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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; stranieri immigrati</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Immigrati, oggi in piazza per i diritti</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 06:36:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Mi auguro che in parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza per i bambini nati in Italia da immigrati stranieri”, Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica. Mentre la più alta carica dello stato denuncia un’anomalia ‘tutta italiana’ e sottolinea che una più adeguata normativa sullo ius soli permetterebbe di risolvere il problema, permangono nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-Toj3ypj5GNg/Ts-DS1DG3iI/AAAAAAAAIAA/qfahEInjqdo/s600/_DSC6157_w_600.jpg" alt="" width="324" height="215" />“Mi auguro che in parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza per i bambini nati in Italia da immigrati stranieri”, <strong>Giorgio Napolitano</strong>, Presidente della Repubblica.</p>
<p>Mentre la più alta carica dello stato denuncia un’anomalia ‘tutta italiana’ e sottolinea che<span id="more-27613"></span> una più adeguata normativa sullo<strong> ius soli</strong> permetterebbe di risolvere il problema, permangono nel nostro Paese gli effetti disastrosi prodotti dalla cosiddetta <strong>sanatoria truffa</strong>.</p>
<p>Un provvedimento che continua a negare a tantissimi migranti il diritto alla libera circolazione ed alla piena regolarizzazione.</p>
<p>“Nella</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
<p class="title">Permessi di soggiorno &#8211; articoli correlati su argocatania.org</p>
<ul>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/06/07/mineo-le-interminabili-attese-dei-richiedenti-asilo/" target="_blank"> <em>07.06.11 &#8211; Mineo, le interminabili attese dei richiedenti asilo</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/04/07/business-migranti/" target="_blank"> <em>07.04.11 &#8211; Business Migranti</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/01/19/sanatoria-migranti-la-regolarizzazione-si-allontana/" target="_blank"> <em>19.01.11 &#8211; Sanatoria migranti, la regolarizzazione si allontana</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/11/29/permessi-di-soggiorno-non-sanatorie-truffa/" target="_blank"> <em>29.11.10 &#8211; Permessi di soggiorno, non sanatorie truffa</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2010/11/20/dignita-e-diritti-per-tutti-i-migranti/" target="_blank"> <em>20.1.10 &#8211; Dignità e diritti per tutti i migranti</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/08/18/conseguenze-di-un-rimpatrio-forzato/" target="_blank"> <em>18.08.09 &#8211; Conseguenze di un rimpatrio forzato</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/03/21/manifestazione-contro-il-decreto-sicurezza-ddl-733/" target="_blank"> <em>21.03.09 &#8211; Manifestazione contro il “decreto sicurezza” – DDL 733</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2009/01/19/sfruttamento-nelle-campagne-siciliane-e-non-solo/" target="_blank"> <em>19.01.09 &#8211; Sfruttamento nelle campagne siciliane… e non solo</em></a></li>
</ul>
</div>
<p>provincia di Catania – come scrive la Rete Antirazzista Catanese &#8211; risiedono circa 26.000 migranti ed oltre<strong> 3000 hanno richiesto, nel settembre 2009, di regolarizzarsi</strong> come colf o badanti, non essendoci altra opportunità. Ciò ha costretto i lavoratori dell’ agricoltura e dell’ edilizia, i venditori ambulanti a trasformarsi in badanti, vittime del mercato dei contratti in mano alla criminalità organizzata, che li ha derubati ed ingannati.</p>
<p>Dopo oltre 2 anni sono centinaia le<strong> pratiche ancora inevase</strong>, ed ancor di più le pratiche definite negativamente con motivazioni pretestuose”.</p>
<p>Data questa situazione, migranti e associazioni antirazziste hanno deciso di riprendere la mobilitazione per ottenere:</p>
<ul>
<li><strong>Il rilascio </strong>del permesso di soggiorno per chi ha partecipato alla sanatoria truffa e l’ estensione generalizzata della regolarizzazione a tutte le tipologie di contratto e di lavoro autonomo;</li>
<li><strong>Il prolungamento</strong> del permesso di soggiorno per chi ha perso il lavoro e il ritiro della circolare Manganelli;</li>
<li><strong>Il rilascio</strong> del permesso di soggiorno per chi denuncia il datore di lavoro in nero;</li>
<li><strong>La chiusura</strong> di tutti i centri di detenzione per migranti, compreso il megaCara di Mineo;</li>
<li><strong>Il riconoscimento</strong> del diritto di voto per chi vive in Italia da almeno 5 anni;</li>
<li><strong>Il riconoscimento</strong> della cittadinanza per chi nasce o cresce in Italia.</li>
</ul>
<p>Primo appuntamento per la ripresa della mobilitazione: un’ assemblea pubblica che si svolgerà<strong> oggi, lunedì 28 novembre, alle ore 18 in piazza Stesicoro a Catania</strong>. L’ iniziativa è promossa dal Coordinamento immigrati contro la sanatoria truffa, dalla Rete Antirazzista Catanese e dalla Rete catanese 15 ottobre.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;Italia sono anch&#8217;io, due leggi di iniziativa popolare</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 08:12:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quasi 5 milioni (l’8% della popolazione) le persone di origine straniera che vivono in Italia. Di queste quasi un quinto sono minori. Nello scorso anno scolastico gli oltre 700.000 alunni stranieri presenti hanno rappresentato il 7,9% dell’intera popolazione (percentuale, quest’ultima, che sale ulteriormente se ci si riferisce alle scuole materne ed elementari). Il 42,2% di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh4.googleusercontent.com/-JbTg0yISTcw/TrzSsPxvMWI/AAAAAAAAH6U/aZ0sOpSJm7A/s300/lItaliasonoanchio.jpg" alt="" width="280" height="300" />Quasi 5 milioni (l’8% della popolazione) le <strong>persone di origine straniera</strong> che vivono in Italia. Di queste quasi un quinto sono minori. Nello scorso anno scolastico gli oltre 700.000 alunni stranieri presenti hanno rappresentato il 7,9% dell’intera popolazione  (percentuale, quest’ultima, che sale ulteriormente se ci si riferisce alle scuole materne ed elementari). Il 42,2% di essi è nato in Italia. Eppure, tutti<strong> questi ragazzi ad oggi non sono italiani</strong>, né lo saranno fino a 18 anni, nonostante la<span id="more-27352"></span> nostra Costituzione &#8211; art. 3 &#8211; stabilisca il principio di eguaglianza fra le persone e impegni lo stato a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno raggiungimento.</p>
