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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Tremonti</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Tagli Tremonti-Gelmini, ancora una protesta di docenti</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 03:10:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Riceviamo da alcuni docenti del Liceo Spedalieri un documento di protesta motivata nei confronti degli interventi del ministro Gelmini e dei tagli decisi dal ministro Tremonti. I firmatari hanno deciso di dire basta anche ricorrendo in futuro, come molti colleghi di altre scuole, al rifiuto di assumere ore aggiuntive rispetto all’orario contrattuale di 18 ore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft" title="Tagli alla scuola" src="http://lh5.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TGvAYo3jOqI/AAAAAAAABZk/0F1H-3OkdUc/tagliscuola.jpg" alt="" width="199" height="110" /><strong>Riceviamo</strong> da alcuni docenti del Liceo Spedalieri un <strong>documento di protesta motivata </strong>nei confronti degli interventi del ministro Gelmini e dei tagli decisi dal ministro Tremonti. I firmatari hanno deciso di dire basta <strong>anche ricorrendo </strong></em><em>in futuro</em><em>, come molti colleghi di altre scuole, <strong>al rifiuto</strong> di assumere ore aggiuntive rispetto all’orario contrattuale di 18 ore e/o di accompagnare gli studenti durante gli stage all’estero e i viaggi di istruzione.</em></p>
<p>I <strong>sottoscritti docenti del Liceo classico “N. Spedalieri” di Catania</strong>, a fronte delle difficoltà del sistema scuola a seguito del “<strong>riordino Tremonti – Gelmini</strong>”, si dichiarano esasperati dall’operato degli <span id="more-16106"></span>ultimi governi nei confronti della scuola, che ha <strong>eroso fondi e manipolato la sfera della trasmissione della cultura</strong> tramite una logica che appare poco interessata all’aspetto educativo – didattico, creando così di fatto le condizioni per lavorare con <strong>sempre maggiore disagio</strong>.</p>
<p>Ecco alcuni dei punti nodali alla base della riflessione e della protesta:</p>
<ul>
<li>la possibile prevista presenza di un <strong>numero di alunni</strong> (anche fino a 31/32) <strong>per classe</strong>, contro tutte le norme vigenti di sicurezza oltre che contro le più ovvie necessità pedagogiche;</li>
<li>il <strong>taglio delle cattedre</strong>, che ricade sulla possibilità dei precari di occupare posti vacanti e sui docenti di ruolo divenuti soprannumerari;</li>
<li>il <strong>blocco</strong> totale, per la durata di un triennio, degli <strong>scatti di anzianità</strong> (uno dei pochissimi comparti ad avere ricevuto questo trattamento);</li>
<li>la <strong>soppressione delle sperimentazioni</strong>, a volte eccessive nel numero, ma certamente spesso positive,  di cui il riordino non ha per nulla tenuto conto;</li>
<li>la <strong>riduzione dei fondi per il pagamento delle supplenze</strong>, che vede molte scuole con i bilanci in rosso per avere anticipato, negli ultimi due anni, somme dovute dal Ministero e poi, retroattivamente, negate;</li>
<li>la <strong>riduzione del personale ATA</strong> che, oltre alla perdita dei posti di lavoro, comporta effettive difficoltà nell’attenzione da prestare quotidianamente alle esigenze della comunità scolastica</li>
<li>la <strong>politica relativa al sostegno</strong> durante le ore di lezione, che priva gli alunni più bisognosi di scuola e di educazione speciale di diritti e opportunità e ricade pesantemente sulle possibilità di occupazione dei docenti qualificati, mortificandone l&#8217;identità professionale.</li>
</ul>
<p>Se è vero che <strong>i licei pagano meno le scelte previste dal riordino</strong> dei cicli rispetto agli altri indirizzi scolastici, è altrettanto vero, per esempio, che l’avvicendamento di tre insegnanti di Lettere nel biennio ginnasiale non è dovuto a motivi didattici, ma alla logica del taglio del personale e delle ore di insegnamento, derivata non da politiche pregresse, come più volte sostenuto dal Ministero, bensì dalla <strong>riduzione netta del monte ore in tutti gli ordini di scuola</strong>, dalla primaria alla secondaria superiore, imposto a priori prima ancora della determinazione dei quadri orari.</p>
<p>Dopo anni in cui il senso del dovere della nostra categoria professionale e la passione per il nostro lavoro quotidiano ci hanno portato a tentare di arginare le carenze e di rimediare ai guasti provocati dalle politiche dei vari governi, pensiamo che sia giunto il <strong>momento di dire basta</strong>! Basta alla riduzione delle risorse, alla logica del progetto proposto solo in quanto riempitivo delle lacune dell’offerta formativa, a scelte che <strong>penalizzano la formazione degli alunni e la qualità della professione docente</strong>.</p>
<p>Abbiamo scelto di manifestare il nostro disagio in questo documento e poi attraverso la possibile scelta, per ogni docente, di altre <strong>forme di protesta</strong> già in atto, per questo anno scolastico, <strong>in molte scuole del territorio catanese e nazionale</strong>, quali  il rifiutarsi di assumere ore aggiuntive rispetto all’orario contrattuale di 18 ore e/o il non accompagnare gli studenti durante gli stage all’estero e i viaggi di istruzione che verranno effettuati.</p>
<p>Come ribadito in un recente studio di Bankitalia (F.Cingano, P.Cipollone, <em>I rendimenti dell&#8217;istruzione</em>, settembre 2009), ci chiediamo quale sarà il futuro di <strong>un paese che non investe in formazione e in ricerca</strong> e svilisce l’attività professionale dei docenti.</p>
<p>Consapevoli della necessità della riforma della scuola, ne auspichiamo una che garantisca i diritti e le libertà di tutti nel rispetto della nostra Costituzione, e non questa segnata solo da <strong>calcoli aziendali tesi al risparmio</strong>, che hanno determinato le combinazioni orarie prima dei <strong>contenuti delle discipline, ancora da fissare</strong> nonostante si sia dato il via al riordino.</p>
<p><strong>Invitiamo genitori ed alunni a comprendere le ragioni della nostra protesta, per continuare a discutere insieme</strong> di scuola e di modelli di sviluppo per il nostro paese.</p>
