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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; scuola</title>
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		<title>Insegnare il dialetto: a chi interessa?</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 05:36:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo aver risolto tutti i problemi riguardanti il ‘pane’ (sviluppo economico, disoccupazione giovanile, sistema dei trasporti, ecc.) i nostri deputati regionali si sono dati alla coltivazione delle ‘rose’ e la loro prima alzata di ingegno è stata la proposta di legge dell’on. Nicola D&#8217;Agostino, dell&#8217;Mpa, approvata all&#8217;unanimità dalla commissione Cultura del Parlamento regionale, che prevede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver risolto tutti i problemi riguardanti il ‘pane’ (sviluppo economico, disoccupazione giovanile, sistema dei trasporti, ecc.) i nostri deputati regionali si sono dati alla coltivazione delle ‘rose’ e la loro prima alzata di ingegno è<img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-7c-Rifw0dD0/Te_ghch1teI/AAAAAAAAFiA/0wE8Z8NZGdw/dialetto.jpg" alt="" width="251" height="201" /> stata la <strong>proposta di legge </strong>dell’on. Nicola D&#8217;Agostino, dell&#8217;Mpa, approvata all&#8217;unanimità dalla commissione Cultura del Parlamento regionale, che prevede per due ore a settimana &#8220;<strong>la valorizzazione e l&#8217;insegnamento della storia, della letteratura e della lingua siciliane </strong>nelle scuole di ogni ordine e grado&#8221;.</p>
<p>Mettendo le mani avanti, il parlamentare, che è convinto che la legge verrà approvata entro l&#8217;estate, ha dichiarato che &#8220;si tratta di una norma<span id="more-21858"></span> <strong>a costo zero </strong>per la Regione siciliana perché le materie che saranno proposte rientreranno nelle quote degli attuali piani obbligatori di studio riservate dalla legge Moratti alle Regioni, senza aumento dell&#8217;orario scolastico&#8221;.</p>
<p>E’ evidente il <strong>sapore ‘leghista’ </strong>della proposta, giustamente stigmatizzato da Vincenzo Consolo che sostiene la centralità della lingua italiana, nata tra l&#8217;altro in Sicilia, e non vede affatto la necessità di regredire verso i dialetti.</p>
<p>Resta in ogni caso il sospetto di un <strong>provvedimento propagandistico</strong>, molto generico, oltre che troppo economico (a costo zero), scritto senza consultare il mondo della scuola e dell’università e rinviando di fatto all&#8217;assessore regionale alla Formazione, Mario Centorrino, il compito di concordare con gli organismi scolastici le forme per applicare la legge nelle scuole.</p>
<p>Chi ha esperienza di scuola sa bene che, dagli istituti tecnici in giù, <strong>la stessa lingua italiana è già quasi una lingua straniera</strong>; sprecare tempo a tentare di insegnare il dialetto appare quanto meno masochistico.</p>
<p>E poi, <strong>è possibile insegnare un dialetto?</strong> Per natura sua il dialetto è una <strong>lingua soprattutto orale</strong>, quindi fluida, è accompagnata da una mimica e da un gesticolare che la rendono estremamente espressiva; la si apprende in famiglia, con gli amici e con la comitiva, per strada, non a scuola.</p>
<p>Nel momento in cui lo si vorrà costringere dentro una struttura per l’insegnamento lo si imbalsamerebbe e diventerebbe qualcosa di <strong>artificioso</strong>. Ciò che accade, di fatto, ogni volta che si usa in una forma letteraria.</p>
<p>E’ solo un caso che i <strong>grandi scrittori siciliani</strong>, e ne abbiamo in quantità industriali (Verga, Capuana, De Roberto, Pirandello, Quasimodo, Vittorini, Tomasi, Brancati, Patti, Bonaviri, Sciascia, D’Arrigo, Bufalino, Consolo, solo per fare qualche nome), abbiano tutti scritto in lingua italiana? Se avessero usato il dialetto, chi li avrebbe conosciuti?</p>
<p>Giovanni Ruffino, il più insigne linguista siciliano, docente alla facoltà di Lettere a Palermo, esprime perplessità non solo sulle procedure che (non) sono state seguite ma anche sulle <strong>concrete difficoltà </strong>che si dovranno superare per far funzionare convenientemente l&#8217;iniziativa.</p>
<p>La prima questione riguarda appunto <strong>quale dialetto verrà insegnato</strong>. Ruffino suggerisce un approccio linguistico, per capire ad esempio il contributo linguistico siciliano nella costruzione dell’unità d’Italia perché non ci si riduca alla superficiale riesumazione di filastrocche, proverbi e modi di dire. Ma, e siamo quindi alla seconda questione, quanti sono i docenti in grado di insegnarlo in modo adeguato? Chi si farà carico, scientifico ed economico, della loro formazione?</p>
<p>Le stesse osservazioni potrebbero essere fatte qualora si volesse privilegiare lo <strong>studio della letteratura dialettale</strong>, che ha certo una sua significativa tradizione.</p>
<p>L’assessore <strong>Centorrino</strong>, da parte sua, all’inizio dell’attuale anno scolastico aveva inviato alle scuole la proposta di un modulo di <strong>storia della Sicilia</strong>, da inserire nei curricoli ordinari. Per quanto se ne sa, non ha avuto ancora un seguito, ma <strong>l’ipotesi </strong>fatta circolare era tuttavia <strong>interessante </strong>anche se sembrava eccessivamente schiacciata sul versante della storia politico-istituzionale e poco attenta agli aspetti sociali ed economici, senza i quali il primo aspetto risulta inevitabilmente monco e scarsamente capace di andare oltre una storia osservata dal punto di vista delle classi dirigenti.</p>
<p>Anche in questi casi c’è tuttavia il rischio incombente di una <strong>insufficiente preparazione dei docenti</strong>, in mancanza della quale è probabile che tutto si ridurrà in un semplice, anche se lungo, elenco di avvenimenti raccontati in modo più o meno gradevole, secondo lo stile di Santi Correnti, informativo al massimo, ma per nulla critico e formativo.</p>
