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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Step1</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Unaredazionesottosfratto, Step1 non si arrende</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 14:21:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ateneo di Catania]]></category>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo il comunicato con cui i giovani che hanno lavorato nella redazione di Step1 annunciano ufficialmente l&#8217;apertura di un nuovo blog con cui si propongono di continuare a raccontare la città, come hanno fatto con impegno e ottimi risultati in questi anni. Facciamo loro un sincero e affettuoso augurio di buon lavoro. Cari lettori, oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblichiamo il comunicato con cui i giovani che hanno lavorato nella redazione di Step1 annunciano ufficialmente l&#8217;<strong>apertura di un nuovo <img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-vPlnUmNLtnQ/Tm4UXK9b4tI/AAAAAAAAGv0/MRDpUmSkzUA/Benedettini_Catania.jpg" alt="" width="225" height="300" />blog </strong>con cui si propongono di continuare a raccontare la città, come hanno fatto con impegno e ottimi risultati in questi anni. Facciamo loro un sincero e affettuoso <strong>augurio</strong> di buon lavoro.</em></p>
<p>Cari lettori,</p>
<p>oggi nasce Unaredazionesottosfratto, blog curato dagli <strong>ex redattori</strong> di Step1, magazine universitario e palestra di giornalismo dell’ateneo di Catania. Uno spazio per sbirciare nel nostro cantiere aperto e per <strong>riprendere</strong> il racconto della <span id="more-25157"></span>città da dove ci hanno interrotti.</p>
<p>Per tenere fede a questo impegno qualche settimana fa abbiamo <strong>deciso di dimetterci</strong> dal periodico online che è stata la nostra culla giornalistica. Siamo stanchi di aspettare un editore che non crede più in questo progetto e che ne stava lentamente prosciugando le motivazioni. Non vogliamo più sprecare tempo ed energie cercando il modo migliore per sopravvivere, per portare avanti estenuanti e sterili trattative. Sempre uguali a se stesse. Come questa redazione a cui negli ultimi due anni il <strong>decadimento dell’università ha negato un ricambio generazionale</strong>. Indispensabile per un progetto nato come palestra per giovani penne.</p>
<p>Crediamo sia arrivato il momento di investire su noi stessi e su quanto, con difficoltà, ci è stato insegnato dentro l’ateneo. Vogliamo farlo però senza continuare a tradire lo spirito con cui è stato pensato e fondato Step1 sette anni fa. Vogliamo andare avanti e lo faremo <strong>fuori dall’università</strong>, che proprio non ci vuole, ma <strong>dentro questa città</strong>: Catania, che ha ancora bisogno di voci giovani per uscire dalle sabbie mobili in cui è finito il suo stesso ateneo. Chi non ci amava non ha quindi motivo di gioire: non può essere uno sfratto a tappare undici paia d’occhi. E state certi che questi sguardi di ventenni non si faranno sfuggire il modo in cui pezzo dopo pezzo si vogliono smantellare le forze ancora vive di questa città.</p>
<p>Nasce così l’idea di un blog provvisorio. Per <strong>tenere unita</strong> la comunità che nel tempo è cresciuta intorno a Step1 e per <strong>tenere informati</strong> voi lettori di quanto sta avvenendo nel nostro cantiere. Che, intanto, ha cambiato sede. Dopo lo sfratto dall’aula 24 del monastero dei Benedettini ad opera dell’amministratore delegato dell’ateneo, ci siamo sistemati nella <strong>stanza 130</strong>, affidata dalla facoltà di Lingue ad <strong>U-Press</strong> – associazione di cui facciamo parte – in via provvisoria. Una soluzione comoda, ma <strong>precaria</strong>. E non è questo che abbiamo in mente.</p>
<p>Il confronto, la crescita di un gruppo redazionale, il quotidiano convivere di generazioni ed esperienze diverse: per tutto questo <strong>serve un luogo</strong>. Che sia anche d’incontro con chi vuole venire a vedere chi siamo, cosa facciamo, condividere con noi le sue idee, il suo malcontento e i suoi progetti per questa città.</p>
<p>Non è un caso se anche i nostri cugini di <strong>Radio Zammù</strong> sono usciti dal monastero dei Benedettini. Quello che hanno seminato fiorirà in parte ancora dentro l’università e in parte fuori. Ma comunque non nella celletta che per tutti noi è stata una fucina di idee e un laboratorio permanente.</p>
<p>Nel momento in cui si volta pagina per raddoppiare la posta in gioco, non possiamo dimenticare <strong>chi ci ha guidato fino a ora</strong>. Enrico <strong>Escher</strong>, che nel 2004 ha fatto nascere dentro la facoltà di Lingue di Catania una radio e un giornale online. Lui stesso nel programma originario descriveva Step1 come «un grande laboratorio multimediale sull’informazione, che non sarà solo un esperimento accademico, ma che diventerà un vero e proprio medium cittadino». Il professore Luciano <strong>Granozzi</strong>, giornalista mancato. Il suo intuito e il suo continuo frullare di idee sono all’origine di alcuni degli articoli migliori di Step1. E del nostro riconoscere nell’Università molto più che un’istituzione fredda e lontana. Animata invece da persone e teste che ci auguriamo di incontrare ancora sulla nostra strada, per parlare sempre più forte a chi finora non ha voluto ascoltare.</p>
