560 firme autografe, altre on line, sono state raccolte dagli “Amici dei senza tetto”, una associazione nata di recente come gruppo spontaneo, a sostegno di coloro che trascorrono la notte in strada o in rifugi di fortuna anche in questi freddi giorni d’inverno.

Nella petizione, inviata al sindaco Pogliese e all’assessore ai Servizi Sociali Giuseppe Lombardo, si chiede l’attivazione di una struttura di ricovero temporaneo, in attesa di trovare una soluzione stabile al problema dell’ospitalità dei senza tetto, la creazione di un centro diurno di accoglienza e di ascolto e la concretizzazione del diritto di iscrizione all’anagrafe comunale.

All’iniziativa hanno aderito altre associazioni che da tempo operano sul campo con le loro Unità di Strada e che, in occasioni anche recenti, hanno difeso i diritti dei senza tetto e contestato le ordinanze del sindaco in difesa del cosiddetto ‘decoro’ della città.

La nostra città è in effetti sfornita di dormitori pubblici e la crisi finanziaria del Comune rende più difficile risolvere un problema che non è stato affrontato neanche in tempi di ‘abbondanza’ e di sprechi.

Un primo tentativo di risolvere il problema della residenza virtuale è stato fatto nel 2015 con la scrittura di un protocollo di intesa tra l’allora sindaco Enzo Bianco e l’associazione Avvocato di strada che, a livello nazionale, ha fatto della residenza fittizia una propria bandiera.

Essere iscritti all’anagrafe sulla base di una residenza fittizia permette, infatti, a chi è senza dimora di mantenere la possibilità di esercitare alcuni diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, come essere iscritti al Servizio Sanitario Nazionale e avere un medico di base, entrare nella graduatoria per l’assegnazione di case popolari, usufruire del gratuito patrocinio e del diritto alla difesa, avere la tessera elettorale e poter votare, e molti altri vantaggi spiccioli che permettono di affrontare le difficoltà del quotidiano.

Il primo passo per avere la residenza convenzionale è fissare il proprio domicilio in un luogo fisico rintracciabile, in genere una associazione di volontariato che mette a disposizione l’indirizzo della propria sede. Su questa base il richiedente va poi all’ufficio anagrafe, dove la sua situazione viene valutata e si decide se assegnarli la residenza fittizia che a Catania è stata denominata via dell’Accoglienza.

Una procedura simile viene seguita anche per gli stranieri, molti dei quali sono finiti in strada in seguito alle espulsioni da centri di accoglienza e progetti Sprar che hanno caratterizzato l’era Salvini. Assistiti dalle associazioni che si occupano di persone immigrate e offrono la propria sede come domicilio, come fa il Centro Astalli, vengono accompagnati nella richiesta della residenza convenzionale.

Per quanto riguarda gli italiani che hanno nell’area di Catania il loro “centro di interesse”, la firma del protocollo d’intesa del 2015 tra Comune e Avvocato di strada ha rappresentato una svolta, assicurando quello che è un diritto garantito per legge.

Nella pratica non sono però mancati i problemi, a partire da quelli derivati dall’impreparazione degli uffici, dove prevaleva una mentalità e imperavano delle prassi lontane da questi modi di procedere. C’è poi stato un improvviso aumento del numero dei richiedenti quando l’iscrizione anagrafica è diventata necessaria per ottenere la concessione del reddito di cittadinanza.

Gli equilibri, a questo punto, sono cambiati, il numero dei volontari è divenuto insufficiente a gestire questa crescita esponenziale, la Casa della Mercede che ospitava Avvocato di strada è stata presa d’assalto e ha deciso di sospendere l’attività. Complicazioni successivamente aggravate dalla diffusione della pandemia.

Anche se Avvocato di strada ha ancora attivo il suo sportello legale settimanale, ospitato alla Casa della Mercede, cresce – come ci dice il presidente della sezione locale, Giuseppe Rapisardi – la consapevolezza che bisogna rilanciare la collaborazione con le altre associazioni di volontariato che lavorano in questo complicato settore, in modo da avere una maggiore efficacia e uscire dal rischio di una situazione di stallo.

Le Unità di Strada di diverse associazioni hanno comunque continuato ad essere attive nella assistenza dei senza tetto, e a quelle che operano da tempo sul campo se ne sono aggiunte di nuove come Orme sulla strada, che ha aderito anche alla petizione degli Amici dei senza tetto.

Non sappiamo se e in che termini il sindaco e l’assessore risponderanno alle richieste avanzate in questa nuova petizione che comunque ricalca istanze precedenti. Constatiamo, tuttavia, che Pogliese, come ci informa un Comunicato Stampa del Comune del 23 dicembre 2020, dichiara di essere impegnato al fianco dei più bisognosi.

E’ stato, infatti, siglato un protocollo di intesa tra Servizi Sociali del Comune, Asp 3 e alcune organizzazioni del privato sociale (Consorzio Solco, Fondazione Ebbène e cooperativa Mosaico) “al fine di promuovere azioni coordinate volte a ridurre il numero delle persone senza dimora”, con un’attenzione particolare alle persone portatrici di disagio psichico e con il diretto coinvolgimento del Dipartimento di Salute Mentale.

Il protocollo di intesa, che con difficoltà abbiamo reperito, nasce nell’ambito del Progetto Radici, “Gestione Sportello di Counseling e Servizio di Unità di Strada”, già attivo e parte del Programma Operativo Nazionale Città Metropolitane (Pon Metro), che destina cifre non indifferenti, di provenienza in buona parte europea, alla soluzione del disagio abitativo.

Anche se l’assessore Lombardo indica il progetto Radici, come un “punto di riferimento per i senza tetto più bisognosi”, la scarsa efficacia di questo progetto è stata denunciata, alcuni mesi fa, dal Sunia e da altre associazioni cittadine che hanno posto all’Amministrazione “quattro domande” chiedendo conto di ciò che, pur essendo previsto, non era stato realizzato.

Parliamo, tra l’altro, di servizi mensa e lavanderia, un centro diurno, mediazione culturale e lezioni di italiano per gli stranieri, un call center per fornire informazioni sui servizi e persino mappatura dinamica dei luoghi di stazionamento dei senza tetto. Attività per le quali è in gioco un finanziamento di quasi 4 milioni e mezzo di euro. Ma che non ci risulta siano state nel frattempo realizzate.

Quanto all’Agenzia della casa, che è stata a lungo non operativa e lavora ancora a regime ridotto, anche a causa del Covid e del fatto che non è stata dotata di ambienti idonei, sono vari gli impegni a cui non ha ottemperato (come il tanto sbandierato housing first che non è ancora partito) nonostante le somme a disposizione.

Non vorremmo che accadesse lo stesso anche con questo nuovo protocollo di intesa.

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