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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Trattato di Lisbona</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Migranti e cittadini, stesso diritto alla salute</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 06:09:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
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		<description><![CDATA[La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell&#8217;individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti (art. 32 della Costituzione italiana). La Consulta ha stabilito l’esistenza di un nucleo irriducibile di diritto alla salute anche per gli immigrati irregolari. Nel mese di maggio, a Palermo, si è svolto il congresso nazionale della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-nGpjs9n7SOc/TcmXmiu6dSI/AAAAAAAAEZc/n1lQ1y7-puI/110510%252520migranti_004.png" alt="" width="256" height="191" />La Repubblica <strong>tutela la salute</strong> come fondamentale diritto dell&#8217;individuo e interesse della collettività, e garantisce <strong>cure gratuite agli indigenti</strong> (art. 32 della Costituzione italiana). La Consulta ha stabilito l’esistenza di un nucleo irriducibile di <strong>diritto alla salute anche per gli immigrati irregolari</strong>.</p>
<p>Nel mese di maggio, a Palermo, si è svolto il<span id="more-22769"></span> <strong>congresso nazionale della SIMM</strong> (Società italiana di medicina delle migrazioni), all’interno dei lavori, una giornata è stata specificamente dedicata alle politiche per la salute degli stranieri.</p>
<p>In premessa, come scrive Maria Grazia Messina, va detto che “la situazione giuridica e sociale di un migrante può variare (in Europa, n.d.r.) sensibilmente in funzione del paese di destinazione, e nel caso dell’Italia è mantenuto un <strong>alto grado di ambiguità</strong> anche all’interno del territorio nazionale, se non addirittura interregionale”.</p>
<p>L’ Unione Europea, non avendo una competenza formale sull’immigrazione, assume come principio inderogabile la potestà dei singoli stati membri nel campo dei servizi per la salute. Ciononostante, nel marzo 2011 il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione con la quale si chiede espressamente agli stati membri di affrontare il <strong>problema della disparità nell’accesso alle cure sanitarie</strong> anche per gli immigrati irregolari.</p>
<p>E ciò, soprattutto, rispetto a patologie (quali ad esempio HIV/AIDS,  tubercolosi e altre minacce transfrontaliere) potenzialmente <strong>pericolose per l’intera comunità</strong>. In effetti, l’art. 5 del trattato di Lisbona permette alla Comunità di intervenire nei settori rispetto ai quali non ha competenza esclusiva solo quando la sua azione è considerata <strong>più efficace</strong> di quella intrapresa dai singoli stati.</p>
<p>In Italia solo con l’emanazione del <strong>testo unico sull’immigrazione</strong> (1998) ci si è posti il problema della realizzazione dei servizi sanitari anche per coloro che non sono cittadini italiani. “Da quel momento, prosegue Messina, si è assistito a una sovrabbondanza di disposizioni […] che, nella <strong>concorrenza di competenze fra stato e regioni</strong> […] non sempre ha permesso un’uguale fruibilità dei servizi sanitari offerti ai non cittadini”.</p>
<p>Una situazione ulteriormente complicata dall’approvazione del cosiddetto <strong>‘pacchetto sicurezza’</strong> (2009). Il Governo, infatti, utilizzando questa normativa, e ritenendo che su tali questioni la competenza fosse esclusivamente statale, ha dichiarato <strong>illegittime le leggi regionali</strong> varate da Toscana, Puglia e Campania poiché estendevano il diritto alla salute anche nei confronti degli irregolari.</p>
<p>Fortunatamente, la <strong>Corte Costituzionale ha dato torto al Governo</strong>, affermando un principio di <strong>cittadinanza materiale</strong> valido per tutti coloro che sono presenti nel territorio nazionale, indipendentemente dallo status che viene loro riconosciuto dal diritto vigente.</p>