<p>Catania, 28/10/20010</p>
<p>Augusta Luciano &#8211; Battiato Loredana &#8211; Buemi Agata &#8211; Caminiti Concita &#8211; Caminiti Cristina &#8211; Cantaro Adriana &#8211; Consalvo Rosanna &#8211; Costanzo Alessia &#8211; Crispo Lina &#8211; Cro Vincenzo  - Di Nardo Michele &#8211; Di Vita Carmelisa &#8211; Ferlito Maria &#8211; Florio Maria Fabiola – Giuffrida Grazia &#8211; Gutkowski Emanuela – Lamantia Alessandra &#8211; Leonardi Corrada &#8211; Leonardi Giovanna &#8211; Leonardi Piera &#8211; Liotta Benedetta  - Maccarone Concetta &#8211; Malaponte Maria &#8211; Marchisello Maria Grazia &#8211; Monaco Felice &#8211; Motta Claudia &#8211; Napoli Carmelo &#8211; Pisano Stefania &#8211; Privitera Giuseppe &#8211; Puglisi Elvira &#8211; Reganati Giuseppina &#8211; Reitano Anna &#8211; Russo Antonina &#8211; Sanfilippo Valeria &#8211; Tricomi Chiara – Trovato Francesco.</p>
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		<title>PUBBLICAèBELLA</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Oct 2010 03:58:18 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://lh6.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TGvADfRRT1I/AAAAAAAAAN0/ObgWaR0Npq4/scuola%20bene%20comune.jpeg" alt="" width="259" height="194" />Avevano iniziato i <strong>precari</strong>, a Catania, con l&#8217;occupazione dell&#8217;Ufficio Scolastico Provinciale (l&#8217;ex Provveditorato agli Studi) a denunciare il furibondo attacco cui è stata ed è sottoposta la scuola pubblica italiana. Si sono poi aggiunti <strong>docenti e personale ATA</strong> (a tempo indeterminato) e, insieme, è stato costituito il <strong>Coordinamento in difesa della scuola pubblica statale</strong> perché, come si legge in un volantino “l&#8217;espulsione di decine e decine di migliaia di <span id="more-15762"></span>docenti e personale ATA, che negli anni passati hanno garantito il funzionamento degli istituti è due volte riprovevole: da un lato <strong>nega il diritto al lavoro</strong>, dall&#8217;altro <strong>nega il diritto allo studio</strong>”.</p>
<p>Nel frattempo, la cura Gelmini – Tremonti (drastica riduzione degli investimenti per il sapere) produceva i suoi nefasti effetti anche nel mondo universitario contribuendo alla nascita, nella nostra Città, del <strong>Coordinamento unico d&#8217;Ateneo</strong>. Del tutto naturale, perciò, l&#8217;idea di unire le forze <strong>per salvare la scuola, l&#8217;università e la ricerca pubblica</strong>. Nasce così un <strong>appello unitario</strong> rivolto ai lavoratori della scuola, dell&#8217;università e degli enti di ricerca, agli studenti, alle famiglie e ai cittadini per salvare il diritto al sapere, brillantemente riassunto dallo slogan: PUBBLICAèBELLA.</p>
<p>Si legge nel documento congiunto: “ Ci siamo battuti con convinzione affinché la controriforma della scuola Gelmini – Tremonti non divenisse legge dello Stato e continuiamo caparbiamente a difendere l&#8217;Università e la Ricerca pubblica dagli attacchi frontali del Governo. <strong>Non abbiamo paura dei cambiamenti</strong>; al contrario, tutti noi lavoratori del mondo dell&#8217;istruzione siamo assolutamente convinti della necessità di una profonda riforma  del sistema nazionale scuola – università – ricerca pubblica per ridare dignità al nostro impegno e garantire a tutti un reale diritto allo studio. <strong>I tagli imposti dal Governo</strong>, definiti dal Ministro, senza alcun senso del ridicolo, &#8216;riforma epocale&#8217;, vanno, però, nella direzione opposta: la <strong>distruzione dell&#8217;offerta formativa pubblica di qualità</strong>”.</p>
<p>Un appello che si è tradotto in un primo appuntamento: domani martedì 26 ottobre dalle ore 20,30 alle ore 22,00, presso l&#8217;auditorium dei benedettini in piazza Dante a Catania, verrà proposto un originale <strong>talk-show – dibattito</strong> dal titolo: <strong>Scuola, Università e Ricerca per una notte</strong>. Sarà in primo momento di confronto, aperto a tutta la Città, per riannodare una riflessione già avviata e individuare le prossime tappe, nella convinzione che l’unico obiettivo credibile sia il ritiro dell&#8217;insieme dei provvedimenti Gelmini – Tremonti.</p>
<p>Al dibattito sono stati invitati, nella qualità di relatori,  gli <strong>interlocutori istituzionali</strong> (l’Assessore regionale all’Istruzione, il Rettore dell’Università di Catania, il Responsabile dell’Ufficio Scolastico Provinciale), mentre un invito a partecipare è stato rivolto a tutti i <strong>sindacati</strong> e a tutti i <strong>partiti politici</strong>. Non si conosce, ancora, il quadro completo degli interventi,  è certo però che i promotori faranno di tutto per ottenere risposte chiare ed esaurienti. In particolare, si richiede coerenza all’<strong>Assemblea Regionale Siciliana</strong> che, dopo aver<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a> votato il non recepimento della “riforma Gelmini”, ora deve <strong>mettere in atto comportamenti conseguenti</strong>.</p>
<p>Il dibattito sarà trasmesso in diretta su:</p>
<p>Radio Zammù 101 FM Catania e www.ustation.it</p>
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		<title>La scuola invade lo stretto</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Sep 2010 18:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diverse migliaia di lavoratori, precari e a ‘tempo indeterminato’, domenica 12 settembre hanno simbolicamente unito le due sponde dello stretto in nome della difesa e della riqualificazione della scuola pubblica statale. Di fronte ai tragici effetti della politica di tagli del duo Gelmini – Tremonti, che renderà impossibile un regolare svolgimento del prossimo anno scolastico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://lh4.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TI5vEArBGOI/AAAAAAAAAYw/E_stCfDDlPY/100910%20Stretto%20-%20DSCN0336%20580.jpg" alt="" width="580" height="435" />Diverse migliaia di lavoratori, precari e a ‘tempo indeterminato’, domenica 12 settembre hanno <strong>simbolicamente unito le due sponde dello stretto</strong> in nome della<span id="more-14914"></span> difesa e della riqualificazione della <strong>scuola pubblica statale</strong>.</p>
