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	<title>ARGO - Cento occhi su Catania &#187; Università di Catania</title>
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	<description>Cento occhi su Catania</description>
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		<title>Statuto d&#8217;Ateneo, il controricorso di Recca</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 20:17:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avverso il ricorso presentato dal Miur (Ministero dell&#8217;Istruzione Università Ricerca) l&#8217;Università di Catania, nella persona del rettore pro tempore prof Antonino Recca, ha presentato oggi al TAR un “Controricorso e Ricorso Incidentale”, chiedendo la sospensione e l&#8217;annullamento della nota del Direttore Generale del Ministero e degli altri atti connessi. Nel controricorso si precisa la legittimità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-OOtR8OV2a4M/TzAw8p8kurI/AAAAAAAAJm4/FutMoKrrb38/s470/RECCA-UNI%2520bilancia.gif" alt="" width="293" height="296" />Avverso il ricorso presentato dal Miur (Ministero dell&#8217;Istruzione Università Ricerca) l&#8217;Università di Catania, nella persona del rettore pro tempore prof Antonino Recca, ha presentato oggi al TAR un “<strong>Controricorso e Ricorso Incidentale</strong>”, chiedendo la sospensione e l&#8217;annullamento della nota del Direttore Generale del Ministero e degli altri atti connessi.</p>
<p>Nel controricorso</p>
<ul>
<li>si precisa la <strong>legittimità degli atti compiuti</strong> per arrivare alla approvazione dello statuto e alla sua<span id="more-30320"></span> pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale,</li>
<li><strong>si contesta</strong> che la nota contenente i rilievi del ministero sia giunta <strong>entro i termini previsti</strong> (sarebbe giunta infatti, secondo gli estersori, con sei giorni di ritardo),</li>
<li>si nega la legittimità della nota del Direttore Generale, essendo di <strong>competenza del Ministro, e non della dirigenza</strong>, l&#8217;esercizio del potere di controllo, da esprimere mediante apposito decreto,</li>
<li>si evidenzia la mancata distinzione tra <strong>rilievi di legittimità</strong> e <strong>rilievi di merito</strong>,</li>
<li>vengono esaminati e discussi nel dettaglio i <strong>singoli rilievi</strong></li>
</ul>
<p>Si osserva inoltre che “difetta totalmente il requisito del <strong>danno grave ed irreparabile</strong>”, essendo escluso che le “disposizioni sopra indicate […] possano vulnerare gravemente l’ordinamento universitario nazionale.”</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
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<li><a href="http://www.argocatania.org/2012/01/26/statuto-dateneo-il-miur-contro-recca/" target="_blank"> <em>26.01.12 &#8211; Statuto d’Ateneo, il MIUR contro Recca</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/12/08/statuto-delluniversita-democrazia-a-rischio/" target="_blank"> <em>08.12.11 &#8211; Statuto dell’Università, democrazia a rischio?</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/07/22/universita-il-nuovo-statuto-per-rafforzare-vecchie-logiche/" target="_blank"> <em>22.07.11 &#8211; Università, il nuovo statuto per rafforzare vecchie logiche</em></a></li>
</ul>
</div>
<p>Quanto alle “rilevanti conseguenze <strong>sul piano finanziario</strong>”, viene evidenziato che sarebbe piuttosto l’Università di Catania a subire danni in seguito alla eventuale sospensione degli atti impugnati.</p>
<p>Si conclude con la richiesta che <strong>il TAR dichiari “il ricorso inammissibile</strong> e, comunque, con qualunque formula,” lo <strong>rigetti</strong> “perché assolutamente <strong>infondato in fatto ed in diritto</strong>.”</p>
<p>Nel suo ricorso Recca è rappresentato e difeso dagli avvocati Felice Giuffrè e Vincenzo Reina</p>
<p><strong>Leggi il <a href="http://www.box.com/s/c7bxqtnhmxz70uhbxrcb" target="_blank">testo integrale del ricorso</a></strong></p>
<p>Negli argomenti portati a sostegno della tesi di Recca non c&#8217;è in realtà <strong>niente di nuovo</strong> rispetto a quanto già da lui obiettato. Le questioni poste riguardano solo gli <strong>aspetti procedurali</strong> e rimangono comunque controverse.</p>
<p>Ad es., il fatto che le osservazioni del Ministero siano giunte nella forma di una nota della <strong>Direzione Generale</strong>, e non in quella di un decreto  firmato personalmente del Ministro, autorizzava davvero Recca ad ignorarle, e a definirle &#8220;<strong>carta straccia</strong>&#8220;?</p>
<p>E, ancor prima, sono stati davvero legittimi, e democratici, <strong>i criteri</strong> con cui sono stati scelti i membri della <strong>commissione </strong>costituita per elaborare il nuovo statuto, considerato che <a href="http://ctzen.it/2011/02/02/statuto-%C2%ABnon-si-poteva-iniziare-peggio%C2%BB/" target="_blank">in Senato accademico non è stato consentito in proposito alcun dibattito</a>?</p>
<p>La palla passa adesso al <strong>TAR</strong>, il cui pronunciamento sulla sospensiva potrebbe conoscersi anche a fine mese.</p>
<p>Resta il fatto che, con questo ulteriore passo, il rettore, senza entrare nel merito delle osservazioni che da più parti sono state avanzate, dimostra di <strong>rifiutare il confronto</strong> e di voler <strong>andare fino in fondo nella prova di forza </strong>sia nei riguardi dei suoi oppositori all&#8217;interno dell&#8217;Ateneo, sia nei riguardi del Ministero.</p>
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		<title>Università di Catania, lo statuto della discordia</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 06:48:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Argo]]></category>
		<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
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		<category><![CDATA[Consiglio di amministrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Statuto d'Ateneo]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo il ricorso al TAR del MIUR contro lo statuto dell’ateneo catanese, fortemente voluto da Recca, lo scontro all’interno dell’ Università ha subito un’ulteriore accelerazione. Il rettore e i docenti a lui più vicini, non ritenendo rilevanti le accuse di illegittimità, hanno deciso di portare velocemente avanti, secondo le nuove regole, il processo di applicazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-CaGlzV0gUL4/Ty7lYxrxwkI/AAAAAAAAJlo/zrNsHdmRIi0/s200/logo%2520unict_grande.jpg" alt="" width="160" height="157" /><strong></strong><em>Dopo il ricorso al TAR del MIUR contro lo statuto dell’ateneo catanese, fortemente voluto da Recca, lo <strong>scontro all’interno dell’ Università</strong> ha subito un’ulteriore accelerazione. Il rettore e i docenti a lui più vicini, non ritenendo rilevanti le accuse di illegittimità, hanno <strong>deciso di portare velocemente avanti</strong>, secondo le nuove regole, il processo di applicazione della riforma.  Al contrario, coloro che avevano contestato il carattere antidemocratico dell’intero processo, rilevando l’illegittimità di<span id="more-30229"></span> molte norme, hanno invitato il rettore, in attesa che il Tar si pronunci almeno sulla sospensiva, a <strong>“fermare la corsa”</strong>, per evitare un successivo annullamento degli atti, che determinerebbe una situazione di caos, questa sì incompatibile con un futuro positivo dell’ateneo. <strong></strong></em></p>
<p><em><strong>Ecco i dettagli del dibattito, con i documenti integrali allegati in PDF, e qualche considerazione finale</strong><br />
</em></p>
<p><strong></strong> Il primo a farsi sentire, quando il ricorso del MIUR, già atteso, non era ancora stato formalizzato, è stato il <strong><a href="http://www.box.com/s/abjt4sarkzx4f57nk60f" target="_blank">preside di scienze politiche, Giuseppe Vecchio</a></strong>, forse non a caso anche <strong>aspirante futuro rettore</strong>.</p>
<p>E forse non a caso è intervenuto, subito dopo il ricorso, <strong>Giacomo Pignataro</strong>, anche lui aspirante rettore e attuale <strong>membro del CdA</strong>, al cui interno aveva già assunto una <strong>posizione critica</strong> verso l&#8217;eccessivo accentramento di potere nelle mani del rettore previsto dal nuovo Statuto.</p>
<p>Al di là della forma sempre molto garbata, le posizioni che emergono dalle due missive sono molto diverse.</p>