<p>Di fronte a tutto ciò oltre venti associazioni (fra le quali Libera, gruppo Abele, Acli, Arci, Caritas Italiana, Cgil, Centro Astalli, Tavola della Pace) hanno deciso di promuovere <strong>due leggi di iniziativa popolare</strong> (per le quali occorre raccogliere, entro febbraio 2012, 50.000 firme) per la riforma del diritto di cittadinanza per i minori e il diritto di voto ai lavoratori regolarmente presenti nel nostro Paese da cinque anni.<strong> </strong></p>
<p><strong>L’Italia sono anch’io</strong>, questo il titolo dell’iniziativa, riguarda innanzitutto il principio fondamentale dell’introduzione nel nostro paese dello <strong>ius soli</strong>: sono cittadini italiani i nati in Italia che abbiano almeno un genitore legalmente soggiornante (da almeno un anno).</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh5.googleusercontent.com/-7gXeG6EMx94/TrzSrllmBOI/AAAAAAAAH6M/ix8Sih7RTJY/s200/l%252527italia_sono_anchio.jpg" alt="" width="180" />Attualmente la normativa esistente indica il principio dello<strong> ius sanguinis</strong> come unico mezzo di acquisto della cittadinanza a seguito della nascita, mentre l’acquisto automatico della cittadinanza per ius soli continua a rimanere limitato ai figli di ignoti, di apolidi, o ai figli che non hanno diritto alla cittadinanza dei genitori. Inoltre, qualora questa campagna raggiungesse l’obiettivo, verrebbe  riconosciuto anche il <strong>diritto di cittadinanza</strong> per i tantissimi minori che non sono nati in Italia, ma ci vivono  stabilmente come i loro coetanei italiani.</p>
<p>Per quanto riguarda <strong>gli adulti che chiedono di diventare italiani </strong>si abbassa il requisito da 10 anni di soggiorno regolare, com’è oggi, a cinque anni. Infine, per<strong> il diritto di voto nelle comunità locali</strong>, la proposta è di concederlo per le elezioni in città, province e regioni agli stranieri in possesso del titolo di soggiorno da cinque anni.</p>
<p>A spingere le associazioni a “cambiare passo sulla cittadinanza” non solo considerazioni di tipo generale, ma, anche, le troppe storie quotidiane di diritti negati.</p>
<p>A <strong>Catania</strong>, il Comitato Promotore  (al quale hanno aderito anche associazioni locali, fra queste la LILA e la Rete Antirazzista) ha organizzato una giornata di <strong>raccolta firme Sabato 12 novembre dalle ore 16,30 in via Etnea (di fronte alla villa Bellini)</strong>.</p>
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		<title>Lampedusa e Mineo: i diritti negati</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 05:32:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lampedusa ancora una volta al centro della cronaca: alle proteste dei migranti, che fuggiti da guerre e miseria, contestavano il trattamento loro riservato dal nostro stato democratico (peraltro analogo a quello degli altri “Paesi sviluppati” europei) si è risposto con le cariche della polizia, creando un clima che ha ulteriormente stressato la popolazione locale, esasperata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 261px"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/-EcnVz4Wt8Ts/ToFcxIdspsI/AAAAAAAAG_4/IdTTzeiLiIc/110927_immigrati_Moby_Danila_Damico-r.jpg" alt="" width="251" height="385" /><p class="wp-caption-text">foto Danila D&#39;Amico su fb</p></div>
<p>Lampedusa ancora una volta al centro della cronaca: alle proteste dei migranti, che fuggiti da guerre e miseria, contestavano il trattamento loro riservato dal nostro stato democratico (peraltro analogo a quello degli altri “Paesi sviluppati” europei) si è risposto con le <strong>cariche della polizia</strong>, creando un clima che ha ulteriormente stressato la <strong>popolazione locale</strong>, <strong>esasperata</strong> da un’emergenza che dura da troppo tempo.</p>
<p>Le parole e le invettive degli abitanti di Lampedusa riportate da <a href="http://fortresseurope.blogspot.com/2011/09/alessio-genovese-da-lampedusa.html" target="_blank"><strong>Alessio Genovese</strong>, fotografo e reporter presente sull’isola</a>,  descrivono con chiarezza la <span id="more-25587"></span>drammaticità di ciò che è accaduto: &#8220;Lampedusa  non vi vuole, andate via bestie&#8221; gridavano ai migranti impauriti e non  sono mancati <!--more--> toni pesanti anche nei confronti delle forze dell&#8217;ordine,  &#8220;se voi non siete in grado di cacciarli ci pensiamo noi&#8221;.</p>
<p>Ad aumentare la tensione ci ha pensato <strong>il sindaco</strong>,  Dino De Rubeis, che ha pubblicamente dichiarato che a Lampedusa c&#8217;è la  guerra affermando che i lampedusani avrebbero saputo risolvere il  problema e difendere l&#8217;isola. Lampedusa per loro era sotto attacco dei  tunisini. Erano loro il nemico a cui fare la guerra non la politica del  governo.</p>
<p><a href="http://www.terrelibere.org/terrediconfine/lampedusa-brucia-un-disastro-preparato-con-accanimento" target="_blank">Antonello Mangano, su Terre Libere</a>, parla di un &#8220;<strong>disastro preparato con accanimento</strong>&#8221; con interventi che contrastano con le leggi emanate dallo stesso governo. Nei centri di primo soccorso e accoglienza <strong>(CPSA)</strong>, confusi spesso con i CIE, i migranti dovrebbero restare al massimo 48 ore e una detenzione superiore dovrebbe essere motivata da un giudice. In verità vengono trattenuti per settimane e il loro numero supera di molto la capienza prevista.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 334px"><img src="https://lh4.googleusercontent.com/-vD4f1o4VZks/ToFaRJ8umkI/AAAAAAAAHAM/hG_7lf10mI8/110927_immigrati_Moby_ReteAntirazzista.jpg" alt="" width="324" height="215" /><p class="wp-caption-text">foto Danila D&#39;Amico su fb</p></div>
<p>Poco si è saputo degli accordi tra Maroni e la Tunisia in occasione della recente visita del ministro a Tunisi. Non si sa quindi il motivo per cui i rimpatri vengano organizzati con tempistica sempre diversa e anche con diverse modalità. Le tre navi (Vincent, Audacia e Moby Fantasy) su cui sono stati caricati i &#8220;ribelli&#8221; sono rimaste, ad esempio, per diversi giorni nel porto di Palermo, suscitando anche un <a href="http://palermo.repubblica.it/dettaglio-news/16:48/4037955" target="_blank"><strong>intervento di Laura Boldrini dell&#8217;Unhcr</strong></a>, preoccupata della difficoltà di garantire adeguata &#8220;accoglienza&#8221; e i servizi minimi &#8220;per un così alto numero di persone&#8221;. Viene da lei auspicato anche l&#8217;accesso sulle navi a personale sanitario e mediatori culturali.</p>
