“Abbiamo portato il nome di Librino in giro per la Sicilia e per l’Italia, lo abbiamo fatto conoscere anche all’estero, non associato ad un’idea di degrado e di criminalità, ma all’esperienza di un gruppo sportivo serio e credibile”.

Questo ha rivendicato Piero Mancuso, uno dei fondatori de I Briganti, nel corso dei “Trenta minuti con” Cristina Ucchino, che si possono ancora riascoltare sulla pagina Facebook dell’Associazione Memoria e Futuro. (link)

E’ orgoglioso Mancuso di quello che i Briganti hanno realizzato attorno al Campo San Teodoro, non solo una squadra di rugby, ma anche un ambito educativo e di studio denonimato Librineria e alcuni orti sociali nati nelle aree incolte adiacenti, curate da abitanti del luogo che vi coltivano prodotti di stagione.

Una realtà ricca, sfaccettata, un punto di aggregazione anche al di fuori degli orari delle partite e degli allenamenti, che richiama anche giovani universiatri, talora fuori sede, che trovano un ambiente accogliente e “una club house molto bella, grande, attrezzata, di cui siamo fieri”, dove poter bere una birra o fermarsi per una partita a scopone.

Certo il quartiere è “complicato”, riconosce Mancuso, “ma non malavitoso”. Lo definisce, piuttosto, etorogeneo dal punto di vista sociale, abitato per la gran parte da persone che vorrebbero solo fare una vita normale e che si sono organizzate nel tempo per lottare per i loro diritti, dall’apertura dell’ospedale all’avvio dei corsi di scuola superiore.

C’è anche la criminalità organizzata, lo spaccio di droga, ma ci sono anche molte associazioni vivaci e attive che propongono la pratica della boxe con risultati eccellenti o l’esperienza musicale condotta con il metodo Abreu, o che si mettono in gioco davanti ai problemi del quartiere, come la Rete della Piattaforma per Librino.

Tra queste associazioni ci sono anche i Briganti, nati inizialmente come Centro Sociale Iqbal Masih, che oggi cercano di coinvolgere in loco i ragazzini più piccoli, ma sono ormai una risorsa per tutta la città e accolgono giovani da tutti i quartieri e di varie età, comprese le ragazze, le Brigantesse, superando il pregiudizio che le vede poco adatte a questo sport.

Certo, “dopo il periodo di sosta forzata e di allentamento dei ritmi imposto dalla pandemia, adesso dobbiamo ricominciare, a maggior ragione dopo il furto alla club house e l’incendio del pulmino che, tuttavia, non ci hanno impaurito, anzi costituiscono uno stimolo a dedicare più tempo e attenzione alla nostra attività”.

Il furto è stato molto pesante e oneroso anche da un punto di vista economico. Oltre al costo della porta blindata, c’è quello delle attrezzature sottratte, materiale tecnico costoso ed essenziale.

Come già dopo l’incendio doloso del 2018, è scattata una gara di solidarietà, con messaggi di sostegno e contributi da parte di associazioni e gruppi sportivi, non solo locali. E’ intervenuta l’Associazione Nazionale Magistrati, l’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) ha offerto un nuovo pulmino, è partita una raccolta fondi “un fiore per i Briganti”.

“Ricominceremo, non abbiamo paura, sappiamo che” sostiene Mancuso “al di là dello slogan di ‘sottrarre i ragazzi alla criminalità’, siamo scomodi e veniamo osteggiati perché dimostriamo che anche in questo contesto difficile si possono fare cose belle, straordinarie, “virtuose”.

Le difficoltà più grosse, piuttosto, sono quelle che vengono dalle istituzioni, assenti a Librino come del resto in tutti i quartieri disagiati della nostra città; da quel ceto politico che ha solo obiettivi elettorali e cerca il contatto con i cittadini solo quando si avvicina il momento in cui devono votare.

In particolare le difficoltà per i Briganti vengono dal silenzio dell’Amministrazione, che – dice Mancuso – “ci tiene in sospeso da due anni sulla ristrutturazione del campo, attualmente inagibile”.

Con un residuo di fondi europei la Giunta Bianca aveva approvato un progetto di ristrutturazione, con lavori di posa di un tappeto sintetico, che doveva durare cinque mesi. Il Comune, proprietario del bene, aveva indetto la gara ed individuato il contraente, sia pure accettando un ribasso molto forte che aveva destato delle perplessità.

Adesso, dopo due anni, i Briganti hanno ancora il campo bloccato, con lavori che vengono periodicamente iniziati e subito interrotti, una sorta di tela di Penelope che non arriva mai a compimento.

“Questa situazione – prosegue Mancuso – ci mette in grande difficoltà, ci fa perdere i ragazzi, mina il loro entusiasmo, finisce per essere una forma di vero e proprio boicottaggio.”

Il 21 giugno l’orchestra dei bambini di Musicainsieme a Librino suonerà Bach nella sede dei Briganti. Un passo ulteriore verso quella rete tra le associazioni che andrebbe, secondo Mancuso, potenziata.

Perchè le risorse, soprattutte umane, a Librino ci sono, di cose belle se ne fanno tante, e tutta la città dovrebbe apprezzarle. Il campo San Teodoro, la squadra dei Briganti, le attività di tutte le associazioni che operano sul territorio sono un patrimonio cittadino, che Catania dovrebbe sentire suo senza aspettare che eventi spiacevoli lo mettano in pericolo.

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