<p>Abbiamo avuto anche tre <strong>tutor</strong> preziosi. <strong>Rosa Maria Di Natale</strong> che ha portato in redazione traguardi nuovi e ambiziosi. <strong>Gianfranco Faillaci</strong>, molto più che semplice coordinatore di redazione, ma maestro e punto di riferimento costante. Un Gianfranco in ogni redazione: ecco secondo noi la cura per il giornalismo di questo Paese. E la direttora, <strong>Roberta Marilli</strong>, che ha accompagnato le nostre idee via via che si facevano più grandi, dando loro l’ardire di camminare da sole.</p>
<p><strong>Ringraziarli</strong> non è una formalità: senza di loro noi non saremmo qui. Non avremmo competenze, ma soprattutto la capacità di scegliere di osare.</p>
<p>Unaredazionesottosfratto, con tutto quello che verrà dopo, è anche figlio loro.</p>
<p><strong>Uscire di casa a vent’anni</strong> è quasi un obbligo, quasi un dovere. Una porta si è chiusa. Nessuna fuga, ma si corre lo stesso. C’è una città da attraversare e da raccontare.</p>
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		<title>Le parole di Step1 e i silenzi di Recca</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 10:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[Antonino Recca]]></category>
		<category><![CDATA[Carmen Valisano]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Escher]]></category>
		<category><![CDATA[Step1]]></category>

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		<description><![CDATA[Abbiamo avuto la tentazione di pubblicare oggi uno spazio bianco, per esprimere la nostra solidarietà ai ragazzi di Step1, la cui voce rischia di essere messa a tacere. Ma forse questo non è il tempo dei silenzi. Troppo spesso i silenzi, in questa vicenda, hanno “parlato” di ostilità, di sordità, soprattutto da parte del Rettore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-zz0qtZqu5r8/Th1vhOlTTZI/AAAAAAAAF6k/pzNmuDT1KrA/step%252521-soppressiA30.jpg" alt="" width="233" height="148" />Abbiamo avuto la tentazione di pubblicare oggi uno<strong> spazio bianco</strong>, per esprimere la nostra <strong>solidarietà </strong>ai ragazzi di Step1, la cui voce rischia di essere messa a tacere. Ma forse questo non è il tempo dei silenzi. Troppo spesso i silenzi, in questa vicenda, hanno “parlato” di <strong>ostilità</strong>, di sordità, soprattutto da parte del Rettore dell&#8217;Università di Catania. Lo denunciano proprio i redattori della testata<span id="more-23348"></span> in <strong>una lettera aperta al Magnifico Rettore</strong>, pubblicata ieri sul loro giornale con il titolo <a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/07/Lettera_aperta_alRettore.pdf">I suoi silenzi, le nostre parole</a>. In essa ricordano, tra l&#8217;altro, che l&#8217;unico momento in cui Recca ha trovato parole di riconoscimento per Step1 è stato quello precedente alla sua rielezione. Parole strumentali dunque. Allo stesso modo dei silenzi.</p>
<p>Nella lettera si fa anche una ricostruzione della storia di Step1, nata per iniziativa del giornalista<strong> Enrico Escher</strong>, proprio ieri ricordato, nel secondo  anniversario della morte, con la consegna del <strong>premio per tesi di laurea </strong>intitolato alla sua memoria.  E&#8217; stata un&#8217;occasione, per i ragazzi di Step1, per ribadire la loro <strong>fedeltà agli insegnamenti del maestro</strong>, con un discorso pronunciato da una redattrice storica del giornale, Carmen Valisano,  “<a href="http://www.argocatania.org/wp-content/uploads/2011/07/Step1_Escher1.pdf">Sette anni e mai un inchino</a>”.<br />
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		<title>Radio Zammù silenziata, Step1 sfrattato.  Per chi non accetta quest’assordante silenzio, Radio Lab</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jul 2011 05:44:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ateneo di Catania]]></category>
		<category><![CDATA[Radio Zammù]]></category>
		<category><![CDATA[Step1]]></category>

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		<description><![CDATA[“Con un fax del Direttore Amministrativo, si legge sul sito di Step1, l&#8217;Università di Catania sfratta Step1 e Upress dall&#8217;aula 24 dell&#8217;ex Monastero dei Benedettini. La motivazione: la presenza di barriere architettoniche di cui l&#8217;Ateneo si accorge solo oggi”. Anche noi riteniamo – visto quanto accaduto a radio Zammù &#8211; di non trovarci, purtroppo, in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh4.googleusercontent.com/-TTtFRUwJ7mY/ThaXuVPcNxI/AAAAAAAAF40/2oEK2ZhwlMY/110708%252520step1%252520censored.jpg" alt="" width="247" height="102" />“Con un fax del Direttore Amministrativo, <a href="http://www.step1.it/index.php?id=7094-aula-24-tutti-fuori" target="_blank">si legge sul sito di <strong>Step1</strong></a>, <strong>l&#8217;Università di Catania sfratta Step1 e Upress dall&#8217;aula 24</strong> dell&#8217;ex Monastero dei Benedettini. La motivazione: la presenza di barriere architettoniche di cui l&#8217;Ateneo si accorge solo oggi”.</p>
