vista del mare in zona demolita palozzo delle poste Il progetto vincitore del concorso bandito per i nuovi Uffici Giudiziari di viale Africa, presentato ufficialmente ieri mattina, a giudicare dal rendering, appare arioso, lineare, aperto.

Questo non fuga, tuttavia, i dubbisulla legittimità delle procedure né sulla opportunità di collocarlo in quel sito determinando uno sconvolgimento al traffico cittadino.

Dubbi ai quali, nonostante il circostanziato esposto da noi presentato insieme ad altre associazioni cittadine, nessuna delle istituzioni interessate ha risposto facendo sospettare che le carte non siano in regola o che si voglia comunque evitare il confronto con la città.

Ai dubbi già ricordati se ne aggiunge adesso uno ulteriore, nato dall’esame del “Quadro esigenziale” fornito dal Dipartimento Regionale Tecnico, ente banditore del progetto.

Ragionando sulle esigenze funzionali da soddisfare, specificate a chi deve realizzare il progetto, l’opera appare macroscopicamente sottodimensionata.

Pensata e “venduta” come in grado di raggruppare in un’unica sede gli uffici attualmente sparsi per la città e ospitati in locali non idonei per i quali si pagano affitti milionari, la struttura prevista e gli spazi richiesti nelle specifiche sembrano assolutamente insufficienti.

A parte gli uffici che resteranno fuori, anche quelli che dovrebbero trovare posto al suo interno, non avranno spazi comodi, come molti si illudono che accadrà.

L’edificio, nel bando di progettazione, è pensato per un numero di addetti pari a 488 unità, intendendo per “addetti” tutti coloro che svolgono attività lavorativa all’interno dell’edificio, magistrati, cancellieri, altro personale amministrativo e via discorrendo.

I giudici – ad esempio – non avranno una stanza per ciascuno, dovranno condividerla con uno o due colleghi. Confrontando infatti il numero delle stanze destinate ai giudici e il numero dei giudici delle sezioni che dovrebbero essere ubicate nella nuova sede, si può constatare che in ogni stanza troverebbero posto, in media, due / tre giudici. E parliamo di stanze poco più grandi del vano di un appartamento, cioè con superficie variabile da 20 a 25 mq.

Ci si dovrà forse augurare che, nonostante sia nota e deprecata la carenza di organico, non vengano fatte nuove assunzioni di magistrati da destinare a questi uffici. Gli spazi, già angusti, sarebbero difficilmente gestibili.

Per tutti gli avvocati è prevista solo un’aula di circa 60 mq, l’equivalente di un alloggio di nemmeno tre vani. Nessuno spazio è previsto per tutti gli altri utenti esterni, periti e consulenti tecnici, testimoni, parti in causa, terzi. Resteranno in attesa all’esterno o su scale e corridoi come avviene adesso?

Si potrebbe continuare l’analisi, ad esempio notando che l’unica biblioteca prevista ha le dimensioni di 40 mq, appena più grande di quella che possiamo trovare nell’abitazione di una famiglia di cultura medio-alta.

Anche i parcheggi previsti sono espressamente dimensionati solo sul personale dipendente e ciò pone problemi non indifferenti per gli utenti esterni, soprattutto per quelli che verranno dall’area circostante alla città e, per la Corte d’Appello, anche da Ragusa e Siracusa. Aggrapparsi all’idea che la vicina fermata della metropolitana possa essere risolutiva è quanto meno ingenuo: chi proviene dalla periferia o dai paesi circostanti verrà in auto e da qualche parte dovrà parcheggiarla.

Questi pochi cenni sono già sufficienti per rendersi conto che le indicazioni offerte per realizzare la struttura nascono da una stima sorprendentemente inadeguata delle esigenze e che si rischia quindi di realizzare, dopo aver creato false aspettative, un’opera non corrispondente alle necessità.

La promessa di soluzione ad un annoso problema sta rischiando di creare false aspettative e i soldi dei contribuenti potrebbero essere spesi senza risolvere il problema e rendendo invivibile una ampia area cittadina.

Anche su questa sollecitazione sarebbe opportuno che le istituzioni rispondessero entrando nel merito e fugando dubbi e perplessità.

Tanto più che i nuovi Uffici Giudiziari sono stati pensati in un’area che non offre facili possibilità di espansione. Una osservazione, anche questa, di non poco conto.

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2 Responses to “Nuovi Uffici Giudiziari, i dubbi sul sottodimensionamento dell’opera”

  1. Scendiamo in piazza subito per dire che il lungomare deve essere fruibile dai cittadini, gli uffici giudiziari vengano costruito a librino dove c’e’tanto spazio, tanto verde, bei viali, e così valorizzano quella zona, basta con le solite cose, cerchiamo di cambiare vita

  2. che la trafila dei mafiosi italici abbia trovato Catania come culla e sede della propria attività non deve sorprendere. Nitto Santapaola era di casa nei corridoi della procura catanese ed io ricordo di averlo incontrato tante volte mentre girovagava intento ad incontrare persone e soggetti interessati agli intrallazzi catanesi. Non mi sorprende quindi che il nuovo edificio di viale Africa sia figlio di accordi sottobanco o di decisioni illegali assunti con la certezza di farla franca. Ma mi chiedo a questo punto: a chi serve avere un mostro sul lungomare catanese quando sono certe le illegalità in cui è nata la procedura e sono certe le carenze della nuova struttura. Si parla di sottodimensionamento per fare capire a chi vuol capire che il nuovo edificio non è idoneo a contenere persone e strutture e cittadini che vi dovrebbero essere allogate. Ma allora, perchè la testa marcia della burocrazia e dei politici interessati ancora insistono nella decisione di realizzare il progetto? Quali interessi debbono garentire e coprire? Quali imprese e quanti speculatori di aree e metri quadrati mirano a quel progetto per realizzare profitti? Ma gli assessori che siedono non proprio nobilmente in quelle poltrone hanno letto i giornali? Hanno capito che si vocifera che la struttura è inidonea ad ospitare le strutture giudiziarie catenesi del settore civile? Cosa capisce questa gente? Sono certa che i cittadini si ribelleranno ed il nome di questi stupidi amministratori passerà alla storia come distruttori di un bene pubblico.

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