie infantili e soprattutto sarcomi. Recenti studi condotti in Francia ed in Italia hanno evidenziato inoltre conseguenze particolarmente rilevanti nel sesso femminile.</p>
<p>Si sottolinea e si dimostra che, anche con i “nuovi” impianti, <strong>nessuna valida garanzia di innocuità può essere fornita</strong>, se non altro perchè trattandosi di “<strong>nuovi</strong>” impianti <strong>non esistono ovviamente indagini epidemiologiche</strong> idonee.</p>
<p>Questi <strong>rischi</strong> sono <strong>assolutamente ingiustificati</strong> in quanto <strong>esistono tecniche di gestione dei rifiuti, alternative</strong> alla combustione, già ampiamente sperimentate e prive di effetti nocivi.</p>
<p>Proseguire sulla strada dell’incenerimento non può che essere definita, come già affermò <strong>Lorenzo Tomatis</strong> già direttore della Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, “<strong>una follia</strong>” e tutto ciò rende conto della resistenza che tale prassi incontra nelle popolazioni, nella comunità scientifica e soprattutto nei medici che, con assoluta fermezza e non solo in Italia, hanno preso posizione <strong>condannando senza appello l’incenerimento</strong>.</p>
<p>I medici sono ben consci che quando <strong>la scienza si è messa al servizio degli interessi economici</strong> sono derivati distorsioni e ritardi nella presa dei coscienza degli effetti negativi della salute delle scelte operate: la lista delle “lezioni apprese in ritardo da pericoli conosciuti in anticipo” è già troppo lunga: non è proprio il caso di aggiungervi anche i guai che inevitabilmente deriveranno dall’incenerimento dei rifiuti.</p>
<p>Per chi volesse approfondire la problematica, ecco la scheda su gli &#8220;<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2011/01/Inquinanti_emessi_inceneritori.pdf">Inquinanti emessi dagli inceneritori</a>&#8220;, con dettagli tecnici ben documentati</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.argocatania.org/2011/02/04/inceneritori-i-danni-alla-salute/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Non chiudete l&#8217;Unità di medicina tropicale!</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2010/08/11/non-chiudete-lunita-di-medicina-tropicale/</link>
		<comments>http://www.argocatania.org/2010/08/11/non-chiudete-lunita-di-medicina-tropicale/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 04:10:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[B. Cacopardo]]></category>
		<category><![CDATA[L. Nigro]]></category>
		<category><![CDATA[M.T. Mughini]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[UOC Medicina Tropicale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.argo.catania.it/?p=14268</guid>
		<description><![CDATA[Può una unità operativa sanitaria essere valutata solo per le sue capacità &#8220;produttive&#8221;? No. Eppure la Uoc di Medicina Tropicale dell&#8217;Azienda &#8220;Policlinico-V. Emanuele&#8221; rischia di essere chiusa perchè considerata non produttiva. E potrebbe non essere sufficiente a salvarla il fatto che sia  considerata un &#8220;fiore all&#8217;occhiello dei programmi di integrazione fra ospedale e territorio&#8221; o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft" src="http://lh3.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TGGXvEEZlTI/AAAAAAAAAJg/SHE9Yf4AHAQ/100809%20sanit%C3%A0%20privata.jpg" alt="" width="242" height="183" />Può una unità operativa sanitaria essere valutata solo per le sue capacità &#8220;produttive&#8221;? No. Eppure la Uoc di Medicina Tropicale dell&#8217;Azienda &#8220;Policlinico-V. Emanuele&#8221; rischia di essere <strong>chiusa perchè considerata non produttiva</strong>. E potrebbe non essere sufficiente a salvarla il fatto che sia  considerata un &#8220;fiore all&#8217;occhiello dei programmi di integrazione fra ospedale e territorio&#8221; o il fatto che esista da <span id="more-14268"></span>venti anni una convenzione tra l&#8217;Ateneo e la Caritas diocesana.<br />
</em></p>
<p><em>Se queste sono le conseguenze della <strong>trasformazione degli enti ospedalieri in aziende</strong>, abbiamo la prova che il nostro futuro sanitario è a rischio. Ci cureranno solo se non perdono soldi&#8230;.</em></p>
<p><em>Questo non vuol dire che non si debbano gestire le strutture sanitarie in modo oculato, evitando spese inutili o arricchimenti illeciti di privati a danno del pubblico. Ma trasformare la salute in una merce su cui fare profitto, questo no. Non ci stiamo.</em></p>
<p><em>Ecco perchè pubblichiamo l&#8217;<strong>appello dei proff. Bruno Cacopardo, Luciano Nigro e Maria Teresa Mughini</strong>, affinchè la collettività tutta, e in particolare le associazioni che si occupano della difesa degli emarginati, degli immigrati, della cooperazione internazionale facciano sentire la propria voce presso le autorità competenti, in modo che sia evitato questo impoverimento della nostra realtà sanitaria, sociale e civile.<br />
</em></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --> <span style="font-size: small;">&#8220;In molti Atenei italiani sono consolidate, ormai da anni, <strong>esperienze qualificanti di cooperazione decentrata</strong> che sono supportate da importanti competenze professionali ed arricchite da contatti con gli <strong>Organismi non Governativi </strong>Territoriali e con le <strong>Agenzie Internazionali</strong> di Cooperazione allo Sviluppo.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">In questi Atenei le Unità di Medicina Tropicale vantano ricche esperienze di realizzazione di <strong>progetti nei Paesi in via di sviluppo</strong>, svolti in autonomia o in collaborazione con le Autorità sanitarie locali e con le Agenzie italiane ed internazionali. A tali attività di Cooperazione, si affiancano numerose iniziative didattiche inserite in contesti nazionali ed internazionali. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Inoltre, le Unità di Medicina Tropicale assolvono il compito di fornire assistenza sanitaria agli <strong>immigrati</strong> ed alle <strong>fasce deboli della popolazione </strong>garantendo integrazione socio-sanitaria ed accesso alle strutture diagnostiche e terapeutiche. Tutto ciò in accordo con gli auspici della Organizzazione Mondiale della Sanità, dell’Unione Europea e delle Nazioni Unite.. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">In <strong>epoca di globalizzazione</strong>, inoltre, le Aziende Sanitarie non possono <img class="alignright" src="http://lh4.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TGGV_SyNfOI/AAAAAAAAAJY/FrRAh-ZvDKE/100809%20dottora1.jpg" alt="" width="414" height="270" />delegare ad altri il  confronto con le nuove problematiche e debbono necessariamente interfacciarsi con i processi multi- ed interculturali che, inevitabilmente, mettono alla prova ed esaltano il livello di civiltà e di umanità della professione medica. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Infine vogliamo ricordare che nel 1990, anno di istituzione della U.O.C. di Medicina Tropicale, è stata siglata una <strong>convenzione tra l’Ateneo di Catania,</strong> rappresentato dal Magnifico Rettore prof. Rodolico, e la <strong>Caritas diocesana</strong> di Catania, con delibera del consiglio di Amministrazione del 28-2-1990, dove l’Università e per suo tramite l’Unità di Medicina Tropicale si fa carico dell’assistenza medica degli immigrati; la convezione a meno di disdetta si intende <strong>tacitamente rinnovata</strong> di anno in anno. Dal 1990 l’UOC di Medicina Tropicale garantisce, fra l’altro, l’assistenza di medicina generale e di malattie infettive e tropicale agli immigrati.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Sulla base di queste premesse i docenti del settore MED 17  si  permettono di segnalare  alle SS. LL.  la necessità e l’importanza di mantenere attiva, dotata di sufficienti risorse, la <strong>Unità Operativa Complessa di Medicina Tropicale</strong>, dell’Azienda Ospedaliera “V. Emanuele Policlinico di Catania”, la cui sopravvivenza appare al momento <strong>minacciata da programmi di chiusura</strong>. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’UOC di Medicina tropicale si propone, oggi, come modello, unico e difficilmente riproducibile, di <strong>efficace integrazione socio-sanitaria territoriale</strong> e come moderna risorsa assistenziale, scientifica e didattica. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">L’UOC di Medicina Tropicale, se dotata di sufficienti risorse, è in grado di svolgere e fornire fra l’altro:</span></p>
<ul>
<li><span style="font-size: small;">degenza 	altamente specializzata per <strong>patologie tropicali</strong>, includendo la 	tubercolosi e le <strong>infezioni a trasmissione sessuale</strong> per soggetti 	migranti e viaggiatori; </span></li>
<li><span style="font-size: small;"><strong>ambulatorio 	per gli stranieri</strong> per le prestazioni sanitarie di base e 	specialistiche di primo livello; </span></li>
<li><span style="font-size: small;">servizio 	di <strong>parassitologia</strong> la diagnosi microscopica delle malattie tropicali 	e parassitarie e gli  ambulatori.;</span></li>
<li><span style="font-size: small;">ambulatorio 	per la prevenzione diagnosi e cura della <strong>tubercolosi</strong>;</span></li>
<li><span style="font-size: small;">ambulatorio 	per i <strong>viaggiatori</strong> per la consulenza preparatoria al viaggio 	(turismo, lavoro, volontariato)</span></li>
<li><span style="font-size: small;">consulenza 	diagnosi e cura al rientro dal viaggio; ambulatorio per il 	v</span><span style="font-size: small;">iaggiatore <strong>internazionale</strong> per le esigenze 	sanitarie che possono presentarsi al turista nel corso del 	soggiorno; </span></li>
<li><span style="font-size: small;">ambulatorio </span><span style="font-size: small;">per la prevenzione, diagnosi e cura delle 	<strong>malattie a trasmissione sessuale</strong> rivolta a tutti i cittadini, 	italiani e immigrati; </span></li>
<li><span style="font-size: small;">compiti 	di informazione per la profilassi delle patologie del viaggiatore e 	di prevenzione, diagnosi e cura per le persone migranti promuovendo 	<strong>programmi di collaborazione</strong> con le agenzie pubbliche e del terzo 	settore (ONG, Associazioni di volontariato) del territorio</span></li>
<li><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">proseguire 	il progetto di collaborazione siglato <strong>tra l’Ateneo e l’ospedale 	Luisa Guidotti in Zimbabwe</strong>.</span></span></li>
</ul>
<p><span style="font-size: small;"> Per quanto riguarda le necessità <strong>didattiche</strong> potranno essere organizzati in linea con quanto articolato ed effettuato nei più prestigiosi atenei europei:</span></p>
<ul>
<li><span style="font-size: small;"><strong>Corso</strong> di perfezionamento in “Gestione delle <strong>Problematiche HIV/AIDS</strong> nei 	Paesi a risorse limitate”.</span></li>
<li><span style="font-size: small;"><strong>Corso</strong> di perfezionamento in “Aspetti clinici, diagnostici e terapeutici 	della <strong>tubercolosi</strong> “</span></li>
<li><span style="font-size: small;"><strong>Diploma</strong> di tecniche diagnostiche di <strong>parassitologia</strong> rivolto a Tecnici, 	Biologi e Medici di laboratorio.</span></li>
<li><span style="font-size: small;"><strong>Diploma</strong> sulle tematiche legate alla <strong>medicina tropicale</strong> rivolto a mediatori 	culturali ed assistenti sociali. </span></li>
<li><span style="font-size: small;"><strong>Formazione 	e aggiornamento</strong> professionale degli operatori destinati ad operare 	nei Paesi in Via di Sviluppo</span></li>
<li><span style="font-size: small;"><strong>ADE</strong> di Medicina Tropicale</span></li>
<li><span style="font-size: small;">Organizzazione 	di <strong>convegni</strong> scientifici</span></li>
<li><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><strong>Stage</strong> formativi in Africa per gli Specializzandi e per gli studenti</span></span></li>
</ul>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"> Per quanto attiene la ricerca scientifica la sopravvivenza della UOC di Medicina Tropicale consente di implementare la  <strong>partecipazione a trials nazionali ed internazionali</strong> di sperimentazione clinica nella terapia delle malattie tropicali ed a studi immunologici, epidemiologici e patogenetici.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Infine non si può fare a meno di  osservare la singolare dicotomia tra la ventilata volontà di sopprimere la UOC di Medicina Tropicale da parte dell’azienda  e l’<strong>enfatica presentazione della stessa (Art 12 comma 4 dell’Atto Aziendale) come fiore all’occhiello</strong> dei programmi di integrazione fra ospedale e territorio.</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">In conclusione gli scriventi chiedono a tutte le <strong>Associazioni di farsi portavoce</strong> presso il Magnifico Rettore, l’Assessore Regionale alla Sanità e il Direttore Generale e il Direttore Sanitario dell’Azienda Ospedaliera “V. Emanuele-Policlinico” di Catania affinché rivedano le loro posizioni e mantengano attiva l’UOC di Medicina Tropicale <strong>a beneficio non solo di un’ampia fascia di persone altrimenti negletta ma della comunità tutta.</strong>&#8220;</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Si porgono distinti saluti</span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><em>Prof. Bruno Cacopardo</em></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><em>Prof. Luciano Nigro</em></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;"><em>Prof. Maria Teresa Mughini</em></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-size: small;">Docenti Settore MED 17 &#8211; Facoltà di Medicina e Chirurgia dell&#8217; Università di Catania</span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.argocatania.org/2010/08/11/non-chiudete-lunita-di-medicina-tropicale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Inceneritori o Termovalorizzatori?</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2009/08/04/inceneritori-o-termovalorizzatori/</link>