<p>Anche noi riteniamo – visto quanto accaduto a <strong>radio Zammù</strong> &#8211; di non trovarci, purtroppo, in presenza di <span id="more-23179"></span>un provvedimento a tutela dei diversamente abili, ma di fronte a una <strong>precisa strategia</strong> messa coerentemente in atto <strong>per “normalizzare” il mondo catanese dell’informazione</strong></p>
<p>.<img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-3ay-YDLWoE8/ThaXuXdCq5I/AAAAAAAAF44/twSRXt9Enbc/110708%252520zamm%2525C3%2525B9%252520censored.jpg" alt="" width="192" height="144" />A fare da apripista Radio Zammù. L&#8217;Università di Catania, nel Consiglio di Amministrazione di <strong>dicembre 2010</strong>, ha, infatti, deciso di indire una nuova gara a <strong>trattativa negoziata</strong> (a inviti, non un bando aperto, quindi) per affidare la gestione e la trasmissione su frequenza FM di Radio Zammù.</p>
<p>Alla gara <strong>non sono stati invitati</strong>, senza alcun avviso o spiegazione, <strong>né Blu Media</strong> cui era stata affidata la gestione sin dal 2007, <strong>né Radio Marte</strong>, concessionaria della frequenza 101, 00 su cui veniva trasmessa Zammù. Sia Blu Media, sia radio Marte, sia tutti i ragazzi della radio <strong>sono venuti a sapere della cosa per caso</strong>, e nessuno ha mai fornito loro una spiegazione ufficiale.</p>
<p>La gara, si è appreso a maggio, è stata <strong>vinta dal gruppo RMB di Belpasso</strong>, che ha una sede a Catania in via Siena 18, nello stesso immobile in cui è ospitata anche radio <strong>Studio 90 Italia di proprietà del Cavaliere Michele Recca</strong>, zio del Rettore.</p>
<p>Sempre a maggio, poi, è stato comunicato ai vecchi gestori e concessionari della frequenza 101, che dal primo giugno avrebbero dovuto sospendere ogni attività. Dunque adesso <strong>Zammù è muta</strong>.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px; color: #000000; background-color: #e9e9c0;">
<p class="title">Scheda su Radio Zammù</p>
<ul> <strong>Radio Zammù</strong> è nata nel 2006 sulla scorta di un laboratorio sulla radio on line organizzato per due anni nell&#8217;ambito del Medialab della facoltà di Lingue dell’Università di Catania. In realtà l’idea si sviluppa all’interno del progetto Step1, che Enrico Escher e Gianluca Reale avevano proposto alla Facoltà e che aveva  portato alla nascita dell’omonimo giornale on line, anch&#8217;esso figlio dei laboratori del Media Lab. La facoltà di Lingue riuscì a mettere su lo studio nell&#8217;aula 24 del monastero dei benedettini. Poi da aprile 2007, grazie a un finanziamento sul progetto orientamento gestito dal Cof, vennero coperte le spese relative alla gestione (14mila euro, iva compresa, l&#8217;anno) e alla frequenza fm (18mila euro l&#8217;anno).  Così fino a giugno 2009, quando l&#8217;Università ha comunicato che il progetto orientamento era finito e che, tranne qualche piccolo contributo per la frequenza, non era più in grado di finanziare la radio.</ul>
</div>
<p>Ma <strong>tornerà a trasmettere su altre frequenze e da altri studi</strong>, non più dal monastero dei benedettini, ma da via Umberto, dove una volta il Rettore voleva fare la tv d&#8217;Ateneo. Non si sa però a partire da quando. <strong>Alcuni dei ragazzi</strong> che facevano parte della vecchia Radio Zammù &#8211; va, comunque, sottolineato che tutti i redattori hanno fatto, con encomiabile spirito di servizio, una grande esperienza, riconosciuta in tutta Italia &#8211; continueranno <strong>con i nuovi gestori.</strong></p>
<p><strong></strong>Un gruppo molto consistente invece ha raccolto l&#8217;idea di dare vita a un <strong>nuovo progetto</strong> che varchi i confini dell&#8217;Università, per <strong>aprirsi alla città</strong>. Il progetto si chiama <strong>Radio Lab</strong>, e nasce nell&#8217;ottica di allargare la partecipazione a tutte le componenti della città che hanno qualcosa da dire. Naturalmente si occuperà anche di università, ma avrà un <strong>raggio d&#8217;azione molto più ampio</strong>.</p>
<p>C&#8217;è già stata una prima uscita, una <strong>diretta dalla Villa Bellini</strong> in occasione della manifestazione promossa dall&#8217;Arsenale di Cesare Basile. C’è stata un&#8217;altra diretta <strong>dai Benedettini per la Festa d&#8217;estate</strong>. La frequenza è sempre la stessa <strong>101 FM</strong>.</p>
<p>«Stiamo lavorando per <strong>mettere a punto</strong> attrezzature e studi (stiamo allestendo uno studio anche da <strong>Zo, che collaborerà</strong> attivamente col progetto) e da settembre proporremo un palinsesto più strutturato. I ragazzi che hanno aderito hanno costituito <strong>un&#8217;associazione ad hoc</strong>.</p>
<p>Nel progetto ci sono <strong>Blu Media per la parte giornalistica e il gruppo Radio Amore</strong> che ospita, sulla frequenza 101, Radio Lab &#8211; spiega <strong>Gianluca Reale</strong> -.Mi auguro che radio Zammù continui ad esistere e fare egregiamente il lavoro svolto sin qui. Data l’attuale situazione, ognuno è liberissimo di scegliere l&#8217;opzione che preferisce. Io penso che provare a fare un progetto che esca da confini dell&#8217;Università (visto che rispetto all’informazione ci era stato detto di limitarci alle notizie che riguardavano l&#8217;Ateneo) sia una prova di maturità e una <strong>sfida avvincente</strong>, in una città che ha sempre più bisogno di voci libere e non condizionate da nessun interesse». Auspicio, che, dopo le notizie relative a Step1 e Upress, non possiamo che condividere pienamente.</p>