<p>Di fronte ai tragici effetti della politica di tagli del duo Gelmini – Tremonti, che renderà impossibile un regolare svolgimento del prossimo anno scolastico e nonostante la totale sordità e insensibilità del Ministro dell’Istruzione, <strong>la mobilitazione si estende</strong> e diventa sempre più incisiva.</p>
<p>Non solo perché a Messina e in Calabria i manifestanti erano proprio tanti (anche la Questura, che tende sempre a minimizzare, ne ha indicato oltre duemila), ma anche perché <strong>nuovi soggetti</strong> iniziano a condividerne le ragioni. Tra gli altri, ad esempio, erano presenti al corteo siciliano le associazioni dei <strong>bambini autistici</strong>.</p>
<p>In sostanza, sta diventando senso comune la necessità, per un Paese che vuole crescere, di <strong>investire nella formazione</strong>. Tutti comprendono che con meno ore di insegnamento, più alunni nelle classi (peraltro spesso collocate in strutture inadeguate che non rispettano le stesse norme di sicurezza), minore attenzione nei confronti dei soggetti diversamente abili, il livello medio di preparazione è destinato a scendere e i più deboli verranno inesorabilmente espulsi dalle aule.</p>
<p>Bene, dunque, hanno fatto i <strong>Comitati dei Precari</strong> ad indire la manifestazione, importante il contributo della <strong>FLC – CGIL</strong>, presente con nutrite delegazioni provenienti da ogni provincia siciliana, positiva la combattiva presenza dei <strong>Cobas</strong> della scuola, variegata la partecipazione dei tanti <strong>comitati in difesa della scuola pubblica</strong>.</p>
<p>Ma, soprattutto, è stata notevole la mobilitazione di tanti cittadini e lavoratori della scuola che, utilizzando i pullman o i propri mezzi, hanno ‘riempito’ la città dello stretto. Una mobilitazione matura e, consentiteci, autorevole che prima ha <strong>bloccato le corse dei traghetti</strong> e, poi, la <strong>partenza dei treni</strong> dalla stazione di Messina,  ottenendo solidarietà dai viaggiatori e dallo stesso personale delle FFSS.</p>
<p style="text-align: left;">Dunque, non un movimento che difende solo il diritto al lavoro (ragione, evidentemente, più che sufficiente per mobilitarsi), ma che parla all’intera società e che, per questo, potrà concludere il suo percorso solo quando, dopo aver abrogato il ‘riordino Gelmini’, verrà avviata una <strong>nuova politica</strong> scolastica.<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="580" height="387" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="host=picasaweb.google.it&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=http%3A%2F%2Fpicasaweb.google.it%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2FArgo.redazione%2Falbumid%2F5516673052132216705%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Dit" /><param name="src" value="http://picasaweb.google.it/s/c/bin/slideshow.swf" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="580" height="387" src="http://picasaweb.google.it/s/c/bin/slideshow.swf" flashvars="host=picasaweb.google.it&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=http%3A%2F%2Fpicasaweb.google.it%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2FArgo.redazione%2Falbumid%2F5516673052132216705%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Dit"></embed></object> <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a></p>
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		<title>Il ponte è una chimera, la dismissione dei traghetti è (quasi) realtà</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 04:18:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[O il ponte, o la vita! Questa sembra essere la seria minaccia che Bluvia, braccio operativo di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) sullo Stretto di Messina, sta concretizzando a danno degli interessi dei siciliani Secondo i sindacati di categoria Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, Orsa e Sasmant, i cui vertici hanno tenuto all’inizio di agosto una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/08/ponte-stretto.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-14328" title="ponte stretto" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/08/ponte-stretto.jpg" alt="" width="193" height="261" /></a>O il ponte, o la vita! Questa sembra essere la seria minaccia che <strong>Bluvia</strong>, braccio operativo di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) sullo Stretto di Messina, sta concretizzando a danno degli interessi dei siciliani</p>
<p>Secondo i sindacati di categoria Filt Cgil, Fit Cisl, Uilt, Orsa e Sasmant, i cui vertici hanno tenuto all’inizio di agosto una conferenza stampa nella sede della Provincia di Messina, <strong>il servizio di traghettamento sullo Stretto di Messina è prossimo ad essere dismesso</strong>, anche entro il 2012.</p>
<p>Non si tratta di vaneggiamenti estivi ma della lettura tra le righe di una <strong>convenzione</strong>,<span id="more-14272"></span> firmata a suo tempo dai ministri Tremonti e Lunardi, con la società Stretto di Messina per la realizzazione dell&#8217;attraversamento stabile.</p>
<p>Nello specifico, la convenzione prevede che, a partire dal primo anno di esercizio, alla <strong>società Stretto di Messina</strong> spettino 38 milioni di euro l&#8217;anno da parte del ministero delle Infrastrutture, che corrispondono ai contributi che attualmente vengono trasferiti dalla Stato a Rfi per il traghettamento ferroviario.</p>
<p>A partire dal 2012 RFI dovrà invece pagare un <strong>canone</strong> alla stessa SdM: per il primo anno, 2012, di 100,6 milioni, nel 2013 passerà a 112,7 per crescere nel tempo fino a 142 milioni nel 2041.</p>
<p>In buona sintesi, la società Stretto di Messina sarà la destinataria dei finanziamenti attualmente utilizzati da RFI per il servizio di traghettamento, confermando con ciò che saranno <strong>risorse pubbliche</strong> a rendere possibile la realizzazione dell’opera e che il rischio di gestione dei capitali privati verrà garantito da un oneroso canone pagato dalle Ferrovie.</p>