		<comments>http://www.argocatania.org/2009/08/04/inceneritori-o-termovalorizzatori/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2009 01:05:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[inceneritori]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[termovalorizzatori]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.argo.catania.it/?p=5570</guid>
		<description><![CDATA[Abbiamo di recente affrontato più volte un problema di rande attualità in Sicilia, quello degli inceneritori: http://www.argo.catania.it/2009/07/27/ne-cuffaro-ne-lombardo/;   http://www.argo.catania.it/2009/07/05/affari-sospetti/;  http://www.argo.catania.it/2009/07/04/se-prima-eravamo-in-quattro/ . Vogliamo chiarire il motivo per cui non abbiamo mai usato il termine termovalorizzatore, spesso adoperato in sostituzione di quello di inceneritore. Da premettere: l’inceneritore è un impianto che ha come principale finalità la combustione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo di recente affrontato più volte un problema di rande attualità in Sicilia, quello degli<strong> inceneritori</strong>:<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/07/termovalorizzatori2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5572" title="termovalorizzatori2" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/07/termovalorizzatori2-300x217.jpg" alt="termovalorizzatori2" width="300" height="217" /></a></p>
<p><a href="http://www.argo.catania.it/2009/07/27/ne-cuffaro-ne-lombardo/" target="_blank">http://www.argo.catania.it/2009/07/27/ne-cuffaro-ne-lombardo/</a>;   <a href="http://www.argo.catania.it/2009/07/05/affari-sospetti/" target="_blank">http://www.argo.catania.it/2009/07/05/affari-sospetti/</a>;  <a href="http://www.argo.catania.it/2009/07/04/se-prima-eravamo-in-quattro/" target="_blank">http://www.argo.catania.it/2009/07/04/se-prima-eravamo-in-quattro/</a> .</p>
<p>Vogliamo chiarire il motivo per cui non abbiamo mai usato <strong>il termine termovalorizzatore</strong>, spesso adoperato in sostituzione di quello di inceneritore.</p>
<p>Da premettere: l’inceneritore è un impianto che ha come principale finalità <strong>la combustione dei rifiuti</strong> e quindi la sua funzionalità va valutata soprattutto rispetto alla<strong> efficacia</strong> e alla maggiore, o minore, <strong>dannosità</strong> di questo sistema di smaltimento.<br />
Negli impianti più moderni, parte del calore utilizzato <span id="more-5570"></span>per bruciare i rifiuti viene <strong>recuperato e utilizzato per produrre vapore</strong>, che aziona una turbina che (tanto per semplificare) <strong>trasforma l’energia termica in energia elettrica.</strong><br />
Questo tipo di inceneritore con recupero energetico viene talora denominato termovalorizzatore.</p>
<p>Questa dicitura, ormai adoperata correntemente, contiene un elemento di <strong>falsità</strong> e allontana da una corretta <strong>valutazione della validità </strong>di questo sistema di smaltimento.<br />
L’<strong>impressione</strong> che si ricava. infatti, è che questi impianti siano estremamente <strong>utili</strong> perché vengono incontro a due esigenze molto sentite: lo smaltimento dei rifiuti (oggi percepito come grave emergenza, soprattutto dopo i fatti di Napoli) e la creazione di energia (di cui si ha bisogno e che si ritiene difficile e costosa da produrre).</p>
<p>La prima falsità sta nell’uso del termine “valorizzare”: Il <strong>vero modo di valorizzare i rifiuti non è bruciarli</strong>, ma <strong>riusarli</strong> fino a che è possibile e successivamente <strong>riciclarli</strong> (lo si deduce anche dalla lettura delle indicazioni che vengono dall&#8217;Unione Europea, <a href="http://www.argo.catania.it/2009/06/05/indicazioni-disattese/" target="_blank">http://www.argo.catania.it/2009/06/05/indicazioni-disattese/</a>).<br />
Bruciare i rifiuti, inoltre non equivale a farli scomparire, come nella nostra mente possiamo pensare perché non li vediamo più in giro. <strong>Bruciarli vuol dire trasformarli chimicamente,</strong> facendoli diventare <strong>gas, cenere e polvere</strong>. Non è secondario che si tratti di gas e polveri <strong>tossici e cancerogeni</strong>, tanto che le ceneri prodotte dall’incenerimento devono essere trattate come <strong>rifiuti speciali</strong> e quindi trasportate in <strong>discariche apposite</strong>.</p>
<p>Anche l’dea che gli inceneritori siano utili per produrre energia è piuttosto una leggenda metropolitana. Innanzi tutto <strong>i rifiuti non bruciano “da soli”</strong>, vengono bruciati con l’<strong>uso massiccio di combustibili</strong> (gas metano o oli minerali). La modalità di combustione è necessariamente a <strong>bassa efficienza</strong> ed inoltre tutte le operazioni che ruotano attorno alla combustione (il trasporto dei rifiuti, del combustibile e delle ceneri; la preparazione dei rifiuti mediante essiccazione e compressione, etc) sono tutte <strong>operazioni che richiedono energia</strong>, che va sottratta al rendimento energetico dell’inceneritore e che ne <strong>diminuisce ulteriormente la convenienza</strong>.</p>
<p>Altra idea da sfatare è quella che gli inceneritori siano una forma di investimento economico conveniente e un possibile strumento di sviluppo per il territorio.<br />
La <strong>convenienza economica</strong> è dovuta, nella fase iniziale, all’<strong>utilizzo di soldi pubblici</strong>. Non dimentichiamo, però, che i soldi pubblici non sono soldi di nessuno, ma sono somme che sborsiamo quando paghiamo le tasse (&#8230;chi le paga&#8230;). Da questo contributo economico, versato sotto forma di tasse, noi cittadini <strong>non ricaviamo nessun vantaggio</strong>, perché paghiamo <strong>bollette salate</strong> per lo smaltimento dei rifiuti e abbiamo anche gli oneri derivanti dalle <strong>cure mediche </strong>a cui dobbiamo sottoporci a causa della <strong>tossicità degli impianti</strong> (inquinamento da diossina e da metalli pesanti diffusi nel territorio circostante).<br />
Ricavano alti profitti solo i gestori degli impianti, che ricevono anche degli <strong>incentivi</strong> alla produzione di energia elettrica, dato che gli inceneritori sono stati <strong>equiparati agli impianti che utilizzano fonti rinnovabili. </strong>Cercheremo di tornare su questi incentivi (Cip6), perché anche in questo caso siamo noi cittadini a pagare attraverso una <strong>maggiorazione</strong> che viene addebitata sulla nostra bolletta..<br />
Quanto alla funzione degli inceneritori come promotori di sviluppo, ricordiamo che si tratta di impianti ad alta tecnologia, che hanno bisogno di<strong> poca manodopera</strong> e non offrono molte occasioni di lavoro (sicuramente molto <strong>meno possibilità di occupazione della raccolta differenziata</strong> che ha, invece, bisogno di personale e di piccole e medie imprese, per il compostaggio, il riciclaggio etc.)</p>
<p>Una domanda interessante potrebbe essere quella relativa agli impianti di incenerimento di <strong>ultima generazione</strong> e alla proclamata eliminazione della produzione di gas nocivi. Il discorso si potrà approfondire in altra sede, tuttavia c’è da dire che neanche le nuove tecnologie escludono <strong>rischi per la salute</strong>. Quello che cambia è la natura delle scorie, che restano comunque pericolose e inquinanti.</p>