<p>In assenza di &#8220;operatori competenti&#8221; (Boldrini), nessuno può vedere nè verificare le condizioni in cui sono tenute queste persone, &#8220;<strong>criminalizzate</strong> -come denuncia il movimento antirazzista palermitano- per il solo fatto di non avere con sé un documento alla frontiera, sono “eroi della  rivoluzione dei gelsomini” finché restano oltremare, clandestini se  scappano in Italia, tacciati di essere delinquenti se qualcuno di loro  osa ribellarsi alle condizioni inumane in cui vengono trattenuti&#8221;.</p>
<p>Anche in questo caso è stata creata una situazione potenzialemnte  esplosiva (per mantenere l&#8217;ordine sono stati impegnati 500  agenti per 700 migranti) e si è confermata la <strong>mancanza di un piano serio e articolato</strong> per affrontare e gestire il previsto arrivo dei migranti.</p>
<p>Se Lampedusa sembra, momentaneamente, “tranquilla”, a pochi chilometri da Catania, a Mineo, prosegue la contraddittoria vita del CARA. Dei problemi tuttora presenti in questa mega struttura parliamo con Barbara Crivelli e Alfonso Distefano della <strong>Rete Antirazzista Catanese</strong>.</p>
<p><strong> Anche nel mese di agosto è proseguito il vostro impegno a Mineo, quali le iniziative più significative?</strong><br />
<em>Il mese di agosto è stato particolarmente difficile; la protesta del 27 luglio ha avuto conseguenze pesanti sulle condizioni di vita dei migranti. Infatti a partire dall&#8217;otto agosto è iniziato il <strong>trasferimento di alcune  centinaia di richiedenti asilo</strong> (i dati sono discordanti, 300-500), destinazione Roma, Trapani, Caltanissetta. Il trasferimento è avvenuto in  modo indolore perché  ai migranti è stato detto che venivano condotti in centri dove le condizioni di vita erano migliori. Si è trattato in realtà dell&#8217;allontanamento di coloro che avevano avuto una parte attiva nella  protesta di luglio. Oltre a questa misura è stata anche adottata quella della <strong>restrizione della libertà personale</strong>, anche all&#8217;interno del campo. In  tanti ci hanno infatti raccontato che non tutti avevano il permesso di lasciare la loro abitazione. Il caldo, il digiuno del Ramadan, le tensioni  fra le diverse comunità, la sospensione dei lavori della commissione (che esamina le pratiche dei richiedenti asilo, n.d.r.) hanno fatto il resto. In questo clima di depressione le nostre visite al campo hanno avuto principalmente lo scopo di veicolare le ragioni della protesta (diffondendo il comunicato della comunità nigeriana),  soprattutto quando, dopo analoghe rivolte in altri Cara, i media hanno tentato di mettere in piedi la teoria di una strategia della tensione  (organizzata dall’esterno)</em>.</p>
<p><strong>Il CARA di Mineo sembra avviarsi verso una nuova gestione, quali  le tappe di questo processo, quali le contraddizioni più evident</strong><strong>i</strong><strong>?</strong><br />
<em> Nonostante Sisifo si sia aggiudicata la gestione del campo, il Cara viene <strong>gestito a tutt’oggi dalla Croce Rossa</strong>. Le ragioni non sono chiare e non si comprende ancora il progetto del nuovo ente gestore, che a giorni dovrebbe subentrare. Quello che è certo è che Mineo, una struttura nata nell&#8217;emergenza, si avvia a diventare stabile, pericolosamente <strong>legata agli interessi economici del territorio</strong>, con un ruolo attivo anche delle cooperative locali Sol. Calatino. L&#8217;accoglienza dei migranti non è mai stata, né a questo punto può diventare, il fulcro di questo progetto. La sola soluzione è la  chiusura , a vantaggio di forme di accoglienza più umane, decentrate nei comuni limitrofi (modello Riace), capaci anche di innescare percorsi  virtuosi per il territorio e la sua economia.</em></p>
<p><strong>Ci  sono novità rispetto ai permessi di soggiorno?</strong><br />
<em> Purtroppo non sono pochi i migranti, che non avendo mai ricevuto il contributo di 5 euro ogni 2 giorni , vivono nella totale indigenza e, nonostante abbiamo avuto il parere positivo della commissione, <strong>non riescono a pagarsi il famigerato permesso di soggiorno</strong>.</em></p>
<p><strong>E’ cambiata la  situazione per i migranti presenti all’interno del CARA?</strong><br />
<em> Sostanzialmente no, tranne per quanto riguarda l’attivazione del bus <strong>navetta della ditta Simili</strong>, che da settimane trasporta i migranti gratis a Mineo (prima si pagavano 2 euro A/R). Peccato che effettui <strong>una sola corsa</strong> (50 posti per 1800 potenziali passeggeri) la mattina con ritorno da Mineo alle 12, per tutti gli altri non rimane che camminare per 22 km.</em></p>
<p><strong>Quali i vostri impegni  futuri?</strong><br />
<em> Continueremo le nostre  iniziative periodiche di <strong>sportello legale</strong> (ogni settimana),  di <strong>assistenza medica</strong> (grazie ai medici della LILA), di <strong>distribuzione di dizionari e manuali di conversazione</strong> e di  incontri interetnici all&#8217;esterno del campo, all’interno  della campagna nazionale per la chiusura del megaCara di Mineo, punto all’ordine del giorno della prossima assemblea nazionale delle reti migranti ed antirazziste, che si terrà a Roma il prossimo primo ottobre.</em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Centro Astalli Catania, oltre l&#8217;accoglienza</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 04:37:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[stranieri immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[Villaggio degli Aranci]]></category>

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		<description><![CDATA[Da qualche giorno i cancelli del C.A.R.A. di Mineo sono stati ufficialmente aperti al Centro Astalli di Catania. L’entusiasmo dei volontari al via libera dal Ministero dell’Interno, interiorizzato sobriamente in pieno stile Centro Astalli, ha immediatamente lasciato spazio alla voglia di operare, anche in quest’occasione, in linea con la competenza e la sensibilità che a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche giorno i cancelli del C.A.R.A. di <strong>Mineo</strong> sono stati ufficialmente <strong>aperti al Centro Astalli</strong> di Catania. L’entusiasmo dei <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-VvbTPDODXHQ/TY-e0_dIYlI/AAAAAAAAD8w/pktoWdA40_0/centroastalli2%25255B1%25255D.jpg" alt="" width="195" height="192" />volontari al <strong>via libera</strong> dal Ministero dell’Interno, interiorizzato sobriamente in pieno stile <em>Centro Astalli,</em> ha immediatamente lasciato spazio alla voglia di operare, anche in quest’occasione, in linea con la competenza e la sensibilità che a Catania <strong>dal 1999</strong> caratterizzano le attività del Centro.  Uno sportello informazioni sarà a breve allestito all’interno del <strong>Residence degli Aranci</strong> e raggiungerà, di conseguenza, i <span id="more-23230"></span>richiedenti asilo che lì attendono di effettuare un colloquio con la commissione territoriale.</p>