<p>Rfi starebbe dunque preparando una <strong>“dismissione organizzata”</strong> che porterebbe comunque ad un precoce smantellamento del diritto alla continuità territoriale, tenendo conto che «anche se l&#8217;attraversamento stabile dovesse davvero essere realizzato, resterebbero da gestire almeno vent&#8217;anni in cui i traghetti rappresenterebbero l&#8217;unica opzione per unire le due sponde».</p>
<p>La gestione delle linee di tragettamento resterebbe, a questo punto, per intero nelle mani dei <strong>privati</strong>.</p>
<p>Per preparare l&#8217;opinione pubblica a questa evenienza, contro ogni logica commerciale ed economica, già da diversi anni è in atto un processo di <strong>progressivo disimpegno</strong> da parte di Bluvia RFI. Lo dimostrano inequivocabilmente i dati di <strong>report della Fit Cisl</strong>. Dal 2006 a fine 2009, infatti, mentre dai dati complessivi, il traffico passeggeri e merci gommato sullo stretto è tendenzialmente aumentato, :</p>
<p>- le <strong>corse navi totali</strong> effettuate dal servizio pubblico sono passate da 47.000 a 36.900. Solo dal 2008 al 2009 sono state traghettate 5445 carrozze treno in meno, che diventano 11000 in meno se si prende a riferimento l’arco temporale che va dal 2006;</p>
<p>- oltre un milione e duecentomila i <strong>passeggeri</strong> in meno;</p>
<p>- il totale delle <strong>autovetture</strong> annue trasportate è passato da 327.000 a circa 203.000 con una perdita di oltre 124.000 unità;</p>
<p>- il passaggio di <strong>roulotte</strong> si è dimezzato da 12.000 a meno di 6.000;</p>
<p>- i <strong>pullman</strong> da oltre 4.500 annui a 860 attuali;</p>
<p>- i <strong>mezzi gommati pesanti</strong> (autocarri e autotreni) si è passati da 121.000 carri traghettati nel 2006 agli odierni 69.000 con una riduzione prossima al 50%.</p>
<p>Questi numeri, oltretutto, testimoniano il <strong>taglio drastico operato alla Sicilia in pochi anni dell&#8217;offerta di treni</strong>, sia merci che passeggeri, <strong>a lunga percorrenza</strong>.</p>
<p>E così, si sottolinea amaramente, «mentre <strong>al Nord</strong> si investono miliardi di denaro pubblico per l&#8217;alta velocità, <strong>in Sicili</strong>a si viaggia all&#8217;avventura in compagnia delle zecche e per attraversare lo Stretto bisogna arrendersi ai diktat dei costi imposti dal monopolio privato».</p>
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		<title>Crisi? Quale crisi?</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 04:54:35 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/08/barbariccie_bonaventura.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-14167" title="barbariccie_bonaventura" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/08/barbariccie_bonaventura-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a>&#8220;Tutto va ben, madama la marchesa!&#8221; Incurante della <strong>grave</strong> <strong>crisi</strong> che sta mettendo a dura prova, in particolare, l&#8217;<strong>economia meridionale</strong> , il <strong>barone Partecipazio</strong>* continua a rivolgersi ai tantissimi <strong>signor Bonaventura</strong>* che lo stanno a sentire, beati e rincitrulliti dal sorriso stereotipato del loro ammaliatore, sicuri che alla fine diventeranno anche loro milionari.</p>
<p>Ma, dietro le sue spalle, si muove nell&#8217;ombra il <strong>torvo Barbariccia</strong>* che, con la scusa della crisi internazionale,</p>
<p><span id="more-13932"></span>sta liquidando gli ultimi scampoli dello stato sociale mentre  respinge sbrigativamente le rimostranze dei presidenti delle Regioni, definendole argomenti da &#8216;cialtroni&#8217;.</p>
<p>Col tocco leggero della sua fantasia, forse <strong>S. Tofano</strong> ricostruirebbe così la situazione economica del Meridione, che ormai solo per disonesta pietà si è soliti definire &#8216;drammatica&#8217;.</p>
<p>Ma, come ha fatto puntigliosamente notare con puntigliosa precisione <strong>F. Garufi</strong> sul n. 26 del 12 luglio di <strong><a href="http://www.piolatorre.it/asudeuropa/" target="_blank">Asud&#8217;europa</a></strong>, è stata proprio l’azione di Tremonti, a partire dalla manovra del 2008, a determinare un massiccio spostamento delle risorse del FAS verso destinazioni estranee alle loro finalità, in violazione dell’obbligo di destinarne l’85% al Mezzogiorno.</p>
<p>Anche quando i <strong>fondi strutturali europei</strong> e il <strong>fondo per le aree sottoutilizzate</strong> sono state indirizzati alla loro destinazione istituzionale, invece che aggiungersi alle risorse ordinarie per favorire lo sviluppo e colmare il divario tra le due aree del paese, hanno solo parzialmente <strong>compensato il progressivo decremento della spesa ordinaria e della spesa pubblica per investimenti</strong>.</p>
<p>Non c’è comunque sostanziale differenza tra la percentuale di spesa delle regioni per l’attuazione dei <strong>POR</strong> (programmi operativi regionali) e quella delle amministrazioni centrali per i <strong>PON</strong> (programmi operativi nazionali) della quale sono direttamente responsabili i ministeri.</p>
<p>A fronte inoltre della gravissima e persistente <strong>carenza di infrastrutture strategiche</strong>, appena il 14% dell’ammontare degli investimenti ferroviari si è collocato a Sud di Napoli; l’ANAS non riesce a completare l’ammodernamento della Salerno &#8211; Reggio Calabria e mantiene in uno stato vergognoso l’autostrada Catania &#8211; Palermo; è fermo il progetto della banda larga.</p>
<p>Si <strong>spende meno</strong> di prima per la <strong>scuola e l’università</strong>, mentre sono state progressivamente indebolite tutte le esperienze di qualità nella <strong>ricerca</strong> e nell’<strong>innovazione</strong>.</p>
<p>Siamo al <strong>paradosso</strong>, afferma ancora Garufi: il Meridione, base elettorale di massa del governo Berlusconi, è fatto oggetto di una politica che lo condanna alla<strong> progressiva emarginazione</strong>.</p>
<p>Si tratta dello stesso governo che da ben tre mesi non riesce a nominare il nuovo <strong>ministro dello Sviluppo economico</strong>, ritenendolo evidentemente ininfluente mentre ha appena varato una pesante e iniqua manovra di mezza estate che colpirà in modo particolare le regioni meridionali.</p>