<p>Le linee fondamentali del ragionamento che abbiamo fatto restano tutte valide.<br />
I termovalorizzatori sono a tutti gli effetti inceneritori di rifiuti, <strong>non convenienti</strong> a nessun livello.</p>
<p>In Sicilia li possono volere solo coloro che non sono correttamente informati dai mass media e coloro (pochissimi) che voglio fare <strong>affari a nostro danno</strong>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.argocatania.org/2009/08/04/inceneritori-o-termovalorizzatori/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pubblica amministrazione, la pagella regione per regione</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2009/05/23/pubblica-amministrazione-la-pagella-regione-per-regione/</link>
		<comments>http://www.argocatania.org/2009/05/23/pubblica-amministrazione-la-pagella-regione-per-regione/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 23 May 2009 03:41:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
		<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Urbanistica]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[competitività]]></category>
		<category><![CDATA[Forum Pa]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[servizi pubblici]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[welfare]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.argo.catania.it/?p=4730</guid>
		<description><![CDATA[Un&#8217; indagine per valutare i servizi pubblici e la burocrazia (classifica pubblicata su Il Sole 24 Ore, 11/05/2009) conferma la Sicilia come una delle ultime regioni in termini di qualità. Esperti e ricercatori di Forum Pa hanno redatto una pagella che colloca la Sicilia ultima (20° posto) in quattro aree (Ambiente, Lavoro, Salute, Welfare) su otto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4734" href="http://www.argo.catania.it/2009/05/23/pubblica-amministrazione-la-pagella-regione-per-regione/luigi_alfieri_vignetta_brunetta/"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-4734" title="luigi_alfieri_vignetta_brunetta" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/05/luigi_alfieri_vignetta_brunetta-150x150.jpg" alt="luigi_alfieri_vignetta_brunetta" width="150" height="150" /></a>Un&#8217; <a href="http://saperi.forumpa.it/story/41300/100-indicatori-misurare-la-pa-da-oggi-line-i-risultati" target="_blank">indagine</a> per valutare <strong>i servizi pubblici e la burocrazia</strong> (<a rel="attachment wp-att-4731" href="http://www.argo.catania.it/2009/05/23/pubblica-amministrazione-la-pagella-regione-per-regione/classifica-forum-pa/">classifica</a> pubblicata su Il Sole 24 Ore, 11/05/2009) conferma la Sicilia come una delle ultime regioni in termini di qualità. Esperti e ricercatori di <strong>Forum Pa</strong> hanno redatto una pagella che colloca la Sicilia ultima (20° posto) in quattro aree (<strong>Ambiente, Lavoro, Salute, Welfare</strong>) su otto e fra le ultime in altre tre aree (18° in <strong>Istruzione</strong>, 17° in <strong>Competitività</strong>, 15° in <strong>Sicurezza</strong>). Unica area ove siamo collocati a metà classifica è la <strong>Giustizia</strong> (10° posto), forse per la minore incidenza della <em><strong>&#8220;discrezionalità regionale&#8221;</strong></em> rispetto alle altre aree, dove l&#8217;autonomia sembra non averci favorito. Per saperne di più consulta il sito <a href="http://www.misurapa.it/">http://www.misurapa.it/</a> dove trovi 100 indicatori per misurare la Pubblica Amministrazione &#8220;per scoprire dove la raccolta differenziata funziona meglio, oppure la regione dove ci sono più asili nido, o il territorio più competitivo&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.argocatania.org/2009/05/23/pubblica-amministrazione-la-pagella-regione-per-regione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Manifestazione contro il &#8220;decreto sicurezza&#8221; &#8211; DDL 733</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2009/03/21/manifestazione-contro-il-decreto-sicurezza-ddl-733/</link>
		<comments>http://www.argocatania.org/2009/03/21/manifestazione-contro-il-decreto-sicurezza-ddl-733/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2009 21:05:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[protesta]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.argo.catania.it/?p=2583</guid>
		<description><![CDATA[Si è snodata fra via Umberto e piazza Università la manifestazione contro il &#8220;pacchetto sicurezza&#8221; del DDL 733. Piuttosto basso il numero dei partecipanti, di cui molti gli immigrati. Inizialmente timidi e sulle difensive, a metà percorso hanno dato inizio ad una vivace ed apprezzata jam session con i tamburi (guarda le foto)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è snodata fra via Umberto e piazza Università la manifestazione contro il &#8220;pacchetto sicurezza&#8221; del DDL 733. Piuttosto basso il numero dei partecipanti, di cui molti gli immigrati. Inizialmente timidi e sulle difensive, a metà percorso hanno dato inizio ad una vivace ed apprezzata jam session con i tamburi (<span style="color: #ff0000;"><strong>guarda le foto</strong></span>)</p>
<p><a href="http://jalbum.net/browse/user/album/143529/" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2663" title="vai alla galleria" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/03/p1020103-tamburi-300x217.jpg" alt="vai alla galleria" width="300" height="217" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.argocatania.org/2009/03/21/manifestazione-contro-il-decreto-sicurezza-ddl-733/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il &#8220;pacco&#8221; sicurezza</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2009/03/21/il-pacco-sicurezza/</link>
		<comments>http://www.argocatania.org/2009/03/21/il-pacco-sicurezza/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2009 04:44:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[emarginazione]]></category>
		<category><![CDATA[manifestazione]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.argo.catania.it/?p=2541</guid>
		<description><![CDATA[Proseguono in tutta Italia le proteste contro il Ddl 733, il cosiddetto pacchetto sicurezza. A Catania, dopo il Noi non segnaliamo day promosso da Medici senza Frontiere e da altre associazioni, si svolgerà, nel pomeriggio (partenza alle ore 17.00 da Piazza Vittorio Emanuele) una manifestazione cittadina indetta da: Arci, Chiesa Battista e Valdese, Cobas, Giovani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/03/pacchetto_sicurezza.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-2543" title="pacchetto_sicurezza" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/03/pacchetto_sicurezza.jpeg" alt="pacchetto_sicurezza" width="133" height="125" /></a>Proseguono in tutta Italia le  proteste contro il Ddl 733, il cosiddetto pacchetto sicurezza.<br />