<p>Emerge dunque, anche nel nostro Paese, un quadro di interventi non ancora unitario, all’interno del quale, come ha rilevato una ricerca della <strong>Caritas</strong>, permangono significative <strong>disparità fra le varie regioni</strong> “in quanto molte, come sottolinea Messina, non si sono ancora dotate di linee guida e solo la metà di esse ha provveduto alla costituzione di osservatori per il monitoraggio e la valutazione del fenomeno migratorio nei suoi molteplici aspetti  e sulle sue ricadute in termini di impatto in ambito sanitario”.</p>
<p>In effetti, sono molteplici gli <strong>indicatori</strong> di cui tener conto per valutare se è garantito realmente il diritto alla salute: accesso ai servizi, fruibilità degli stessi, lettura dei bisogni. Sempre secondo la Caritas, occorre migliorare sia durante la fase della prevenzione che nel momento della presa in carico del soggetto che richiede una prestazione sanitaria.</p>
<p>Occorre, perciò, investire nella <strong>formazione di tutti gli operatori coinvolti</strong>, ma anche nel campo dei ‘<strong>sistemi relazionali</strong>’ (materiali informativi multilingue, supporto dei mediatori linguistico-culturali, meccanismi di riorientamento organizzativo e procedurale). Un investimento decisamente urgente se si vogliono evitare ulteriori colpi alla già fragile coesione sociale che caratterizza il nostro Paese.<a href="http://www.argo.catania.it/"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a></p>
<p><strong>Tratto da</strong>: Maria Grazia Messina, sudsanità, n°3, giugno 2011</p>
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		<title>Agenda 2000: quali risultati?</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 04:54:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[I fondi di Agenda 2000, stanziati da Bruxelles allo scopo di ridurre le disparità di sviluppo tra le regioni e i paesi dell&#8217;Unione Europea, rappresentano per la Sicilia l&#8217;ennesima occasione mancata? Sul numero del 25 gennaio di A Sud&#8217;Europa abbiamo trovato alcuni interessanti articoli che riguardano i risultati dell&#8217;utilizzo dei fondi strutturali. Potrebbe, forse, essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/fondi-strutturali.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10234" title="fondi-strutturali" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/02/fondi-strutturali-300x299.jpg" alt="fondi-strutturali" width="210" height="209" /></a>I<strong> fondi di Agenda 2000</strong>, stanziati da Bruxelles allo scopo di ridurre le disparità di sviluppo tra le regioni e i paesi dell&#8217;Unione Europea, rappresentano per la Sicilia l&#8217;ennesima <strong>occasione mancata</strong>?</p>
<p style="text-align: justify;">Sul numero del 25 gennaio di A Sud&#8217;Europa abbiamo trovato alcuni interessanti articoli che riguardano i risultati dell&#8217;utilizzo dei fondi strutturali. Potrebbe, forse, essere presto per <strong>misurare</strong> l&#8217;effettivo<strong> impatto dei finanziamenti europei </strong>del piano 2000-2006  sull&#8217;economia isolana. La Regione sa bene che queste cose richiedono tempo. Lo dimostra  quando si occupa della pianificazione della spesa: quest&#8217;anno è riuscita solo per un soffio a <span id="more-10232"></span>non perdere la prima tranche di finanziamenti del Por 2007-2013, l&#8217;ultima possibilità di ottenere aiuti comunitari prima che i rubinetti europei si chiudano definitivamente.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altro canto<strong> non sembra</strong> nemmeno che sia <strong>tempo di festeggiare</strong> l&#8217;avvento di una nuova luminosa era in cui una rinnovata Sicilia si propone come cuore pulsante dell&#8217;economia euromediterranea. <strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Sicilia</strong> è ben<strong> distante</strong> <strong>dall&#8217;avere raggiunto gli obiet</strong><strong>tivi </strong>prefissati dagli stati membri dell&#8217;Unione nella strategia di Lisbona, che prevedevano, tra le altre cose, il raggiungimento, entro il 2010, di una crescita complessiva del 3 per cento del Pil e  un tasso d’occupazione del 70 per cento.