Coronavirus Una riflessione di Ettore Palazzolo sulle recenti misure per contrastare la diffusione del Covid 19.

A mali estremi, estremi rimedi. La pandemia rischia di essere ormai fuori controllo e sarebbe sbagliato mettersi adesso a cavillare sulle congruità delle misure messe in atto con il nuovo Dpcm.

C’è però qualcosa che non torna. La sensazione che ci si trovi di fronte ad un mezzo fallimento, senza che i responsabili dicano o facciano qualcosa per assumersi la responsabilità degli errori commessi.

Una osservazione, la nostra, che non ha niente a che vedere con le posizioni sguaiate della destra politica di Salvini e Meloni, in un primo momento negazionista e complottista, poi, con il crescere dei contagi, pronta a chiedere al Governo che venissero inasprite le misure, pretendendo successivamente che fossero cancellate, in quanto considerate liberticide e troppo penalizzanti per l’economia.

La sensazione è che, non solo il Governo, ma tutti i pubblici Poteri (Regioni, Comuni, ecc.) non abbiano fatto tutto quello che ad essi spettava, e che rientrava nei rispettivi compiti istituzionali, e adesso scarichino sui cittadini, con la chiusura di gran parte delle attività non essenziali (ovvero non solo bar e ristoranti, ma anche teatri, cinema, palestre, ecc.) l’ultima (o forse la penultima?) responsabilità di arginare la pandemia.

Penalizzare Scuola e Università, perché non si è stati capaci di trovare una soluzione decente per il trasporto locale è di una gravità incredibile. Se poi aggiungiamo l’annuncio della chiusura di cinema, teatri e biblioteche, la misura è davvero colma. Pare che formazione e cultura non importino un granché a questo Governo.

Non c’è nessuna evidenza, inoltre, che la scuola – come del resto teatri e cinema, appositamente attrezzati per garantire distanze di sicurezza – sia di per sé fonte di sicuro contagio e che, viceversa, gli studenti, non recandosi a scuola, sarebbero più protetti dall’infezione virale. O smetterebbero di essere vettori di contagio per nonni e familiari più anziani.

Erano quattro le cose da fare durante l’estate, peraltro rientranti fra gli obiettivi che Governo e Regioni si erano dati: a) la riorganizzazione del trasporto locale, anche mediante convenzioni con ditte di autonoleggio; b) la riorganizzazione dell’assistenza sanitaria di base, allo scopo di evitare l’intasamento degli ospedali e dei pronto soccorso; c) la diagnosi rapida, mediante tampone, da estendere ad un numero elevato di persone, accompagnata dall’organizzazione di un valido sistema di tracciamento del contagio; d) la tutela rafforzata delle persone a rischio, particolarmente gli anziani e segnatamente i degenti nelle RSA.

Ci sono stati quasi 6 mesi di tempo per provvedere, ma di tutto ciò ben poco è stato realizzato. E questo chiama in causa, in ragione delle specifiche competenze e responsabilità, oltre allo Stato, anche Regioni, Comuni, ASL o ASP.

Si obietterà: la colpa dell’escalation del virus è, soprattutto, degli assembramenti, delle movide, e dell’inguaribile spirito anarchico degli italiani, che mal tollera imposizioni o limitazioni dei comportamenti abituali.

E’ facile però rispondere che gli assembramenti, le movide e quant’altro andavano controllati, come pure il rispetto, in generale, della profilassi: in particolare, il distanziamento e le mascherine. E questa è una specifica responsabilità dei pubblici poteri, nelle diverse articolazioni, da attivare anche mediante l’irrogazione di apposite sanzioni, peraltro già previste. Perché non è stato fatto?

Quanto al tracciamento e al rilevamento del contagio, non si è riusciti ad organizzare un sistema decente. La tanto sbandierata app Immuni non è stata per niente implementata, risultando del tutto inutile. E adesso, con i numeri attuali dei contagiati e le risorse umane disponibili, l’ipotesi di un tracciamento efficace appare del tutto velleitaria.

Ci si è cullati sugli allori della narrazione, come pure sugli elogi del “Financial Times”, secondo cui il sistema italiano sarebbe quello che è riuscito meglio ad arginare la pandemia, fra i paesi occidentali.

Sono fermamente convinto che, particolarmente in tempi di pandemia, ciascuno deve essere in grado di fare la propria parte. Si chiedono ai cittadini sacrifici, ed i cittadini italiani sono stati, nel loro complesso, disposti ad accettare misure molto stringenti. Ma anche lo Stato e i pubblici Poteri devono fare la propria parte senza scaricare sui cittadini i loro errori e fallimenti.

E se Governo e Pubbliche autorità non riescono nei loro obiettivi occorre parlare ai cittadini con un linguaggio di verità, ammettendo gli errori e facendo anche autocritica.

Altrimenti sarà sempre più difficile recuperare quella sintonia fra istituzioni e cittadini, che, almeno nei primi mesi della pandemia, pare abbia funzionato. E ciò è pericoloso, soprattutto se la pandemia dovesse protrarsi anche dopo l’estate del prossimo anno.

Tutto ciò non farà che portare acqua al mulino della destra, la quale non aspetta altro che cavalcare le proteste, peraltro già iniziate, contro gli ultimi provvedimenti, per provare a dare l’ennesima spallata al Governo, contrapponendogli un blocco formato da piccoli imprenditori ed esercenti, giovani e famiglie di giovani in età scolare, in un’ottica populista e al tempo stesso (pseudo)liberista. Pubblico contro privati.

Questo sarebbe davvero letale per il nostro Paese. Pensiamoci e impegnamoci a far cambiare orientamento a Governo, Regioni, Comuni, ecc., finché siamo in tempo.

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