<p>Non si deve comunque dimenticare che il <strong>principale responsabile</strong> della situazione del Sud è il suo stesso <strong>ceto politico</strong>: “il pressapochismo, l’incapacità progettuale, la diffusione di assistenzialismo e clientelismo hanno fatto perdere ogni credibilità alle rivendicazioni meridionali che sono percepite dalla maggioranza dell’opinione pubblica come mera difesa di privilegi”.</p>
<p>I dati <strong>Istat</strong>, intanto, quelli del Rapporto 2010 pubblicato dalla <strong>Svimez</strong> sull&#8217;economia del Mezzogiorno 2010, quelli del &#8220;XXXIV Report Sicilia&#8221;, realizzato dal <strong>Diste</strong>, in collaborazione con la <strong>Fondazione Curella</strong> e l&#8217;Università di Palermo, concordano nel suonare le note di una stessa marcia funebre, segnalando all’univoco un progressivo e costante <strong>deterioramento di tutti gli indicatori economici e sociali</strong>.</p>
<p>Il <strong>PIL</strong> tra il 2007 ed il 2009 si è ridotto del 5,9% nel Mezzogiorno e del 4,9% nel resto del Paese, ma il prodotto interno lordo del Mezzogiorno vale praticamente la metà: la ricchezza prodotta è di 17.900 euro pro-capite contro i 31.000 delle regioni settentrionali.</p>
<p>La <strong>disoccupazione</strong> interessa ufficialmente circa un quarto della popolazione e nella fascia di età compresa fra 15-24 anni il tasso di disoccupazione è del 38.5% mentre il dato nazionale è arrivato a toccare il 29,2%.</p>
<p>Il numero dei <strong>fallimenti</strong> del 2009 è aumentato del 12% rispetto all’anno precedente, mentre gli <strong>investimenti industriali</strong> sono crollati del 9,6% nel 2009, dopo la flessione (-3,7%) del 2008.</p>
<p>Le <strong>famiglie, al Sud,</strong> hanno ridotto  la spesa del 2,6% contro l&#8217;1,6% del Centro-Nord; in particolare, la spesa alimentare è diminuita nel 2009 del 4% (-3,5% nel 2008). Aumenta anche il numero delle persone a <strong>rischio di povertà</strong>: oltre una famiglia su quattro (25,9%), contro il 13,2% del Centro-Nord, arriva con difficoltà a fine mese.</p>
<p>Certo bisogna mettere nel conto anche l’incidenza dei <strong>redditi non emersi</strong> &#8211; dall’evasione fiscale al lavoro nero – e la presenza pervasiva dell’<strong>economia criminale</strong>, ma, di fronte a questo disastro, è legittimo chiedersi ancora per quanto tempo il malessere di questo Sud, di questa Sicilia, non sfocerà in una incontrollabile <strong>deflagrazione sociale</strong>.</p>
<p>Ma, intanto, quando finirà questa (s)ventura del barone Partecipazio e del torvo Barbariccia?</p>
<p>**NB: Il signor Bonaventura era lo strampalato eroe, inventato negli anni Cinquanta da S. Tofano. Il protagonista era, quasi sempre squattrinato all&#8217;inizio e milionario alla fine e non mancavano i cattivi, come il torvo ed invidioso Barbariccia, col volto sempre coperto da una maschera verdognola, e il (poco limpido) barone Partecipazio.</p>
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		<title>Vite rubate</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 02:29:54 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/06/Assemblea_ScuolaPubblica_Giugno10.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-13252" title="Assemblea_ScuolaPubblica_Giugno10" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/06/Assemblea_ScuolaPubblica_Giugno10-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>No, non parliamo di desaparecidos in America Latina, ma della condizioni di <strong>centinaia di migliaia di lavoratori della scuola</strong> (quelli a “tempo indeterminato”) che saranno costretti, dalla finanziaria proposta dal governo Berlusconi, a <strong>lavorare per tre anni, “in nero”</strong>. Tre anni durante i quali saranno <strong>bloccati progressione di carriera e aumenti stipendiali</strong>, con evidenti, e nefaste, conseguenze su <span id="more-13210"></span>pensioni e trattamento di fine rapporto. Un furto quantificabile in somme che oscillano (secondo gli anni di anzianità) da 20 a oltre 40 mila euro.</p>
<p>Ma vite rubate sono, anche, quelle di <strong>migliaia di lavoratori precari </strong>che hanno, contribuito, in modo determinante, a “tenere in piedi” la scuola pubblica, ogni anno assunti e licenziati (in molti casi senza percepire stipendi durante la pausa estiva), e che, per colpa della <strong>riduzione degli orari curricolari</strong>, dei tagli Gelmini – Tremonti e del sovraffollamento delle classi, nel prossimo anno scolastico non lavoreranno.</p>
<p>In questo quadro, non stupisce la <strong>grande adesione allo sciopero degli scrutini,</strong> indetto dai COBAS e dagli altri sindacati di base. E non stupisce che anche a Catania, alla fine del mese di giugno, i lavoratori della scuola continuino a riunirsi in <strong>affollate assemblee</strong>, come è avvenuto giorno 21 nell’aula magna del Boggio Lera.</p>
<p>Il <strong>Coordinamento in difesa della scuola pubblica statale e il Coordinamento Precari</strong> non solo non vanno in vacanza, ma <strong>progettano  che fare</strong>, convinti che si può salvare la scuola solo se la si modifica profondamente.</p>
<p>Innanzitutto, è stata sottolineata la necessità di <strong>ripristinare pienamente i diritti sindacali,</strong> a partire dal diritto di sciopero, ridotto a poche, e di fatto simboliche, giornate dal contratto vigente. Visto l’unilaterale congelamento economico, è l’intero accordo che perde di significato. Bisogna, perciò, ragionare, senza vincoli precostituiti, su un <strong>nuovo contratto</strong>.</p>
<p>Così come non è più possibile tollerare l’esistenza di <strong>strutture scolastiche inadeguate e pericolose</strong>, dove ogni giorno si violano le più elementari regole di sicurezza, nel silenzio colpevole di chi dovrebbe controllare. Un tema, quest’ultimo, che riguarda tutti e che può rappresentare un <strong>terreno favorevole per unire</strong> coloro che sono interessati al buon funzionamento della scuola. In locali “improbabili” e sovraffollati, nonostante la buona volontà, non si può studiare e non si possono seguire in modo individualizzato gli alunni.</p>
<p>Nella scuola, inoltre, si possono evitare tanti sprechi. Molti <strong>finanziamenti, nazionali ed europei, non sono stati utili per migliorare l’attività didattica</strong>, ma sono serviti solo a distribuire “salario accessorio” a tanti Dirigenti Scolastici e a ben determinati gruppi di insegnanti (spesso, come dimostrato in un’importante puntata di “Report”, con proposte francamente ridicole).</p>