A Catania, dopo il <em><strong>Noi non segnaliamo day</strong></em> promosso da<strong> Medici senza Frontiere</strong> e da altre associazioni, si svolgerà, nel pomeriggio (partenza alle ore 17.00 da Piazza Vittorio Emanuele) una <strong>manifestazione cittadina</strong> indetta da: Arci, Chiesa Battista e Valdese, Cobas, Giovani Comunisti, PRC, Rete Antirazzista, Rete catanese contro il G8, Lila, Open Mind, Pdci, Sinistra Critica, Comunità Eritrea, Immigrati dal Marocco, Tunisia, Mauritius, Senegal…</p>
<p>Non si tratta, solo, di ribadire il <strong>rifiuto contro ogni forma di emarginazione e razzismo</strong>. Con questa mobilitazione<span id="more-2541"></span> le forze promotrici intendono denunciare la logica e le conseguenze di un disegno di legge che “<strong>mira a trasformare in nemici  quattro milioni di migranti</strong> che vivono in Italia da anni, che pagano le tasse e  lavorano in condizioni spesso durissime”, assimilando gli immigrati ai criminali.</p>
<p>“Se il Pacchetto sarà approvato –prosegue la denuncia dei promotori &#8211;  <strong>chi è senza permesso di soggiorno non potrà più andare al Pronto Soccorso</strong> per l&#8217;abolizione del divieto di segnalazione alla questura, riconoscere figli e figlie, sposarsi e inviare soldi a casa.</p>
<p>Il Ddl introduce inoltre la detenzione nei CIE (ex CPT) per 6 mesi, la tassa da 80 a 200 euro su richiesta e rinnovo del permesso di soggiorno, controlli ancora più stretti per acquisire la cittadinanza, il reato d&#8217;ingresso illegale nello stato”. In sostanza, siamo di fronte ad un Ddl che cerca di risolvere temi e questioni quanto mai complessi attraverso la <strong>scorciatoia della repressione verso i più deboli</strong> e i più ricattabili.</p>
<p>Il Ddl, forse, tranquillizzerà chi è pronto a scaricare sugli altri le proprie contraddizioni e le proprie paure, ma, <strong>creando ulteriore emarginazione, non farà altro che alimentare l’insicurezza sociale.</strong></p>
<p>Infatti, prima ancora dell’approvazione, il Ddl ha già prodotto i suoi <strong>effetti nefasti</strong>: venerdì 13 marzo 2009, Joy Johnson, <strong>una giovane nigeriana è morta al Policlinico di Bari</strong>. Era clandestina da alcuni mesi, per vivere faceva la prostituta e per paura (<strong>per paura di essere denunciata dai medici come clandestina) non è andata in ospedale: è morta per tubercolosi polmonare avanzata, e dunque altamente contagiosa</strong>.<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/03/pacchettoi-sicurezza.gif"><img class="alignright size-full wp-image-2558" title="pacchetto-sicurezza" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/03/pacchettoi-sicurezza.gif" alt="pacchetto-sicurezza" width="294" height="358" /></a></p>
<p>Una tragedia annunciata, “l&#8217;epilogo di una drammatica storia di vita. Storia di emarginazione e sfruttamento e di leggi ciniche e crudeli”, dichiara Pia Covre, del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute. “<strong>Se un cliente non avesse sfidato la paura </strong>di essere coinvolto e magari sanzionato per essersi fermato con una prostituta, <strong>quella donna sarebbe morta in strada</strong>. Questo dramma – sottolinea Covre &#8211;  mette in risalto cosa può accadere oggi in Italia per una persona prostituta clandestina e perseguitata dalle ordinanze antiprostituzione e dal decreto sicurezza. Anni di lavoro sul campo – prosegue Covre -e di dibattito politico sulla salute e la prevenzione ci hanno insegnato che non si deve escludere dalle cure nessuna persona, <strong>la salute pubblica, come sottolinea anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, viene messa in pericolo dalle politiche che ostacolano l’accesso ai servizi sanitari.&#8221;<br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.argocatania.org/2009/03/21/il-pacco-sicurezza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Appello di Medici senza frontiere contro l&#8217;obbligo per medici e infermieri di segnalare la presenza di stranieri irregolari</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2009/02/08/appello-di-medici-senza-frontiere-contro-lobbligo-per-medici-e-infermieri-di-segnalare-la-presenza-di-stranieri-irregolari/</link>
		<comments>http://www.argocatania.org/2009/02/08/appello-di-medici-senza-frontiere-contro-lobbligo-per-medici-e-infermieri-di-segnalare-la-presenza-di-stranieri-irregolari/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 18:41:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>gcb43</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[società civile]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.argo.catania.it/?p=1479</guid>
		<description><![CDATA[Riceviamo dalla presidente del gruppo Italia72 di Amnesty Iternational, che opera a Catania: Mi sento di aderire all&#8217;appello lanciato da Medici senza frontiere a proposito dell&#8217;emendamento, passato in Senato, che prevede l&#8217;obbligo per medici e infermieri di segnalare la presenza di stranieri irregolari. Ancora un esempio di gravissima violazione del diritto alla salute ancorchè espressione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/02/medici_no_150.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1485" title="medici_no_150" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/02/medici_no_150.jpg" alt="medici_no_150" width="150" height="105" /></a>Riceviamo dalla presidente del gruppo Italia72 di Amnesty<br />
Iternational, che opera a Catania:</em><br />
Mi sento di aderire all&#8217;appello lanciato da Medici senza frontiere a proposito dell&#8217;emendamento, passato in Senato, che prevede l&#8217;obbligo per medici e infermieri di segnalare la presenza di stranieri irregolari. Ancora un esempio di gravissima violazione del diritto alla salute ancorchè espressione di una politica miope incapace di considerare che le conseguenze di un mancato ricorso alle strutture sanitarie pubbliche alla lunga potrebbe avere serie ripercussioni sulla collettività.<br />
Vi prego di estendere l&#8217;appello ai vostri contatti. Grazie<br />
Simonetta cormaci<br />
<a href="http://www.divietodisegnalazione.medicisenzafrontiere.it/default.asp" target="_blank">http://www.divietodisegnalazione.medicisenzafrontiere.it/default.asp</a></p>
<p>vai all&#8217;articolo :http://archivio.unita.it/v2/gol/viewer.asp?Pag=6&amp;G=06&amp;M=02&amp;A=2009&amp;foliazione=47&amp;startpag=0&amp;sezione=naz</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.argocatania.org/2009/02/08/appello-di-medici-senza-frontiere-contro-lobbligo-per-medici-e-infermieri-di-segnalare-la-presenza-di-stranieri-irregolari/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Riflessioni sulla facoltà dei veleni &#8211; 2</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2009/01/07/riflessioni-sulla-facolta-dei-veleni-2/</link>
		<comments>http://www.argocatania.org/2009/01/07/riflessioni-sulla-facolta-dei-veleni-2/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 06:08:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariagrazia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[CGIL]]></category>
		<category><![CDATA[facoltà di farmacia]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.argo.catania.it/?p=757</guid>