<p>Un’ipotesi, già praticata da alcune scuole siciliane, è quella di strutturare, all’interno di un buon modulo di storia generale, <strong>un’esperienza di laboratorio su documenti di storia locale</strong>, di cui sono ricchi, anche se poco ordinati, gli archivi di enti e scuole. Ma esistono i tempi didattici per attuare progetti così impegnativi?</p>
<p>Non vorremmo, ammesso e non concesso che l’iniziativa vada avanti, che diventi il solito cavallo di Troia per consentire alle tante associazioni <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a>pseudo culturali, che coltivano <strong>un sicilianismo becero e inconcludente</strong>, di accedere a fondi pubblici per promuovere un’immagine della Sicilia da opera dei pupi.</p>
<p>Sulla stessa questione si segnalano le simpatiche e pertinenti divagazioni di <strong>Ficarra e Picone</strong> su <a href="http://palermo.repubblica.it/commenti/2011/05/23/news/quante_sorprese_con_il_dialetto_a_scuola-16641003/index.html?ref=search" target="_blank">La Repubblica-Palermo </a>del 22.5.2011.</p>
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		<title>I &#8216;neet&#8217; a Catania: né lavoro, né studio, né formazione</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 05:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente primi! Ogni tanto qualche soddisfazione tocca anche a noi. Catania infatti è la città che primeggia nell&#8217;indagine statistica sui &#8220;neet&#8221;, i giovani che non hanno un&#8217;occupazione, non studiano e non frequentano corsi di formazione professionale (è questa la traduzione in italiano dell&#8217;acronimo inglese Not in Employment, Education and Training). Ne conta il 36,4%  (32,6% [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente <strong>primi</strong>! Ogni tanto qualche soddisfazione tocca anche a noi.</p>
<p><strong>Catania</strong> infatti è la città che primeggia nell&#8217;indagine statistica sui <strong>&#8220;neet&#8221;,</strong> i giovani che non hanno un&#8217;occupazione, non studiano e non frequentano corsi di<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/_10MNtAmsnTs/TbLiWPZYNoI/AAAAAAAAEOQ/cZI9HpHuEBM/neet.jpg" alt="" width="208" height="242" /> formazione professionale (è questa la traduzione in italiano dell&#8217;acronimo inglese <em>Not in Employment, Education and Training</em>). Ne conta<strong></strong> il 36,4%  (32,6% i maschi, 40,2% le femmine)  e condivide il poco invidiabile primato con Napoli.</p>
<p><strong>Su base regionale</strong> prevale la Campania (valore medio 33,5%), seguita dalla Sicilia (33%), dalla Calabria (28,8%) e dalla Puglia (28,6%).</p>
<p>L&#8217;analisi del fenomeno è contenuta nel <strong><a href="http://bancadati.italialavoro.it/BDD_WEB_CONTENTS/bdd/publishcontents/bin/C_21_DocStatistica_213_documenti_itemName_0_documento.pdf" target="_blank">&#8220;Monitor&#8221;</a></strong> n. 25 del marzo 2011, bollettino della banca dati dei <span id="more-20075"></span>mercati del lavoro del ministero curata dall&#8217;agenzia Italia Lavoro.</p>
<p>L&#8217;età media dei “neet” va dai 15 ai 29 anni e si stima che in tutta Italia <strong>oltre 2 milioni di giovani</strong> sono in queste condizioni e che il 56,5% è costituito da donne. L’incidenza percentuale sul totale della popolazione di riferimento, con età compresa tra 15 e 29 anni, è pari al 21,2%. <strong>A Catania</strong> sono in tutto 77.580, di cui 35.053 maschi (il 45,2%) e 42.527 femmine (il 54,8% del totale).</p>
<p>A conferma di un dualismo ormai consolidato anche da altri indicatori, la presenza dei giovani &#8220;neet&#8221; è dunque particolarmente marcata nel <strong>Mezzogiorno</strong>: le prime 35 province per tasso di giovani &#8220;neet&#8221; sono del Mezzogiorno, con un valore medio di circa il 30% che si alza fino a toccare il 33,3% nel caso delle donne mentre per gli uomini scende al 27,4% .</p>
<p>Si tratta di <strong>valori pressoché doppi rispetto ad altre aree del Paese</strong>: nel nord-est si arriva infatti al 13,2%, nel nord ovest al 15,4% e al centro al 16,1%. Non mancano tuttavia alcune province del centro-nord al di sopra di questi valori, come ad esempio Frosinone, Massa Carrara, Rieti, Livorno, Chieti, Imperia, Gorizia, Terni, Latina, Ascoli Piceno.</p>
<p>In altre parole siamo in presenza di quella parte sempre più consistente di popolazione giovanile che è stata espulsa dai percorsi formativi e contemporaneamente si trova priva di occupazione. <strong>Nullafacenti</strong> quindi, ma non per scelta, più spesso <strong>per perdita di fiducia</strong>.</p>
<p>Osservazione confermata dal fatto che in Sicilia le persone classificate come <strong>inattive</strong> sono il 70,7% mentre quelle<strong> in cerca di occupazione</strong> sono il 29,3%. In Italia le stesse categorie si collocano rispettivamente al 65,8 e al 34,2%.</p>
<p>Indicazioni interessanti vengono anche dal considerare i <strong>titoli di studio</strong> di questi giovani. I valori più alti, in tutte le regioni, si registrano, sia per i maschi che per le femmine, per i giovani in possesso di diploma di scuola superiore di 4-5 anni e per quelli in possesso di licenza media. In Sicilia sono rispettivamente il 12,4 (in Italia l&#8217;8,9%) e il 15,6% (il 7,9 in Italia).</p>
<p>Ovviamente, anche da questo punto di vista, le regioni in cima alla classifica, con valori pari a circa il doppio della media nazionale, sono quelle meridionali come Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia.</p>
<p>I valori relativi ai giovani &#8220;neet&#8221; <strong>laureati</strong> sono invece pressoché allineati: il 2% in Sicilia, il 2.1% in Italia.</p>
