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Nella notte dei libri viventi le pagine diventano voci

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La notte dei libri viventiFiammelle nel buio di piazza Asmundo, a Catania, per illuminare la Notte dei Libri Viventi, una manifestazione voluta dall’Arci che ha trasformato le pagine di carta dei libri in voci, espressioni, note musicali, parole dette e cantate da uomini in carne, ossa, sangue, passioni e sentimenti.
L’iniziativa, nata dall’idea di Alkistis e Maite, due volontarie europee, si è svolta a partire dal pomeriggio, anche se un po’ in ritardo a causa delle macchine che – nonostante i numerosi divieti di sosta – sono rimaste parcheggiate fino alle 18 passate (ora in cui sarebbe dovuto cominciare l’evento).
I visitatori che giungevano da via Crociferi si sono trovati davanti un info-desk in stile bancarella di libri, ma dei libri c’erano solo le copertine: fogli colorati e sagome di volti disposti sul tavolo come se parlassero tra loro, con la descrizione della storia che usciva dalle loro labbra come un fumetto.
I libri veri, quelli in carne ed ossa, li aspettavano nella piazza. Ognuno aveva al collo un libriccino del colore corrispondente, in modo che fossero facilmente individuabili dai lettori/ascoltatori.
Per non indurre inconsciamente in pregiudizio, sulle copertine dei libri erano scritti solo il titolo e la descrizione della storia, ma non il nome del narratore, in modo da non far capire se questi fosse maschio o femmina, italiano o straniero.
L’allestimento era semplice ma colorato, all’insegna del riciclo creativo e di un budget limitato. Le fiaccole e le candele rendevano la piazza suggestiva simulando un cerchio intorno al fuoco, per riproporre la stessa atmosfera che si viene a creare quando si sta riuniti attorno all’elemento che ispira la condivisione di racconti.
Oltre ad ascoltare le storie, il pubblico aveva anche la possibilità di partecipare ad attività quali il collage e la scrittura creativa, nonché di sperimentare l’improvvisazione orale con l’aiuto degli storycubes, dadi che al posto dei numeri hanno delle immagini.
La notte dei libri viventiPositiva è stata la risposta dei numerosi bambini, nonché dei loro genitori che a loro volta si sono fatti coinvolgere con piacere nei giochi scelti dai figli.
Durante l’evento è stato presentato anche il numero zero di MultiEtna, «un giornale pensato per dar voce alla realtà multiculturale che vive ai piedi dell’Etna», scritto dai migranti dell’Arci «prevalentemente in italiano perché si rivolge in primo luogo agli italiani». Scorci di vita e di tradizioni di culture del mondo che ben si adattavano al contesto.
Ma sono stati i Libri Viventi i veri protagonisti della serata. Ognuno aveva una sua postazione nella piazza e un telo e un cuscino su cui fare accomodare i suoi ascoltatori. Per molti di loro questa era la prima esperienza nel mondo dello storytelling.
“Sono abituata a scrivere, ma faccio fatica a leggere o raccontare,” ci dice Marina Guerrisi. “Ho sentito la responsabilità e il piacere di portare gli uditori altrove e di dare alle mie parole il valore di un viaggio.”
Per altri invece, alla difficoltà della prima volta si è aggiunta anche quella di parlare una lingua diversa dalla propria.
“Fino all’ultimo momento non sapevo se ce l’avrei fatta o meno,” ci racconta Musa Tushar, un ragazzo bengalese che ha partecipato all’evento sia come Libro Vivente sia come scrittore di MultiEtna, “È stata un’esperienza che ricorderò sempre e che mi piacerebbe molto ripetere.”
“Ho socializzato con i miei ascoltatori e avuto bellissime chiacchierate e confronti con loro,” ci dice Francesco Pettinato, “alcuni inerenti ai temi trattati nei miei racconti, altri nati dalla semplice voglia di stare insieme in quella penombra colorata di fiammelle e parole.”
Oltre ad esserci una storia diversa per ogni narratore, c’era anche una storia diversa per ogni ascoltatore. La storia raccontata da Antonella infatti non era mai la stessa, cambiava a ogni incontro: chi si sedeva davanti a lei estraeva a sorte le carte dei tarocchi che avrebbero deciso la trama.
La notte dei libri viventiA incorniciare la serata è stata l’esibizione di uno storyteller di professione: Peppino Castello, cantastorie siciliano che -con mimica, dialetto e semplici illustrazioni scenografiche- ha catturato l’attenzione dei presenti trasportandoli in una Sicilia antica, e forse facendoli anche un po’ tornare bambini.
E per restare in tema di tradizioni siciliane, come non vedere nella rappresentazione teatrale Gammazzita in Love un ricordo delle nostre tradizioni che, ancora una volta, ci viene tramandato oralmente non come semplice spettacolo a cui assistere passivamente, ma come una performance che ha coinvolto il pubblico, che si muoveva, si voltava, si mescolava e girava su se stesso per inseguire con lo sguardo gli attori che si spostavano da una parte all’altra della piazza.
Una piazza storica della nostra città divenuta palcoscenico delle nostre tradizioni più antiche ma non per questo meno seducenti.
Foto di Francesco Avarrello e di Davide Moltisanti

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