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo una ricerca del centro studi Sintesi di Venezia la Sicilia ha una <strong>distanza del 100 per cento dagli obiettivi di Lisbona</strong>. Tra le regioni italiane è quella messa peggio. Si può obiettare che la Sicilia già parte da una situazione di profondo svantaggio rispetto, ad esempio, alle regioni del nord-est. Ma poco comunque è stato fatto, visto che l’avanzamento complessivo dei vari indicatori è stato dell’1,9 per cento:  una crescita inferiore a quelle della Puglia, della  Sardegna e della Calabria.</p>
<p style="text-align: justify;">La conferma dello stato delle cose arriva anche dall&#8217;<strong>ISTAT</strong>, che,  per valutare e monitorare in modo dettagliato il Quadro comunitario di sostegno 2000-2006, ha creato una banca dati con circa 160 indicatori. Prendiamo ad esempio gli indicatori dell&#8217;asse 1, quella relativa alle risorse naturali. Ad agosto del 2009, la Regione era riuscita a pagare 2,1 milioni dei 2,6 impegnati per questo asse. Ma la spesa fatta non sembra essere stata efficace: per citare solo alcuni casi, a proposito della <strong>raccolta differenziata</strong> dei rifiuti, l’isola,  che nel 2000 raccoglieva per il riciclo l&#8217;1,9 per cento dei rifiuti, oggi è arrivata al 6,1 per cento, lontanissima dall’obiettivo fissato dalla stessa Regione per il 2007, il 45 per cento. Per fare una comparazione: nel 2000 la Sardegna riciclava l&#8217;1,7 per cento dei rifiuti prodotti, e  oggi può vantare un incoraggiante 27,8.  Anche per quanto riguarda  il contrasto all&#8217;irregolarità nella <strong>distribuzione dell&#8217;acqua</strong> il progresso è lento: nel 2000 il 33,7 per cento delle famiglie siciliane avevano difficoltà nell&#8217;approvigionamento idrico. Nel 2008 il dato è sceso di pochi punti percentuali, attestandosi al 27,9.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo lontanissimi dal raggiungere il traguardo di Lisbona anche per quanto riguarda il<strong> tasso di occupazione</strong>, salito in otto anni di appena tre punti, dal 41,5 al 44,1 per cento, mentre il<strong> tasso di povertà</strong> è cresciuto fino al 33,1 per cento. La produttività del lavoro nell’industria in Sicilia è passata dal 48,1 del 2000 al 46,5 del 2008. <strong>In flession</strong><strong>e </strong>anche l’<strong>agricoltura</strong> e perfino il <strong>turismo</strong>, nonostante l&#8217;immenso patrimonio artistico, monumentale e paesaggistico della nostra isola. Per quanto riguarda la <strong>capacità di attrarre investimenti esteri</strong>, l&#8217;intervento europeo nulla ha potuto:  in Sicilia, gli investimenti dall’estero dal 2000 al 2007 sono rimasti fermi allo 0,1 per cento del totale.</p>
<p style="text-align: justify;">A ulteriore riprova del fatto che i fondi europei sono stati spesi male ci sono le <strong>denunce arrivate dalla Corte dei conti</strong> e dalla stessa Ue, che hanno ammonito gli amministratori siciliani per aver <strong>utilizzato parte delle risorse di Bruxelles per coprire buchi di bilancio e spese correnti.</strong></p>