<p>Si deve giungere alla conclusione che la diffusione della scolarizzazione al livello medio alto si sta rivelando un boomerang sul piano occupazionale? E&#8217; un caso che, proprio in queste ultime settimane, si è sviluppato un serrato dibattito sulle negative conseguenze dell&#8217;<strong>abbandono dei lavori manuali</strong> nei processi formativi?</p>
<p>La seconda domanda ci sembra legittima, ma non bisogna dimenticare che abbiamo appena evitato la liceizzazione degli<strong> istituti tecnici</strong> e che l&#8217;attuale riforma in corso di questi ultimi ha tagliato in maniera consistente il monte-ore, andando a colpire soprattutto gli insegnamenti di laboratorio.</p>
<p>C&#8217;è da considerare poi<strong> l&#8217;asimmetria del mercato del lavoro</strong>, con un centro-nord alla perenne ricerca di operai e tecnici specializzati che sicuramente sono ampiamente presenti fra i &#8220;neet&#8221; del meridione, ma come si fa a chiedere a questi giovani di trasferirsi al nord quando vengono offerti contratti e stipendi che non consentono loro neanche di rendersi economicamente del tutto autonomi dalle famiglie, considerato anche il costo della vita?</p>
<p>Sembra un circolo vizioso che non riesce a spezzarsi. Certo è che le <strong>famiglie</strong> meridionali si stanno trasformando sempre più in ammortizzatori sociali e che la <strong>malavita organizzata</strong> da questa amplissima disponibilità di manodopera a buon mercato trae enormi vantaggi.</p>
<p>Sarebbe troppo chiedere alla nostra <strong>classe dirigente</strong> di riflettere su queste domande che riguardano milioni di giovani, abbandonando per un attimo l&#8217;ossessiva attenzione per una riforma della giustizia che interessa una sola persona?</p>
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		<title>La Doria tradita, ancora una volta</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 08:32:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://cbk2.google.com/cbk?output=thumbnail&amp;cb_client=maps_sv&amp;thumb=2&amp;thumbfov=108&amp;ll=37.496372,15.081842&amp;cbll=37.496356,15.081763&amp;thumbpegman=1&amp;w=298&amp;h=118" alt="" width="298" height="118" />Mai dire mai. Il recente accordo &#8211; 7 ottobre 2010 -  fra Comune di Catania e Orsoline (proprietarie dell&#8217;immobile di via Cordai) sembrava avesse finalmente risolto l&#8217;<strong>annosa questione</strong> della sede dell&#8217;Istituto Comprensivo Andrea Doria, da anni sotto sfratto a causa dei <strong>canoni di affitto non versati dall&#8217;ente locale</strong>. Un intero quartiere, quello di San Cristoforo, e tutti i cittadini catanesi avevano <span id="more-16888"></span>accolto positivamente la decisione del sindaco Stancanelli di porre fine a quella che stava per diventare una &#8220;lunga agonia&#8221; e garantire, in un quartiere carente di servizi e opportunità, il <strong>mantenimento di una struttura educativa fondamentale.</strong> Speranze, purtroppo, mal riposte. Il <strong>Comune, infatti, non ha mantenuto fede</strong> agli impegni e la scuola è di nuovo sotto sfratto.</p>
<div><em>Su questa vicenda, ecco le <strong>riflessioni del GAP</strong>A, un&#8217;associazione di volontari che <strong>da anni  si impegna all&#8217;interno del quartiere di San Cristoforo</strong>.</em></div>
<div><em><br />
</em></div>
<div>
<p>È difficile non indignarsi quando così, all&#8217;improviso, veniamo a sapere che ancora una volta l&#8217;Istituto Comprensivo Andrea Doria, i suoi alunni, le loro famiglie, e l&#8217;intero quartiere San Cristoforo, viene <strong>tradito in modo ignobile dal sindaco Stancanelli e dalla sua giunta</strong>.</p>
<p>Ancora una volta, la giunta del podestà Stancanelli ha buttato giù la maschera, rivelando l&#8217;<strong>incapacità</strong> e la <strong>malafede</strong> nella conduzione della cosa pubblica. Ci permettiamo tale opinione dopo gli avvenimenti che stanno, per l&#8217;ennesima volta, coinvolgendo l&#8217;istituto comprensivo Andrea Doria.Infatti, da fonti certe, sappiamo che un nuovo sfratto per morosità sta per colpire la scuola di via Cordai.</p>
<p>I fatti sono questi:</p>
<ul>
<li>Il 7 settembre 2010 l&#8217;amministrazione comunale firma il nuovo contratto con la &#8220;congregazione delle suore orsoline&#8221;, proprietarie del plesso che ospita l&#8217;Andrea Doria. Il contratto prevede il <strong>pagamento delle mensilità pregresse che sarebbero dovuto servire per mettere in sicurezza parte della scuola</strong>. Nell&#8217;ottobre scorso, la delibera che dava il via ai pagamenti era ancora sul tavolo del sindaco, che prendeva tempo e non firmava. Solo dopo le legittime pressioni del legale che tutela gli interessi delle proprietarie, Stancanelli firma.</li>
</ul>
<ul>
<li>Venerdì 10 dicembre arriva, solo per conoscenza, presso la segreteria della Doria, un fax che preannuncia un nuovo sfratto per morosità. Inoltre il documento fa sapere che <strong>il comune finora non ha pagato nemmeno un centesimo, non rispettando di conseguenza i nuovi accordi. </strong>Le mensilità non pagate ammontano a 154.000 euro. La nuova preside, confidando nei soldi che dovevano arrivare, ha ben pensato di rimettere a posto alcune aule utilizzate per la scuola materna, ma il risultato è stato lo svuotamento di parte della cassa della scuola.</li>
</ul>
<p>Ma i guai, messi in atto da questa giunta truffaldina, non toccano solo il plesso storico di via Cordai, ma anche il <strong>plesso di via Case Sante</strong> (quartiere Cappucini), dove gli alunni soffrono un gran <strong>freddo</strong> a causa del mal funzionamento dell&#8217;impianto elettrico, che dovrebbe far funzionare l&#8217;impianto di riscaldamento.</p>
<p>Queste sono le odiose notizie che non avremmo voluto mai più raccontarvi e che accadono in una città devastata da una <strong>cattiva politica</strong>, da una cattiva amministrazione e da una mafiosità distruttiva.</p>