<p>La giornata del Centro Astalli di Catania inizia alle nove del mattino, quando uno dei volontari dell’associazione tira su la <strong>saracinesca al numero 71 di Via Tezzano</strong>. Qualche minuto e la sala all’ingresso si riempie. <strong>E’ <em>la Catania</em> </strong><em><strong>degli invisibili</strong>.</em> Uomini (perlopiù) e donne, da ogni parte del mondo ma “residenti” a Catania, aspettano  il loro turno per poter fare una doccia calda.</p>
<p>Il <strong>servizio docce</strong> è solo uno dei servizi di prima accoglienza che il Centro offre ai suoi utenti. Il <strong>centro d’ascolto</strong> indirizza le attenzioni dei volontari verso gli ostacoli che impediscono ai migranti extracomunitari di vivere dignitosamente. A stretto contatto col centro d’ascolto è lo <strong>sportello lavoro</strong>. I migranti hanno la possibilità di preparare un curriculum vitae, loro biglietto da visita nel mondo del lavoro e di essere, possibilmente, accompagnati nello stesso mondo attraverso la mediazione dei volontari dello sportello.</p>
<p><em><strong>Ambulatorio medico</strong>.</em> Un cartello su una porta a sinistra del corridoio che collega la sala d’accoglienza ai bagni ricorda agli utenti che è possibile ricevere assistenza medica generale. Nello specifico al Centro Astalli di Catania svolgono servizio volontario anche <strong>medici specializzati</strong> in dermatologia, diabetologia e psichiatria transculturale.</p>
<p>L’associazione garantisce inoltre assistenza<strong> ai detenuti stranieri</strong> nelle carceri catanesi. Anche un banco vestiario gestito dai volontari è il frutto della presenza del Centro nelle carceri.</p>
<p>Lo <strong>sportello legale</strong> assicura oggi un&#8217;assistenza stabile, gratuita e continua, mentre il classico <strong>doposcuola</strong> assume contorni interculturali interessanti. E’ evidente, durante le <strong>lezioni del pomeriggio</strong>, che i bambini non si lasciano accecare dagli infondati preconcetti che invece attanagliano il mondo degli adulti. L’apprendimento dell’italiano rappresenta una tappa fondamentale nel percorso d’integrazione dei migranti.</p>
<p>Tre i livelli della “<strong>Scuola d’Italiano</strong>”: alfabetizzazione, base e avanzato. Dal 2010 la scuola d’ italiano permette agli studenti di sostenere l’esame per la <strong>certificazione della conoscenza della lingua italiana</strong>, in convenzione con l’Università per Stranieri di Perugia.</p>
<p>Da quest’anno il Centro Astalli aderisce come centro organizzativo di invio, ospitalità e coordinamento, al Programma Gioventù in Azione &#8211; <strong>Servizio Volontario Europeo</strong>. I migranti che considerano fallimentare l’esperienza nel nostro paese possono rivolgersi al Centro per usufruire dei programmi di <em>rimpatrio volontario assistito </em>della Rete NIRVA.</p>
<p>Il Centro inoltre, consapevole del fatto che le nuove generazioni hanno le potenzialità <strong> </strong> per gettare le basi di una società che tragga linfa vitale dalla ricchezza derivante dal rispetto e dall&#8217;incontro interculturale, è presente nelle scuole superiori della provincia di Catania con dei progetti relativi al <strong>diritto d’asilo</strong> e al <strong>dialogo interreligioso</strong>.</p>
<p>Attraverso i progetti “Finestre &#8211; Storie di Rifugiati&#8221; e &#8220;Incontri” gli studenti possono ascoltare <strong>testimonianze dirette</strong> di rifugiati politici e di uomini e donne con <em>credo</em> diverso da quello cattolico.</p>
<p>Ma c&#8217;è<strong> altro</strong> al Centro Astalli. E&#8217; quello <strong>spirito egualitaristico</strong> per cui nessuna azione, nessun servizio è volto a creare dipendenza dai volontari. Far sì che i migranti si riapproprino di una <strong>soggettività</strong> che spesso perdono, tra numeri delle tessere nei centri<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /> d&#8217;accoglienza e quei mesi, quegli anni in viaggio in cui solo loro stessi conoscono il nome che gli è stato dato dai genitori. <strong>Credere nelle proprie potenzialità</strong> per vivere con serenità l&#8217;esperienza della migrazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Linea 77,  A noi</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jun 2010 03:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[LInea 77]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Ci chiamiamo Linea 77 come l&#8217;autobus che prendevamo per andare in saletta a provare quando nessuno di noi aveva ancora la patente. Fortunatamente, come quell&#8217;autobus, crediamo di arrivare, ci fermiamo al capolinea per qualche minuto e poi riprendiamo la corsa.&#8221; Linea 77 via chat in Rock.it Il gruppo è torinese, ma l&#8217;argomento di uno dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/linea_77.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-12671" title="linea_77" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/05/linea_77.jpg" alt="linea_77" width="240" height="160" /></a>&#8220;Ci chiamiamo <strong>Linea 77</strong> come l&#8217;autobus che prendevamo per andare in saletta a provare quando nessuno di noi aveva ancora la patente. Fortunatamente, come quell&#8217;autobus, crediamo di arrivare, ci fermiamo al capolinea per qualche minuto e poi <strong>riprendiamo la corsa</strong>.&#8221; <em>Linea 77 via chat </em>in <a href="http://www.rockit.it/intervista/929/linea-77-telefonica" target="_blank">Rock.it</a></p>
<p>Il gruppo è torinese, ma l&#8217;argomento di uno dei brani dell&#8217;ultimo album <span id="more-12654"></span>è molto vicino a noi,  al mare, a quel mare che i <strong>migranti</strong> attraversano e in cui molti hanno perso la vita. L&#8217;album è &#8220;Dieci&#8221;, perchè celebrano i dieci anni della loro carriera musicale. Il titolo del brano è <strong>A noi</strong>.</p>
<p>Così spiegano il senso della canzone Emi e Nitto, due membri della band, &#8220;È una canzone sulla libertà di vivere anche se si rivela come un inganno a cui natura e dio sono indifferenti e forse è giusto così. Quando, <strong>abbandonata la tua terra, il mare non te ne offrirà un&#8217;altra</strong>. Il brano è liberamente ispirato a &#8220;<strong>Bilal</strong>&#8220;, cronaca/romanzo/inchiesta sul fenomeno dell&#8217;immigrazione clandestina scritto da <strong>Fabrizio Gatti</strong>.&#8221; (<a href="http://xl.repubblica.it/dettaglio/80008" target="_blank">Repubblica XL</a>)</p>
