Potremmo dire che Peppino fosse una sorta di influencer di quarant’anni fa.

Una definizione inaspettata e, in apparenza, dissacrante quella inserita da Antonio Ortoleva nei “Trenta minuti con Luisa Impastato” dedicati dall’associazione ‘Memoria e Futuro’ al ricordo di Peppino Impastato, ucciso il nove maggio di 43 anni fa.

Luisa è la nipote di Peppino, la figlia del fratello Giovanni, ed è la presidente della ‘Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato’ a Cinisi.

Un luogo aperto a tutti, sempre, per ricordare un ragazzo ucciso a trenta anni perché “voleva cambiare il proprio destino” di giovane rampollo di una famiglia mafiosa, una famiglia che aveva nel cognato del padre, Cesare Manzella, il capomafia di Cinisi, sostituito, dopo la sua uccisione, da Gaetano Badalamenti.

Forse, dice Luisa, è “proprio la sua giovinezza ad averlo fatto diventare il più amato tra coloro che hanno osato opporsi alla mafia. Ma certo ha contribuito il suo spirito, la sua strategia di contrasto, basata sul sarcasmo, sullo sberleffo”.

Dai microfoni di Radio Aut, da rubriche come Onda Pazza, Peppino faceva i nomi degli uomini d’onore, ne divulgava gli affari, gli interessi, quelli legati – ad esempio – alla terza pista dell’aeroporto di Punta Raisi o agli espropri. Soprattutto li ridicolizzava. Usava l’arma della parola ed era seguito da molti. Ecco perché bisognava eliminarlo.

Non era un uomo delle istituzioni, o un politico di professione, ma aveva idee politiche chiare. Era di sinistra, apparteneva a Democrazia Proletaria, aveva fondato, giovanissimo, il giornalino “Idea socialista”, non si opponeva solo alla mafia, aveva valori e ideali come la giustizia sociale, l’eguaglianza, l’ambientalismo, l’antifascismo, la lotta contro ogni tipo di oppressione.

Tutti temi che, dopo 43 anni, sono ancora attuali.

Alla divulgazione della sua vicenda, a renderlo una figura simbolo, ammirata soprattutto dai giovani, contribuì certamente il film di Giordana, ‘I cento passi’, uno dei più visti nelle scuole. Un film che ha permesso di raggiungere il grande pubblico ma che è stato preceduto e seguito – come ha ricordato Luisa Impastato – da un grande lavoro che ha impedito che il suo successo assomigliasse ad una meteora. Hanno contribuito anche diversi libri, da “Amore non ne avremo” dello stesso Peppino a “Il coraggio della memoria” del fratello Giovanni, e molti altri.

E ha contributo con il suo impegno anche mamma Felicia, che – non più giovane – ha avuto il coraggio di rompere con il passato e con la famiglia, ha deciso di non chiudere le porte della sua casa e di continuare a raccontare la storia di Peppino, per coltivare la sua memoria.

Ecco perché la Casa Memoria porta anche il suo nome e continua ad essere visitata da un gran numero di persone, da molti giovani.

Coltivare, sì, la memoria ma anche condurre una battaglia, sul piano giudiziario, per fare emergere i depistaggi, anche da parte delle forze dell’ordine e della stessa magistratura, che avevano portato a individuare in quel corpo dilaniato, trovato sui binari ferroviari, le risultanze di un atto terroristico. Solo nel 2002 fu riconosciuta definitivamente la matrice mafiosa e Badalamenti venne condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio.

L’iter del processo era stato attivamente seguito – come ha ricordato Ortoleva – non solo da mamma Felicia e dal fratello Giovanni ma anche da Umberto Santino, fondatore del Centro Impastato, il più importante centro di documentazione sulla criminalità organizzata.

Anche se oggi la mafia ha scelto una strategia silente, dietro cui copre la sua espansione al Nord e all’estero, la presenza oppressiva dell’organizzazione prosegue, come dimostra la denuncia di tentata estorsione presentata, proprio in questi giorni, dal ‘re dei torroncini’, Giuseppe Condorelli.

E nella cittadina di Cinisi, qualcosa è cambiato? “Sì, risponde Luisa, soprattutto con il passaggio generazionale, le cose stanno cambiando, anche se ci sono ancora resistenze da abbattere. Comunque Cinisi è oggi ricordato come il paese di Peppino Impastato e non come quello di Gaetano Badalamenti”.

E proprio questo anniversario, domenica nove maggio 2021, sarà ricordato a Cinisi con una iniziativa particolare, una maratona letteraria e musicale di dieci ore, a cui corrisponderanno in altre città italiane altre 60 iniziative per costruire un “corteo-diffuso” e dire ancora “Con le idee e il coraggio di Peppino noi continuiamo”.

Ad aprire la maratona di Cinisi sarà proprio Luisa Impastato, con un video in cui leggerà la poesia scritta da Santino su nonna Felicia, una poesia che “ancora non riesco a leggere senza emozionarmi”.

Chistu unn’è me figghiu.

Chisti unn’ su li so manu.
Chista unn’è la so facci.

Sti quattro pizzudda di carni un li fici iu.
Me figghiu era la vuci chi grirava ‘nta chiazza
era lu rasolu ammulatu di li so paroli
era la rabbia
era l’amuri
chi vulia nasciri
chi vulia crisciri.
Chistu era me figghiu quannu era vivu,
quannu luttava cu tutti:
mafiusi, fascisti, omini di panza
ca un vannu mancu un suordu
patri senza figghi
lupi senza pietà.
Parru cu iddu vivu
un sacciu parrari cu li morti.
L’aspettu iornu e notti,
ora si grapi la porta,
trasi, m’abbrazza,
lu chiamu, è nna so stanza chi sturia,
ora nesci, ora torna,
la facci niura comu la notti,
ma si riri è lu suli chi spunta pi la prima vota,
lu suli picciriddu.
Chistu unn’è me figghiu,
stu tabbutu chinu di pizzudda di carni
unn’è Pippinu.
Cca rintra ci sunnu tutti li figghi
chi un puottiru naciri di n’autra Sicilia.

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One Response to “Altri 100 passi con Peppino”

  1. Ieri mattina domenica 9 Maggio ho partecipato alla manifestazione organizzata dal Partito della Rifondazione Comunista nel quartier di S. Nullo nella ricorrenza dell’assassinio di Peppino Impastato per mano della mafia e dei servizi segreti deviati. Contemporaneamente in numerose città italiane ci sono state iniziative analoghe. A Catania eravamo in pochi. Ho potuto amaramente constatare che la Città non c’era, erano assenti le associazioni ambientaliste antirazziste, pacifiste , antimilitariste, femministe, antimafia, LGBT, le giovani sardine i giovani PAP, i sindacati; nessuno di loro a ricordare e testimoniare l’impegno politico di Peppino I e i loro stessi ideali. Certamente non era un giornalista famoso, un uomo delle istituzioni, un politico di professione, un magistrato, un figlio di ….. Forse Peppino Impastato è ancora, per molti, un personaggio scomodo e poi ieri era domenica, c’era il sole, ma a S. Nullo non c’è il mare.

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