</div>
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		<title>A scuola di antimafia</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 03:09:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ormai non passa giorno in cui non dobbiamo leggere di scuole in difficoltà economiche tali da non riuscire a gestire nemmeno l&#8217;ordinaria amministrazione, eppure ci sono tante istituzioni scolastiche che, malgrado queste e altre difficoltà, continuano ad essere baluardo di formazione civile e centri di elaborazione culturale. E&#8217; questa la prima impressione che suscita la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_12211" class="wp-caption alignright" style="width: 172px"><img class="size-medium wp-image-12211 " title="Groszi" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/Grosz_i_ladri-162x300.jpg" alt="Groszi" width="162" height="300" /><p class="wp-caption-text">George Grosz, i Ladri della società, 1920, Stoccarda, Staatsgalerie </p></div>
<p>Ormai non passa giorno in cui non dobbiamo leggere di <strong>scuole in difficoltà economiche</strong> tali da non riuscire a gestire nemmeno l&#8217;ordinaria amministrazione, eppure ci sono tante istituzioni scolastiche che, malgrado queste e altre difficoltà, continuano ad essere <strong>baluardo di formazione civile</strong> e centri di elaborazione culturale.</p>
<p>E&#8217; questa la prima impressione che suscita la pubblicazione dei risultati di <a href="http://www.piolatorre.it/public/a_sud_europa/a_sud_europa_anno-4_n-15.pdf" target="_blank">un&#8217;indagine, condotta dal Centro Pio La Torre,</a> sulla percezione del fenomeno mafioso dei giovani studenti.</p>
<p>Pur non trattandosi di un&#8217;iniziativa del tutto originale, e malgrado non lavori su un campione statisticamente rappresentativo, trova la sua particolare consistenza nel fatto che è stata condotta <strong>a livello nazionale</strong> e quindi consente, in qualche modo, di mettere a raffronto le diverse sensibilità dei ragazzi del Sud e del Centro-Nord.</p>
<p>I risultati dell&#8217;indagine ci parlano di una <strong>sufficiente conoscenza<span id="more-12202"></span></strong> della pericolosità sociale della mafia e del suo peso negativo sullo sviluppo economico, ma conferma anche una sostanziale <strong>sfiducia</strong> nella capacità di sconfiggerla non solo per la limitatezza dell&#8217;azione repressiva da parte dello Stato ma soprattutto perchè sono le stesse istituzioni, il mondo politico e la classe dirigente ad essere ritenuti fortemente permeabili dagli interessi mafiosi.</p>
<p>Questa <strong>rassegnazione</strong> assieme alla radicale <strong>presa di distanza dalla politica</strong> sembrano essere in effetti le acquisizioni più preoccupanti, anche perché la scelta alternativa di &#8220;dedicarsi agli altri&#8221;, più che la manifestazione di un nuovo senso civico sembra essere una fuga verso un buonismo moralistico e di maniera.</p>
<p>Vogliamo evidenziare questo aspetto anche perchè della mafia continuano ad essere sottolineate le manifestazioni, diciamo così, più tradizionali &#8211; traffico di droga, prostituzione, racket, controllo del mercato del lavoro nero &#8211; mentre sono colti in modo più sfumato, che non va oltre una generica incidenza sull&#8217;economia, <strong>i più profondi interessi economici</strong>.</p>
<p>Questi ormai non riguardano solo la gestione dei rifiuti e l&#8217;ingerenza negli appalti pubblici, dove peraltro è necessaria la collusione di settori consistenti della politica e della pubblica amministrazione, ma si spingono a penetrare, in modo sempre più profondo, per quanto spesso silenzioso e poco appariscente, nei gangli <strong>dell&#8217;imprenditoria</strong> e soprattutto della <strong>finanza</strong>.</p>
<p>E&#8217; la <strong>&#8216;mafia dei colletti bianchi&#8217;</strong>, ancorché sporchi, il nuovo fronte del porto e fino a quando non si riuscirà a leggere attraverso la sua nebbia, sarà veramente difficile venirne a capo.</p>
<p>Meno male che l&#8217;incombente <strong>legge sulle intercettazioni</strong> contribuirà a stendere un velo pietoso su tutto questo spettacolo: così almeno non avremo motivo per roderci il fegato.</p>
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		<title>Notte Bianca al Boggio Lera: chi taglia la scuola taglia il futuro</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 03:05:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Adda passà ‘a nuttata, si potrebbe dire parafrasando Edoardo. E visto che sulla scuola italiana si addensano nubi oscure, circa duecento docenti delle scuole catanesi (la maggior parte dei quali lavora nella secondaria superiore) hanno deciso di lanciare un motivato grido di allarme. Ricorrendo agli strumenti tipici del loro mestiere, semplicemente carta e penna si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/notte_bianca.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11752" title="notte_bianca" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/notte_bianca-300x222.jpg" alt="notte_bianca" width="300" height="222" /></a>Adda passà ‘a nuttata, si potrebbe dire parafrasando Edoardo. E visto che sulla scuola italiana si addensano nubi oscure, circa <strong>duecento docenti delle scuole catanesi </strong>(la maggior parte dei quali lavora nella secondaria superiore) hanno deciso di lanciare un motivato <strong>grido di allarme</strong>. Ricorrendo agli strumenti tipici del loro mestiere, semplicemente carta e penna si sarebbe detto qualche anno fa, hanno provato a ragionare sullo “stato della scuola”.</p>