<p>Con un nome falso, un tubetto di colla per nascondere le impronte digitali, un borsone nero, un paio di vecchie ciabatte e tre scatolette di sardine, Fabrizio <strong>Gatti si è trasformato in Bilal</strong> e ha potuto così raccontare &#8220;il dramma sconvolgente di chi si mette <strong>in marcia dal Sud</strong> del mondo per conquistare una vita migliore al di là del Mediterraneo. Ha attraversato il Sahara sugli stessi camion che trasportano clandestini. Ha incontrato affiliati di Al Qaeda e scafisti senza scrupoli. Ha superato indenne le frontiere. Si è infiltrato nelle organizzazioni criminali africane e nelle aziende europee che sfruttano la nuova tratta degli schiavi. Si è fatto arrestare come immigrato clandestino vivendo sulla propria pelle l’osceno <strong>trattamento riservato agli immigrati</strong> nei centri di permanenza temporanea. Ha scoperto i nomi, le alleanze e le complicità di alcuni governi che non fanno nulla contro il traffico di schiavi, anzi, ci guadagnano.&#8221; (<a href="http://rcslibri.corriere.it/rizzoli/_minisiti/gatti/libro.htm" target="_blank">rcs libri</a>)</p>
<p>Questo accadeva nel 1995. Adesso con i respingimenti, abbiamo risolto il problema. <strong>Rimandiamo i migranti in Libia</strong>, a morire nel deserto o a subire trattamenti disumani in un paese che non ha accettato la convenzione di Ginevra. Così noi non vediamo quello che succede e ci sentiamo a posto&#8230; E pazienza se tra i respinti ci sono persone bisognose di protezione internazionale (nel 2008 il 75% di coloro che sono giunti in Italia via mare ha fatto <strong>richiesta di asilo</strong>, come dichiara l&#8217;Alto Commissariato ).</p>
<p>Leggi su <strong>Melting Pot</strong> <a href="http://www.meltingpot.org/articolo14492.html" target="_blank">Respingimenti in Libia &#8211; Oltre 500 e tutti illegali</a>, a cura dell’ Avv. Alessandra Ballerini</p>
<p>Il <strong>testo </strong>della canzone</p>
<p><strong>A noi</strong></p>
<p>Evviva la vita amor mio<br />
Per tutto quello che abbiamo passato<br />
Amare il canto delle nostre favole<br />
E il nostro dirci uomini.</p>
<p>A NOI<br />
Lasciate l’immaginazione<br />
A NOI<br />
l’ assedio che divora il cuore<br />
A NOI<br />
Infondo eri tu che lo volevi<br />
A NOI<br />
Sangue d’ amore e colpa<br />
A NOI, A NOI, A NOI<br />
Tutta la vita a noi</p>
<p>Sei crudele ottimismo<br />
Sei vana autocommiserazione<br />
Non serve pietà<br />
Vai a fottere</p>
<p>A NOI, A NOI, A NOI<br />
Tutta la vita a noi</p>
<p>Fu solo<br />
La luna che<br />
Ci salutò<br />
In mezzo al mare</p>
<p>A NOI<br />
Affogo il capitano e la sua nave<br />
A NOI<br />
Il ghigno dell’eternità<br />
A NOI<br />
Forse neanche dio ti ci vedeva<br />
A NOI<br />
Sangue d’amore e colpa</p>
<p>Sei crudele ottimismo<br />
Sei vana autocommiserazione<br />
Non serve pietà<br />
Vai a fottere</p>
<p>A NOI, A NOI, A NOI<br />
Tutta la vita a noi</p>
<p>Fu solo<br />
La luna che<br />
Ci salutò<br />
In mezzo al mare<br />
Baciando<br />
Le nostre lacrime<br />
Ci guardò andare al fondo</p>
<p>E quando la notte scese<br />
Soltanto la luna illuminò il cammino<br />
Battendo i nostri cuori affamati<br />
Come tasti di un pianoforte</p>
<p>Ma tutto porta a se<br />
In fondo a se il mare<br />
Che sordo ci ubriaca e non ci fa più vivere<br />
Ma tutto porta a se<br />
In fondo a se il mare<br />
Che sordo ci ubriaca e non ci fa più vivere</p>
<p>Fu solo<br />
La luna che<br />
Ci salutò<br />
In mezzo al mare<br />
Baciando<br />
Le nostre lacrime<br />
Ci guardò andare al fondo.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="580" height="457" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/httpRyyaKbo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="580" height="457" src="http://www.youtube.com/v/httpRyyaKbo&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Spiati a scuola</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 08:06:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Hanno cominciato a praticarlo in alcune province e <strong>Catania</strong> è stata tra le più solerti.<strong> Schedare gli studenti stranieri</strong> potrebbe divenire il banco<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/haparteid-stranieri.png"><img class="alignright size-medium wp-image-10288" title="schedatura-stranieri" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/haparteid-stranieri-222x300.png" alt="schedatura-stranieri" width="222" height="300" /></a> di prova dell&#8217;ossequio agli &#8220;orientamenti&#8221; nazionali.</p>
<p>Alle scuole della provincia è arrivata infatti, il 23 novembre, una <strong>cirolare dell&#8217;USP</strong> (Ufficio Scolastico Provinciale, il Provveditorato di una volta) in cui si chiedeva di fornire i dati relativi agli studenti stranieri. Scopo dichiarato: attuare interventi di integrazione all&#8217;interno di un bando FEI (Fondo Europeo per l&#8217;Integrazione) del <strong>Ministero dell&#8217;Interno</strong>.</p>
<p>Primo elemento di perplessità: come mai i dati richiesti erano non di tipo quantitativo, ma <strong>dati &#8220;sensibili&#8221;</strong> che permettono di conoscere informazioni personali normalmente protette dalla privacy? E poi: perchè questo <span id="more-10281"></span>coinvolgimento del ministero dell&#8217;Interno laddove gli aspetti formativi dell&#8217;integrazione dovrebbero riguardare piuttosto il ministero dell&#8217;Istruzione?</p>
<p>Queste e tante altre le <strong>domande che rimangono aperte</strong> e preoccupano, stando a quello che ha scritto  <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/Schedatura_Stranieri_Unità_Perna.pdf" target="_blank">Massiliano Perna sull&#8217;Unità di ieri (&#8220;Dimmi chi sei e da dove vieni&#8221;)</a></p>
<p>Cosa accadrà se verrà rilevata la presenza di alunni <strong>irregolari</strong>? Quale pericolo per la sicurezza si pensa che possano rappresentare gli alunni immigrati che frequentano le nostre scuole?</p>
<p>La <strong>Flc-Cgil</strong> ha inviato una nota all&#8217;USP chiedendo di fermare l&#8217;iniziativa &#8220;attuata in violazione dei diritti individuali delle persone&#8221;. Forse che gli stranieri non rientrano tra coloro per cui nel 1948 fu firmata la dichiarazione universale dei diritti umani?</p>
<p>Viva preoccupazione è espressa dalla <strong>comunità romena</strong> in Italia a proposito di una <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/Schedatura_alunni_romeni_Novara.pdf" target="_blank">analoga iniziativa presa dal&#8217;USP di Novara</a> e, a quanto pare, prevalentemente rivolta all&#8217;individuazione di romeni e nomadi.</p>