<p><strong><img class="alignleft" src="https://lh3.googleusercontent.com/-emIHPI_JT2Y/Ty7lYVb7TFI/AAAAAAAAJmk/1zbao1yrtdA/s200/Giuseppe%2520Vecchio%2520preside%252002.jpeg" alt="" width="200" height="150" />Vecchio</strong> individua il nocciolo del problema non nella natura dello Statuto catanese ma nella <strong>difficoltà del Ministero stesso</strong> a “gestire un potere giuridico&#8221; i cui limiti non sono del tutto chiari. Difende lo Statuto dall&#8217;accusa di essere “accentratore” e “monocratico”, sia perchè approvato “da Organi accademici regolarmente eletti” sia perchè non esiste “una misura predeterminata e fissa della partecipazione”. <strong>Ogni università</strong> può esprimere quindi un <strong>proprio modello</strong> e non è necessario “impedire la formazione dei nuovi organi, la riorganizzazione della ricerca e della didattica, ….”. Nella sostanza, <strong>andiamo avanti</strong>, ignorando le critiche del Ministero.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-eLTfr29Rg2k/Ty7lX_iJH3I/AAAAAAAAJmg/tdCu4Yx8QDc/s171/Giacomo%2520Pignataro%2520prof.jpeg" alt="" width="171" height="128" />Opposta <strong><a href="http://www.box.com/s/2uj2x2gzjnskzp4l7y1p" target="_blank">la posizione assunta da Pignataro</a></strong>, che chiede di <strong>frenare la corsa</strong> alla attuazione dello statuto incriminato, in attesa che il Tar si pronunci almeno sulla sospensiva. E&#8217; infatti ancora in corso l&#8217;approvazione di una serie di <strong>regolamenti</strong> (es. quello elettorale, quello sul funzionamento dei dipartimenti, etc) necessari all&#8217;applicazione dello statuto stesso. Se si considera che a breve ci sarà l&#8217;<strong>elezione del nuovo consiglio di amministrazione</strong> nonché quella del <strong>nuovo senato accademico</strong>, con la politica dell&#8217;andare avanti a tutti i costi, si rischia l&#8217;annullamento anche di questi atti. Accogliere le osservazioni del MIUR toglierebbe la materia del contendere e offrirebbe lo spunto per <strong>riconsiderare le questioni più gravi</strong> e giungere ad una nuova delibera.</p>
<p>Ma <strong>Recca</strong> da questo orecchio non ci sente, ritiene illegittimo il ricorso e <strong>preme il piede sull&#8217;acceleratore</strong>. Comunica al personale docente, tecnico-amministrativo e agli studenti che “si procederà a tutti gli adempimenti previsti dallo stesso, nel rispetto di quanto già programmato”. Secco e professionale. Le <strong>sbavature</strong> se le concede sulla mailing list del Coordinamento unico d&#8217;Ateneo. Rispondendo al <strong>professore Bellia</strong> che chiede cautela e prospetta il rischio di un annullamento, scrive infatti “se proprio dovesse essere contento di tale negativa evenienza per l&#8217;ateneo Le suggerisco di <strong>non vendere la pelle dell&#8217;orso</strong> prima di averlo ucciso”.</p>
<p>L&#8217;espressione è da tenere presente per capire il riferimento contenuto nell&#8217;<strong>intervento più duro</strong> apparso nel circuito, quello di Di Cataldo, <strong>preside “scaduto” della facoltà di Giurisprudenza</strong>, anch&#8217;essa “scaduta”, come egli stesso ironicamente precisa.</p>
<p><strong><a href="http://www.box.com/s/m49q8y02iq9mopzglc8b" target="_blank"><img class="alignright" src="https://lh5.googleusercontent.com/-ivDOIfV13-M/Ty7lZIhKwFI/AAAAAAAAJmw/n4vp8kq4yx0/s134/Vincenzo%2520Di%2520Cataldo%2520giurisprudenza.jpeg" alt="" width="134" height="134" />Secondo Di Cataldo</a></strong>, che dichiara di non vendere pelli, nè di orsi né di altri animali, la comunicazione arrivata dal Direttore Generale del Ministero non può definirsi una sorpresa, perchè i rilievi in essa contenuti coincidono in buona parte con i <strong>dubbi sollevati</strong> da alcuni esponenti del Senato accademico, tra cui proprio <strong>i “tre giuristi” in esso presenti</strong>, che avevano segnalato l’illegittimità di molte norme presenti nel testo del nuovo statuto.</p>
<p>Giudicando inopportuno “stare in trincea contro il governo”, Di Cataldo invita il rettore a non fare autogol. Gli ricorda, tra l&#8217;altro, che “esiste una <strong>regola non scritta</strong> secondo la quale <strong>ci si presenta al giudice a bocce ferme</strong>” e che il mancato rispetto di questa prassi rischia di aggravare la “situazione di illegittimità”. Gli suggerisce infine una via d’uscita. “<strong>Vai subito al Ministero</strong>, concorda una cessazione delle ostilità basata sull’azzeramento di questo statuto indecente, e riavvia dall’inizio il processo di redazione del <strong>nuovo statuto</strong>”.</p>
<p>Ma Recca non ci sta e risponde che “l&#8217;interlocuzione con il ministero” sarà riavviata <strong>dopo la decisione del TAR</strong>, sostenendo di avere il <strong>consenso</strong> della “stragrande maggioranza degli organi di governo”. Ed è vero, anche se non è detto abbia lo stesso consenso all&#8217;interno dell&#8217;Ateneo.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh6.googleusercontent.com/-t3VaRf3JwaY/Ty7lXmW5kCI/AAAAAAAAJm0/Sk6Qi7TahS8/s177/Caruso%2520recca%2520Lofaro.jpeg" alt="" width="177" height="133" />A suo favore si è espresso, per adesso, solo <strong><a href="http://www.box.com/s/dmylz85lcpgu5h1r7ygs" target="_blank">Bruno Caruso, docente di diritto del Lavoro</a></strong>, in una lettera, dai toni decisamente discutibili, rivolta <strong>a Di Cataldo</strong>, accusato di essere “ripiegato sul passato e incapace di proiettarsi nel futuro”, di abbracciare il più “vetero centralismo ministeriale”, abbandonando la difesa del&#8217;autonomia. E perchè poi? per andare contro l&#8217;attuale amministrazione, <strong>piegando i suoi principi alle battaglie tattiche e di interesse</strong>. Siamo alle accuse personali, e solo alla fine della missiva Caruso entra nel merito e, con toni molto retorici, spiega di essere favorevole a bruciare le tappe per evitare “una transizione lenta e infinita verso l’ignoto”, “riempire di contenuti la nuova scatola e rendere al più presto operativa la macchina per affrontare l’immane compito di rilancio dell’università italiana”.</p>
<p>Quasi tutta incentrata sul <strong>merito</strong> invece l&#8217;ultima lettera di questa serie, firmata da <strong><a href="http://www.box.com/s/6kok7uoovyyvusufj7tm" target="_blank">Vigneri insieme ad un gruppo di docenti e di amministrativi</a></strong></p>
<p>Tra le questioni sollevate, alcune corrispondono a quelle evidenziate dai rilievi del Ministero:</p>
<ul>
<li>la designazione -da parte del rettore- dei componenti del <strong>consiglio di amministrazione</strong>, l’organo che concentra i maggiori poteri decisionali, <strong>senza</strong> prevedere adeguati <strong>contrappesi istituzionali</strong></li>
</ul>
<ul>
<li>la <strong>retribuzione</strong> da corrispondere al personale che collabora a prestazioni a favore di terzi</li>
</ul>
<p>Ma vengono riportate all&#8217;attenzione anche questioni non segnalate dal MIUR</p>
<ul>
<li>l&#8217;<strong>esclusione del personale tecnico-amministrativo</strong> da qualsiasi rappresentanza negli organi accademici</li>
</ul>
<ul>
<li>l&#8217;<strong>accentramento della gestione amministrativa dell’Ateneo</strong> (non è previsto personale amministrativo nei dipartimenti), con conseguente dispersione di “un patrimonio di competenze” e perdita di efficienza e tempestività.</li>
</ul>
<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-l0eGQu5pRn4/Ty7lYw6hEgI/AAAAAAAAJms/8ei_rFH-k8o/s218/Riccardo%2520Vigneri.jpeg" alt="" width="190" height="218" />Vengono inoltre segnalate alcune problematiche legate in particolare all&#8217;<strong>ex facoltà di Medicina</strong>, attribuita, nonostante la complessità del corso, ad un unico dipartimento. Con molta concretezza vengono citate le procedure “tortuose e defatiganti per l’assegnazione degli incarichi di insegnamento”, che rendono difficile il coordinamento con le diverse aziende sanitarie e il trasferimento (senza alcuna consultazione degli interessati) all’Azienda sanitaria Policlinico-Vittorio Emanuele del personale tecnico-amministrativo.</p>
<p>In chiusura, anche in questo caso, l&#8217;<strong>invito a sospendere</strong> “l’applicazione delle norme statutarie contestate e dei regolamenti che ne derivano”.</p>
<p>L&#8217;ultima parola, per adesso, è quella di <strong>Recca</strong>, diffusa all&#8217;interno di un&#8217;<a href="http://www.box.com/s/trmpd9zki4n06uz74xqy" target="_blank"><strong>intervista pubblicata sulla Sicilia dell&#8217;altro ieri</strong></a>. Il rettore ribadisce di aver ignorato la richiesta di chiarimenti inviatagli dal Ministero, perchè non aveva la forma del decreto del Ministro e conferma di sentirsi dalla parte della ragione perchè i vizi di illegittimità non esistono</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
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<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/12/08/statuto-delluniversita-democrazia-a-rischio/" target="_blank"> <em>08.12.11 &#8211; Statuto dell’Università, democrazia a rischio?</em></a></li>
<li><a href="http://www.argocatania.org/2011/07/22/universita-il-nuovo-statuto-per-rafforzare-vecchie-logiche/" target="_blank"> <em>22.07.11 &#8211; Università, il nuovo statuto per rafforzare vecchie logiche</em></a></li>
</ul>
</div>
<p>e le critiche a lui rivolte sono generate da <strong>bassi interessi di bottega</strong>, in primis l&#8217;aspirazione ad entrare nel nuovo consiglio di Amministrazione.</p>
<p>Sono molti in effetti, anche senza essere amici di Recca, a ritenere che <strong>i vizi di illegittimità siano poco rilevanti</strong> e che il ricorso sia stato determinato soprattutto da <strong>inadempienze di tipo procedurale</strong> (non è stato accolto l&#8217;invito a rivedere lo statuto, che poteva comunque essere mantenuto pressocchè uguale con una nuova delibera, dato che la legge lascia l&#8217;<strong>ultima parola all&#8217;Ateneo</strong>).</p>
<p>Resta il fatto che Recca vuole assolutamente andare avanti per arrivare all&#8217;<strong>elezione del nuovo CdA</strong> che sarà, sulla base del nuovo statuto, nominato da lui. Sia pure per breve tempo, prima della scadenza del mandato, egli sarà così il <strong>padrone indiscusso dell&#8217;università</strong>. Oltre a governare, potrebbe gestire anche alleanze e scambiare favori, gettando magari, chissà, le <strong>basi di una sua futura carriera politica</strong>.</p>
