Educazione stradale, alimentare, ecologica, sessuale, questo (e altro ancora) si è chiesto negli ultimi anni alla scuola italiana.

A una istituzione, impoverita di risorse e di prestigio sociale (basta pensare alle remunerazioni del personale scolastico), cui sono state sottratte risorse umane, finanziarie e di tempo, si è domandato paradossalmente di supplire in modo esplicito alle carenze educative della società.

Si è chiesto, troppe volte, di svolgere quel ruolo che la famiglia, l’associazionismo, i partiti non riescono più ad esercitare, educare

C’è però un aspetto dell’educazione dei giovani che viene quasi del tutto trascurato, quello su cui il Movimento Internazionale della Riconciliazione, Pax Christi, SOS Diritti, promotori della campagna “Scuole Smilitarizzate”, lanciano un appello al nuovo ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.

Un appello a dedicare nella scuola ampio spazio all’educazione alla pace e alla non violenza, fornendo strumenti per la prevenzione e la gestione dei conflitti.

Della carenza di questi temi nell’educazione dei giovani, sia da parte delle famiglie sia da parte dei modelli offerti dalla comunicazione di massa, piangiamo le conseguenze quando vediamo giovani e meno giovani affrontarsi nelle risse, cercare di risolvere a suon di pugni o di coltelli i conflitti del vivere quotidiano, uccidere le compagne da cui sono stati rifiutati, sfogare in modo aggressivo le proprie frustrazioni.

Il progetto Scuole Smiliarizzate è rivolto ai Collegi Docenti e ai Consigli di Istituto e anche ai singoli docenti delle scuole che accettano di inserire nelle proprie programmazioni l’Educazione alla Pace a alla Non Violenza arricchendo la biblioteca scolastica di pubblicazioni su queste tematiche ed attivandosi per individuare pratiche di difesa civile nonviolenta e di solidarietà.

Chi aderisce si impegna anche ad escludere dall’offerta formativa incontri e progetti finalizzati alla promozione e alla celebrazione di attività militari e a non esporre o diffondere nella scuola materiale propagandistico correlato al mondo militare.

Nella Campagna Scuole Smilitarizzate, lanciata il 2 ottobre 2020, in occasione della giornata internazionale della nonviolenza, è previsto anche un monitoraggio sulla presenza nelle scuole italiane di forze armate e di iniziative connesse alla militarizzazione.

Educare alla pace e alla non violenza non vuol dire solo insegnare il rispetto dell’altro, l’ascolto, la solidarietà, ma anche far comprendere ai giovani le conseguenze del militarismo e dell’aumento delle spese militari.

Far aprire loro gli occhi su cosa comporta la produzione e il commercio delle armi, e l’enorme giro di affari che ruota intorno a questi settori con il suo seguito di morte e di povertà, soprattutto nei paesi più poveri del mondo.

Anche nel nostro paese, l’acquisto di armi che saranno presto superate da altre armi più moderne e più costose, significa rinunciare a destinare risorse a più urgenti ed essenziali servizi sociali, rinunciare a costruire asili, ad avere scuole più sicure e una migliore sanità pubblica.

Purtroppo è invece la cultura della guerra quella che tende ad entrare nelle scuole, anche in modo diretto soprattutto da quando sono stati firmati Protocolli d’Intesa tra Ministero dell’Istruzione e della Difesa, ma anche tra Ufficio Scolastico Regionale e Comandi militari, per realizzare iniziative formative e didattiche gestite da militari a vari livelli, dentro le aule, organizzando visite guidate nelle caserme, negli scali portuali militari etc, fino alle proposte di alternanza scuola-lavoro, di cui Argo ha parlato.

Attualmente, in periodo di pandemia e di didattica a distanza, ci sono persino (ad esempio in provincia di Trapani) casi di reparti dell’esercito che raggiungono telematicamente gli studenti degli istituti superiori per “orientare” alla professione di guerriero.

Ci sono anche altri docenti, tra cui Antonio Mazzeo, pacifista militante che ha recentemente vinto anche il premio Colombe d’oro per la pace, che hanno contestato l’impronta militarista di questi progetti, ritenendo che alla scuola tocchi piuttosto il compito di diffondere la cultura della pace sulla base dei valori proclamati nella nostra Costituzione.

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