<p>Dopo la circolare ministeriale dell&#8217;8 gennaio con cui il ministro Gelmini fissava un tetto del 30% agli studenti stranieri presenti nelle classi, gli interventi di schedatura (<em>pardon</em> monitoraggio) hanno  ottenuto una nuova giustificazione. Lo possiamo vedere dalla <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/Schedatura_scuola_stranieri_Veneto.pdf" target="_blank">circolare dell&#8217;USP del Veneto </a> che chiede una rilevazione attenta e continuativa per meglio distribuire le &#8220;risorse&#8221; (?) e per attivare non meglio precisati &#8220;percorsi progettuali&#8221;.</p>
<p>Ancora più preoccupante la contemporanea <a href="http://www.tuttiinpiazza.it/articoli/caserta_e_provincia/la__schedatura__degli_alunni_stranieri/la__schedatura__degli_alunni_stranieri.asp" target="_blank">circolare diramata a Caserta</a> in cui si chiede di &#8220;fornire informazioni alla prefettura di Caserta che ha richiesto con urgenza i dati sulla presenza degli alunni stranieri nelle scuole della provincia e sulla dispersione scolastica&#8221;.  Da quando le <strong>Prefetture</strong> si interessano di dispersione scolastica, di difficoltà di apprendimento e di integrazione nell&#8217;ambiente scolastico?</p>
<p>Visto che la schedatura degli stranieri non è (ancora) -a quanto pare- una normativa vincolante, ci poniamo un&#8217;ultima domanda: siamo diventati più realisti del re?</p>
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		<title>Se regolarizzare vuol dire denunciare</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2009/09/26/se-regolarizzare-vuol-dire-denunciare/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 03:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Clandestini]]></category>
		<category><![CDATA[colf. badanti]]></category>
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		<description><![CDATA[Una riflessione sulle contradizioni e sulle assurdità contenute nella legge che permette la regolarizzazione di colf e badanti ci viene da una testimonianza personale pubblicata sul sito di Libertà e Giustizia del 9 settembre scorso, a firma di Patrizia Rettori. Ecco il testo Questa è una storia personale, ma può essere utile a chi si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una riflessione sulle <strong>contradizioni</strong> e sulle <strong>assurdità</strong> contenute nella legge che permette la <strong>regolarizzazione di colf e badanti</strong> ci viene da una <strong>testimonianza personale</strong> pubblicata sul <a href="http://www.libertaegiustizia.it/" target="_blank">sito di Libertà e Giustizia</a> del 9 settembre scorso, a firma di Patrizia<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/badanti_regolarizzazione.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6683" title="badanti_regolarizzazione" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/09/badanti_regolarizzazione.jpg" alt="badanti_regolarizzazione" width="260" height="192" /></a> Rettori.</p>
<p>Ecco il testo</p>
<p>Questa è una storia personale, ma può essere utile a chi si stia cimentando, in questo settembre, con la corsa a ostacoli rappresentata dalla regolarizzazione delle badanti. Come in molte famiglie italiane, anche nella mia c&#8217;è una ragazza, ucraina e dunque <strong>extracomunitaria</strong>, che si occupa di due anziane sorelle con pazienza e competenza da ormai tre anni e che finora non si è riusciti, malgrado gli sforzi profusi, a legalizzare. Accogliamo dunque con entusiasmo la sanatoria in corso e ci tuffiamo ignari nel percorso escogitato dal ministero. Tralascio le <strong>difficoltà iniziali</strong> (il programma <span id="more-6301"></span>scaricato dal sito del ministero dell&#8217;Interno che tramortisce il computer di casa, le agenzie che chiedono cifre da 600 euro in su per sgravarci dalle resse bibliche che affollano gli uffici competenti) e parto dal <strong>patronato Cgil</strong> che, con cortesia ed efficienza, ci accoglie per risolvere il problema.<br />
La procedura scattava il primo settembre, ma i patronati sono riusciti ad avere istruzioni certe solo qualche giorno dopo, così sono stati costretti a partire in ritardo. Comunque fanno del loro meglio per far fronte alle necessità di tutti, in un&#8217;anticamera gremita di un&#8217;umanità varia, compresi anziani e pazienti in carrozzella. Tocca noi, e siamo felici di constatare che le carte richieste sono in ordine e che il modulo elettronico possa essere compilato senza difficoltà. <strong>Entro 72 ore</strong>, secondo le disposizioni del ministero, <strong>riceveremo</strong> in via telematica <strong>la ricevuta</strong> che consentirà alla nostra badante di uscire di casa senza patemi. La nostra salvatrice, una bionda e gentile signora, ci comunica che però abbiamo un ultimo compito da svolgere: <strong>consegnare entro 48 ore</strong> al commissariato di zona il &#8220;modulo di <strong>cessione fabbricato</strong>&#8220;, quello che certifica come la badante in questione conviva con la sue assistite in quel preciso appartamento.<br />
Sereni e sollevati, compiliamo il modulo e andiamo subito al <strong>commissariato</strong> per liberarci anche di quest&#8217;ultima incombenza. E invece ecco la sorpresa. Il poliziotto legge e replica: &#8220;Qui ci vuole copia del passaporto e del permesso di soggiorno&#8221;. Noi replichiamo indulgenti: &#8220;No, guardi che stiamo facendo la regolarizzazione&#8230;&#8221;. Lui sbarra gli occhi: &#8220;Ma allora è clandestina!&#8221;. Ci allarmiamo: &#8220;Stiamo seguendo la procedura per la sanatoria. Lei saprà&#8230;&#8221;. Ci interrompe: &#8220;Io non dovrei neppure ascoltarle queste cose.  Sono un poliziotto e dovrei andare a questo indirizzo per <strong>prelevare questa ragazza e portarla a Ponte Galeria</strong>&#8220;. Nominare Ponte Galeria, e cioè il <strong>Centro di Identificazione ed Espulsione,</strong> a Roma è come nominare l&#8217;anticamera dell&#8217;inferno. Ormai siamo sulle spine. Lui intima: &#8220;Andiamo all&#8217;ufficio stranieri!&#8221;. Poi ci guarda e si ammansisce: &#8220;Va bene, facciamo così. Voi andate e tornate quando avrete la <strong>ricevuta della domanda di regolarizzazione</strong>&#8220;. Ma quella <strong>arriverà tra tre giorni</strong>, e cioè uno dopo la scadenza delle quarantotto ore che la legge impone per la cessione fabbricato. Il poliziotto non sente ragioni, ci rimette in mano il foglio e ci invita tacitamente a non abusare della sua comprensione.<br />