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		<title>A che serve il Parlamento europeo?</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jun 2009 22:15:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Certo, una campagna elettorale tutta &#8220;papi &#38; Noemi&#8221; non ha aiutato molto le persone a chiarirsi le idee sul ruolo e sul peso effettivo che ha il Parlamento europeo che stiamo andando a rinnovare. Eppure, contrariamente a quanto pensa il comune elettore, non è affatto vero che esso sia privo di poteri rispetto, ad esempio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-4956" title="parlamentp-europeo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/06/parlamentp-europeo.jpg" alt="parlamentp-europeo" width="133" height="100" />Certo, una campagna elettorale tutta &#8220;papi &amp; Noemi&#8221; non ha aiutato molto le persone a chiarirsi le idee <strong>sul ruolo e sul peso effettivo che ha il Parlamento europeo</strong> che stiamo andando a rinnovare. Eppure, contrariamente a quanto pensa il comune elettore, <strong>non è affatto vero che esso sia privo di poteri</strong> rispetto, ad esempio, <span id="more-4954"></span>alla Commissione europea. Certo <strong>i componenti della Commissione</strong> sono nominati direttamente dai Governi nazionali e quindi godono in teoria di un maggiore peso politico e decisionale, ma sono anche <strong>maggiormente soggetti alle pressioni delle lobby </strong>(soprattutto quelle dei vari settori dell&#8217;economia).</p>
<p>Il Parlamento però ha dalla sua il fatto di essere espressione diretta dei cittadini che, scegliendo partiti e candidati (<strong>nella nostra circoscrizione si possono indicare fino a tre preferenze</strong>), hanno in mano un&#8217;arma significativa per incidere sugli orientamenti politici delle future scelte. In prospettiva, inoltre, man mano che andrà crescendo l&#8217;unità politica dell&#8217;Europa, esso assumerà un ruolo sempre più centrale.</p>
<p>Su un&#8217;ampia serie di materie , già adesso, il Parlamento ha <strong>poteri di co-decisione</strong> con la Commissione e in settori cruciali quali: ambiente, trasporti, immigrazione, mercato interno, ecc. In tutte questi campi l&#8217;Assemblea ha la possibilità di <strong>correggere o respingere le proposte della Commissione.</strong></p>
<p>Dal momento in cui entrerà in vigore il <strong>trattato di Lisbona</strong> &#8211; il documento che ridisegna il quadro giuridico e gli strumenti normativi necessari al governo di un&#8217;Europa ormai allargata, (deve solo essere ratificato dall&#8217;Irlanda) - <strong>i poteri di co-decisione saranno ulteriormente aumentati</strong>.</p>
<p>Fondamentali sono state negli anni scorsi le decisioni prese in tema di <strong>liberalizzazioni</strong>, <strong>mercato del lavoro</strong>, <strong>ambiente</strong>, commercializzazione dei prodotti chimici, <strong>riduzione dell&#8217;uso di pesticidi in agricoltura</strong>, etc.</p>
<p>L&#8217;Assemblea, inoltre, con l&#8217;approvazione di risoluzioni e mozioni, anche se di per sè non vincolanti, <strong>orienta </strong>in concreto l&#8217;attività della Commissione.</p>
<p>Ultimamente, ad esempio, il Parlamento ha approvato a larga maggioranza una serie di <strong>emendamenti che respingono l&#8217;impostazione della Commissione</strong> in particolare per quanto riguarda la possibilità di <strong>derogare al tetto massimo di 48 ore lavorative settimanali.</strong></p>
<p>In un altro caso ha approvato una mozione di indirizzo con la quale si sottolinea la necessità di <strong>contrastare il narcotraffico</strong>,<strong> modificando l&#8217;attuale approccio proibizionista che criminalizza i consumatori </strong>che, invece, devono essere coinvolti nella strategia di prevenzione.</p>
<p>E il prossimo Parlamento ha già in calendario altri temi di grande rilievo per i cittadini come la regolamentazione dei mercati finanziari, la <strong>riduzione dei gas inquinanti</strong>, la limitazione delle coltivazioni O.G.M., l&#8217;efficienza energetica e l&#8217;<strong>utilizzo delle energie rinnovabili</strong>, la <strong>regolamentazione del&#8217;immigrazione</strong>, la lotta al terrorismo, la riforma del Welfare a livello europeo.</p>
<p>Per tutti questi motivi, quindi, astenersi dal voto così come <strong>scegliere</strong> un partito o un altro, un candidato o un altro, <strong>non è affatto indifferente</strong>: che ne siamo consapevoli o no, il nostro futuro sarà sempre più europeo!</p>
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