		<description><![CDATA[Esaminiamo i contenuti del memoriale del giovane ricercatore Patané, morto di tumore al polmone a 23 anni, nel 2003. Proveremo ad illustrarne il significato in termini non specialistici ed a confrontare quanto denunciato con quanto previsto dalla norme di legge vigenti, in quegli anni, in tema di sicurezza ed igiene del lavoro. La copia del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esaminiamo i contenuti del <strong>memoriale del giovane ricercatore Patané</strong>, morto di tumore al polmone a 23 anni, nel 2003. Proveremo ad illustrarne il significato in termini non specialistici ed a confrontare quanto denunciato con quanto previsto dalla norme di legge vigenti, in quegli anni, in tema di sicurezza ed igiene del lavoro.<span id="more-757"></span> <strong>La copia del memoriale che utilizziamo</strong> è quella reperibile sul WEB all&#8217;indirizzo: <span style="text-decoration: underline;">http://www.lavalledeitempli.net/libera-informazione/memoriale-di-un-ricercatore</span> restando inteso che anche la validità delle nostre considerazioni é subordinata agli accertamenti della magistratura sulla veridicità delle affermazioni in esso contenute. Anche se le agenzie di stampa parlano di 15 morti, tutti al di sotto dei 30, anni per tumore ai polmoni o leucemia, in 10 anni e oltre 20 ammalati tra studenti e ricercatori, noi non ne terremo conto.</p>
<p><strong>Ci limiteremo ad analizzare le condizioni di igiene e sicurezzza del lavoro descritte nel memoriale</strong>. <em><span style="color: #0000ff;">« Ho frequentato il corso di dottorato di ricerca in Scienze Farmaceutiche di durata triennale, novembre 1999-ottobre 2002, presso il dipartimento di Scienze Farmaceutiche…. Ho iniziato a lavorare in laboratorio nell’aprile del 2000. Mi hanno diagnosticato un tumore nel polmone destro nel luglio 2002. Durante il corso di dottorato, trascorrevo generalmente tra le otto e le nove ore al giorno in laboratorio, per tutta l’intera settimana escluso il sabato. »</span> </em><strong></strong></p>
<p><strong>I tempi di esposizione agli inquinanti per un ricercatore sono uguali o superiori a quelli di un operaio di una industria chimica.</strong> Vanno quindi applicate le stesse norme e le stesse concentrazioni ammissibili. <em><span style="color: #0000ff;">« Il laboratorio è un locale di circa 120 metri quadri. Il laboratorio è dotato di tre porte che immettono verso l’esterno e di una porta che immette in un corridoio ed anche da tre finestre non apribili, che sono state sostituite con delle finestre nuove ed apribili all’incirca nel febbraio del 2002. Nel laboratorio non vi è un sistema di aspirazione e filtrazione idoneo, infatti si avvertivano sempre odori sgradevoli, tossici e molto fastidiosi, spesso <strong>eravamo costretti ad aprire le porte in modo da far ventilare l’ambiente</strong>.»</span> </em></p>
<p><strong>Il DPR 303/56, Norme generali per l’igiene del lavoro</strong>, oltre mezzo secolo fa, prescriveva: <em>ART. 9 &#8211; Areazione dei luoghi di lavoro chiusi</em> <em>1. Nei luoghi di lavoro chiusi, è necessario far sì che tenendo conto dei metodi di lavoro …., ai quali sono sottoposti i lavoratori, essi dispongano di aria salubre in quantità sufficiente anche ottenuta con impianti di areazione.</em> <em>2. Se viene utilizzato un impianto di aerazione, esso deve essere sempre mantenuto funzionante. Ogni eventuale guasto deve essere segnalato da un sistema di controllo, …</em></p>
<p>Nei laboratori <strong>il ricambio con aria fresca dovvrebbe essere</strong> di 6-8 volumi/ora. Se l&#8217;aerazione è inadeguata bastano piccole quantità di sostanze volatili per raggiungere concentrazioni superiori a quelle ammissibili. Facciamo l&#8217;esempio per il benzolo, uno dei solventi volatili impiegato (non il più tossico né il più volatile).</p>
<p>La concentrazione massima ammissibile nell&#8217;aria (TLV) è di 4 mg/mc. Per raggiungere questa concentrazione nel laboratorio (volume di circa 500 metri cubi) <strong>ne bastano appena 2 grammi, meno di mezzo cucchiaio.</strong> Ma le quantità di solventi volatili evaporate, e le loro concentrazioni nell&#8217;aria, erano sicuramente molto maggiori.</p>
<p><strong>Vediamo perchè</strong>: <span style="color: #0000ff;"><em>« Tutti i solventi di rifiuto, cioè quelli che erano stati utilizzati per le reazioni chimiche e per tutte le altre operazioni annesse, venivano posti in dei contenitori in plastica (generalmente da 30 litri) che restavano in laboratorio fin quando si riempivano. Questi contenitori con tutti i solventi e le sostanze di rifiuto venivano posti a terra e al di fuori delle cappe di aspirazione. Quindi, ogni volta che si aprivano questi contenitori per versarvi i solventi di rifiuto, venivano fuori vapori sgradevoli e sicuramente notevolmente tossici e nocivi, che eravamo costretti a sopportare perché i contenitori si trovavano a terra e non vi era nessun sistema di aspirazione e filtrazione. Ma nel laboratorio si accumulava in fustini da 15-20 litri il benzolo usato negli esperimenti e numerosi altri recipienti con altri solventi volatili. » </em></span>Da ciascun recipiente evaporava il contenuto indipendentemente dagli altri e l&#8217;<strong>effetto</strong> è in questi casi <strong>cumulativo</strong>.</p>
<p>La situazione cui si può arrivare in assenza di ventilazione adeguata può essere ben peggiore: Poichè l&#8217;evaporazione delle sostanze volatili non si ferma quando si raggiungono i TLV, le concentrazioni ammissibili, ma continua fino a che non si raggiungano le <strong>rispettive concentrazioni di saturazione dell&#8217;aria</strong>.</p>
<p>Cioè l&#8217;evaporazione può continuare fino a valori migliaia di volte  <strong>più elevati di quelli ammissibili</strong>. (E&#8217; il motivo per il quale non è bene tenere fustini di benzina nei locali chiusi, la concentrazione di idrocarburi nell&#8217;aria può raggiungere quella di infiammabilità e provocare esplosioni quando si gira un l&#8217;interruttore.)</p>
<p>La necessità di aprire le porte per poter resistere all&#8217;interno del laboratorio indica una concentrazione di vapori elevatissima: l&#8217;aria diventa irrespirabile quando la <strong>concentrazione di vapori</strong> si avvicina o supera l&#8217; 1% (= 10.000 ppm) Come vedremo più avanti, questa situazione era infatti ulteriormente aggravata dal fatto che gran parte delle operazioni si facevano <strong>fuori dalle cappe</strong>, direttamente sui banconi.</p>
<p>Sempre la stessa norma citata prima, mezzo secolo fa <strong>prescriveva</strong>: <em>Art. 18  &#8211; Difesa dalle sostanze nocive ,…, Le materie in corso di lavorazione che siano fermentescibili o possano essere nocive alla salute o svolgere emanazioni sgradevoli, non devono essere accumulate nei locali di lavoro in quantità superiore a quella strettamente necessaria per la lavorazione .</em> La stessa prescrizione è ripetuta in tutte le norme successive fino ai nostri giorni.</p>