<p>E’ tempo di dire <strong>basta ai “progettifici”</strong> e di usare competenze, energie e risorse per migliorare la qualità dell’insegnamento. Anche rispetto alla normale attività quotidiana non è più possibile <strong>supplire con la buona volontà ai disastri</strong> determinati dal taglio delle risorse. La scuola non può funzionare perché chi vi lavora, con senso di responsabilità, si impegna comunque.</p>
<p>E mentre rispetto all’ambito educativo – didattico non può e non deve essere fatto nessun passo indietro, si possono <strong>rifiutare tutte le attività che vanno al di là di quest’ambito</strong>, per esempio non accettando funzioni e ruoli strumentali, rimettendo in discussione viaggi di istruzione sempre meno motivati dal punto di vista culturale… Come si vede, sono decisamente tanti i temi in discussione, per questo, al<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a> termine dell’assemblea, si è deciso di rivedersi <strong>Martedì 6 luglio alle 17,00 al Boggio Lera</strong>.</p>
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		<title>Chi si rivede: lo sciopero degli scrutini</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 05:45:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Come in tutta Italia, anche a Catania lo sciopero degli scrutini, proposto dal movimento dei precari e da tanti coordinamenti indifesa della scuola pubblica e proclamato dai COBAS e da altri sindacati di base, ha ottenuto risultati significativi. Dai dati ancora parziali, e destinati a crescere, in possesso degli organizzatori, risulta che vi hanno partecipato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come in tutta Italia, anche a Catania lo sciopero degli scrutini, <strong>proposto dal movimento dei precari e da tanti coordinamenti in<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/06/sciopero_scrutini.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-13071" title="sciopero_scrutini" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/06/sciopero_scrutini-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>difesa della scuola pubblica</strong> e proclamato dai <strong>COBAS </strong>e da altri sindacati di base, ha ottenuto risultati significativi. Dai dati ancora parziali, e destinati a crescere, in possesso degli organizzatori, risulta che vi hanno partecipato docenti di oltre 40 scuole di ogni ordine e grado, in molte delle quali lo sciopero ha bloccato il 100%100 degli scrutini programmati.</p>
<p>Se l’obiettivo, di fronte ad un <strong>attacco senza precedenti all’esistenza stessa della scuola pubblica</strong>, era quello di <span id="more-13050"></span>esprimere un netto e radicale dissenso, non c’è dubbio che sia stato pienamente raggiunto. Siamo di fronte a un dissenso che riguarda, nello stesso tempo, il tentativo di svuotare di senso il lavoro scolastico e l’attacco alle condizioni economiche.</p>
<p>Chi ha proclamato lo sciopero sapeva perfettamente che non avrebbe raggiunto risultati “concreti” e ciò a causa di una <strong>normativa antidemocratica</strong> e lesiva dei diritti sindacali. Infatti, nella scuola, e i sindacati firmatari dei contratti nazionali (CGIL, CISL, UIL, SNALS, GILDA) non hanno mai rimesso in discussione queste regole, il <strong>diritto di sciopero è solo parzialmente garantito</strong>.</p>
<p>Queste le <strong>leggi capestro attualmente in vigore</strong>: non possono essere effettuati scioperi a tempo indeterminato; non si può scioperare più di 40 ore (equivalenti a 8 giorni per anno scolastico) nelle scuole materne ed elementari, non più di 60 ore (equivalenti a 12 giorni) negli altri ordini e gradi d’istruzione,  non più di due giorni consecutivi e tra un’azione di lotta e la successiva deve intercorrere un intervallo di tempo non inferiore a dieci giorni; gli scioperi proclamati e concomitanti con le giornate nelle quali è prevista l’effettuazione degli scrutini finali non devono differirne la conclusione nei casi in cui il compimento dell’attività valutativa sia propedeutico allo svolgimento degli esami conclusivi dei cicli d’istruzione. Negli altri casi, i predetti scioperi non devono comunque comportare un differimento superiore a 5 giorni rispetto alla scadenza programmata della conclusione.</p>
<p>Paradossalmente, proprio l’esistenza di questi limiti rende ancora più significativo il successo dello sciopero. Soprattutto in un momento nel quale, <strong>come nel caso della FIAT di Pomigliano d’Arco,</strong><strong> si assiste a ricatti intollerabili,</strong> sintetizzabili nella formula: <strong>se vuoi lavorare devi rinunciare ai tuoi diritti</strong>. Ricatti ben conosciuti nel Sud, dove il “lavoro in nero” è la regola.</p>
<p>Sicuramente, alla riuscita dello sciopero, ha contribuito il rifiuto delle <strong>proposte economiche del governo Berlusconi,</strong> già approvate da un ramo del Parlamento, che prevedono il <strong>blocco per tre anni degli scatti di anzianità </strong>(i “gradoni”), che non verranno più recuperati, e provocherà un furto medio di 30 mila euro per l’intera carriera di docenti ed ATA, con punte di 45 mila euro (fonte COBAS scuola).</p>
<p>Ma ha, anche, influito positivamente una <strong>rinnovata solidarietà</strong> fra i lavoratori della scuola, con la creazione di <strong>“casse di resistenza” </strong>con le quali chi non poteva partecipare all’ astensione dal lavoro (non avendo scrutini nei giorni interessati) ha contribuito a sostenere le spese di chi ha scioperato. In sostanza, una conclusione “non pacifica” dell’anno scolastico ( l’anno della controriforma Gelmini-Tremonti) che dimostra come lo stravolgimento dei programmi di studio e i tagli occupazionali siano tutt’altro che digeriti e che la <strong>difesa della scuola<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a> pubblica sta, ancora, a cuore a molti</strong>.</p>