<p>Ne è venuto fuori <span id="more-11749"></span>un quadro disarmante. <strong>Strutture</strong> scolastiche inadeguate (spesso sprovviste persino  del certificato di agibilità); abnorme aumento del <strong>numero</strong> degli alunni nelle classi (sino a 35); <strong>contrazione</strong> delle ore del Sostegno; riduzione del personale <strong>amministrativo</strong> e dei collaboratori scolastici; meno soldi per le <strong>pulizie</strong>; continui tentativi di svuotare gli Organi Collegiali.</p>
<p>Come se non bastasse, è arrivato il “<strong>riordino” Gelmini-Tremonti</strong>, pomposamente definito, non si capisce in base a quali criteri,  epocale riforma della scuola. In effetti, i due, come accadrebbe in una qualsiasi SPA, per risparmiare si sono limitati, esattamente al <strong>contrario di quanto succede negli altri paesi europei</strong>, a ridurre drasticamente il numero delle ore scolastiche, secondo la brillante riflessione che studiando meno si apprende meglio.</p>
<p>Peraltro, e qui la logica sembra proprio incomprensibile,  prima si sono tagliate le ore di lezione e <strong>solo ora</strong> si comincia a discutere di nuovi programmi scolastici. In questa situazione, i duecento docenti hanno pensato che si dovesse evitare che facesse chiù scuru ‘i mezzanotte e hanno ritenuto necessario che tutti riprendessero a <strong>discutere sul diritto all’istruzione</strong>.</p>
<p>Nasce, così, l’idea della Notte Bianca, un primo momento di confronto collettivo fra quanti pensano che <strong>una società che non investe nell’istruzione</strong> è destinata a un’inevitabile declino.</p>
<p><strong>Sabato 10 aprile alle ore 18,00</strong> appuntamento in piazza Duomo per poi spostarsi al Boggio Lera. Qui, ci si dividerà in <strong>gruppi di lavoro</strong> su: la scuola che vogliamo; la sicurezza nelle scuole; il precariato; prospettive della mobilitazione. Finita la discussione, e deciso, almeno in parte, il percorso delle prossime settimane, proseguirà la Notte Bianca. I presenti ascolteranno i brani proposti da un <strong>coro</strong> formato da docenti e allievi del Turrisi Colonna e, visto che ci trova in una scuola, la manifestazione si concluderà con un <strong>reading di poesie e brani</strong> letterari: <strong>la cultura si difende facendo cultura</strong>.</p>
<p>Leggi il <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/Notte_Bianca_volantino.pdf" target="_blank">volantino preparato e diffuso dagli organizzatori della Notte Bianca</a></p>
<p>Leggi su Argo <a href="http://www.argo.catania.it/2010/03/07/ristrutturazione-aziendale-non-riforma-della-scuola/" target="_blank">Ristruttuazione aziendale, non riforma della scuola</a></p>
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		<title>La rottamazione degli insegnanti e la riforma &#8220;epocale&#8221; della scuola</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 03:16:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il ministro Scajola continua a minacciare la fine della politica di rottamazione delle auto, apparentemente per ritorsione contro la FIAT, in effetti si tratta di uno spostamento di risorse verso la scuola, a sostegno di una triennale campagna di rottamazione del personale, docente e non. Da qualche giorno infatti è arrivata alle Segreterie di tutte le scuole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-10622" title="rottamazione insegnanti" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/insegnante-unico-300x244.jpg" alt="rottamazione insegnanti" width="300" height="244" />Il ministro Scajola continua a minacciare la <strong>fine della politica di rottamazione</strong> delle auto, apparentemente per ritorsione contro la FIAT, in effetti si tratta di uno spostamento di risorse verso la <strong>scuola</strong>, a sostegno di una triennale campagna di <strong>rottamazione del personale</strong>, docente e non.</p>
<p>Da qualche giorno infatti è arrivata alle Segreterie di tutte le scuole la circolare applicativa, con allegata <strong>lista di proscrizione</strong>, del decreto del <strong>Ministro Mariastella Gelm-onti</strong> che dispone<span id="more-10618"></span> la <strong>risoluzione unilaterale del rapporto di lavoro</strong> nei confronti del personale dipendente che abbia raggiunto 40 anni di anzianità contributiva, anche se non ha raggiunto 40 di servizio o 65 anni di età.</p>
<p>Naturalmente il tutto viene sbandierato dal <strong>Grande Imbonitore</strong> come <strong>un&#8217;opportunità</strong> per rendere disponibili<img class="alignright size-medium wp-image-10628" title="Gelmini" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/Gelmini21-300x214.jpg" alt="Gelmini" width="300" height="214" /> posti di <strong>lavoro ai giovani</strong>: nulla di più <strong>falso</strong>! Basti pensare che la sola riforma degli istituti tecnici comporterà, per tutte le classi tranne le quinte, una riduzione dell’orario settimanale da 36 a 32 ore.</p>
<p>La politica dei <strong>tagli</strong>, solo per l&#8217;anno scolastico 2010/2011, si tradurrà in una <strong>contrazione di organico</strong> <strong>di 41.600 posti</strong>, 12.800 docenti nelle scuole superiori, 12.800 docenti per la primaria e la media, 16.000 unità lavorative per il personale ATA.</p>
<p>Solo <strong>in Sicilia</strong> il taglio dovrebbe ammontare, salvo ulteriori sorprese, a <strong>4.200 unità</strong>, mentre <strong>Catania</strong> dovrebbe subire un <strong>taglio di circa 1.000 unità</strong> lavorative così distribuito: 350 Ata, 325 docenti per il secondo grado e 325 docenti tra scuola primaria e secondaria di 1° grado.</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-10629" title="Gelmini" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/Gelmini-256x300.jpg" alt="Gelmini" width="256" height="300" />In effetti l&#8217;unica motivazione dichiarabile è che si tratta di &#8221;interventi per il <strong>contenimento della spesa</strong> per il pubblico impiego&#8221; e di dover far fronte al rischio del &#8220;formarsi di ruoli in <strong>esubero</strong>&#8221; conseguenti alla &#8220;<strong>riduzione di un rilevante numero di posti</strong> di docenti e di personale ATA.&#8221;</p>