<p>Proseguiamo nella lettura <span style="color: #0000ff;"><em>« Nel laboratorio c’erano due cappe di aspirazione antiquate che non aspiravano in modo sufficiente e adeguato. Quindi lavorare sotto le cappe di aspirazione era lo stesso che lavorare al di fuori di esse. Infatti una di queste cappe subito dopo la diagnosi della mia malattia, cioè circa nel luglio 2002, è stata sostituita con una nuova e quindi funzionante. […………….] In laboratorio le reazioni chimiche e tutte le altre operazioni che ne conseguono, come operazioni di separazione (come cromatografie), filtrazione, miscelamento di sostanze chimiche, concentrazione di solventi (mediante rotavapor) ecc… venivano effettuate utilizzando: a<strong>cetato d’etile, cloroformio, acetonitrile, diclorometano, trietil-ammina, cloroetilisocianato, metanolo, cicloesano, n-esano, benzene, toluene </strong>e molte altre. <strong>Quasi tutte le reazioni chimiche</strong>, le operazioni di concentrazione e le colonne cromatografiche di separazione, dove spesso vengono utilizzati solventi notevolmente tossici, <strong>venivano effettuati nel laboratorio sui banconi</strong>. Anche tutte le reazioni chimiche dove venivano utilizzati reattivi molto nocivi venivano eseguiti sui banconi, e quindi <strong>fuori dalle cappe di aspirazione</strong>. Venivano concentrati mediante l’utilizzo di un macchinario, il rotavapor, solventi molto tossici come il toluene, il benzene ecc.. quindi tutte le reazioni precedentemente elencate venivano eseguite in un laboratorio sprovvisto di un sistema di aspirazione e filtrazione adeguato ed idoneo, questo spiega perché nel laboratorio c’era sempre un odore sgradevole, nocivo e nauseante che spesso diventava insopportabile. »</em></span></p>
<p>Citiamo sempre la norma più vecchia in proposito, senza far ancora riferimento a quelle più recenti <em>Art. 20 &#8211; DPR 303/56 DIFESA DELL&#8217;ARIA DAGLI INQUINAMENTI CON PRODOTTI NOCIVI Nei lavori nei quali si svolgono gas o vapori irrespirabili o tossici od infiammabili, ed in quelli nei quali si sviluppano normalmente odori o fumi di qualunque specie <strong>il datore di lavoro deve adottare provvedimenti</strong> atti ad impedirne o a ridurne, per quanto è possibile, lo sviluppo e la diffusione. L&#8217;aspirazione dei gas, vapori, odori o fumi deve farsi, per quanto è possibile, immediatamente vicino al luogo dove si producono . [...].</em> …. Sempre operando fuori dalle cappe.</p>
<p>E&#8217; persino difficile credere a quanto descritto con tanti dettagli. Situazioni come quelle descritte sarebbero inaccettabili nel laboratorio della più scalcinata azienda produttiva, sono <strong>inconcepibili in una struttura universitaria</strong>. Questo modo di operare da quando andava avanti ? Fino a quando è continuato ? quale è il tasso di incidenza di malattie riconducibli a quelle condizioni di lavoro fra i ricercatori degli anni precedenti e quelli degli anni successivi ?</p>
<p>Stando al memoriale sembrerebbe che la sicurezza delle condizioni di lavoro fosse <strong>l&#8217;ultima delle preoccupazioni per i vertici dell&#8217;Università</strong> e quindi sarebbe legittimo temere che un tale andazzo fosse (sia ?) generale. Ed allora viene spontaneo chiedersi se, anche presso altri istituti, la prevenzione non sia un optional e che il tasso di incidenza di patologie riconducibili alle condizioni igieniche non sia anormalmente elevato anche fra ricercatori di altri dipartimenti.Non dovrebbe essere difficile per la magistratura predisporre delle <strong>indagini epidemiologiche mirate</strong>.</p>
<p>Nell&#8217;incontro pubblico del 17 dicembre 2008 un ricercatore ha detto che, dopo la chiusura del laboratorio di farmacologia, <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />alcune ricerche ed esperimenti sono stati distribuiti presso altri laboratori. Ci auguriamo che, a causa dell&#8217;improvvisazione delle sistemazioni alternative, non vengano riprodotte situazioni di inquinamento e di rischio analoghe a quelle sinora descritte, che <strong>venga prodotto un Documento di Valutazione dei Rischi e che sia portato a conoscenza del RLS, come richiesto dalle norme</strong>.  [continua  nella parte 3…]<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo8.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-869" title="redazione-argo8" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo8.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.argocatania.org/2009/01/07/riflessioni-sulla-facolta-dei-veleni-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Riflessioni sulla facoltà dei veleni &#8211; 1</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2008/12/29/riflessioni-sulla-facolta-dei-veleni/</link>
		<comments>http://www.argocatania.org/2008/12/29/riflessioni-sulla-facolta-dei-veleni/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 08:29:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[facoltà di farmacia]]></category>
		<category><![CDATA[istituzioni]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.argo.catania.it/?p=597</guid>
		<description><![CDATA[Argo si propone di dare il suo contributo di approfondimento allo scandalo del laboratorio della facoltà di Farmacia di Catania. Ecco alcuni spunti e osservazioni. Le nostre riflessioni si basano purtroppo sui pochi elementi noti, pochi perché: • non vi è possibilità di accedere al laboratorio, ora sigillato; • non è possibile consultare gli atti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Argo si propone di dare il suo <strong>contributo di approfondimento</strong> allo scandalo del laboratorio della facoltà di Farmacia di Catania. Ecco alcuni spunti e osservazioni.</p>
<p>Le nostre riflessioni si basano purtroppo sui pochi elementi noti, pochi perché:</p>
<p>•	 non vi è possibilità di accedere al laboratorio, ora sigillato;</p>
<p>•	 non è possibile consultare gli atti e le indagini del processo, poiché le indagini sono, in questa fase, secretate;</p>
<p>•	 non vi sono per ora le testimonianze di chi, in quei luoghi,ha vissuto ed operato, perché, come ha raccontato uno degli avvocati in pubblica assemblea, molti restano reticenti, pur essendo affetti da malattie riconducibili a quelle condizioni di lavoro.</p>
<p>Ci baseremo sui <strong>contenuti agghiaccianti del memoriale del giovane ricercatore Patané</strong>,  morto nel 2003, memoriale che, però, attende le conferme delle testimonianza dei colleghi e dei tecnici che hanno lavorato con lui in quello stesso arco di anni.Vi si denunciano <strong>violazioni di precise norme sulla sicurezza e l’igiene</strong> nei luoghi di lavoro e sulla protezione dell&#8217;ambiente.</p>
<p><strong>Indipendentemente dal fatto che si possano stabilire rapporti di causa-effetto tra le morti dei ricercatori e l’ambiente di lavoro, la descrizione contenuta nel memoriale dimostra che</strong><span id="more-597"></span> sono state ignorate e violate non solo le norme più recenti, ma anche quelle elementari e cogenti in vigore da oltre mezzo secolo, come quelle contenute nel DPR 303/1956, Norme generali per l&#8217;igiene del lavoro.</p>
<p><strong>Chi aveva (ed ha) il potere e la responsabilità di rispettare e far rispettare quelle norme ? Chi doveva vigilare sulla loro applicazione ? </strong></p>