<p>Gli altri attori potranno continuare i loro <strong>giochi per posizionarsi nella corsa al rettorato</strong>, una scadenza molto importante, alla quale si <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />preparano anche coloro che hanno osteggiato l&#8217;attuale statuto e che sperano in una decisione del TAR utile a <strong>bloccare la deriva antidemocratica</strong> che ha caratterizzato la “gestione Recca”.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Casini! E poi &#8230; un lungo minuto di silenzio</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2012/01/20/casini-e-poi-un-lungo-minuto-di-silenzio/</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 07:20:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarà per il cognome che portano, che dalle nostre parti fa tanto don Sturzo, ma la famiglia Caltagirone allargata pare essere di casa a Catania, e in particolare all&#8217;Università di Catania. Nei giorni scorsi è toccato all’ultimo aggregato alla famiglia, l’onorevole di lungo corso P.F. Casini, venire a tenere nientemeno che una lectio magistralis dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Senza titolo di alberta dionisi, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/albertadionisi/6703074085/"><img class="alignleft" src="http://farm8.staticflickr.com/7009/6703074085_bef2062ce7.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Sarà per il cognome che portano, che dalle nostre parti fa tanto don Sturzo, ma la <strong>famiglia Caltagirone allargata </strong>pare essere di casa a Catania, e in particolare all&#8217;Università di Catania.</p>
<p>Nei giorni scorsi è toccato all’ultimo aggregato alla famiglia, l’onorevole di lungo corso P.F. Casini, venire a<span id="more-29411"></span> tenere nientemeno che una <strong><em>lectio magistralis </em></strong>dal titolo <strong>&#8220;L&#8217;autoriforma della politica</strong>&#8220;, nell&#8217;ambito di un ciclo di testimonianze istituzionali sui problemi del rapporto tra riforme e sviluppo in Italia, promosso dal Dipartimento di Analisi dei processi politici sociali e istituzionali dell&#8217;l'Università di Catania.</p>
<p>Ma, prima ancora di poter soddisfare la sua ansia di “bagnarsi nella realtà”, di tenersi in “contatto con i giovani impegnati a costruire il loro futuro” e “di sentire il polso del paese che sta emergendo con le nuove generazioni”, <strong>Casini è stato contestato </strong>da un nutrito gruppo di studenti del Movimento studentesco catanese e del Collettivo di Scienze politiche, che denunciavano il <strong>carattere elettoralistico di questa iniziativa </strong>da parte del Rettore Recca, esponente dello stesso partito di Casini e, pare, prossimo anche lui a “scendere in campo” nell’agone politico. Amen!</p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 610px"><a title="click per aprire la galleria" href="http://www.flickr.com/photos/56162844@N08/galleries/72157628941832821/with/6709391565/lightbox/" target="_blank"><img class="   " src="http://farm8.staticflickr.com/7147/6703024155_dbbdb3f04e_z.jpg" alt="" width="600" height="398" /></a><p class="wp-caption-text">CLICK per attivare la galleria immagini</p></div>
<p>Di fronte alle contestazioni degli studenti, con un <strong>contropiede da maestro</strong> che è apparso più eloquente di tutti i ragionamenti che avrebbe sviluppato in seguito, Casini ha invitato tutti  a fare <strong>un minuto di silenzio </strong>in memoria delle vittime della nave ‘Concordia’, da poche ore naufragata.</p>
<p>Un vero colpo di teatro che rivela con quanta <strong>disinvoltura e spregiudicatezza morale</strong> la nostra classe politica sia capace di interloquire con i cittadini che le chiedono conto dei suoi comportamenti, strumentalizzando anche le tragedie delle persone.</p>
<div class="schedalaterale" style="width: 300px;">
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<p>Casini peraltro <strong>sarà in buona e degna compagnia</strong>, quando si pensi che il suo intervento sarà seguito da quello della sen. Anna Finocchiaro, presidente del gruppo parlamentare del Pd al Senato, il cui consorte si trova coinvolto in affari poco chiari relativi all’ospedale di Giarre; da quello dell&#8217;on. Raffaele Lombardo, sotto la cui guida la Sicilia sta attraversando uno dei periodi più luminosi ed esaltanti della sua storia, e da quello del sen. Renato Schifani.</p>
<p>Se l’Università di Catania individua in questi personaggi autorevoli “testimonianze istituzionali”, la <strong>notte </strong>è davvero buia: “e ho detto tutto”, come affermava Peppino De Filippo!</p>
<p>Nel corso della sua “lezione” l’onorevole ha poi sviluppato <strong>un acuto e originale ragionamento </strong>sulla necessità di un atteggiamento costruttivo che, dall&#8217;analisi, senza indulgenze e senza reticenze, di quanto non funziona, sia in grado di fornire soluzioni realistiche, idonee a far uscire il paese dalle difficoltà in cui si dibatte.</p>
<p>Per questo la <strong>classe politica deve dunque affrontare un processo di autoriforma</strong> se vuole tornare ad essere in sintonia con il paese e avere un&#8217;immagine positiva e deve trovare il coraggio e la forza di agire se non vuole essere travolta da un generale discredito.</p>
<p><img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-jTjzXmTQce8/TxhMs2A3VfI/AAAAAAAAJXg/MeLcyEjqLkU/s216/Laurea%252520Honoris%252520Causa%252520F%252520Caltagirone.JPG" alt="" width="184" height="216" />Non sappiamo se e in che senso si riferisse anche alle <strong>gesta eroiche del suocero Francesco Bellavista Caltagirone</strong>, a cui già nel 2009 il Magnifico (sic!) Rettore Recca aveva conferito, con una cerimonia in pompa magna, la <strong>laurea specialistica </strong>in &#8221; Governo e gestione delle Amministrazioni e Imprese&#8221; con la motivazione che: &#8220;l&#8217;opera compiuta dall&#8217;imprenditore di origini siciliane (…) rappresenta il frutto di un impegno intellettuale, ancor prima che operativo e aziendale, degno di essere indicato agli altri imprenditori e di essere proposto alle autorità pubbliche, della Regione Siciliana in primo luogo come esempio di felice collaborazione fra pubblico e privato, fra programma territoriale e scelte imprenditoriali, fra valori culturali e valori economici”</p>
<p><img class="alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-HUECCDARaCk/TxhFEbA7HDI/AAAAAAAAJXU/WxgXaww3RDA/s600/Mulino%252520s%252520Lucia%252520120119.jpeg" alt="" width="324" height="204" />Probabilmente era un atto di <strong>risarcimento </strong>che si riferiva al fatto che, pochi mesi prima, una delle sue società,<strong> l’Acqua Marcia </strong>(<em>absit iniuria verbis</em>), <strong>si era vista sequestrare un complesso immobiliare </strong>con l’accusa di aver “posto in essere, in violazione di legge, un intervento di ristrutturazione urbanistica di un intero isolato comunemente noto come <strong>“Mulino Santa Lucia”</strong> attraverso una lottizzazione abusiva, con un aumento considerevole del carico urbanistico e contro le regole che prevedevano una variante al piano regolatore generale.</p>
<p>Quell’<strong>ecomostro </strong>che ancora oggi si ammira proprio all’ingresso della città, in prossimità di piazza Alcalà, è un magnifico (questo sì!) esempio di cosa accadrà quando si metterà mano al nostro <strong>waterfront</strong>, tanto caro al famigerato Scapagnini Umberto, e di cosa è stato<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/s38/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /> possibile realizzare a Catania in <strong>assenza di un Piano Regolatore Generale</strong>, con la politica delle varianti e delle deroghe.</p>
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		<title>Sarà un autunno caldo per l&#8217;Antico Corso?</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/09/06/sara-un-autunno-caldo-per-lantico-corso/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 06:21:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Enti Locali]]></category>
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		<category><![CDATA[area della Purità]]></category>
		<category><![CDATA[Comitato popolare Antico Corso]]></category>
		<category><![CDATA[Comune di Catania]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; quello che temono i rappresentanti del Comitato &#8216;Antico Corso&#8217;. Dopo l&#8217;estate dovrebbe infatti arrivare a conclusione l&#8217;iter di trasferimento del deposito AMT di via Plebiscito e la conseguente necessità di decidere la nuova destinazione d&#8217;uso dell&#8217;area. Essendo quasi pronto il nuovo polo didattico della Facoltà di Giurisprudenza, ricavato dall&#8217;ex rimessa della Provincia di via [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="imgtoggle left"><a href="http://www.argocatania.org/wp-admin/clic per ingrandire"><img class="small big alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-J-okO1uSgTk/TjRUfxF9yyI/AAAAAAAAGGk/IE5GJ-hQX8E/s800/03%252520rimessa%252520AMT%252520via%252520Plebiscito.png" alt="" width="200" /></a></div>
<p>E&#8217; quello che temono i rappresentanti del <strong>Comitato &#8216;Antico Corso&#8217;</strong>.<br />
Dopo l&#8217;estate dovrebbe infatti arrivare a conclusione l&#8217;iter di trasferimento del <strong>deposito AMT</strong> di via Plebiscito e la conseguente necessità di decidere la nuova destinazione d&#8217;uso dell&#8217;area.<br />