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		<title>&#8220;&#8230;Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani.&#8221; &#8230;Meno male!</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 03:39:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[LETTERA APERTA DI UN INSEGNANTE AL MINISTRO GELMINI Gentilissima on. avv. nonché titolare pro tempore del MIUR, senza mia responsabilità personale, sono un suo dipendente e sto per andare in pensione, non per mia scelta; mi era stata concessa, bontà vostra, la deroga di un anno per raggiungere l’ultimo scatto di stipendio e speravo anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>LETTERA APERTA DI UN INSEGNANTE AL MINISTRO GELMINI</strong></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-12759" title="tagliotasche" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/06/tagliotasche-300x225.jpg" alt="tagliotasche" width="300" height="225" />Gentilissima on. avv. nonché titolare pro tempore del MIUR,</p>
<p>senza mia responsabilità personale, sono un suo <strong>dipendente</strong> e sto per andare in <strong>pensione</strong>, non per mia scelta; mi era stata concessa, bontà vostra, la <strong>deroga</strong> di un anno per raggiungere l’ultimo scatto di stipendio e speravo anche nell’ulteriore adeguamento stipendiale con il rinnovo del contratto collettivo, peraltro già scaduto da un anno.</p>
<p><strong>Mi avete ingannato</strong>.<span id="more-12752"></span> In questi giorni, da un suo collega di governo, sto per essere <strong>defraudato</strong> (assieme a tutti i miei colleghi), in un colpo solo, di:</p>
<p>- € 1560 annui per il mancato scatto di stipendio</p>
<p>- € 100 mensili e per tutta la vita come ripercussione di questo mancato scatto</p>
<p>- un’altra cifra non quantificabile su stipendio e pensione, a causa del blocco non recuperabile del rinnovo contrattuale</p>
<p>- una cifra non quantificabile, ma proporzionale alle due precedenti, sulla liquidazione, a cui si aggiungerà il danno derivato dall’inopinata modifica dei criteri di calcolo.</p>
<p>Senza contare che il <strong>pesante taglio</strong> dei trasferimenti a Regioni, Comuni e Province, dell’ordine del 20 per cento, costringerà questi Enti ad aumentare ulteriormente le addizionali locali, che andranno ad incidere indirettamente sui redditi fissi medio bassi, cioè, ancora una volta, sul mio.</p>
<p>Nel frattempo</p>
<p style="text-align: center;"><strong>LEI È RIMASTA Z</strong><strong>ITTA</strong> E NON HA FATTO NULLA PER DIFENDERMI DA QUESTA INOPINATA E INAUDITA VIOLENZA.</p>
<p>Un senso, forse malinteso, della <strong>dignità</strong>, vorrebbe che in questi casi ci si dimetta (altri datori di lavoro, nelle sue stesse condizioni, hanno fatto scelte ben più drastiche), ma questo attiene alla Sua coscienza.</p>
<p>Quando, nel novembre 1972, fresco di laurea conseguita con il massimo dei voti, sono rientrato come insegnante nel mondo della scuola, non avrei mai immaginato che ne sarei uscito con un tale senso di <strong>umiliazione e frustrazione</strong>, per dover subire, senza potermi difendere, questo brutale trattamento da parte di un governo bugiardo, incapace persino di mantenere la parola data e la cui credibilità morale e politica molte, troppe, volte ha lasciato a desiderare (per così dire).</p>
<p>Eppure c’è qualche <strong>inguaribile buontempone</strong> che, in modo irresponsabile, continua a blaterare che le tasse non sono aumentate e non sono state messe le mani nelle tasche degli italiani, mentre evasori (Draghi dixit), abusivisti, speculatori, corruttori e corrotti (anche per caso) continuano a spadroneggiare.</p>
<p>Ma chi paga davvero, in termini di disoccupazione, lavoro precario e salari di fame, sono <strong>i giovani</strong>. Non una, ma <strong>due mani</strong>, vengono messe <strong>nelle loro tasche</strong>!</p>
<p>Per quanto mi riguarda, senza alcuna presunzione e con molto <strong>orgoglio</strong> posso affermare che in tutti questi anni, oltre ai miei normali obblighi professionali, non ho mai lesinato di dedicare il mio tempo e le mie forze, senza mai badare agli inesistenti ritorni economici, alla ricerca e alla sperimentazione didattica, non trascurando nemmeno la ricerca scientifica, avendo nel frattempo conseguito un dottorato di ricerca e pubblicato con editori e riviste scientifiche di rilievo almeno nazionale.</p>
<p>So bene che le mie sono solo parole di un <strong>inutile e inefficace sfogo</strong>; vorrei solo chiederLe la cortesia di tenerle a mente e ricordarle tutte le volte, Le accade spesso, che Le verrà la voglia di riempirsi la bocca della parola ‘<strong>meritocrazia’</strong>, perché – mi creda – Lei non ne conosce il significato.</p>
<p>Con i sensi della mia più assoluta <strong>disistima</strong></p>
<p style="text-align: right;">Nino Indelicato<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="redazione-argo" width="32" height="38" /></a></p>
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		<title>Scuola: idee e progetti dopo la notte bianca</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 03:44:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Proseguono, dopo la notte bianca dello scorso 10 Aprile, le iniziative del Comitato Catanese in difesa della scuola pubblica statale. In una situazione di grande confusione, il governo ha modificato i quadri orari, ma non si sa se e quando verranno proposti i nuovi programmi. La conclusione di quest’anno scolastico e l’inizio del prossimo non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proseguono, dopo la <a href="http://www.argo.catania.it/2010/04/11/il-reading-della-notte-bianca/" target="_blank">notte bianca dello scorso 10 Aprile</a>, le iniziative del <strong>Comitato Catanese  in difesa della scuola pubblica</strong> statale.<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/scuola_pubblica_bene_comune.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-12089" title="scuola_pubblica_bene_comune" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/scuola_pubblica_bene_comune-300x225.jpg" alt="scuola_pubblica_bene_comune" width="300" height="225" /></a></p>
<p>In una situazione di grande confusione, il governo ha modificato i quadri orari, ma <strong>non si sa se e quando verranno proposti i nuovi programmi</strong>. La conclusione di quest’anno scolastico e l’inizio del prossimo non promettono niente di buono per lavoratori della scuola, studenti e famiglie.</p>
