Per anni simbolo di degrado, il palazzo di cemento, ora Torre Leone, mantiene una valenza simbolica, anche se di segno diverso.

Dovrebbe, infatti, rappresentare la rinascita e il riscatto della maggioranza degli abitanti di Librino, persone per bene, lavoratori che vorrebbero essere orgogliosi di vivere in un contesto normale e soffrono invece di un pregiudizio che li mortifica.

Ma forse la verità è un’altra, la Torre Leone è oggi l’edificio in cui si gioca una scommessa di cui ancora non si conoscono i vincitori.

Dopo la ristrutturazione, gli appartamenti dal terzo al quattrordicesimo piano sono stati assegnati a famiglie che hanno dovuto combattere una battaglia per ottenere il completamento dei servizi e adesso si stanno organizzando per gestire la convivenza e curare la manutenzione ordinaria con l’aiuto di un professionista.

I problemi e le esigenze non mancano, dalla pulizia straordinaria degli spazi abbandonati alla creazione di uno spazio giochi per i più piccoli, dalla connessione internet al controllo dei garage.

Lo spiegano a chiare lettere, in un Comunicato che potete leggere di seguito, le associazioni delle Rete Piattaforma per Librino e il Sunia, che hanno seguito con attenzione lo svolgimento dei lavori di ristrutturazione e le assegnazioni degli appartamenti, sollecitando l’amministrazione ogni qual volta si sono manifestati ritardi, incertezze, problemi.

Un Comunicato che fa trapelare soprattutto una questione di vitale importanza: la necessità di tutelare la sicurezza del palazzo e degli spazi circostanti affinché ci si possa vivere e lavorare serenamente, respingendo ogni tentativo di ritorno a forme di illegalità, di cui si è avuto sentore in seguito ad alcuni “segnali gravissimi”, di cui le istituzioni sono state messe al corrente.

Diventa allora cruciale la destinazione da dare ai locali del primo e secondo piano dell’edificio, dei quali la Giunta Municipale ha deliberato il completamento con i fondi dell’Agenda Urbana.

Non è sufficiente pensare di destinarli a “strutture aggregative e sociali per anziani e ragazzi”, come propone il Comune, è essenziale che ci sia la presenza dello Stato e quindi di pubblici uffici. Non a caso da tempo le associazioni hanno sollecitato l’apertura di una sede dell’anagrafe, di una biblioteca, di un distaccamento della polizia municipale.

E non a caso Giusi Milazzo del Sunia e Sara Fagone della Rete Piattaforma per Librino si interrogano sul trasferimento di uffici della Questura, “l’intero ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico” a San Giuseppe la Rena, presso un privato a cui bisogna anche pagare un affitto. Un orientamento che non corrisponde alle esigenze della città e ancor meno di un quartiere come Librino.

Leggi il Comunicato

Luci ed ombre per Torre Leone. Siamo quasi in dirittura d’arrivo per quanto riguarda la soluzione del problema dell’amministrazione dell’immobile. Tra qualche giorno gli assegnatari che hanno raccolto le firme (ne occorrevano il 60% su 96) per chiedere l’Autogestione potranno indire l’assemblea per procedere all’individuazione del o della professionista che si prenderà cura della manutenzione ordinaria.

La proposta che ha fatto il Sunia, prevede che al professionista sia affiancato un comitato di collaboratori con una percentuale sul numero degli assegnatari, che avrà il compito di supporto. Finalmente dopo mesi di incontri sembra che questo sia un altro problema risolto, grazie all’impegno costante del Sunia e di alcuni assegnatari che non si vogliono arrendere a che il palazzo torni nel degrado.

Restano però ancora tanti problemi irrisolti: gli assegnatari chiedono che all’esterno sia asfaltato il piazzale e che si trovi lo spazio non solo per le macchine, ma anche per realizzare i giochi per i più piccoli, chiedono che periodicamente si controlli il funzionamento dei contatori elettrici che alimentano gli ascensori, che venga realizzata una pulizia straordinaria con disinfestazione e derattizzazione in alcuni spazi abbandonati, chiedono che siano risolti tutti i problemi che impediscono in molti appartamenti di avere accesso ad internet con difficoltà enormi per chi lavora in remoto e per i ragazzi in DAD.

Resta poi il problema dei garage e dei primi due piani che riteniamo così come hanno da tempo chiesto le Associazioni di Librino e quelle che lavorano nella zona di viale Moncada debbano essere destinati ad accogliere uffici pubblici come per esempio un centro sociale, una sede dell’anagrafe, una biblioteca e una ludoteca, un distaccamento della polizia municipale ecc.

Occorre dare il senso che Torre Leone sia un palazzo sicuro in cui vivere e lavorare si può con agio, per questo siamo impegnati anche a richiedere , sostenendo il lavoro di altre associazioni, che a Librino, a partire proprio da viale Moncada in cui si sta realizzando la spina verde e in cui sono stati avviati da tempo gli orti urbani, si investa sul verde e sugli spazi esterni attrezzandoli per ospitare tutte le attività che a causa dell’attuale crisi sanitaria è opportuno svolgere all’esterno.

La Rete delle associazioni PIATTAFORMA PER LIBRINO e SUNIA, ribadiscono che Il Viale Moncada in generale e la Torre Leone in particolare, deve essere una scommessa per l’amministrazione e per le realtà del quartiere che da anni si battono affinché la legalità abbia il sopravvento. Non si possono consegnare le case e non pensare a quello che si sviluppa attorno al palazzo.

Abbiamo appreso che l’Amministrazione sembra abbia deciso di utilizzare i fondi comunitari di agenda urbana per riqualificare i primi due piani per realizzare strutture per anziani e persone con limitazioni dell’autonomia. Questo vuol dire non ascoltare le istanze e le esigenze del quartiere.

Ad una settimana dalle assegnazioni degli appartamenti, al sindaco, Prefettura e Questura, abbiamo inviato una richiesta di attenzione per alcuni segnali gravissimi che ci sono stati nel palazzo.

Ci aspettiamo che anche il Comune faccia la sua parte non lasciando sole le persone e le associazioni. Questa zona di Librino deve vedere la presenza dello Stato, come diciamo da oltre 10 anni.

I primi piani devono essere occupati dallo Stato, da pubblici uffici, come per esempio la Questura che ha dovuto trasferire l’intero ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico a San Giuseppe la Rena, o altri uffici pubblici per cui il comune paga dei fitti a privati.

Ci aspettiamo, inoltre, quella partecipazione e quella Coprogettazione prevista appunto dai fondi comunitari, perché solo con la collaborazione tra amministrazione e territorio si possono vincere le sfide che abbiamo davanti, e quella della Torre Leone è una sfida troppo importante per il nostro territorio.

RETE PIATTAFORMA PER LIBRINO, Sara Fagone

SUNIA CATANIA, Giusi Milazzo

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One Response to “Torre Leone a Librino, la difficile conquista della normalità”

  1. Gaetano Rummolino
    April 28th, 2021 at 14:34

    Avrebbero dovuto realizzare gli uffici della provincia e lo hanno fatto a canalicch’io.
    Avrebbero dovuto realizzare la cittadella della polizia e non se ne parlava più da anni. Solo grazie a striscia la notizia i sindacati si sono fatti senfire. Avrebbero dovuto realizzare l’istituto d’arte nella sede della Vitaliano Brancati e l’hanno completamente abbandonata. Ora è completamente vandalizzata.
    Mi fermo qui.
    Però Librino è un bacino di voti.

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