Essendo quasi pronto il nuovo polo didattico della Facoltà di <span id="more-24390"></span>Giurisprudenza, ricavato  <a href="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=en&amp;geocode=&amp;q=Catania+near+Via+rocca+romana,+Italy&amp;aq=&amp;sll=37.506509,15.08164&amp;sspn=0.00153,0.002736&amp;ie=UTF8&amp;hq=near+Via+rocca+romana,+Italy&amp;hnear=Catania,+Sicily,+Italy&amp;t=h&amp;fll=37.508194,15.078183&amp;fspn=0.00153,0.002736&amp;st=105250506097979753968&amp;rq=1&amp;ev=zi&amp;split=1&amp;ll=37.508194,15.078183&amp;spn=0.00153,0.002736&amp;z=19" target="_blank">dall&#8217;<strong>ex rimessa della Provincia di via Roccaromana</strong></a>, non è difficile pensare che l&#8217;<strong>Università</strong>, continuando nella sua politica di progressiva <strong>espansione</strong> e occupazione di sempre nuovi</p>
<div class="imgtoggle right"><a href="http://www.argocatania.org/wp-admin/clic per ingrandire"><img class="small big alignleft" src="https://lh5.googleusercontent.com/-ld_VYwG2q2c/TjRUsrcKLxI/AAAAAAAAGGs/ZVPQx5UABZc/s800/06%252520rimessa%252520coperta%252520fra%252520via%252520Rocca%252520Romana%252520e%252520via%252520Lago%252520di%252520Nicito.png" alt="" width="200" /></a></div>
<p>spazi all&#8217;interno del quartiere, se la voglia accaparrare per farne un parcheggio a servizio dei suoi ormai innumerervoli insediamenti.</p>
<p>Un secondo timore riguarda la definizione del contenzioso riguardante <a href="http://maps.google.com/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=en&amp;geocode=&amp;q=Catania+near+Via+Purit%C3%A0,+Italy&amp;aq=2&amp;sll=37.502482,15.087834&amp;sspn=0.391661,0.700378&amp;g=Catania,+Italy&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Via+Purit%C3%A0,+95124+Catania,+Sicilia,+Italy&amp;ll=37.506509,15.08164&amp;spn=0.00153,0.002736&amp;t=h&amp;z=19" target="_blank"> l&#8217;<strong>area della Purità</strong></a> in cui, sempre per conto della Facoltà di Giurisprudenza, all&#8217;inizio del 2000 l&#8217;Università di Catania aveva cominciato a costruire, in una zona ad altissima densità archeologica, due grandi aule da 600 posti l&#8217;una.</p>
<p>Se le due operazioni dovessero andare in porto, si centrerebbero diversi risultati assolutamemte negativi per il <strong>quartiere</strong> che verrebbe <strong>privato di una vasta area</strong> che, opportunamente attrezzata, potrebbe diventare, almeno in parte, un grande centro di <strong>aggregazione</strong> e di servizi, di cui risulta del tutto privo.</p>
<p>La paventata ripresa della costruzione delle due aule invece, non solo scaricherebbe sulla zona un&#8217;ulteriore enorme massa di studenti che porterebbe il <strong>traffico</strong> nel quartiere al limite estremo della saturazione, ma renderebbe impraticabile l&#8217;antico progetto di ricavare, proprio in quell&#8217;aria, un percorso attrezzato che consenta la fruizione dei numerosi <strong>siti archeologici</strong> di epoche diverse su di essa insistenti.</p>
<p>Su questo intervento nell&#8217;area della Purità il <a href="http://www.sudest.net/ac/default.htm" target="_blank"><strong> Comitato &#8216;Antico Corso</strong>&#8216; </a> ha prodotto un dossier che dimostra con chiarezza come il <strong>Comune</strong> di Catania abbia usato in modo strumentale la situazione di degrado edilizio e sociale del quartiere per ottenere i <strong>finanziamenti comunitari</strong> del <strong>progetto Urban</strong> per poi stornarli a favore di strutture <strong>utili solo all&#8217;Università</strong>.</p>
<p>Si veda il caso classico del recupero e della ristrutturazione di un edificio in via Dusmet che doveva servire per realizzare un <strong>centro linguistico multifunzionale</strong> da destinare principalmente ad un&#8217;utenza di persone immigrate, ma che di fatto è usato solo per l&#8217;Università.</p>
<p>Analoga l&#8217;operazione che ha riguardato la Purità: è stata individuata come area in cui effettuare &#8220;<strong>recuperi di edifici e spazi pubblici</strong> destinati ad ospitare i servizi previsti dal progetto Urban&#8221; ma ha finito anch&#8217;essa per essere utilizzata solo dall&#8217;Università.</p>
<p>Il progetto di riutilizzo, messo a punto dall&#8217;arch. <strong>De Carlo</strong>, conteneva inoltre diversi aspetti che lo rendevano incompatibile con la destinazione urbanistica prevista dal PRG allora vigente, per cui sarebbe stata necessaria l&#8217;approvazione di una <strong>variante</strong>.</p>
<p>Esso si configura infatti non come restauro o ripristino delle costruzioni preesistenti ma come una <strong>nuova</strong> costruzione, la cui <strong>volumetria</strong> inoltre sarebbe molto più ampia dei ruderi che, nel frattempo, sono già stati demoliti.</p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 330px"><a href="https://picasaweb.google.com/Argo.redazione/110730AnticoCorsoAreaArcheologicaPurita" target="_blank"><img class="    " src="https://lh3.googleusercontent.com/-bH3FUQzP0bs/TjRSWWLlvJI/AAAAAAAAGGU/WXyy5cGQ5u8/DSC00168.jpg" alt="" width="320" height="240" /></a><p class="wp-caption-text">galleria foto dal sito del Comitato &quot;Antico Corso&quot;</p></div>
<p>Comune e Università, ancora, hanno fatto finta di ignorare o hanno <strong>minimizzato la presenza degli importantissimi siti archeologici</strong> già noti o venuti successivamente alla luce.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Malgrado tutte queste irregolarità, la <strong>Commissione edilizia</strong>, con soli due voti contrari e un&#8217;astensione, approvò il progetto per cui a metà del 2000 fu aperto il cantiere.</p>
<p>Le polemiche suscitate da queste forzature e l&#8217;intervento della <strong>Sovrintendenza</strong> portarono successivamente all&#8217;interruzione dei lavori, mentre ancora si stavano gettando le fondamenta della prima delle due mega aule previste.</p>
<p>Adesso si teme che l&#8217;Università possa vedere riconosciute le sue ragioni e <strong>riprenda quindi i lavori</strong> da dove erano stati interrotti, per portarli a termine.</p>
<p>Si tratta dunque di un tornante decisivo per l’<strong>Antico Corso, autentico libro aperto sulla storia della città</strong>, come tanti altri  vissuto in uno stato di assoluto abbandono e degrado, fino a quando, nel corso degli anni Settanta, il Comune <strong>cedette gratuitamente l’ex monastero dei Benedettini </strong>all’Università, per farvi insediare la Facoltà di Lettere e l’allora Magistero (oggi Facoltà di Scienze della formazione), in cambio dell’impegno a <strong>recuperare</strong> l’intero ex complesso monastico. Impegno che l’Università, occorre dirlo, ha onorato.</p>
<p>Questo insediamento aveva suscitato grandi <strong>speranze e aspettative</strong>, si pensava che potesse diventare il volano per la rinascita del quartiere, attraverso il suo reinserimento nel tessuto vivo della città.</p>
<p>Ma la presenza dell’Università è rimasta come un <strong>corpo estraneo</strong> rispetto al quartiere e ha ben presto mostrato i suoi limiti e le sue contraddizioni, anzi i suoi effetti dannosi.</p>
<p>Innanzitutto si è ampliata a macchia d’olio, continuando la sistematica <strong>occupazione</strong> di tutti i grandi complessi edilizi storici che vengono così <strong>sottratti ad un possibile utilizzo sociale</strong> a servizio del quartiere.</p>
<p><strong>Non ha innescato una rinascita economica</strong>, ad eccezione di qualche piccola attività commerciale e di fornitura di servizi.</p>
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<li><em><a href="http://www.argocatania.org/2010/01/19/catania-idee-e-progetti-per-lantico-corso/" target="_blank">19.01.10 &#8211; Catania, idee e progetti per l’Antico Corso</a></em></li>
</ul>
</div>
<p>Ad esclusione dei suoi insediamenti, l&#8217;Università <strong>non</strong> si è inoltre fatta carico di promuovere un più ampio piano di <strong>recupero e valorizzazione </strong>dell&#8217;edilizia esistente -ad esempio il recupero del quasi del tutto dismesso ospedale s. Marta e della parte più antica dell&#8217;Ospedale Santo Bambino- anche in funzione della domanda di <strong>alloggi</strong> da parte degli <strong>studenti</strong>.</p>
<p>La crescente domanda di case da parte degli <strong>studenti fuori sede</strong> ha fatto invece esplodere il <strong>mercato degli affitti</strong>, costringendo molte <strong>famiglie ad andare via</strong>, mentre la totale assenza di parcheggi e di mezzi <img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" />pubblici ha reso ingestibile la situazione del <strong>traffico veicolare</strong> nel quartiere.</p>
<p>Questa onnivora Università sembra in sostanza <strong>ignorare</strong> l&#8217;esistenza dei problemi del quartiere e dei suoi stessi studenti.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un Calcio (Catania) al diritto allo studio</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/08/25/un-calcio-catania-al-diritto-allo-studio/</link>
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		<pubDate>Thu, 25 Aug 2011 06:38:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Sport]]></category>
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		<category><![CDATA[Torre del Grifo]]></category>
