Alla fine l’abbiamo spuntata. Siamo riusciti ad incontrare, on line, la Commissione urbanistica del Comune di Catania a cui avevamo chiesto una audizione, come previsto dal Regolamento dello Statuto Comunale.

Sotto altre latitudini sarebbe un fatto normale. Ma qui fa notizia. Non proprio normali sono stati comunque i tempi, visto che la prima richiesta da noi avanzata risale al 9 settembre scorso ed è stato necessario inoltrare una seconda richiesta due mesi dopo, per ottenere l’incontro a metà gennaio, dopo ‘solo’ quattro mesi.

Alla fine, però, lunedì 18 gennaio alle ore 13, superato l’ultimo scoglio del link errato che ci era pervuto, abbiamo potuto esporre il grave problema cittadino che ci sta a cuore: le concessioni illegittime con cui la Direzione Urbanista ha autorizzato la nascita di strutture private, in genere supermercati, su aree destinate a servizi pubblici.

Un tema, a nostro parere scottante, non solo perché si compiono atti contrari alle legge, ragion per cui abbiamo presentato un esposto alla Procura della Repubblica, ma anche perché la città ne viene danneggiata in modo irreversibile.

Gli spazi destinati alle strutture commerciali, qualche volta a edifici residenziali, sono gli stessi su cui dovrebbero sorgere scuole, centri di quartiere, parchi e simili. Lo prevede il Piano Regolatore Generale, vecchio, ma ancora in vigore, lo imporrebbe il buon senso e il volto ormai sfregiato di una città che, con il sistema delle varianti al Prg e la mancata approvazione di un nuovo Piano, ha già pagato un prezzo altissimo.

Catania si è ormai trasformata in una distesa di centri commerciali, con il conseguente massacro del tessuto economico della città, l’arricchimento di pochi e l’impoverimento di tutti gli altri.

E’ stata la preoccupazione per questo stato di cose ad indurci a presentare un esposto all’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente, che ha funzioni di controllo sugli atti amministrativi comunali, e al presidente del Consiglio Comunale, ed anche una lettera e un appello al sindaco in cui abbiamo coivolto la societò civile. Una montagna di carte e di richieste. Reiterate per mesi. E rimaste senza risposta.

La Direzione Urbanistica concede ormai le autorizzazioni a costruire senza neanche passare dal Consiglio Comunale, senza nessuna discussione pubblica, anche se si tratta di varianti a tutti gli effetti, che comportano una radicale trasformazione di parti del territorio cittadino.

Decisioni, riconosciute illegittime da una sentenza del CGA, che investono lo stesso futuro della città e il suo sviluppo produttivo e civile, e che si compiono nel chiuso di una stanza, in un ufficio, al riparo da occhi indiscreti.

Di questo volevamo discutere con la Commissione urbanistica, che è parte di quel Consiglio Comunale che è stato, di fatto, esautorato.

Abbiamo trovato dei consiglierei attenti, volenterosi, consapevoli delle prerogative attribuite, in tema di urbanistica, al Consiglio Comunale di cui fanno parte. E che hanno cercato, non sempre con successo, di coinvolgere tutto il Consiglio nel contrasto ad interventi dannosi per la collettività.

Un percorso che alcuni di loro hanno descritto come faticoso, con interrogazioni rimaste senza risposta, informazioni pervenute in ritardo o non pervenute, ordini del giorno rimasti senza seguito. Il tutto, a quanto abbiamo dedotto, con la percezione di essere un po’ schiacciati da una Giunta che non ha nel dialogo e nel confronto il suo pezzo più forte.

Delle dichiarazioni di intenti espresse dal Presidente della Commissione, abbiamo apprezzato soprattutto la volontà di impegnarsi per l’approvazione del nuovo Piano Regolatore, in modo da evitare che prevalga la “legge della jungla”. Dopo le direttive generali, già approvate, e lo schema di massima, a cui si sta lavorando, resta ancora da completare un iter che, molte altre volte, è rimasto incompiuto.

Comunque sia, un dialogo è stato avviato. La Commissione ha prospettato la possibilità di un nuovo incontro con Argo a cui verrebbe invitato anche l’assessore Trantino, che ha recentemente ricevuto dal sindaco la delega all’Urbanistica.

Noi siamo disponibili. Ci muove la consapevolezza che sotto il gioco della rendita e della speculazione Catania sta morendo. E’ un passato che non passa, un vecchio mondo che ha portato la città in un vicolo cieco. E’ tempo di dire basta e di trovare, insieme, nuove strade per lo sviluppo di Catania.

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