<p>Unica certezza i <strong>tagli</strong>, che determineranno, soprattutto nel mezzogiorno, la <strong>perdita</strong> di tanti, troppi, <strong>posti di lavoro</strong> e un <span id="more-12069"></span>ulteriore <strong>affollamento delle classi</strong>, con conseguente peggioramento del lavoro didattico.</p>
<p>In Sicilia ci saranno 3325  docenti e1600 ATA in meno, a <strong>Catania</strong> si perderanno complessivamente <strong>1100 posti di lavoro</strong>.</p>
<p>Il Comitato, in questa situazione, ha deciso di lanciare una <strong>campagna sulla sicurezza delle strutture</strong>, tenendo conto che, rispettando la normativa vigente, si eviterebbe il sovraffollamento delle classi, riducendo i tagli del personale e migliorando la qualità del lavoro.</p>
<p>Particolare attenzione sarà riservata all’informazione su “quanto bolle in pentola”, relativamente alle future applicazioni del ‘<strong>decreto Brunetta</strong>’ nelle scuole, che <strong>smantellerà ciò che rimane della gestione democratica</strong> di questa istituzione, dividerà il personale, renderà più complesso il lavoro.</p>
<p>Su questi temi, in accordo con i Sindacati che si dimostreranno disponibili, verrà organizzata, entro il mese di <strong>maggio</strong>, una <strong>giornata pubblica di riflessione e confronto</strong>.</p>
<p>Nell’immediato è confermato il <strong>rifiuto</strong>, in assenza &#8211; come detto &#8211; dei nuovi programmi, di <strong>adottare nuovi libri di testo</strong>.</p>
<p>Si è discusso, infine, sullo <strong>sciopero degli scrutini</strong>, con l’obiettivo di ottenere ampi consensi su questa forma di lotta affinché la mobilitazione possa essere qualitativamente e quantitativamente significativa, così da contribuire a fermare la controriforma Gelmini – Tremonti.</p>
<p>Leggi il <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/NotteBianca_Comunicato.pdf" target="_blank">Comunicato del Comitato catanese in difesa della scuola pubblica statale sulla notte bianca del 10 Aprile</a></p>
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		<title>Notte Bianca al Boggio Lera: chi taglia la scuola taglia il futuro</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 03:05:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Adda passà ‘a nuttata, si potrebbe dire parafrasando Edoardo. E visto che sulla scuola italiana si addensano nubi oscure, circa duecento docenti delle scuole catanesi (la maggior parte dei quali lavora nella secondaria superiore) hanno deciso di lanciare un motivato grido di allarme. Ricorrendo agli strumenti tipici del loro mestiere, semplicemente carta e penna si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/notte_bianca.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11752" title="notte_bianca" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/notte_bianca-300x222.jpg" alt="notte_bianca" width="300" height="222" /></a>Adda passà ‘a nuttata, si potrebbe dire parafrasando Edoardo. E visto che sulla scuola italiana si addensano nubi oscure, circa <strong>duecento docenti delle scuole catanesi </strong>(la maggior parte dei quali lavora nella secondaria superiore) hanno deciso di lanciare un motivato <strong>grido di allarme</strong>. Ricorrendo agli strumenti tipici del loro mestiere, semplicemente carta e penna si sarebbe detto qualche anno fa, hanno provato a ragionare sullo “stato della scuola”.</p>
<p>Ne è venuto fuori <span id="more-11749"></span>un quadro disarmante. <strong>Strutture</strong> scolastiche inadeguate (spesso sprovviste persino  del certificato di agibilità); abnorme aumento del <strong>numero</strong> degli alunni nelle classi (sino a 35); <strong>contrazione</strong> delle ore del Sostegno; riduzione del personale <strong>amministrativo</strong> e dei collaboratori scolastici; meno soldi per le <strong>pulizie</strong>; continui tentativi di svuotare gli Organi Collegiali.</p>
<p>Come se non bastasse, è arrivato il “<strong>riordino” Gelmini-Tremonti</strong>, pomposamente definito, non si capisce in base a quali criteri,  epocale riforma della scuola. In effetti, i due, come accadrebbe in una qualsiasi SPA, per risparmiare si sono limitati, esattamente al <strong>contrario di quanto succede negli altri paesi europei</strong>, a ridurre drasticamente il numero delle ore scolastiche, secondo la brillante riflessione che studiando meno si apprende meglio.</p>
<p>Peraltro, e qui la logica sembra proprio incomprensibile,  prima si sono tagliate le ore di lezione e <strong>solo ora</strong> si comincia a discutere di nuovi programmi scolastici. In questa situazione, i duecento docenti hanno pensato che si dovesse evitare che facesse chiù scuru ‘i mezzanotte e hanno ritenuto necessario che tutti riprendessero a <strong>discutere sul diritto all’istruzione</strong>.</p>
<p>Nasce, così, l’idea della Notte Bianca, un primo momento di confronto collettivo fra quanti pensano che <strong>una società che non investe nell’istruzione</strong> è destinata a un’inevitabile declino.</p>
<p><strong>Sabato 10 aprile alle ore 18,00</strong> appuntamento in piazza Duomo per poi spostarsi al Boggio Lera. Qui, ci si dividerà in <strong>gruppi di lavoro</strong> su: la scuola che vogliamo; la sicurezza nelle scuole; il precariato; prospettive della mobilitazione. Finita la discussione, e deciso, almeno in parte, il percorso delle prossime settimane, proseguirà la Notte Bianca. I presenti ascolteranno i brani proposti da un <strong>coro</strong> formato da docenti e allievi del Turrisi Colonna e, visto che ci trova in una scuola, la manifestazione si concluderà con un <strong>reading di poesie e brani</strong> letterari: <strong>la cultura si difende facendo cultura</strong>.</p>
<p>Leggi il <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2010/04/Notte_Bianca_volantino.pdf" target="_blank">volantino preparato e diffuso dagli organizzatori della Notte Bianca</a></p>
<p>Leggi su Argo <a href="http://www.argo.catania.it/2010/03/07/ristrutturazione-aziendale-non-riforma-della-scuola/" target="_blank">Ristruttuazione aziendale, non riforma della scuola</a></p>
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