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		<description><![CDATA[Il conto è presto fatto: un abbonamento in curva allo stadio costa 240 euro che moltiplicati per 24 fanno 5760 euro. Tanto costerà alle disastrate casse dell’Università di Catania regalare anche quest’anno 24 abbonamenti per assistere dalla Curva sud alle partite dell&#8217;amato Catania ad altrettanti studenti meritevoli ma di scarsi mezzi. Naturalmente l’operazione si è svolta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>conto </strong>è presto fatto: un abbonamento in curva allo stadio costa 240 euro che moltiplicati per 24 fanno 5760 euro.</p>
<p>Tanto costerà alle disastrate casse dell’Università di Catania regalare anche quest’anno<strong> 24 abbonamenti </strong>per assistere dalla <img class="alignright" src="https://lh6.googleusercontent.com/-pDtY2qbQrhI/TlQnTsMvK9I/AAAAAAAAGZ8/bLBTs04NhGc/universit%2525C3%2525A0%252520calcio.jpg" alt="" width="182" height="168" />Curva sud alle partite dell&#8217;amato Catania ad altrettanti studenti meritevoli ma di scarsi mezzi.</p>
<p>Naturalmente l’operazione si è svolta sotto l’alto <strong>patronato spirituale </strong>del ministro della meritocrazia Mariastar Gelmonti, dato che la loro assegnazione è avvenuta attraverso una graduatoria costruita su rigorosissimi parametri meritocratici e di reddito.</p>
<p>Dopo l’orgia dei <span id="more-24765"></span>concorsi a cattedra che hanno definitivamente provincializzato il corpo insegnante dell’Università, dopo il turbinio della miracolosa moltiplicazione di sedi, corsi di laurea e cattedre, in momenti di grave ristrettezza bisogna pur pensare a <strong>ritemprare lo spirito</strong>, soprattutto quello del tifoso di calcio.</p>
<p>E’ bene ricordare comunque che si tratta solo di uno dei punti <strong>dell’accordo rinnovato tra l’Università di Catania e il Calcio Catania</strong> per la concessione di abbonamenti a particolari condizioni di favore per tutti i dipendenti dell’Ateneo.</p>
<p>Ma il vero interesse promozionale  della società sportiva è un altro: avendo infatti aperto un grosso e costoso <strong>centro sportivo </strong>a <strong>Mompileri</strong>, adesso è necessario farlo fruttare.</p>
<p>Ed ecco che la novità di quest&#8217;anno riguarda la possibilità concessa al personale dell&#8217;Università di usufruire dei servizi delle strutture del centro &#8220;Torre del Grifo Village&#8221; con uno sconto pari al 10%.</p>
<p>Generosamente, il Calcio Catania concederà gratuitamente all&#8217;Università <strong>spazi pubblicitari </strong>all&#8217;interno dello stadio e del campo di allenamento dello stesso centro.</p>
<p>Naturalmente non poteva mancare il <strong>pomposo quanto inutile colpo di pennello accademico</strong>: il protocollo sottoscritto dal rettore Recca e dall&#8217;amministratore delegato del Catania Lo Monaco prevede infatti la possibilità per l&#8217;Ateneo di promuovere attività di stage per gli studenti dei corsi di laurea e laurea magistrale, dottorati di ricerca, scuole o corsi perfezionamento e specializzazione, master, oltre all&#8217;organizzazione di convegni e workshop.</p>
<p>Si tratta, naturalmente, di clausole vuoto a perdere; ciò che l&#8217;Università sta smarrendo, in questo caso, è la sua <strong>specifica finalità </strong>di investire le già magre risorse per la promozione della cultura e della formazione. Non ci risulta che il tifo calcistico rientri in questo ambito.<img class="alignright" src="https://lh3.googleusercontent.com/-qr9saGneu6c/Tcma5TactZI/AAAAAAAAEZo/CajbIdDeLRw/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></p>
<p>E&#8217; moralistico ricordare che con quella stessa cifra sarebbe stato possibile pagare mezza di una di quelle <strong>borse di dottorato </strong>che quest&#8217;anno non sono state assegnate, rifinanziare in parte un <strong>assegno di ricerca </strong>o invitare qualche professore da fuori per una <strong>conferenza</strong>?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Demopolis, UniCt e le lauree &#8220;inutili&#8221;</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2011/03/01/demopolis-unict-e-le-lauree-inutili/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 03:35:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Argo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[A. Recca]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Demopolis]]></category>
		<category><![CDATA[mercato del lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[studenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Non è una novità che la paura di non trovare lavoro dopo la laurea sia al giorno d&#8217;oggi una delle grosse ansie degli studenti universitari. Non lo sono nemmeno il difficile stato della mobilità urbana a Catania, la mancanza di parcheggi al centro storico e gli autobus che non passano mai. L&#8217;indagine “L&#8217;università che vorrei”, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft" title="rettorato" src="http://i52.tinypic.com/amt6hg.jpg" alt="" width="270" height="180" />Non è una novità che la <strong>paura di non trovare lavoro</strong> dopo la laurea sia al giorno d&#8217;oggi una delle grosse ansie degli studenti universitari. Non lo sono nemmeno il <strong>difficile stato della mobilità urbana </strong>a Catania, la mancanza di parcheggi al centro storico e gli autobus che non passano mai.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;indagine<strong> “L&#8217;università che vorrei”</strong>, realizzata dall&#8217;Istituto Demopolis su commissione<span id="more-18131"></span> dell&#8217;Università di Catania, ha il grande pregio di <strong>confermare tutte le attese</strong>. Ci sono, a volte, indagini demoscopiche che ribaltano quello che si ritiene essere il comune sentire, e offrono nuove prospettive sulla società. Non è questo il caso. Presi a campione circa mille studenti dell&#8217;università, sono state rivolte loro domande relative a molti aspetti della loro vita e alle loro aspettative future.</p>
<p style="text-align: justify;">Pare che gli studenti, a Catania, abbiano un grosso timore: quello che la loro laurea si riveli del tutto inutile a inserirsi nel mondo del lavoro. A giudicare dai dati dell&#8217;Istituto Demopolis,  metà degli intervistati ritiene che quanto appreso nei corsi non sia spendibile in direzione di una professionalità futura e la quasi totalità pensa che il <strong>problema principale del territorio</strong> in cui risiede sia la <strong>carenza di opportunità di lavoro</strong>. Un buon numero di<strong> studenti</strong> (63%) vorrebbe un <strong>ufficio di orientamento post laurea</strong> che servisse a rendere meno traumatico il passaggio dallo studio al lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti gli studenti, ma in maniera ben maggiore i pendolari, poi, lamentano <strong>difficoltà nel raggiungere i luoghi di studio</strong>, a causa della ben nota insufficienza dei trasporti pubblici e della cronica e pare <strong>irrisolvibile carenza di aree di parcheggio</strong>. Bocciate anche le segreterie e le mense, mentre la maggior parte degli studenti campione considera funzionale il sito dell&#8217;ateneo, e apprezza i servizi delle biblioteche.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante le <strong>valutazioni</strong> tutto sommato <strong>positive, anche se non eccelse,</strong> assegnate  dai giovani alla competenza dei docenti, alla didattica e all&#8217;organizzazione dei corsi, <strong>Catania non ha</strong> una grande <strong>capacità di attirare nuove matricole</strong>: la maggior parte degli studenti (61%) ha dichiarato di essersi iscritta a Catania perché residente in città o nei dintorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Se, come ha dichiarato il rettore<strong> Recca</strong>, l&#8217;indagine Demopolis fa parte di un più ampio processo di <strong>autovalutazione dell&#8217;ateneo in vista dell&#8217;assegnazione dei finanziamenti </strong>alle università “virtuose” c&#8217;è da <strong>stare in guardia</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.demopolis.it/newsopinionlab.php?subaction=showfull&amp;id=1297956756&amp;archive=&amp;start_from=&amp;ucat=20,23,24&amp;">Per chi volesse approfondire, i dati. </a></p>
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		<title>Ombre e luci nella riforma dell&#8217;università</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Jan 2011 03:59:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Abbiamo chiesto anche al prof. F. Coniglione, ordinario di Storia della filosofia nell&#8217;Università di Catania, un giudizio sui diversi aspetti della riforma dell’università. Non si può negare, è stata in sintesi la sua risposta, che ci siano degli aspetti positivi, specie per ciò che riguarda la riorganizzazione interna delle università, l’eliminazione di certi sprechi, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo chiesto anche al<strong> prof. F. Coniglione</strong>, ordinario di Storia della filosofia nell&#8217;Università di Catania, un giudizio sui diversi aspetti della <strong>riforma dell’università</strong>.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://lh6.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TSeZLcYthlI/AAAAAAAACSY/JHRVr3hUnpo/s512/Spesa%20pubblica%20x%20educazione%20sul%20Pil.jpg" alt="" width="248" height="512" />Non si può negare, è stata in sintesi la sua risposta, che ci siano degli <strong>aspetti positivi</strong>, specie per ciò che riguarda la riorganizzazione interna delle università, l’eliminazione di certi sprechi, il tentativo di introdurre elementi di valutazione della qualità della didattica e della ricerca scientifica, con ciò portando avanti un cammino che era stato iniziato già nelle precedenti legislature.</p>