<p>I <strong>giovani</strong>, inoltre, <strong>costano molto meno</strong> degli anziani, ammesso anche che si assumano nuove forze lavoro per ogni lavoratore messo in pensione.</p>
<p>Vi è poi un altro evidente controsenso: da un lato si vuole prolungare l’età pensionabile, dall’altro si mandano in pensione prematuramente persone nel pieno della loro maturità professionale. Il <strong>presunto</strong> <strong>risparmio</strong> viene in effetti <strong>messo a carico del sistema previdenziale</strong> con un maggior numero di erogazioni di pensioni e minor afflusso contributivo per retribuzioni inferiori dei neoassunti.</p>
<p>Addirittura, per chi abbia già raggiunto i <strong>65 anni</strong> e chiede di continuare a restare in servizio, si dichiara papale papale che &#8220;non si trova nella condizione di poter assicurare una <strong>continuità lavorativa</strong> compatibile con un’attività di formazione e riqualificazione professionale necessarie in dipendenza delle modifiche ordinamentali in corso di realizzazione&#8221;. Come dire: rimbecilliti per decreto.</p>
<p>Se si tiene conto che l&#8217;unica epocale &#8220;modifica ordinamentale in corso di realizzazione&#8221; consiste in un robusto taglio del quadro orario di insegnamento, forse ci si riferisce al fatto che questi insegnanti, avendo problemi di prostata, sono costretti ad andare spesso in bagno e quindi non possono &#8220;assicurare una continuità lavorativa&#8221;.</p>
<p>Certo è che gli <strong>insegnanti</strong> sono l&#8217;unica categoria a cui si possono impunemente dire certe cose, senza che nessuno ci faccia caso. Immaginate cosa accadrebbe se venissero usate affermazioni del genere per <strong>altre categorie</strong> come quelle dei magistrati, dei professori universitari, dei politici o dei presidenti del Consiglio dei ministri!</p>
<p>La soluzione potrebbe essere quella di rendere mutuabili a carico del Servizio Sanitario gli <strong>intrugli di Mago Merlino Scapagnini</strong>, ma si tratta evidentemente di soluzione troppo onerosa.</p>
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		<title>Regioni: chi più spende meglio spende?</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 06:23:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualità del welfare e costo del bilancio pubblico: la Ragioneria Generale dello Stato ha da poco pubblicato l&#8217;analisi della spesa statale regionalizzata. I dati si riferiscono al 2008 e da essi si ha la conferma che i cittadini delle varie regioni italiane, rispetto ai diritti e ai servizi pubblici essenziali (scuola, sanità, rifiuti e ambiente), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/Regioni.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10491" title="Regioni" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/Regioni.jpg" alt="Regioni" width="230" height="261" /></a>Qualità del welfare e costo del bilancio pubblico:  la  Ragioneria Generale dello Stato ha da poco pubblicato l&#8217;analisi della <strong>spesa statale regionalizzata</strong>. I dati si riferiscono al 2008 e da essi si ha la conferma che i cittadini delle varie regioni italiane, rispetto ai diritti e ai servizi pubblici essenziali (scuola, sanità, rifiuti e ambiente), godono di <strong>trattamenti e  opportunità decisamente differenti</strong>.<br />
In generale, sembra conveniente abitare in una regione a statuto speciale. Non bisogna, però, commettere l&#8217;errore di ritenere un <strong>più alto indice di spesa</strong> sinonimo di una migliore qualità del servizio erogato.<br />
Per quanto riguarda l&#8217;<strong>istruzione</strong>, <span id="more-10487"></span> ad esempio, nel Sud al costo più elevato si accompagna  un tasso di abbandono scolastico ancora preoccupante. Nella <strong>sanità</strong> in Sicilia si spendono 847 euro per abitante, a fronte di una spesa che in Lombardia non raggiunge i 600 euro. Che il diritto alla salute sia maggiormente tutelato nella nostra regione è tutto da dimostrare.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/pagamenti-stato-sanità-rifiuti.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-10497" title="visualizza la tabella" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/pagamenti-stato-sanità-rifiuti.jpg" alt="pagamenti stato sanità rifiuti" width="163" height="109" /></a> <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/spesa-regionalizzata-290.jpg"> </a> <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/spesa-regionalizzata.jpg" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-10498" title="visualizza diagramma" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/spesa-regionalizzata.jpg" alt="spesa regionalizzata" width="217" height="127" /></a></p>
<p>Rispetto a una spesa media per abitante che a livello nazionale è di 29 euro per quanto riguarda <strong>rifiuti e ambiente</strong>, in Sicilia la media è di 42 euro. Purtroppo a tale maggiore impegno economico non corrispondono servizi e tutele adeguate, come dimostrano le continue emergenze che riguardano quasi tutto il territorio siciliano.</p>
<p>Tratto da Repubblica on line: <em> <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/Le-venti-Italie-della-spesa-regionale.pdf" target="blank">Le venti Italie della spesa regionale</a> </em> di Luisa Grion</p>
