In un momento in cui alcune associazioni che operano a Librino subiscono furti e atti di vandalismo, ci sembra importante proporre la riflessione di chi, da anni, si impegna per rendere più vivibile la ‘città satellite’.

Una riflessione che è anche una denuncia ed insieme una richiesta. Senza la presenza dello Stato, senza l’impegno delle pubbliche istituzioni, e quindi anche dell’Amministrazione Comunale, di fatto latitante, si lascia l’area urbana più popolosa di Catania abbandonata all’arroganza di pochi.

Non servono parole o promesse, servono scelte ed interventi, dal completamento dei lavori al Campo San Teodoro alla collocazione a Librino di uffici pubblici e sedi istituzionali.

Ecco il Comunicato della Piattaforma per Librino

Ultimamente a Librino si stanno verificando periodici furti e atti di vandalismo che ci lasciano sgomenti. L’ultimo ieri, dove ha sede la Misericordia.

Una profonda inquietudine ci coglie tutti lasciandoci senza fiato.

Ad essere presi di mira sono le associazioni, talvolta le scuole e alcune parrocchie. Tutte quelle realtà che nel quartiere cercano di migliorare le condizioni socio-culturali di una minoranza che, però, ha la capacità di far parlare di sè e di condizionare la rispettabilità della maggior parte degli abitanti del quartiere.

Quando il procuratore Zuccaro venne a Librino, nel riportargli una conversazione avuta con una donna abitante al viale Grimaldi, la quale affermava: “i capi su in carciri e ci su i carusi ca venunu di fora”, chiesi espressamente se questo poteva essere plausibile.

Il procuratore rispose: “La criminalità controlla il territorio. Quando questa viene meno, in seguito ad esempio di arresti, si crea un vuoto. Dipende tutto da chi riempie questo vuoto: lo può riempire altra criminalità oppure può riempirlo lo Stato“.

Oggi, mi ritornano in mente queste parole e penso che stiamo assistendo proprio a questa “occupazione” dei vuoti lasciati e che lo Stato non ha riempito. Anzi credo che stia proprio abbandonando anche l’idea di tutelare chi si trova in prima linea. Come le associazioni, che vengono lasciate sole e non sono supportate nelle loro richieste – legittime – alle istituzioni. Come ad esempio, finire i lavori del campo San Teodoro. Questo sì che sarebbe un segnale concreto di vicinanza, non solo fisica, ma etica, a un certo tipo di lavoro svolto sul territorio.

Invece, chi suo malgrado, per bisogno economico, si ritrova a vivere accanto chi sceglie l’illegalità, subendone spesso l’arroganza, viene lasciato solo. Persone che si trovano costrette a “condividere” il proprio contatore della luce con l’abusivo di turno; che devono accompagnare i propri figli fino a scuola, pur di non farli andare da soli; che, spesso, per paura devono cercare altre soluzioni per risolvere i problemi.

Eppure, basterebbe poco: che gli enti proprietari facessero un controllo continuo degli assegnatari per verificare se un appartamento corrisponde a chi l’ha avuto assegnato. Basterebbe una verifica continua dei contatori della luce o dell’acqua per colpire chi vive nell’illecito. Basterebbe controllare chi non dichiara nessun reddito. Basterebbe costruire bene le case, e le opere accessorie. Basterebbe curare il territorio, pulirlo e presenziarlo attraverso la presenza di uffici pubblici, centro direzionale, vigili urbani.

Basterebbe esserci: mostrare un po’ di autorevolezza ma soprattutto la presenza. Riempire quel vuoto ascoltando e sostenendo concretamente quella parte sana che non si rassegna a essere relegata e marginale, che ha dimostrato di tenere davvero a questo quartiere. Basterebbe tradurre in azioni le parole, le promesse, le intenzioni.

È solo una questione di volontà. Volontà di riempire quel vuoto.

Sara Fagone, Rete Piattaforma Librino

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