<p>Restano tuttavia gravi <strong>elementi di pericolo</strong> e tante belle parole, la cui traduzione in pratica è demandata ai futuri regolamenti applicativi.</p>
<p>Ma il<strong> problema grave</strong> è voler fare tutto “senza maggiori oneri per le finanze pubbliche”, come si ripete di continuo nella legge. Se non ci si convince che sulla cultura e sull’università bisogna investire per superare il <strong>gap</strong> che separa l’Italia da tutti i paesi dell’<strong>OCSE</strong>, questa riforma si trasformerà di sicuro in un elemento di regressione, specie per l’università statale e pubblica.<img title="Continua..." src="http://www.argo.catania.it/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /></p>
<p>La tabella a fianco riportata dimostra come i nostri governi stiano lavorando da tempo in questa direzione.</p>
<p><em> • Fino a che punto l&#8217;attuale riforma rispetta il principio dell&#8217;autonomia sancito dal decreto 270 dell&#8217;ottobre 2004?</em></p>
<p>Ritengo che <span id="more-17253"></span>sul concetto di <strong>autonomia</strong> ci sia stato sempre un grande equivoco. Se l’autonomia viene concepita così come sinora fatto, allora è bene che essa venga ridimensionata.</p>
<p>Se invece l’autonomia comporta un ferreo rispetto del <strong>principio di responsabilità</strong>, per cui ciascuno (dal rettore ai singoli dirigenti di tutte le strutture) è chiamato a rispondere di quello che fa, sia dal punto di vista della corretta amministrazione sia dell’efficienza complessiva del sistema (e quindi anche didattica e scientifica), allora ben venga.</p>
<p>In questa direzione mi pare che la legge di riforma faccia dei <strong>timidi passi</strong>, anche se poi questi vengono vanificati da pesanti ipoteche, come quella relativa al rischio di un ingresso della partitocrazia nella gestione dell’università.</p>
<ul>
<li><em>Ritiene che questa riforma metta davvero in discussione il <strong>potere “baronale</strong>” dei professori di ruolo, come ha più volte affermato il ministro?</em></li>
</ul>
<p>In generale <strong>non lo limita</strong> affatto e laddove invece lo fa, mi pare che corra il rischio di <strong>sostituire</strong> ad esso qualcosa di assai più pericoloso. Non lo elimina, in quanto il meccanismo concorsuale è tutto nelle mani dei professori ordinari, senza la presenza di associati e ricercatori, e quindi il loro potere di cooptazione si è ulteriormente rafforzato.</p>
<p>Laddove lo limita – ovvero nella cosiddetta <em>governance</em> dell’ateneo – la legge fa correre il rischio di sostituire ad esso quello dei membri esterni, previsti nel nuovo Consiglio di Amministrazione.</p>
<ul>
<li><em>Quale è la sua opinione sul <strong>declassamento del Senato accademico</strong> a organo consultivo e con il trasferimento delle sue funzioni di governo ad un Cda in cui sono presenti anche degli ‘esterni’?</em></li>
</ul>
<p>Il fatto che il Senato sia stato ridotto a meri compiti consultivi e che il CdA abbia l’ultima parola anche sulle questioni accademiche e sulla ricerca apre la via alla possibile <strong>influenza esterna, anche di natura politica e clientelare</strong>.</p>
<p>A seconda di come saranno modificati gli Statuti di ateneo, si potrebbe infatti arrivare alla completa esclusione dei professori ordinari in servizio, tranne il rettore, dal <strong>nuovo Consiglio di amministrazione</strong> che potrebbe pertanto essere costituito prevalentemente da personalità al di fuori dell’università e designati anche da organismi istituzionali o imprenditoriali, mettendo la gestione dell’università a rischio di spartizione politica.</p>
<p>Certo, una riforma della <em>governance</em> era necessaria, nel senso di introdurre in essa elementi di maggiore <strong>responsabilizzazione</strong> personale, specie in merito alla gestione economica finanziaria.</p>
<p>Tuttavia non penso che la soluzione posta in atto sia quella migliore. Sarebbe stato sufficiente, a mio avviso, avere dei <strong>nuclei di valutazione</strong> e dei <strong>revisori dei conti</strong> autenticamente <strong>indipendenti</strong>. L’attuale legge impone già che il nucleo di valutazione sia prevalentemente composto da esterni all’ateneo, ma il vero problema è: chi li nomina? Su ciò la legge non dice nulla e rimanda agli statuti di ateneo. È facile immaginare come andrà a finire.</p>
<p>Le cose migliorano con i tre revisori dei conti, la cui maggioranza è designata all’esterno dell’università: ma perché dal Ministero dell’Economia e dal MIUR e non dalla Corte dei Conti?</p>
<ul>
<li><em>Il divieto di assumere docenti con legami di parentela, fino al quarto grado, con gli ordinari, il rettore, i membri del CdA, avrà come conseguenza la fine del “<strong>nepotismo</strong>”, attualmente molto diffuso?</em></li>
</ul>
<p>Questa mi pare la classica misura atta solo a cogliere il consenso popolare dando <strong>l’impressione della moralizzazione</strong>. Innanzi tutto per gli ordinari la legge non impedisce che vengano assunti nello stesso ateneo, ma solo nello stesso dipartimento: quindi attraverso degli scambi incrociati il problema può essere superato facilmente. E cosa impedisce a un rettore di fare altrettanto con il rettore amico dell’ateneo vicino? Vuol dire che invece di avere il figlio nello stesso edificio, lo avrà nella più vicina università. E tutto ciò verrà favorito col meccanismo concorsuale così come è stato concepito.</p>
<ul>
<li><em>Cosa pensa della possibilità, prevista dalla legge, di stipulare contratti di collaborazione con <strong>professionisti esterni</strong>, al di fuori di qualsiasi concorso pubblico e con la condizione di trattare con professionisti che guadagnino almeno 40.000 euro all&#8217;anno?</em></li>
</ul>
<p>Già in precedenza era possibile dare dei contratti a professionisti di elevato profilo o a studiosi di “chiara fama”. Poi, come al solito succede in Italia, le dighe si sono aperte e si sono dati contratti anche a coloro che hanno appena preso il dottorato o semplicemente a professionisti amici o parenti. Nel caso peggiore, una sorta di clientelismo spicciolo; nel caso migliore, un modo per dare un salario di sussistenza a qualche brillante giovane in attesa di un assegno di ricerca o di un posto di ricercatore.</p>
<p>Il fatto di mettere il limite di 40.000 euro (art. 23, c. 1) mi pare risponda nel modo più perfetto <strong>all’etica dei tempi</strong> nostri: se guadagni vali, se non guadagni non sei nessuno. Se fai soldi, allora sei anche un eccellente studioso o conoscitore della materia, altrimenti non vali niente.</p>
<p>Del resto lo stesso Presidente Napolitano, nel promulgare la legge, ha osservato come questa norma «appare di dubbia ragionevolezza nella parte in cui aggiunge una limitazione oggettiva riferita al reddito ai requisiti soggettivi di carattere scientifico e professionale».</p>
<p>Inoltre questo vincolo <strong>toglie la possibilità ai giovani brillanti</strong> e che non sono inquadrati in nessuna amministrazione di accedere in qualche modo alla docenza e ad una forma di mantenimento, in attesa di ottenere una idoneità o dopo di essa.</p>
<ul>
<li><em>Cosa prevede questa legge sulle università private? C&#8217;è un trattamento di favore rispetto alle università statali?</em></li>
</ul>
<p>Le <strong>università non-statali o private</strong> hanno sinora avuto un <strong>trattamento di favore</strong>, come ad esempio la possibilità di non rispettare, o farlo in modo parziale e con ampie deroghe temporali, i requisiti minimi fissati con estremo rigore per le università statali (che impongono, per citare solo un caso, un numero minimo di docenti per poter attivare dei corsi di laurea). Eppure molte di esse partecipano del finanziamento statale.</p>
<p>In particolare, le cosiddette <strong>università telematiche</strong> sono un autentico scandalo: si mettono su università che rilasciano titoli a tutti gli effetti a volte con un solo docente di ruolo e tutti gli altri ricercatori non confermati o contrattisti a vario titolo, in genere giovani neodottorati reclutati con stipendi da commessi.</p>
<p>La situazione è qui anche peggio delle scuole paritarie, perché queste alle fine devono fare i conti con lo sbarramento dell’esame di stato con una commissione in parte esterna. Le università telematiche e molte delle private, invece, non hanno <strong>nessun tipo di controllo</strong> e rilasciano lauree a tutti gli effetti come e a chi vogliono.</p>
<p>Nella legge non mi pare ci siano miglioramenti rispetto a questa situazione: tutte le norme vincolanti e che vorrebbero avere effetto moralizzante cominciano sempre con l’inciso: “le università statali…” (come ad es. l’importante art. 2 sugli organi e l’articolazione interna delle università).</p>
<ul>
<li><em>Cosa pensa del nuovo meccanismo concorsuale?</em></li>
</ul>
<p>I meccanismi che si sono sinora escogitati, per evitare le cordate accademiche o i nepotismi, non hanno mai sortito l’effetto desiderato.Probabilmente non esiste il meccanismo perfetto che impedisca il malaffare e garantisca la vittoria del migliore.</p>