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		<title>Non è mai troppo tardi, primo giorno di scuola all&#8217;Istituto d&#8217;Arte</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2009/10/14/non-e-mai-troppo-tardi-primo-giorno-di-scuola-allistituto-darte/</link>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 06:27:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Martedì 13 ottobre  è stato il primo giorno di scuola, nella nuova sede di viale Vittorio Veneto, per gli  studenti dell’Istituto Statale d’Arte di Catania.  Si tratta, però, di una sistemazione provvisoria che, per due anni – e per un affitto di 60.000 mila euro al mese – garantirà comunque a circa settecento ragazzi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 13 ottobre  è stato il primo giorno di scuola, nella <strong>nuova sede di viale Vittorio Veneto</strong>, per gli <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/10/Ex-Provveditorato.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-7035" title="Ex-Provveditorato" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/10/Ex-Provveditorato.jpg" alt="Ex-Provveditorato" width="200" height="139" /></a> studenti dell’<strong>Istituto Statale d’Arte di Catania</strong>.  Si tratta, però, di una sistemazione provvisoria che, per due anni – e <strong>per un affitto di 60.000 mila euro al mese </strong>– garantirà comunque a circa settecento ragazzi di poter frequentare regolarmente l’Istituto. Non si può però dire ‘tutto è bene quel che finisce bene’. Al contrario, l’intera vicenda mette in luce,<span id="more-6990"></span> come meglio non si potrebbe, il pessimo funzionamento delle Istituzioni locali. Proviamo a ricostruirla. Da anni<strong> sul Collegio dei Gesuiti di via Crociferi </strong>(storica e prestigiosa sede dell’Istituto d’Arte) gravava un’ <strong>ingiunzione di sfratto</strong>, intimata dalla regione Sicilia alla Provincia di Catania, cui è seguita una dichiarazione di<strong> totale inagibilità dello stabile</strong>. A proposito, potrebbero dire – Comune e Provincia – quante scuole a Catania dispongono di locali dotati del certificato di agibilità? Ma torniamo alla nostra vicenda. In una tale situazione<strong> ci si aspetta che per tempo le Istituzioni preposte individuino soluzioni alternative credibili. Così non è</strong><strong>,</strong> Comune e Provincia non dialogano fra loro e, alla fine, l’unica proposta in campo è quella di utilizzare l’ex scuola Brancati di Librino (per renderla usufruibile vengono stanziati 300.000 euro) che, però, non può contenere studenti e laboratori (lo spazio complessivamente disponibile è solo un terzo rispetto a quello che servirebbe per la normale attività scolastica). La Provincia, caricandosi di ulteriori costi, si impegna, inoltre, a garantire agli studenti un servizio di bus navetta per il quotidiano trasporto dal centro città alla nuova sede e ritorno. In sostanza, una pseudo soluzione, che, come ben comprendono docenti, allievi e genitori, porterebbe, lentamente e inevitabilmente, al ridimensionamento (se non alla chiusura) della scuola. Ed <strong>è solo grazie alla resistenza ostinata </strong>di chi, come scrivono alcuni componenti<strong> del C</strong><strong>omitato Pro-Istituto d’Arte</strong>, si oppone al “cinico disprezzo usato nei confronti del sacrosanto diritto allo studio dei nostri 700 ragazzi” che alla fine <strong>si concretizza una soluzione accettabile</strong>, per la quale la Provincia si è impegnata, comunque, a versare <strong>la somma più alta pagata per un affitto.</strong> Vista la provvisorietà della soluzione, riteniamo che <strong>il Comitato Pro-Istituto d’Arte avrà ‘da fare’ anche in futuro.</strong> Un’ultima considerazione, molti hanno sottolineato come la presenza di un’altra scuola superiore avrebbe avuto un positivo impatto su questa parte della Città, dove già gli Istituti comprensivi svolgono una funzione fondamentale. Se vogliamo evitare che tutto ciò resti una mera petizione di principio, ci aspettiamo che, finita questa emergenza, si apra una seria riflessione, capace di coinvolgere istituzioni e società civile, per proporre un progetto culturale e sociale in grado di migliorare realmente la qualità della vita a Librino.</p>
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		<title>La campanella dei precari</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 06:00:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La mattina del 18 settembre il Coordinamento Precari Scuola-Catania e il Comitato Sostegno Scuola Catania, insieme ai precari del personale ATA hanno salutato l&#8217;avvio dell&#8217;anno scolastico con una manifestazione di fronte ai cancelli del Liceo Scientifico &#8220;Galileo Galilei&#8221; di Catania. Dopo un primo momento di diffidenza, ascoltate e comprese le ragioni dei loro ex-docenti, una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/P1040268.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-6582" title="P1040268" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/P1040268-300x225.jpg" alt="P1040268" width="300" height="225" /></a>La mattina del 18 settembre il <strong>Coordinamento Precari Scuola-Catania e il Comitato Sostegno Scuola Catania, insieme ai precari del personale ATA</strong> hanno salutato l&#8217;avvio dell&#8217;anno scolastico con una <strong>manifestazione di fronte ai cancelli del Liceo Scientifico &#8220;Galileo Galilei&#8221; di Catania.</strong> Dopo un primo momento di diffidenza, ascoltate e comprese le ragioni dei loro ex-docenti, una parte sensibile degli studenti del Galilei si è unita alla protesta.</p>