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		<title>Ripensare Catania (e i catanesi)?</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 03:11:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Una sgargiante copertina arancione attira subito l’attenzione sull’ultima iniziativa di Andrea Vecchio, imprenditore catanese noto per la sua pubblica opposizione al sistema del racket mafioso e attuale presidente della locale sezione dell’ANCE, l’associazione confindustriale dei costruttori edili. L’idea è, apparentemente, semplice: chiedere a personalità catanesi di rilievo in diversi campi della vita pubblica di proporre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una sgargiante copertina arancione attira subito l’attenzione sull’ultima iniziativa di <a href="http://www.step1.it/index.php?id=6201" target="_blank"><strong>Andrea Vecchio</strong></a>, imprenditore catanese noto per la sua pubblica opposizione al sistema del racket mafioso e attuale presidente della locale sezione<img class="alignright size-full wp-image-12043" title="urlo-munch" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/urlo-munch.jpg" alt="urlo-munch" width="224" height="300" /> dell’ANCE, l’associazione confindustriale dei costruttori edili.</p>
<p>L’idea è, apparentemente, semplice: chiedere a personalità catanesi di rilievo in diversi campi della vita pubblica di <strong>proporre un’idea</strong>, un’ipotesi utile a contribuire a quella più generalizzata riflessione sul rilancio della città, avviata anche con la convocazione degli Stati generali.</p>
<p>Ottanta gli inviti, poco meno di sessanta le risposte, raccolte in<strong> un volume</strong> – distribuito gratuitamente ma <a href="http://www.ancecatania.it/sites/default/files/img_posts/CATANIA_web_vers.pdf" target="_blank"><strong>scaricabile anche on line</strong> </a>– e suddivise dai curatori in <strong>tre sezioni</strong> – Non vi sarà facile, Si può fare, Lo facciamo &#8211; secondo uno schema che vorrebbe mettere subito in chiaro la natura delle risposte stesse.</p>
<p>Diciamo subito che questa suddivisione<span id="more-12035"></span> <strong>non appare particolarmente funzionale</strong> perché in effetti molte del secondo gruppo potrebbero tranquillamente stare nel primo, se non fosse per un tono meno esplicitamente negativo, mentre quelle del terzo starebbero bene nel secondo, trattandosi quasi sempre di idee e progetti più o meno futuribili.</p>
<p>Per chi fosse interessato al genere, vi si può trovare <strong>un variegato repertorio di geremiadi</strong> in cui vengono accuratamente elencati gli innumerevoli disastri sociali, culturali, sociali, economici che fanno assomigliare Catania a una brutta copia, se mai fosse possibile, di un incubo di Munch.</p>
<p>Per questo motivo si fa particolare fatica ad andare oltre le prime due sezioni, su cui incombe un forte senso di <strong>rabbia</strong> e di <strong>rassegnazione</strong> che, quando va bene, sfuma nel sogno, nel poetico o nel fantastico, dando comunque l’idea di una fuga dalla realtà. Molti, troppi interventi si collocano nel genere letterario dell’auspicio, dell’occorre che, del si deve e finiscono per sottintendere una sorta di <strong>improbabile palingenesi antropologica</strong> del catanese medio</p>
<p>Non mancano naturalmente <strong>suggerimenti significativi</strong> <strong>su singole proposte</strong>: il Museo civico (Salmeri) il cui materiale, nelle more, potrebbe essere utilizzato per esposizioni tematiche temporanee (Iachello), il Museo archeologico (Pagnano), una sede degna per l’Accademia di Belle arti (Nicosia).</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-12044" title="van googh almond_blossom" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/van-googh-almond_blossom.jpg" alt="van googh almond_blossom" width="150" height="118" />Diversi interventi si spingono a proporre le linee generalissime di alcune <strong>ipotesi più complesse e articolate</strong>: l’attenzione alla formazione dei giovani fino a 18 anni (Modica); un buon piano casa (Balbo); la necessità di ripensare la città in chiave metropolitana, con particolare riferimento al piano dei trasporti pubblici (La Greca), e la connessa esigenza di elaborare un progetto di architettura istituzionale che ne assicuri il governo; il riutilizzo a fini istituzionali di importanti edifici di proprietà comunale (Campo); un elenco di strutture che renderebbero Librino più vivibile e meno periferia (Cascio); la realizzazione di una serie di iniziative a largo raggio (immigrati, famiglie, ambiente, risparmio energetico, beni culturali, insediamenti industriali) capaci di migliorare la qualità della vita e offrire nel contempo nuove occasioni di lavoro (Nicotra).</p>
<p>Ma su molti di essi incombe l’ineludibile domanda di Centorrino: <strong>con quali soldi?</strong></p>
<p>Pochissime sono le risposte che si muovono <strong>a partire da un’esperienza già avviata</strong>, almeno in parte. Ci riferiamo a quelle di M. Ferrera (Civita in fiore), D. Montana (riutilizzo di beni sequestrati ai mafiosi), R. Marilli (il giornale universitario Step1), A. Presti e la su Fondazione Fiumara d’arte. Proprio per la loro rarità andavano forse meglio valorizzate per mostrare come è possibile, nel disastro generale, radicare un filo di speranza.</p>