<p>Occorre quindi pensare a una procedura che allenti lo stretto legame tra potentati locali o “filiere familiari” e accesso alla docenza/ricerca universitaria e così eviti che <strong>l’“asino locale”</strong> sia favorito – attraverso uno scambio di favori – solo perché così si vuole da parte dei suoi protettori.</p>
<p>Insomma una procedura che lasci spazio alla <strong>cooptazione basata su basi scientifiche</strong> ed avallata dalla corporazione accademica della disciplina (perché la “cooptazione virtuosa” è la norma di tutte le università del mondo).</p>
<p>L’istituzione <strong>dell’abilitazione nazionale</strong> e della successiva chiamata degli idonei nelle singole università va nella direzione dei sistemi di reclutamento dei paesi europei (ma non degli Stati Uniti). È pertanto un passo in avanti rispetto alla situazione esistente con la legge del 1998, che ha portato al provincialismo e al localismo nella assunzione del personale docente e di ricerca.</p>
<p>Ciò detto vi sono degli elementi che possono però lasciare le cose come stanno o addirittura farle peggiorare. Il tanto lodato <strong>sorteggio</strong> previsto per la formazione delle commissioni nazionali di valutazione corre il rischio di far prevalere, a mio avviso, una politica di appeasement: dato che <strong>l’idoneità è a numero aperto</strong>, si tenderà a non scontentare nessuno, tanto più se questi è organico ad una cordata accademicamente forte o è ben protetto (anche “familiarmente”).</p>
<p><strong>Dopo che l’idoneità</strong> è stata ottenuta, però, la palla passerà ai Dipartimenti e alle Università, che si troveranno prevedibilmente molti idonei della stessa sede o delle disciplini afferenti, tra i quali dovranno scegliere per motivi di bilancio (a meno di non far esplodere nuovamente la spesa); e chi ci assicura che queste scelgano con acume tra i molti idonei, preferendo i migliori o quelli disciplinarmente più utili e funzionali alla ricerca e non i <a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a>mediocri, ma più raccomandati o appartenenti alle “cordate forti”?</p>
<p>Sullo stesso argomento, leggi su Argo l&#8217;intervista al prof Di Nuovo, <a href="http://www.argo.catania.it/2011/01/06/riforma-universitaria-in-barba-alle-proteste/" target="_blank"><em>Riforma universitaria, in barba alle proteste</em></a></p>
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		<title>Eppur (non) si muove!</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 14:08:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Non sappiamo se Galilei abbia mai pronunciato questa storica frase, ma certamente non era riferita alla realtà della mobilità a Catania. L’unica cosa certa è che, per il secondo anno consecutivo, la nostra città è ultima nella classifica di Ecosistema urbano di Legambiente. Secondo gli esperti, l’aria respirata ogni giorno nella città di Catania ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://lh4.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TPQu5VvW94I/AAAAAAAABrU/hTpc2PHxgvs/Vignetta_Settimana-Mob-Sost.jpg" alt="" width="238" height="165" />Non sappiamo se Galilei abbia mai pronunciato questa storica frase, ma certamente non era riferita alla realtà della mobilità a Catania. L’unica cosa certa è che, per il secondo anno consecutivo, la nostra città è <strong>ultima nella classifica di Ecosistema urbano di Legambiente</strong>.</p>
<p>Secondo gli esperti, l’aria respirata ogni giorno nella città di Catania ha <span id="more-16404"></span>maggiori concentrazioni di <strong>benzene</strong>, una delle sostanze responsabili dell’aumento dei casi di <strong>leucemia</strong>, di quella respirata nella zona industriale . La legge impone un massimo di 5 microgrammi. Ci sono alcune zone di Catania, come piazza S. Maria di Gesù, dove la concentrazione raggiunge e supera i 15 microgrammi.</p>
<p>Eppure da qualche anno abbiamo pure un <strong><a href="http://www.comune.catania.it/il_comune/organizzazione/uffici_comunali/direzioni/mobility-manager/" target="_blank">mobility manager del Comune di Catania</a></strong>, nella persona dell’ing. Adornetto, naturalmente con tanto di ufficio e di staff. Siamo certi però che pochi se ne erano accorti, fino a pochi giorni addietro, quando il <strong>Momact,</strong> l&#8217;ufficio del Mobility Management dell&#8217;Ateneo, e l&#8217;assessorato alla mobilità del Comune di Catania, hanno promosso una giornata di informazione e di sensibilizzazione sulla mobilità sostenibile.</p>
<p>Si è trattato di un’iniziativa all’interno della <strong>settimana Unesco di Educazione allo sviluppo sostenibile</strong>, fitta di convegni, pare non particolarmente affollati, durante i quali sono stati squadernati lunghi elenchi (è la moda del<img class="alignright" src="http://lh5.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TO11POuLzGI/AAAAAAAABlU/QoGT8scGQxU/mobilit%C3%A0%20sostenibile.jpg" alt="" width="355" height="178" /> momento) di iniziative, progetti e <strong>libri di sogni</strong>.</p>
<p>Acquisto di bus e auto elettriche e a metano, realizzazione di un circuito lungo 7 chilometri di pista ciclabile con pensiline fotovoltaiche per il bike-sharing nelle piazza Verga, Europa, Giovanni XXIII e Università, incentivi per l&#8217;acquisto di bici elettriche (250 euro) e di abbonamenti mensili Amt a prezzo agevolato per dipendenti comunali, sistemi automatizzati di controllo delle violazioni nell&#8217;accesso alla zona a traffico limitato (Ztl), peraltro molto ristretta e pressoché irrilevante rispetto ai grandi flussi veicolari. Queste <strong>alcune delle idee circolate</strong>.</p>
<p>L’Università ha già istituito a sua volta il <strong>Pi.Per</strong> (gli acronimi fantasiosi sono diventati uno sport nazionale), servizio per la stesura di un &#8216;piano personalizzato di spostamento sostenibile’, per raggiungere &#8211; senza ricorrere all&#8217;automobile &#8211; il proprio luogo di lavoro in maniera ecologica ed ergonomica.</p>
<p>Cuore della giornata, la possibilità di provare le<strong> biciclette elettriche a pedalata assistita</strong> all’interno della Ztl attorno a piazza Bellini. Pochi giovani e molte persone di mezza età si sono affollati attorno alla postazione, ma poche –solo tre- le bici messe a disposizione.</p>
<p>L’incentivazione di 250 euro dovrebbe essere erogata tramite <strong>alcuni rivenditori</strong> che hanno stipulato una <strong>convenzione</strong> col Comune. Sul <a href="http://www.comune.catania.it/il_comune/organizzazione/uffici_comunali/direzioni/mobility-manager/campagna-incentivi-acquisto-bici-e-scooter-elettrici/default.aspx" target="_blank">sito </a>ne sono elencati solo tre (e la cifra di per sé è significativa dello scarso appeal che l’iniziativa ha destato), ma da una nostra indagine risulta che già due hanno disdetto la convenzione e l’unico rimasto sia in procinto di farlo.</p>
<p>Motivo: i soliti <strong>tempi biblici</strong> con cui il Comune rimborsa la quota incentivata agli esercenti, rendendo loro molto difficile l’attività commerciale.</p>
<p>Ma, ammettiamo per un attimo che questa interessante offerta riscuota il meritato successo: pensate sia possibile <strong>circolare ordinariamente in bici</strong> a Catania nelle giornate lavorative, senza aver fatto testamento prima di uscire di casa? <strong>Una follia pericolosissima</strong>. Considerata l’abituale cortesia e urbanità degli automobilisti catanesi, in assenza di percorsi protetti, è un’ipotesi che solo pochi spericolati che hanno a spezzo la vita possono prendere in considerazione.</p>
<p>E a che punto è la <strong>progettazione di piste ciclabili</strong>? All’anno zero (l’allusione è del tutto involontaria)!</p>
<p>Una recente<strong> <a href="http://www.sudpress.it/inchieste/catania-piste-ciclabili-fantasma/" target="_blank">inchiesta di SUD</a></strong><a href="http://www.sudpress.it/inchieste/catania-piste-ciclabili-fantasma/" target="_blank"> </a>ha ricordato ai catanesi che già nel 2006, per un importo complessivo di ben  3.212.388 euro –qualcosa come € 666 al metro-, era stata finanziata <strong>una pista di 4,5 Km</strong> da piazza Stesicoro a piazza Giovanni XXIII, per arrivare a piazza Europa. Un ulteriore prolungamento fino a S. Giovanni Li Cuti era stato bocciato.</p>
<p>I termini per il completamento scadevano il 16 novembre 2007. Allo <strong>stato attuale</strong> sono stati realizzati solo 800 metri, peraltro facilmente accessibili anche alle auto, e resta aperto un cantiere in Piazza Stesicoro. Per il resto non se ne è saputo più nulla.</p>
<p>Per informazioni, rivolgersi all’ing. <strong>Marina Galeazzi</strong>, attuale capo dell’Ufficio di Gabinetto del Sindaco, nonché progettista e direttrice dei lavori dell’opera.</p>
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		<title>Tesori dell&#8217;Orto botanico di Catania</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Nov 2010 06:50:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In una collocazione discreta, al margine alto del centro storico, fra via Etnea e via Longo, si trova l&#8217;Orto botanico dell&#8217;Università di Catania, una delle rare zone verdi della città. Fondato nel 1858 dal monaco benedettino Tornabene Roccaforte (1813-1897), si estende per 16000 mq di cui 13000 destinati all&#8217;Orto generale e 3000 alla coltivazione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="wp-caption alignright" style="width: 249px"><a href="http://picasaweb.google.com/Argo.redazione/Cactacee#slideshow/5533949962664579602" target="_blank"><img src="http://lh4.ggpht.com/_10MNtAmsnTs/TMyKK8FokhI/AAAAAAAABSI/dElAGs4r-04/P1010015.JPG" alt="" width="239" height="193" /></a><p class="wp-caption-text">clicca per ingrandire</p></div>