<p style="text-align: justify;">In seguito i precari si sono spostati al vicino Istituto Tecnico Industriale <strong>“Guglielmo Marconi”</strong>, dove, in occasione dell<strong>&#8216;inaugurazione dell&#8217;anno scolastico</strong>, era prevista la visita del <strong>direttore generale dell&#8217;ufficio scolastico regionale per la Sicilia, Guido Di Stefano</strong>. <span id="more-6531"></span>Di fronte al direttore Di Stefano i rappresentanti dei precari hanno ribadito il loro<strong> no ai contratti di disponibilità</strong>, la loro opposizione alla creazione di classi sovraffollate, inevitabile conseguenza del taglio delle organici, e hanno portato perplessità non solo relative al proprio futuro, ma anche e soprattutto relative alle conseguenze che i cambiamenti apportati dalla ministra Gelmini possano avere sul futuro degli alunni. Cambiamenti che per ora si manifestano sotto forma di tagli sul budget, evidentemente non indipendenti dal Ministero del Tesoro, e tali e tanti da aver reso appropriato per la ministra il soprannome di <strong>Gelmonti</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il preside del Marconi, prof. Orazio Lombardo, ha manifestato la propria solidarietà ai docenti e ai collaboratori scolastici licenziati. <strong>Molto amaro</strong>, invece,<strong> il comportamento dei lavoratori di ruolo</strong>, specie docenti, che non solo <strong>non hanno appoggiato i colleghi precari</strong>, ma hanno spesso polemizzato con loro. La lotta dei precari della scuola nasce dal desiderio e dal bisogno di conservare il proprio posto di lavoro, ma allo stesso tempo è<strong> lotta per la qualità e l&#8217;innovazione della scuola pubblica</strong> e per il<strong> diritto allo studio</strong>, e in questo senso ci riguarda tutti. Perché <strong>deve importare a tutti, nessuno escluso, che dalla scuola pubblica escano cittadini resi consapevoli e non manipolabili</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Alleghiamo una <strong>lettera</strong> spedita alla redazione di Argo da una <strong>docente precaria</strong>, da leggere come spunto di riflessione sulla attuale situazione della scuola pubblica.<br />
<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/precari.pdf">Scuola pubblica. Storia sociale di una colonna infame</a></p>
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		<title>Che fine farà la Vespucci?</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 03:02:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembrerebbe una trovata da teatro dell&#8217;assurdo&#8230; Eppure è la verità. L<strong>&#8216;edificio</strong> scolastico che ospita l&#8217;istituto<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/08/vespucci_scuola.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5672" title="vespucci_scuola" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/08/vespucci_scuola-300x103.jpg" alt="vespucci_scuola" width="300" height="103" /></a> comprensivo A. Vespucci <strong>sarà</strong> molto probabilmente <strong>demolito</strong> per essere <strong>ricostruito pochi metri più in là</strong>. E non perchè la struttura sia fatiscente o inadeguata. Si tratta anzi di una <strong>costruzione all&#8217;avanguardia</strong>, solida, rispondente ai requisiti antisismici, dotata di  palestre, laboratori, teatro e auditorium&#8230; Qualcosa di avveniristico in un contesto come il nostro. L&#8217;edificio deve essere demolito perchè <span id="more-5815"></span>così stabilisce l&#8217;<strong>accordo, firmato il 30 maggio del 208 </strong>, tra il commissario Emanuele e i proprietari delle aree di Corso Martiri della Libertà. La scuola fu addirittura <strong>venduta</strong>, come abbiamo scritto sul Argo il 16 dicembre scorso<a href="http://www.argo.catania.it/2008/12/16/aaa-scuola-vendesi/" target="_blank"> (A.A.A. Scuola vedesi)</a>.</p>
<p>Nella relazione  allegata al famigerato accordo, il Commissario affermò che di quella scuola non c&#8217;era bisogno. Molto più importante e urgente era risolvere l&#8217;annoso <strong>problema del Corso dei Martiri</strong> (che affronteremo presto nel suo complesso), di cui la ubicazione della scuola costituisce solo un annesso.</p>
<p>Adesso, però, dopo le <strong>proteste</strong> della opposizione, dei sindacati (<a href="http://www.laperiferica.it/Abbattimento-istituto-Vespucci.html?1080" target="_blank">vedi La periferica del 31 luglio</a>), delle famiglie e dei docenti della scuola (vedi<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/08/vespuci_reazioni_negative.pdf"> scheda sulla Sicilia</a> del 6 u.s.), il sindaco è pervenuto a una soluzione salomonica raggiungendo un <strong>nuovo accordo</strong>. E qui interviene il colpo di scena. La scuola sarà demolita, ma verrà ricostruita poco distante, a spese dei proprietri delle aree. <strong>Quali sarebbero i vantaggi</strong> di questa scelta che appare assolutamnete insensata? Per la città e per gli utenti della scuola, nessun vantaggio. Per i proprietari, evidentemente, molti. Se si <strong>accollano le spese della demolizione e della ricostruzione</strong> (che avverrebbe sulla piazza Giovanni XXIII, vale a dire della stazione) vuol dire che pensano di <strong>ricavare altissimi profitti</strong> dallo sfruttamneto dell&#8217;area edificabile che si libererà. Non per niente il sindaco è stato accusato di privilegiare gli interessi dei privati pittosto che quelli della collettività.</p>
<p>Altro aspetto assurdo della questione è il ruolo che riveste in questa faccenda il<strong> Consiglio Comunale</strong>. Esso <strong>non ha voce in capitolo sull&#8217;accordo</strong> stipulato da Emanuele  e modificato da Stancanelli (trattandosi di decisioni che competono alla Giunta), ma deve esprimersi sulla <strong>variante</strong> che prevede la costruzione della suola nel nuovo sito. Forse se non fosse necessario un voto del Consiglio Comunale, su questa vicenda non si sarebbero accesi i riflettori, come è avenuto nella prima settimana di agosto.</p>
<p>Resta ancora da vedere quale esitp avrà l&#8217;<strong>esposto</strong> presentato dal Comitato in difesa della scuola presso la <strong>Corte dei Conti</strong> e la <strong>Procura</strong> della Repubblica.</p>
<p>Leggi sul nostro archivio <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/08/vespucci_martiri.pdf">l&#8217;articolo di Pinella Leocata</a></p>
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