<p><strong>Una constatazione</strong> colpisce subito: l’eccessiva presenza di scrittori, giornalisti, artisti, docenti universitari, dirigenti scolastici, architetti e urbanisti, pochissimo controbilanciati da imprenditori (ne abbiamo contati solo tre), economisti (1), sindacalisti (1). Del tutto assenti (giustificati ?) i politici.</p>
<p>E il fatto di percepire ciò, da parte di chi legge, come un fatto positivo, è già di per sé un dramma, perché rinvia alla più generale questione della <strong>mancanza</strong> di una leadership e di una classe dirigente, ma anche di imprenditori, adeguati alla bisogna.</p>
<p>Questa osservazione serve a mettere in rilievo il limite del pur volenteroso tentativo: il sostanziale silenzio sulla <strong>questione centrale</strong>, sulla madre di tutti i mali, l’assenza di <strong>lavoro</strong> all’interno di un contesto seriamente produttivo, e non di mera mediazione commerciale, per di più nella forma ormai parossistica dei mostri commerciali.</p>
<p>In questo senso l’unico contributo che sembra muoversi in questa direzione è quello di F. Garufi il quale sostiene che è difficile sottrarsi &#8220;al triste pragmatismo della quotidianità&#8221; in <strong>assenza di una visione progettuale del futuro</strong>, avendo la consapevolezza del <strong>valore politico della battaglia</strong> che si avvia e che deve avere come primo obiettivo la rottura degli equilibri esistenti fra le forze che hanno bloccato lo sviluppo della città, per perseguire i propri fini di potere e di arricchimento.</p>
<p>E&#8217; necessario invece ricominciare a tessere &#8220;il filo di <strong>un&#8217;identità politica e culturale</strong>&#8220;, rispetto alla quale l&#8217;amministrazione civica deve assumere, in particolare il ruolo di motore delle attività di promozione per <strong>attrarre l&#8217;impresa di qualità</strong> perché, in assenza di ciò, non ci può essere né sviluppo né lavoro.</p>
<p>Sono i primi segnali di una nuova primavera? E&#8217; ancora presto per dirlo.</p>
<p>Ben vengano comunque queste ed altre iniziative simili. <strong>Step1 </strong>ha lanciato intanto un analogo progetto <a href="http://www.step1.it/index.php?sez=dossier&amp;id_dossier=97" target="_blank">Catania 2.0</a>, rivolto ai giovani sotto i trentacinque anni.</p>
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		<title>Step1, inchiesta a più voci</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 08:38:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Eleven Catania]]></category>
		<category><![CDATA[Rosa Maria Di Natale]]></category>
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		<description><![CDATA[Step1, periodico telematico dell&#8217;Università di Catania, è una palestra di giornalismo. Lo ha provato ancora una volta proponendo un&#8217;inchiesta a più voci, per parlare di Catania. A raccogliere l&#8217;invito, sono stati in undici, aspiranti giornalisti, studenti, professionisti, tutti rigorosamente under 35. A loro allude il titolo Eleven catania. Gli undici giovani, con il coordinamento della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/step1_inchiesta_collettiva.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10333" title="step1_inchiesta_collettiva" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/step1_inchiesta_collettiva-300x101.jpg" alt="step1_inchiesta_collettiva" width="300" height="101" /></a>Step1</strong>, periodico telematico dell&#8217;<strong>Università di Catania</strong>, è una palestra di giornalismo.  Lo ha provato ancora una volta proponendo un&#8217;inchiesta a più voci, per parlare di Catania. A raccogliere l&#8217;invito, sono stati in <strong>undici</strong>,  aspiranti giornalisti, studenti, professionisti, tutti rigorosamente <strong>under 35</strong>. A loro allude <span id="more-10241"></span>il titolo <strong>Eleven catania</strong>. Gli undici giovani, con il coordinamento della giornalista <strong>Rosa Maria Di Natale</strong> e la telecamera in spalla, sono andati,  per una settimana,  in giro per i quartieri, raccontando la Catania degli sgomberi e quella della solidarietà, la città della lotta al pizzo e quella mafiosa, le realtà del lavoro legale e illegale, del precariato, dei centri sociali, dei migranti, luci e ombre, chiaro e scuro,  all&#8217;ombra dell&#8217;Etna. Ed ecco il risultato. Lo potrete apprezzare visitando il sito di Step one a questo indirizzo.</p>
<p><a href="http://www.step1.it/index.php?id=6049-eleven-catania---inchiesta-collettiva-a-11-voci" target="_blank">http://www.step1.it/index.php?id=6049-eleven-catania&#8212;inchiesta-collettiva-a-11-voci</a></p>
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		<title>Upress: c&#8217;è speranza se questo accade a Catania</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 03:20:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Catania]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo universitario]]></category>
		<category><![CDATA[Radio Zammù]]></category>
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		<category><![CDATA[Step1]]></category>