<p>In una collocazione discreta, al margine alto del centro storico, fra via Etnea e via Longo, si trova <a href="http://www.dipbot.unict.it/orto/orto.html" target="_blank">l&#8217;Orto botanico dell&#8217;Università di Catania</a>, una delle rare zone verdi della città.</p>
<p>Fondato nel 1858 dal monaco benedettino Tornabene Roccaforte (1813-1897), si estende per <strong>16000 mq</strong> di cui 13000 destinati all&#8217;Orto generale e 3000 alla coltivazione di specie spontanee siciliane.</p>
<p>Di particolare interesse sono anche<span id="more-16214"></span> la <strong>collezioni </strong>di palme e quella <strong>di succulente</strong>. Quest’ultima è composta da migliaia di esemplari che si possono ammirare nelle aiuole a sinistra, per chi entra da via Longo. Di esse presentiamo qui una piccola galleria.</p>
<p>Per chi volesse approfondire, all’interno del sito ufficiale abbiamo trovato particolarmente <strong>invitante</strong> la sezione <a href="http://www.dipbot.unict.it/popolari.htm" target="_blank">dedicata alle piante spontanee di interesse alimentare </a>presenti nel nostro territorio e quella dedicata alle tradizioni e piante del Natale siciliano.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="600" height="400" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=http%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2FArgo.redazione%2Falbumid%2F5533949650807261953%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Dit" /><param name="src" value="http://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="600" height="400" src="http://picasaweb.google.com/s/c/bin/slideshow.swf" flashvars="host=picasaweb.google.com&amp;hl=it&amp;feat=flashalbum&amp;RGB=0x000000&amp;feed=http%3A%2F%2Fpicasaweb.google.com%2Fdata%2Ffeed%2Fapi%2Fuser%2FArgo.redazione%2Falbumid%2F5533949650807261953%3Falt%3Drss%26kind%3Dphoto%26hl%3Dit"></embed></object></p>
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		<title>La fabbrica degli sbandati</title>
		<link>http://www.argocatania.org/2010/09/17/la-fabbrica-degli-sbandati/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Sep 2010 04:29:17 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Università di Catania]]></category>

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		<description><![CDATA[Catania è l&#8217;unica università italiana a aver attuato il numero programmato in tutti i corsi di laurea, sia triennale che magistrale. I test d&#8217;accesso si sono tenuti all&#8217;inizio di questo mese. Non sono riusciti ad accedere a nessun corso di studi circa tremila ragazzi sui dodicimila che hanno fatto domanda. La scelta di chiudere i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://img715.imageshack.us/img715/2458/examphoto.jpg" alt="" width="240" height="180" /></p>
<p style="text-align: justify;">Catania è l&#8217;<strong>unica università </strong>italiana a aver attuato il numero <strong>programmato in tutti i corsi di laurea</strong>, sia triennale che magistrale. I test d&#8217;accesso si sono tenuti all&#8217;inizio di questo mese. Non sono riusciti ad accedere a <strong>nessun corso di studi circa tremila ragazzi</strong> sui dodicimila che hanno fatto domanda.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta di chiudere i corsi risponde a una necessità di <strong>razionalizzazione delle spese</strong>, diretta conseguenza della politica economica del<span id="more-14967"></span> governo nazionale. La legge 270/2004 e le relative note ministeriali obbligano le facoltà a fare una <strong>stima preventiva dei costi</strong> di gestione della didattica, stabilendo tra le altre cose anche il rapporto fra numero di docenti e numero di studenti. Quale sistema migliore per prevedere quante saranno le matricole se non quello di stabilirlo a priori?</p>
<p style="text-align: justify;">Da più parti ci si è chiesto se il <strong>test d&#8217;ingresso</strong> consenta un <strong>introito consistente</strong> per l&#8217;ateneo, con il quale recuperare almeno un po&#8217; di finanziamenti in un periodo buio. Di certo quei quaranta euro che è stato necessario sborsare per sostenere ciascuna prova, moltiplicati per il numero degli studenti che hanno partecipato almeno a una selezione,  danno come risultato una bella sommetta. Ci permettiamo però di <strong>dubitare della convenienza dell&#8217;operazione</strong>. Quanto sarà rimasto nelle casse dell&#8217;università dopo aver pagato la ditta che prepara i test e li valuta, il corriere per la ricezione e spedizione dei pacchi di ciascun concorso, i locali, la vigilanza, le commissioni, il personale di pulizia a ciclo continuo, il materiale di cancelleria, la bottiglietta d&#8217;acqua data a ciascun candidato, eccetera? Non ci stupiremmo se, almeno per alcuni corsi, <strong>l&#8217;università ci abbia rimesso</strong>. Ad ogni modo, risulterà dal bilancio consuntivo.</p>
<p style="text-align: justify;">È facile comprendere che sia una<strong> necessità reale </strong>programmare e <strong>limitare il numero degli studenti</strong> in facoltà e corsi di laurea <strong>molto richiesti</strong> o che hanno necessità di <strong>attrezzature partico</strong><strong>lari</strong>, costose e di difficile gestione.  I posti banditi, confrontati con il numero di coloro che si sono immatricolati -dati del MIUR- nell&#8217;anno accademico 2009-2010, sono in alcuni casi molto inferiori: il tanto amato e odiato corso di laurea in scienze della comunicazione l&#8217;anno prossimo accoglierà solo 300 nuove matricole, a fronte di  732 immatricolati nel 2009. Altre volte i numeri rimangono invariati. È  il caso di giurisprudenza, che bandisce solo 9 posti in meno rispetto agli immatricolati 2009: 1250 contro 1259, cifra tonda. Per alcuni corsi la programmazione  è stata concordata con gli stessi numeri e criteri su tutto il territorio nazionale dalla conferenza dei presidi dei corsi omologhi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono tuttavia alcuni corsi di laurea in cui i  posti disponibili sono in numero superiore a quello degli studenti iscritti per la prima volta l&#8217;anno scorso: per esempio filosofia, con 150 posti a fronte di 108 iscritti nel 2009, o matematica, che ha bandito 75 posti contro i 49 iscritti dell&#8217;anno scorso.  Sembra quasi che si abbia l&#8217;intenzione di <strong>dirottare gli studenti verso questi corsi di studio meno affollati</strong>. Potrebbe essere un sistema per non perdere nel complesso troppi iscritti. E&#8217; facile pensare che qualche corso con pochi iscritti abbia sperato di approfittare del sovraffollamento di altri.</p>
<p style="text-align: justify;">In alcuni casi, specie per le lauree magistrali (chiamate fino ad ora specialistiche), <strong>i posti a disposizione sono stati più degli studenti</strong><strong> </strong>che si erano iscritti. <strong>Perché tenere lo stesso la prova? </strong>Per quanto riguarda il secondo livello, è presto detto: <strong>la legge prevede</strong> che si debba comunque <strong>verificare la presenza dei requisiti di competenza</strong> necessari per iscriversi al corso: c<strong>hi non è idoneo a proseguire dovrebbe restare fuori</strong> anche se il numero di ammessi fosse inferiore a quello previsto. <strong>Non</strong> accade così alla <strong>triennale</strong>. Quelli che superano il minimo del punteggio, previsto dal bando pena l&#8217;esclusione,  ma non raggiungono il tetto necessario per l&#8217;ammissione senza debiti, si possono <strong>ammettere con debiti formativi</strong>, che saneranno durante il corso. Non ci si immagina come, dato che è difficile pensare che in pochi mesi sia possibile colmare lacune accumulate in anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il numero programmato è stato spacciato anche per strumento utile a  <strong>limitare la dispersione</strong>. Noi pensiamo che la selezione all&#8217;ingresso potrebbe non essere determinante: anche nella migliore delle ipotesi i test possono misurare le nozioni o le attitudini di un ragazzo prima dell&#8217;accesso all&#8217;università, ma non garantiscono che riesca a affrontare lo studio universitario, né possono indagarne la motivazione ad andare avanti. <strong>La selezione vera si farà durante il percorso di studi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, <strong>tanti studenti</strong>, <strong>pur di non restare fuori dall&#8217;università</strong>, si sono iscritti alle prove di ammissione di più <strong>corsi, anche del tutto estranei</strong> alle loro preferenze, alle competenze acquisite alla scuola superiore, alle loro attitudini e ai loro interessi. Il pezzo di carta pergamena da appendere al muro non ha perso un briciolo di fascino. Ma la fascinazione per il titolo di dottore non rischia di <strong>generare degli<a href="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-846" title="redazione-argo" src="http://www.argo.catania.it/wp-content/uploads/2009/01/redazione-argo7.jpg" alt="" width="32" height="38" /></a> sbandati</strong>, incapaci di scegliere la strada più adeguata per sè?</p>
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