Settembre 1971: una decisione inconsueta scuote la sonnolenta Chiesa catanese.

Un giovane prete, Biagio Apa, parroco a Cristo Re, una fra le più prestigiose e ricche parrocchie della diocesi, chiede e ottiene dal Vescovo il permesso di trasferirsi al Villaggio Sant’Agata, un enorme quartiere di case popolari posto al margine della città, alle spalle del Cimitero.

Si tratta di uno dei segni, non molto frequenti in verità, del processo di rinnovamento avviato, anche a Catania, dal Concilio Vaticano II.

Adesso, la biografia completa di padre Apa, deceduto circa due anni addietro, viene ricostruita nel volume ‘Biagio Apa, uomo del Vangelo. Esperienze pastorali a Catania nella stagione del Concilio’, curato da Nino Indelicato, per la parte testuale, e da Pippo Vitali per l’appendice fotografica, per i tipi di AGL Edizioni

Per delineare la personalità del protagonista, più che un taglio agiografico è stato scelto, come punto di osservazione, la sua multiforme attività pastorale, svolta nelle diverse situazioni in cui si è trovato ad operare.

La seconda scelta metodologica riguarda le fonti utilizzate che, in massima parte, sono costituite dalle testimonianze delle persone che lo hanno conosciuto e hanno collaborato con lui.

Se ne ricava una sorta di scrittura collettiva, un quadro molto vivace, quasi in presa diretta, anche per le frequenti incursioni del dialetto, utilizzato da alcuni testimoni.

Si attraversa in tal modo tutto l’arco della vita di Biagio Apa, dall’infanzia raccontata dalla sua viva voce, agli anni della formazione in Seminario, dalla breve permanenza come responsabile di una casa di accoglienza di ragazzi con famiglie in difficoltà alle due centrali esperienze nelle parrocchie di Cristo Re e del Villaggio s. Agata, dalla parentesi di una fase di crisi personale agli anni conclusivi trascorsi da Parroco a Viscalori, frazione di Viagrande.

Diversi e complementari sono i tratti fondamentali della personalità di don Biagio che emergono dal racconto di queste esperienze: un ancoramento al Vangelo e al suo annuncio, vissuto al tempo stesso con semplicità e radicalità; un vivo senso della paternità nel vero senso del termine, vissuta ad onta dell’esperienza di orfano da lui stesso vissuta fin da piccolissimo ed effettivamente sentita dagli altri come tale; una disposizione quasi viscerale a condividere la sofferenza del suo prossimo; una non comune capacità, si direbbe oggi, di empatia, cioè di entrare in relazione con gli altri in modo semplice e immediato; una eccezionale capacità di costruire aggregazioni e comunità dovunque si è trovato ad operare.

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Fondamentali, in questo percorso, appaiono gli anni di Cristo Re e del Villaggio.

Nel primo caso, siamo negli anni Sessanta del secolo scorso, viene ricostruita l’esperienza di un gruppo giovanile informale, l’unico nato a Catania all’interno di una parrocchia, quando ancora vigeva il monopolio delle organizzazioni facenti capo all’Azione Cattolica.

Era composto soprattutto da studenti ma anche da qualche lavoratore e consisteva in un ambito in cui ragazzi e ragazze, fatto anche questo inusitato per quei tempi, potevano vivere in maniera molto semplice, un’esperienza di amicizia e di educazione alla fede, scandita da momenti di preghiera e di confronto su tematiche sia religiose sia di impegno civile, oltre che da momenti ricreativi orientati alla scoperta dell’Etna.

A partire dall’autunno del 1971, come si è detto, Apa si trasferisce armi e bagagli al Villaggio s. Agata, dove resterà per più di venticinque anni, e qui darà vita ad una delle più dinamiche e articolate esperienze parrocchiali di quel periodo a Catania, orientata all’annuncio dell’Evangelo ai poveri, condividendone la condizione di vita.

Due i momenti essenziali posti alla base di questa esperienza: l’ascolto costante della Parola di Dio e la celebrazione domenicale dell’Eucaristia; con il corollario, non meno importante, della ‘visita’ alle famiglie, come segno di attenzione soprattutto ai più deboli come gli anziani e i malati.

Per il resto, dall’ampia ricostruzione che si legge, si ricava l’immagine che oggi si direbbe, con papa Francesco, di una chiesa in uscita, nella quale tutte le attività, tranne la Messa domenicale, si svolgevano fuori dai locali della parrocchia, nelle case, per le strade, con il coinvolgimento diretto delle famiglie.

Grande attenzione fu posta a due aspetti che avrebbero potuto deturpare l’immagine di chiesa che si voleva costruire: la libertà dal denaro, per cui niente mai si chiedeva per le messe e i sacramenti, e la presa di distanza da qualsiasi collateralismo politico.

Un altro aspetto peculiare era costituito anche dal fatto che molti laici, sposati e non, scelsero di andare a vivere in varie zone del grande quartiere, prendendovi abitazione e le cui case diventavano, a loro volta, luoghi di aggregazione.

Nel 1997 l’esperienza volge al termine: i gravi problemi di salute di Apa innescano anche una profonda crisi personale, che si concluderà, tre anni dopo, con il suo insediamento come parroco a Viscalori, un’esperienza, questa, più nel solco della parrocchia tradizionale ma che continua a conservare i criteri di fondo che avevano ispirato quella precedente.

Attraverso la biografia di un prete molto amato dalla sua gente, questo lavoro, insomma, ha il pregio di restituire soprattutto un contributo alla conservazione della memoria della storia recente della Chiesa catanese che meriterebbe di essere arricchita di tante altre storie, individuali e collettive, che ne hanno segnato le vicende.

Il ricavato della vendita di questo volume sarà destinato al Monastero trappista di Kikwit (Rep. Dem. Del Congo), di cui è superiora Anna Chiara Meli, una delle più care figlie spirituali di Biagio Apa. Il volume è reperibile a Catania presso le librerie La Paglia, S. Paolo e Prampolini, oppure telefonando al 3485338369

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3 Responses to “Biagio Apa e la stagione del Concilio a Catania”

  1. Grazie a Nino Indelicato ed a quanti hanno contribuito a questo lavoro: un meritato riconoscimento a padre Apa che lo restituisce alla memoria collettiva e attraverso la sua storia ricorda a tutti noi che si può essere diversi. Un dono, un monito, una speranza, per questa nostra città che spesso appare intorpidita e sonnolente.

  2. Giovanna d'Arco
    April 10th, 2021 at 07:05

    Un grande prete e un caro amico. Mio padre, che si professava ateo in punto di morte accettò di parlare solo con Apa come lo chiamava che stimava per il suo modo di essere prete. Mio figlio fu battezzato al Villlaggio da padre Apa a cui ancora facevamo riferimento anche dopo il trasferimento da Cristo Re. Comprerò il libro.

  3. un cuore grande e disponibile!

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