		<category><![CDATA[Università di Catania]]></category>
		<category><![CDATA[upress]]></category>

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		<description><![CDATA[Non si tratta della sigla in codice di una nuova compagnia aerea ma di un&#8217;associazione appena costituita (http://www.upress.it/) con il coraggioso obiettivo di dare continuità e trovare nuove vie di sviluppo, in autonomia, alle esperienze acquisite da giovani giornalisti nelle redazioni del periodico telematico Step1 e di Radio Zammù, l’emittente d’ateneo, che trovano entrambe sede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-9363" title="upress" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/12/upress.jpg" alt="upress" width="241" height="100" /></p>
<p>Non si tratta della sigla in codice di una nuova compagnia aerea ma di <strong>un&#8217;associazione</strong> appena costituita (<a href="http://www.upress.it/">http://www.upress.it/</a>) con il coraggioso obiettivo di <strong>dare continuità e trovare nuove vie di sviluppo, in autonomia, alle esperienze acquisite da giovani giornalisti</strong> nelle redazioni del periodico telematico <a href="http://www.step1.it/" target="_blank">Step1</a> e di <a href="http://www.radiozammu.it/" target="_blank">Radio Zammù</a>, l’emittente d’ateneo, <span id="more-9362"></span>che trovano entrambe sede nell’aula 24 dell’ex Monastero dei Benedettini di Catania.</p>
<p><strong>Step1</strong> è un periodico telematico indipendente, gestito da una redazione composta in prevalenza da studenti ed  ex studenti dell&#8217;Università di Catania. Si autodefinisce <strong>“una palestra di giornalismo”</strong> che affronta i temi della condizione studentesca e giovanile ma è aperto alla città e al mondo e spazia in ogni campo dell&#8217;informazione. Si basa sul lavoro di giovani <strong>giornalisti in formazione</strong>, affiancati da tutors professionisti, e sul contributo degli stessi lettori, che partecipano alla vita del giornale inviando i loro commenti ma anche articoli, link verso altri siti, foto e video.</p>
<p><strong>Radio Zammù</strong> è invece la radio dell’Università di Catania. Trasmette su Internet e su frequenza FM in collaborazione con Radio Amore (101,00 MHz) su Catania e provincia. Oltre alle trasmissioni settimanali specificamente dedicate <strong>all’informazione e all’orientamento</strong>, Radio Zammù si occupa di molti aspetti della vita universitaria unendo <strong>musica e  intrattenimento</strong>.</p>
<p>Si tratta di due esperienze nate dall’ambizione di <strong>fare giornalismo in modo diverso</strong> da quello a cui la nostra realtà ci ha abituati. Finora hanno trovato sostegno economico, oltre che ospitalità, nell&#8217;Università catanese ma le <strong>attuali ristrettezze finanziarie</strong> non consentono più di sperare solo sulle risorse dell’Ateneo.</p>
<p>Tuttavia sembra possibile convertire questa contingenza, che potrebbe portare alla dissoluzione delle due originali iniziative, in <strong>una nuova  e più impegnativa realtà</strong>: &#8220;trasformare Upress in una grande associazione. Grande perché non appartiene solo alla comunità di giornalisti in formazione dell’aula 24 dei Benedettini, ma appartiene all’intera universitas, intesa come luogo di scambio, di discussione. Grande perché, a Catania soprattutto, l’informazione universitaria non ha mai parlato solo degli (e agli) studenti. Ha sempre guardato alla città. Ed è alla città, adesso, che chiede un sostegno.&#8221;</p>
<p>Per far questo, però, <strong>servono soldi</strong>: occorre raccogliere 10 mila euro entro il 5 gennaio per far partire le attività di promozione e contribuire al pagamento degli articoli per i redattori di Step1, ma anche per capire se questo progetto potrà <strong>avere un futuro</strong>.</p>
<p>Gli obiettivi prioritari dell&#8217;associazione naturalmente hanno un target giovanile e universitario in particolare ma <strong>due finalità generali</strong> ci hanno particolarmente attratto e hanno sollecitato la nostra <strong>solidarietà</strong>: promuovere lo sviluppo di <strong>un’informazione</strong> larga, <strong>indipendente</strong>, scrupolosa, coerente con i principi di autonomia da ogni gruppo di pressione e dal potere politico e ispirata dalla difesa delle istituzioni costituzionali; favorire la <strong>crescita professionale</strong> degli studenti e agevolare l’acquisizione di abilità pratiche nel campo del giornalismo e dei nuovi media.</p>
<p>In qualunque altra realtà, queste finalità potrebbero sembrare quasi ovvie e scontate, ma in una città come Catania, annebbiata da un&#8217;informazione monopolizzata e strumentale ad altri interessi economici e politici, oltre che impoverita da una nuova ondata di emigrazione giovanile, soprattutto intellettuale, a noi sembrano <strong>propositi </strong><strong>meritevoli</strong> di ogni successo.</p>
<p>Che sia il segnale di <strong>un nuovo inizio</strong> per la nostra città?</p>
<p>Obiettivo della <strong>sottoscrizione</strong> è dunque <strong>dare un futuro concreto all’informazione</strong> universitaria, e non solo, a Catania, renderla finalmente una realtà solida, radicata in città. L&#8217;invito ad effettuare la sottoscrizione è rivolto in primo luogo agli studenti universitari, ai quali si chiede di aderire all’associazione versando una quota di adesione di dieci euro. Ai docenti, ai professionisti, agli ex studenti non disoccupati, si chiede di versare una donazione suppletiva di sostegno che potrà variare liberamente da un minimo di 50 a un massimo di 500 euro.</p>
