Un vicepresidente di municipalità, tre vigili urbani, un consigliere comunale sono implicati nell’operazione “Sipario” coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Catania e condotta dalla Guardia di Finanza. Con l’aggravante che il primo, Mauro Massari, è un brigadiere della finanza, in servizio ad Augusta.

Un ulteriore colpo alla già traballante fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, una notizia che rafforza i dubbi sulla correttezza e ‘pulizia’ dei nostri amministratori.

Per non limitarsi alle lagnanze ed alle recriminazioni, un gruppo di associazioni, con in testa I Siciliani Giovani, Arci Catania, Associazione Antiestorsione Libero Grassi, hanno chiesto al Prefetto di Catania un ‘accesso ispettivo’ antimafia per “verificare la sussistenza di eventuali forme di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare, tali da determinare un’alterazione del processo di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi, e da compromettere il buon andamento o l’imparzialità dell’amministrazione comunale nonché il regolare funzionamento dei servizi”.

Se, nel verificare la regolarità dei comportamenti amministrativi, emergesse un condizionamento delle azioni amministrative da parte della criminalità organizzata, si potrebbe arrivare fino allo scioglimento del Comune per mafia.

Con questa richiesta le associazioni richiamano di fatto la prefettura, e anche il ministero (a cui l’istanza è stata inviata per conoscenza), alla responsabilità del controllo sugli atti amministrativi di questa amministrazione e di altre, dell’area metropolitana, in cui sono già emersi situazioni poco chiare.

Nel frattempo l’indignazione dei cittadini, soprattutto di quelli che vivono nelle aree più difficili della città, le più penalizzate dalla assenza dei servizi, ha trovato una formulazione franca ed immediata nelle parole di Sara Fagone, della Piattaforma per Librino, che ha espresso il proprio “grande senso di tristezza, impotenza e fallimento”.

E’ una che ci crede Sara, da anni si impegna per migliorare la vita del quartiere, intesse relazioni e coinvolge giovani e meno giovani attorno ad iniziative di protesta, di rivendicazione, di proposta.

Non a caso cita i nomi di molti di loro “Penso a Fabio, Giuliana, Arianna, Giusi, Alfio, Franca, Leandro, Giovanni, Maria Letizia, Franco, Enza, Adriana, Eleonora, Marilena, Piero, Ketty e potrei continuare ancora, la lista è davvero lunga.

Persone che hanno dato e continuano a donare il proprio tempo, la propria anima, per migliorare le condizioni fisiche e culturali di Librino quartiere dove risiedono o dove svolgono attività di volontariato.

Persone oneste, piene di sogni, di volontà e di entusiasmo che talvolta vorrebbero provare a fare politica attiva ma purtroppo restano escluse da quei meccanismi di reclutamento dei vari partiti, di tutti i partiti.”

E qui l’analisi si fa impietosa e molto concreta, perché – prosegue Fagone – quando  questi cittadini cercano di entrare a far parte di un gruppo politico, di un partito, per proseguire in modo più incisivo il proprio impegno, si sentono rivolgere una domanda.

“La domanda è sempre la stessa: Quanti voti porti? Questo importa, non importa chi sei, quanto hai lavorato e cosa fai di interessante, quali sono i tuoi ideali, cosa vorresti cambiare. No! Quanti voti porti.

E quindi ancora una volta non resta che prendere atto di questo maledetto ‘sistema” che non si riesce a scardinare.

La maggior parte dei CAF nascono proprio per questo, arrivare alla candidatura del titolare. Convincere le persone meno istruite che le pratiche andranno a buon fine non perché l’utente ha diritto a quella specifica assistenza, ma perché loro sanno con chi parlare all’interno degli enti preposti ad erogare la prestazione e quindi si ha certezza della buona riuscita.

Questi titolari di CAF, si trovano poi davanti ai seggi elettorali con la lista dei “clienti” e il numero del seggio che via via spuntano, non appena la persona viene a votare. I numeri alla fine tornano sempre.

Per non parlare degli eletti nelle circoscrizioni, spesso sono gli stessi operai che prestano attività lavorativa negli enti di pulizia e scerbamento, quegli stessi che vengono fotografati con i consiglieri o gli assessori di turno, e puntualmente vengono ringraziati pubblicamente per il lavoro svolto in quella tale via, in quel tale angolo. Come se fosse un favore, come se non fossero pagati per questo…. Il messaggio che passa è davvero chiaro”. 

Fagone si interroga anche sul perché nessuno faccia cenno, anche nei comunicati diffusi sull’Operazione Sipario, alle responsabilità dei partiti, e prosegue: 

“La beffa è che dobbiamo pure sorbirci le ricette magiche per migliorare le condizioni delle periferie. Condizioni che loro per primi hanno contribuito a far nascere e crescere, alimentando quel sistema, attraverso assunzioni, nomine, quegli ingranaggi ormai così difficili da scalfire, lasciando sul territorio soldati senza armi con nemici molto più grandi e organizzati, con la criminalità, con la mafia.”

Il vero modo di aiutare gli inquirenti, piuttosto che complimentarsi con loro, sarebbe quello di non alimentare “questo sporco sistema”, scrive ancora.

Non è semplice. Lei stessa ne è consapevole “Ci vuole coraggio, questo sì, quel coraggio politico che nessuno sa più cosa sia, quella ‘questione morale’ che ormai sembra un termine desueto, senza più significato. Non si deve più essere disposti a tutto pur di essere eletti, pur di governare.

Bisogna ascoltare davvero il territorio, rieducare al diritto, alla legalità. Educare con l’esempio.

E’ un investimento che la politica deve necessariamente fare, e, come in tutti gli investimenti, i primi anni saranno in perdita, pazienza, i frutti si raccoglieranno più in là, ma si deve fare, si deve iniziare adesso, perché in ballo non c’è una piccola o grande carica politica, un piccolo o grande potere da gestire, in ballo c’è il futuro e la credibilità delle nostra città.”

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