<p><strong></strong> L’attuale Rettore, in carica da due anni, ex-preside della facoltà di ingegneria, si è dichiarato parte offesa nel processo da poco iniziato.</p>
<p>Tuttavia, <strong>il decreto legge n.363 del 1998  descrive</strong>, con rara chiarezza ed in modo esaustivo, <strong>responsabilità e compiti delle varie figure coinvolte nella gestione della sicurezza in un istituto universitario</strong>: dal rettore al personale docente, ricercatore, tecnico e amministrativo</p>
<p><em>Art. 2 &#8211; <strong>Soggetti e categorie di riferimento</strong></em><strong> <em></em><em></em></strong></p>
<p><em>1. Il datore di lavoro, con apposito provvedimento dell&#8217;università, viene individuato nel rettore o nel soggetto di vertice di ogni singola struttura o raggruppamento di strutture omogenee, qualificabile come unità produttiva ai sensi del presente articolo, dotata di poteri di spesa e di gestione. Per tutte le altre strutture prive di tali poteri e per quelle di uso comune, il datore di lavoro è il rettore. </em> <em></em></p>
<p><em>Art. 3- <strong>Obblighi ed attribuzioni del rettore </strong></em></p>
<p><em></em> <em>1. Al rettore, in quanto datore di lavoro, ai sensi del secondo periodo del comma 1 dell&#8217;art.2,  e quale presidente del consiglio di amministrazione dell&#8217;ateneo, compete:</em><strong> </strong> <em></em> <em></em></p>
<p><em>a) assicurare il coordinamento delle attività dei servizi di prevenzione e protezione e l&#8217;effettuazione della riunione periodica di prevenzione e protezione dai rischi; </em> <em></em></p>
<p><em>b) presentare periodicamente al consiglio di amministrazione, per le determinazioni di competenza, il piano di realizzazione progressiva degli adeguamenti di cui all&#8217;articolo 3 del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, tenendo conto delle risultanze della riunione periodica di prevenzione e protezione dai rischi. </em> <em></em></p>
<p><em>Art. 4 &#8211;  <strong>Obblighi ed attribuzioni del datore di lavoro </strong></em><strong> <em></em></strong></p>
<p><em>1. Il datore di lavoro, quale individuato ai sensi dell&#8217;articolo 2, provvede: </em> <em></em></p>
<p><em>a) alla valutazione del rischio per tutte le attività&#8230;.. Per quanto attiene alle attività specificamente connesse con la libertà di insegnamento o di ricerca che direttamente diano o possano dare origine a rischi, la responsabilità relativa alla valutazione spetta, in via concorrente, al datore di lavoro e al responsabile della attività didattica o di ricerca in laboratorio.</em></p>
<p>In passato e nei due anni in cui l’ing. Recca ha occupato la carica di Magnifico Rettore, quali azioni sono state compiute dai vertici della facoltà per far fronte a questa situazione di rischio?</p>
<p>Nella pubblica assemblea del 17 dic.2008 sono state fatte dichiarazioni pesanti.</p>
<p>E’risultato che la situazione di carenza e l&#8217;esistenza di gravi problemi era ben nota a tutti i livelli, sicuramente prima del 2001, tanto è vero che era stato dato <strong>incarico ad una società esterna di rilevare lo stato di contaminazione</strong>. Di questa indagine, tuttavia, è stata data notizia solo il 30 nov 2008.</p>
<p>E dire che, come ha raccontato una ricercatrice, alle porte dei laboratori era attaccato un cartello che indicava, quali cardini della sicurezza, l&#8217; Informazione e la Formazione. La ricercatrice ha dichiarato di <strong>non aver mai avuto informazione né formazione sui rischi e sulla prevenzione</strong>.</p>
<p><strong>Il sindacato (CGIL) e il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza</strong>, dal canto loro, hanno raccontato di aver richiesto il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) al Rettore senza aver ricevuto alcuna risposta.</p>
<p>In questi 2 anni, come nei precedenti, sembra non sia stata quindi fatta nessuna delle attività di gestione della sicurezza prescritte dal dlgs 626/94.</p>
<p>Anche il comportamento del sindacato e del RLS non sembra, tuttavia, lineare.</p>
<p><strong>Come mai hanno richiesto solo adesso il DVR</strong>, considerato che l&#8217;obbligo vige ormai da oltre 10 anni? E perché non hanno denunciato la situazione all&#8217;Ispettorato del Lavoro, all&#8217;INAIL ?</p>
<p>Si sono preoccupati di verificare se la situazione  nei laboratori degli altri istituti è conforme alle norme di legge ?</p>
<p>Ancora una considerazione.</p>
<p>In altri casi il RLS, il datore di lavoro, i funzionari con mansioni direttive possono anche avere poca cultura, non conoscere né le norme nè la pericolosità dei materiali manipolati nel loro ambiente di lavoro. Ma, nel caso in esame, siamo nel tempio del sapere e <strong>l&#8217;Istituto di Farmacologia è proprio il luogo dove si studiano gli effetti delle varie sostanze sull&#8217;uomo</strong>; al suo interno vi sono proprio gli esperti a cui chiunque penserebbe di rivolgersi per conoscere la nocività di una sostanza.</p>
<p>In effetti, in questo caso non erano nemmeno richieste competenze specialistiche particolari per capire le <strong>condizioni di rischio </strong>in cui i giovani ricercatori si trovavano ad operare. Queste problematiche e la loro gestione sono, infatti, descritte in <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />qualsiasi manuale di gestione di un laboratorio di analisi.<em> </em></p>
<p><em></em> Per concludere:</p>
<p><strong>La prima causa di lavoro intentata contro l’Università da parte di un tecnico di laboratorio risale al 2002</strong>. I responsabili, dunque, conoscevano la situazione da anni ma sembra che abbiano lasciato che i giovani ricercatori continuassero ad operare in quelle condizioni senza mai informarli o effettuare corsi di formazione, né sembra siano state adottate le procedure minime indispensabili, né si sia provveduto a dotare ricercatori e tecnici di attrezzature adeguate per la protezione personale e per operare in sicurezza.</p>
<p><strong>Non ci risulta, inoltre, che sia stata data alcuna priorità ad interventi di modifica e correzione della situazione</strong>. Il primo progetto della  nuova sede, la Torre Biologica, risale al 2002, ma la progettazione esecutiva è stata sospesa nel 2005 e, nel piano triennale delle opere pubbliche, pubblicato nell’ottobre 2008, non è previsto alcun intervento significativo per Farmacologia.</p>
<p>Evidentemente l&#8217;attenzione di chi ha il potere e la responsabilità di gestire o vigilare sui problemi della sicurezza e dell&#8217;igiene del lavoro nell&#8217;Università di Catania era (ed è) pressochè nulla.</p>
<p><strong>prossima pubblicazione on line</strong><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo2.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-711" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo2.jpg" alt="" width="30" height="34" /></a></p>
<p>2 &#8211; Note illustrative sul memoriale di Patanè</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.argocatania.org/2008/12/29/riflessioni-sulla-facolta-dei-veleni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