<p><strong>È possibile effettuare una donazione tramite Bonifico Bancario sul  c/c n. IT 23 C 01020 16954 000300751396 (intestato all’associazione “Upress CTA o.n.l.u.s.”) o con carta di credito tramite il circuito Paypal.</strong></p>
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		<title>Stancanelli come Tafazzi?</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2009/08/08/stancanelli-come-tafazzi/</link>
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		<pubDate>Sat, 08 Aug 2009 14:56:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Catania]]></category>
		<category><![CDATA[decreto sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[immobili in abbandono]]></category>
		<category><![CDATA[Stancanelli]]></category>
		<category><![CDATA[Step1]]></category>

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		<description><![CDATA[Recita la terza grida gloriosa dello sceriffo Stancanelli: &#8220;Sono vietati in tutto il territorio comunale le attività e i comportamenti degenerativi e di degrado delle condizioni di decoro, di estetica e vivibilità urbana quali: (&#8230;) incuria nella tenuta dei luoghi, tenuta in abbandono e degrado di immobili e casolari che possono favorire fenomeni delittuosi come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5718" title="tafazzi2" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/08/tafazzi2.jpg" alt="tafazzi2" width="83" height="129" />Recita <strong>la terza grida gloriosa</strong> dello sceriffo Stancanelli:<br />
&#8220;Sono vietati in tutto il territorio comunale le attività e i comportamenti degenerativi e di degrado delle condizioni di decoro, di estetica e vivibilità urbana quali: (&#8230;) incuria nella tenuta dei luoghi, <strong>tenuta in abbandono e degrado di immobili e casolari</strong> che possono favorire fenomeni delittuosi come lo spaccio di stupefacenti, comportamenti tutti che ledono il bene della sicurezza urbana.&#8221;</p>
<p>La recente video inchiesta</p>
<p><span id="more-5716"></span> <a href="http://www.step1.it/index.php?id=5619-beni-a-perdere" target="_blank"><strong>Beni a perdere</strong> </a>di Salvo Catalano e Sara Simarro Martinez-Mena, pubblicata da <strong>Step1</strong> lo scorso 10 luglio, quindi in tempi non sospetti, documenta con estrema chiarezza che <strong>il</strong> <strong>primo catanese</strong> a dare il <strong>cattivo esempio</strong> e a non osservare quanto previsto dalla stessa ordinanza è lo stesso <strong>primo cittadino</strong>.</p>
<p>Le immagini mostrano in modo eloquente <strong>lo stato in cui versano</strong> il complesso di via Bernini, il villino di via Rametta, il parco Monte Po e chissà quanti altri siti di proprietà del Comune.</p>
<p>Nel frattempo <strong>l&#8217;Amministrazione paga ai privati</strong> più di 2 milioni e 200 mila euro annui per ospitare i propri uffici.</p>
<p>A chi pagherà in questo caso Stancanelli la prevista &#8220;<strong>sanzione pecuniaria</strong> da euro 50 a euro 500 oltre all&#8217;eventuale risarcimento del danno sopportato dal Comune, con facoltà, per i responsabili delle attività fonte e causa dei fatti degenerativi sopraindicati, di estinguere l&#8217;illecito con il pagamento della sanzione in misura ridotta di euro 400&#8243;?</p>
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		<title>Step1, inchiesta all&#8217;hotel Costa</title>
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		<pubDate>Thu, 21 May 2009 03:27:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[casa dello studente]]></category>
		<category><![CDATA[Hotel Costa]]></category>
		<category><![CDATA[Step1]]></category>

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		<description><![CDATA[Piccoli giornalisti crescono. Sono i ragazzi di Step1 che, attenti alla notizia, dopo il terremoto d&#8217;Abruzzo e il crollo della casa dello studente de L&#8217;Aquila, hanno promosso un&#8217;inchiesta sulle strutture universitarie catanesi, a cominciare dall&#8217;hotel Costa. Denunciano: &#8220;Ad accoglierci umidità quasi dappertutto e un ascensore fermo da sei anni&#8221;.  Ed inoltre «l’edificio non è antisismico», [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Piccoli giornalisti crescono. Sono i ragazzi <strong>di Step1 </strong>che, attenti alla notizia, dopo il terremoto d&#8217;Abruzzo e il crollo<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/05/residenze_universitarie_large.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4805" title="residenze_universitarie_large" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/05/residenze_universitarie_large.jpg" alt="residenze_universitarie_large" width="150" height="150" /></a> della casa dello studente de L&#8217;Aquila, hanno promosso un&#8217;inchiesta sulle strutture universitarie catanesi, a cominciare dall&#8217;<strong>hotel Costa</strong>. <span>Denunciano: &#8220;A</span>d accoglierci <strong>umidità</strong> quasi dappertutto e un ascensore fermo da sei anni&#8221;.  