Ce ne andiamo sconcertati e segnaliamo il problema al patronato Cgil. Il quale appura, dopo un rapido giro di telefonate, che la stessa cosa sta accadendo in molti commissariati italiani. L&#8217;unica spiegazione possibile è che il <strong>ministero si sia dimenticato di fornire istruzioni adeguate ai commissariati</strong>. E l&#8217;unica soluzione possibile è una <strong>furberia</strong>: non andare di persona, ma spedire il modulo per<strong> raccomandata con ricevuta di ritorno</strong>. Così la scadenza delle 48 ore sarà rispettata, perché vale il timbro di partenza, ma la raccomandata arriverà a destinazione quando il ministero ci avrà fatto avere la famosa ricevuta che vale come un permesso provvisorio di soggiorno.<br />
Ora speriamo che il ministero rispetti i tempi. Oppure che dia ai commissariati le istruzioni mancanti. E&#8217; chiedere troppo?</p>
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		<title>Conseguenze di un rimpatrio forzato</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 22:36:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[tortura]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Simonetta Cormaci, vice-responsabile del gruppo catanese Italia72 di Amnesty International, riceviamo la segnalazione di un caso che ha una significato emblematico. Ecco come viene presentato sul sito nazionale di Amnesty Tunisia: Ali Ben Sassi Toumi a rischio di tortura dopo l&#8217;espulsione dall&#8217;Italia Ali Ben Sassi Toumi, cittadino tunisino di 44 anni, è stato arrestato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da Simonetta Cormaci, vice-responsabile del gruppo catanese <strong>Italia72</strong> di Amnesty International, riceviamo la <strong>segnalazione di un caso</strong> che ha una significato emblematico.<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/08/respingimenti.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-5786" title="respingimenti" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/08/respingimenti-300x225.jpg" alt="respingimenti" width="300" height="225" /></a></p>
<p>Ecco come viene presentato sul sito nazionale di Amnesty</p>
<p><a href="http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2442" target="_blank">Tunisia: Ali Ben Sassi Toumi a rischio di tortura dopo l&#8217;espulsione dall&#8217;Italia </a></p>
<p>Ali Ben Sassi Toumi, <strong>cittadino tunisino</strong> di 44 anni, è stato arrestato all&#8217;aeroporto di Tunisi, dopo il<strong> rimpatrio forzato</strong> effettuato dall&#8217;Italia il 2 agosto 2009. Ha inviato un SMS a sua moglie in Italia per dirle che era arrivato, ma non ha mai incontrato l&#8217;amico che lo stava aspettando all&#8217;aeroporto, e la sua famiglia <span id="more-5746"></span>non lo ha più sentito da quel momento. Si crede sia trattenuto presso il <strong>Dipartimento di sicurezza di stato</strong> (Dss) del ministero degli Interni a Tunisi, dove i detenuti incommunicado sono <strong>a rischio di tortura e di maltrattamenti</strong>.</p>
<p>Le autorità tunisine <strong>non hanno informato nessun familiare</strong> sulle ragioni e sul luogo di detenzione di Ali Ben Sassi Toumi, come previsto dalla legge tunisina, e nonostante le richieste del suo avvocato.</p>
<p>Ali Ben Sassi Toumi era stato rilasciato dal carcere di Benevento, in Italia, il 18 maggio 2009, dopo aver scontato quattro anni di detenzione per la condanna di <strong>appartenenza</strong> ad una cellula terroristica in Italia e per le attività di reclutamento di combattenti in Iraq. Ali Ben Sassi Toumi aveva fatto <strong>richiesta per ottenere asilo in Italia</strong>, vedendosela rigettare perché riconosciuto colpevole di aver commesso un &#8220;reato grave&#8221;. Dopo il rilascio dal carcere, è stato trattenuto presso il Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Isola di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone.</p>
<p>Ali Ben Sassi Toumi è stato rinviato in Tunisia nonostante la <strong>Corte europea dei diritti umani</strong> avesse richiesto tre volte alle autorità italiane di <strong>sospendere l&#8217;espulsione</strong>, ritenendolo a rischio di tortura e maltrattamenti in Tunisia.</p>
<p>Ulteriori informazioni</p>
<p>Negli ultimi anni, Amnesty International ha ricevuto numerose <strong>denunce di casi di tortura</strong> e altri maltrattamenti da parte delle forze di sicurezza tunisine. In quasi tutti i casi, le denunce di tortura non vengono sottoposte a indagine né i responsabili vengono assicurati alla giustizia. Le persone sono più a rischio di subire tortura quando si trovano in <strong>detenzione incommunicado</strong>. I metodi più comuni di tortura sono le bastonate sul corpo, in particolar modo sulle piante dei piedi; la sospensione per le caviglie o in posizioni scomode; elettroshock e bruciature da sigarette.</p>
<p>In quanto stato parte della <strong>Convenzione contro la tortura</strong> e gli altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani o degradanti, la Tunisia ha l&#8217;obbligo di prevenire la tortura e di provvedere &#8220;affinché le autorità competenti procedano immediatamente ad un&#8217;<strong>inchiesta</strong> imparziale ogniqualvolta vi siano ragionevoli motivi di credere che un atto di tortura sia stato commesso in un territorio sotto la sua giurisdizione&#8221;.</p>
<p>L&#8217;Italia ha già altre volte <strong>disatteso le decisioni della Corte Europea </strong>dei diritti umani relativamente alla sospensione di provvedimenti di espulsione verso la Tunisia di persone a rischio di tortura e trattamenti inumani o degradanti. In particolare nel 2008, rispettivamente a giugno e a dicembre, il Governo italiano ha espulso in Tunisia <strong>Sami Essid Ben Khemais e Mourad Trebelsi,</strong> per i quali la Corte aveva richiesto la sospensione dell&#8217;espulsione in attesa della definizione del ricorso, ai sensi dell&#8217;art.39 del proprio Regolamento. A febbraio 2009 la Corte ha stabilito che l&#8217;Italia, rimpatriando Ben Khemais, <strong>ha violato l&#8217;art. 3 della Convenzione</strong> europea dei diritti umani, che vieta la tortura e i trattamenti inumani e degradanti.</p>
<p>Sul problema dei <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/08/amnesty_rimpatri_forzati.pdf">rimpatri forzati</a>, leggi la presa di posizione di Amnesty.</p>
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		<title>Sfruttamento nelle campagne siciliane&#8230; e non solo</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 22:18:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La giornata sulla immigrazione ci dà lo spunto per riflettere sullo sfruttamento della manodopera straniera. Dal sito Terrelibere due articoli su Rosarno, uno dei tanti paesi agricoli del Meridione: uno di Antonello Mangano (La specificità del caso Rosarno. Oltre lo sfruttamento il razzismo mafioso), l&#8217;altro di Anna Foti, Lavoro servile e diritti umani nel Sud Italia. Rosarno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/rosarno372.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1053" title="rosarno372" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/rosarno372-300x154.jpg" alt="" width="300" height="154" /></a>La giornata sulla immigrazione ci dà lo spunto per riflettere sullo sfruttamento della manodopera straniera.</p>