Ed inoltre «<strong>l’edificio non è antisismico</strong>», come conferma a Step 1 anche il responsabile della residenza Carmelo Vassallo. L&#8217;edificio, che fu un albergo, è stato costruito, infatti, negli anni 70, quando le leggi antisismiche non erano in vigore. “Il minimo indispensabile c’è – spiega Vassallo &#8211; le scale antincendio funzionano, i pannelli ignifughi anche e la manutenzione degli estintori viene fatta ogni sei mesi, per il resto forse occorrerebbe trovare uno stabile più sicuro”. Accompagnato da<span id="more-4780"></span> due studenti residenti, <strong>Marco e Valentina</strong>, Step1 fa una verifica con un &#8220;tour&#8221; nella casa. L&#8217;umidità è dappertutto. I <strong>frontalini dei balconi</strong> si sfaldano tanto che per bloccarne la caduta è stata stesa una rete verde. In molti casi i ferri della struttura sono ormai scoperti. &#8221;Le <strong>uscite di sicurezza</strong> &#8211; dicono i nostri inviati &#8211; sono tutte dotate di una porta con maniglia anti-panico, ma durante la nostra visita abbiamo notato che quella del 7° piano al momento è bloccata da un&#8217;altra porta che giace in terra all’altezza della scala antincendio.&#8221; La verifica accerta anche che non tutte le stanze (quasi tutte doppie, ospitano oltre 250 studenti) dispongono di climatizzatori a pompa di calore. &#8220;Gli ascensori sono due, ma uno &#8211; secondo quanto ci dicono i ragazzi &#8211; non funziona da almeno 6 anni&#8221;.</p>
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		<title>Librino da bere</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 04:25:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ninoinde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
		<category><![CDATA[Quartieri]]></category>
		<category><![CDATA[Urbanistica]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Catania]]></category>
		<category><![CDATA[impianti sportivi]]></category>
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		<category><![CDATA[Polifunzionale S. Teodoro]]></category>
		<category><![CDATA[Step1]]></category>
		<category><![CDATA[villa Fazio]]></category>

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		<description><![CDATA[Per una città che in pochi anni è riuscita ad accumulare centinaia di milioni di debiti, spenderne circa 16 milioni per   costruire impianti sportivi nel quartiere satellite di Librino e lasciarli andare in malora è un gioco da ragazzi. E&#8217; quanto documenta con un taglio che non ha nulla da invidiare a Report, Rimpianti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per una città che in pochi anni è riuscita ad accumulare centinaia di milioni di debiti, spenderne circa 16 milioni per  <img class="alignright size-medium wp-image-3206" title="impianti-sportivi-villa-fazio" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/04/impianti-sportivi-villa-fazio-300x157.jpg" alt="impianti-sportivi-villa-fazio" width="240" height="126" /> <strong> costruire impianti sportivi nel quartiere satellite di Librino e lasciarli andare in malora</strong> è un gioco da ragazzi.</p>
<p>E&#8217; quanto documenta con un taglio che non ha nulla da invidiare a Report, <em><strong><a href="http://www.step1.it/index.php?id=5315-rimpianti-sportivi">Rimpianti sportivi</a></strong></em>, il primo di una serie di videoinchieste che il webgiornale <strong>Step1</strong> ha iniziato a dedicare alle <strong>grandi incompiute</strong> del quartiere alla periferia della città.<span id="more-3205"></span>Si tratta innanzitutto della <strong>struttura polifunzionale di viale S. Teodoro</strong> realizzata per le Universiadi del 1997, <strong>non finita e mai consegnata</strong>: <strong>costo 12 milioni di euro</strong>. Avrebbe dovuto comprendere 1 campo di rugby, uno di calcio, 2 di calcetto, palestre coperte e altre strutture di servizio, tutte ormai completamente saccheggiate e vandalizzate.</p>
<p>In viale Sisinna, il recupero di <strong>villa Fazio</strong> aveva previsto la costruzione di 2 campi di calcetto/pallamano, due di tennis in sintetico e impianto di illuminazione per gare in notturna: <strong>costo 4 milioni di euro</strong>. E&#8217; stata usata per alcuni anni in convenzione con un&#8217;associazione appositamente creata, fino al 2000. Riuscivano a tenere impegnati ogni giorno una media di 140 ragazzi ed erano state portate a termine iniziative anche in collaborazione col Ministero di Grazia e giustizia. Per un quartiere come quello di Librino era tutto oro colato.</p>
<p>Con la giunta Scapagnini la convenzione non è stata rinnovata ma in cambio l&#8217;impianto è stato <strong>abbandonato</strong> e, naturalmente, anch&#8217;esso vandalizzato e saccheggiato. Ora è quasi completamente da rifare, soprattutto nelle parti in muratura. Almeno in questo senso si è impegnato a fare il nuovo assessore al ramo.</p>
<p>Ma forse un senso nascosto, in tutte queste e molte altre vicende, c&#8217;è: <strong>costruire, abbandonare e ricostruire</strong> opere pubbliche è l&#8217;ennesima geniale trovata del nostro presidente-muratore che, in tal modo, intende contribuire a <strong>rilanciare il mercato dell&#8217;edilizia e a far ripartire l&#8217;economia</strong>.</p>
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