<p>Dal sito <a href="http://www.terrelibere.it/terrediconfine/" target="_blank">Terrelibere</a> due articoli su Rosarno, uno dei tanti paesi agricoli del Meridione: uno di Antonello Mangano (<a href="http://www.terrelibere.org/terrediconfine/rosarno-oltre-lo-sfruttamento-il-razzismo-mafioso" target="_blank">La specificità del caso Rosarno. Oltre lo sfruttamento il razzismo mafioso</a>), l&#8217;altro di Anna Foti, <a href="http://www.terrelibere.org/terrediconfine/rosarno-terra-di-confine" target="_blank">Lavoro servile e diritti umani nel Sud Italia. Rosarno, terra di confine</a>, raccontano di immigrati sfruttati e vittime di sconcertanti episodi di violenza gratuita, fin dal 1992.</p>
<p>Sempre nello stesso sito, un rapporto di medici senza frontiere (MSF italia. &#8220;<a href="http://www.terrelibere.org/una-stagione-allinferno" target="_blank">Una stagione all`inferno</a>&#8220;) analizza le condizioni degli stranieri impiegati come lavoratori stagionali nelle campagne del Sud Italia. I dati raccolti nel corso dell’indagine evidenziano condizioni di vita, salute e lavoro drammatiche, indegne per un paese dell’Unione Europea.</p>
<p>Ed in Sicilia? La situazione non sembra diversa.<span id="more-1047"></span> Un articolo di Rosa Maria Di Natale, <a href="http://www.terrelibere.org/video/malarazza" target="_self">I nuovi caporali nelle campagne siciliane. Malarazza</a>, sempre tratto da Terrelibere, ci racconta del nuovo caporalato siciliano, con il volto della cooperativa agricola, che fornisce manodopera agli imprenditori. &#8220;I braccianti vengono coinvolti in un meccanismo di vera e propria &#8220;transumanza&#8221; (cioè trasportati ogni giorno in pessime condizioni di sicurezza in giro per la Sicilia, per centinaia e centinaia di chilometri) di lavoro nero e malretribuito, di cooptazione casuale e, qualche volta, al limite del ricatto, di buste paga fasulle o mai corrispondenti al compenso effettivamente percepito&#8221;.</p>
<p>Vorremmo aprire una finestra su questa realtà, nell&#8217;assoluto silenzio della informazione locale, senza aspettare il fatto eclatante.</p>
<p>Leggi nel nostro archivio: gli articoli di Antonello Mangano (<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/ter_090107_rosarno.txt">ter_090107_rosarno</a>), di Anna Foti (<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/ter_090108_rosarno.txt">ter_090108_rosarno</a>), di Rosa Maria Di Natale (<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/ter_080103_malarazza.txt">ter_080103_malarazza</a>) e di Medici senza frontiere (<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/msf_080208_inferno.txt">msf_080208_inferno</a>; stagione_inferno).</p>
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		<title>Piazza Lanza: un carcere sovraffollato dove manca anche il sapone</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2009 13:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mariagrazia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tratto da: L&#8217;isola Possibile n.59, Gennaio 2009, Renato Camarda: Maglia nera per il carcere di Piazza Lanza a Catania Intervista a Elvira Iovino, assistente volontaria che da 5 anni lavora nelle carceri catanesi per conto del Centro Astalli. Emerge che il problema della fatiscenza del carcere di Piazza Lanza è secondario rispetto a quello del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong><strong></strong><strong><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-907" title="carcere" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/carcere-150x150.jpg" alt="carcere" width="150" height="150" />Tratto da</strong>: L&#8217;isola Possibile n.59, Gennaio 2009, Renato Camarda:<em> Maglia nera per il carcere di Piazza Lanza a Catania</em></p>
<p>Intervista a Elvira Iovino, assistente volontaria che da 5 anni lavora nelle carceri catanesi per conto del Centro Astalli. Emerge che il problema della fatiscenza del carcere di Piazza Lanza è secondario rispetto a quello del sovraffollamento, provocato anche dalla legge Bossi-Fini.</p>
<p>Le strutture del carcere, predisposte per contenere non più di 180 detenuti, ne contengono oggi più di 300, il 10% dei quali è costituito da stranieri, comunitari o extracomunitari, incriminati per sfruttamento della prostituzione o per spaccio di stupefacenti. Molti, tuttavia, sono in carcere solo per non aver ottemperato al decreto di espulsione, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale che ha escluso che si consideri reato l&#8217;impossibilità di lasciare l&#8217;Italia per mancanza di disponibilità economica.</p>
<p>Non potendo essere trattenuti, questi stranieri rimangono in carcere solo una settimana circa, poi vengono rilasciati. Trattandosi di persone &#8220;invisibili&#8221; e senza fissa dimora, è ipotizzabile che, una volta rilasciate, diventino manovalanza malavitosa.</p>
<p>Il fatto che questi stranieri presenti in carcere cambino continuamente non permette di pianificare, nei loro confronti, nessun intervento che non sia quello di un’assistenza materiale elementare. Essi, infatti, non dispongono di nulla e non possono acquistare nulla, neanche del sapone, che l&#8217;amministrazione non passa.<span id="more-917"></span> Il Centro Astalli ha in carcere un banco vestiario e provvede a rifornire queste persone di ciò che è necessario, dallo shampo alle mutande, alle camicie, agli asciugamani.<br />
Un altro problema grave è quello della lingua. Queste persone, in genere, non parlano l&#8217;italiano e in carcere non c&#8217;è un interprete che li comprenda. Anche a questo propsito il Centro Astalli offre l&#8217;aiuto volontario di un mediatore culturale.<br />
Le condizioni del carcere sono, comunque, molto difficili per tutti, anche per i detenuti italiani. Ilsovraffollamento è tale che in ogni cella possono trovarsi anche 10 persone, molte delle quali hanno problemi psichiatrici e sono a rischio suicidio. Il 50% del totale è costituito da persone tossicodipendenti, che il servizio sanitario cerca con difficoltà di seguire in carcere. Le donne sono una quindicina, accusate di prostituzione, furto, spaccio e, anch&#8217;esse, di violazione della Bossi Fini.</p>
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