Un piccolo campo, il desiderio di scommettersi e trasformare l’esperienza del distanziamento in una avventura a contatto con la natura. Fabio, un giovane trentenne residente a Librino, ci racconta la sua appassionante avventura di novello agricoltore

Un piccolo appezzamento di terreno di circa 36mq in comodato d’uso, ricevuto dopo aver aderito al progetto degli Orti sociali dei Briganti di Librino. E’ cominciata così, nel marzo 2021, la mia avventura di agricoltore, dopo due anni di attesa per lo scorrimento della lista di accesso, a causa delle restrizioni imposte dalla Regione Sicilia per la diffusione del Covid.

Con mia sorella e due amiche, incuriosite e interessate a questa impresa, anche se dubbiose della sua buona riuscita considerata l’inesperienza di tutti noi, ci siamo messi subito all’opera per la preparazione del terreno e l’acquisto dei primi attrezzi.

Fondamentale è stato l’aiuto degli ‘anziani’, che ci hanno comunicato la loro esperienza e ci hanno dato le prime dritte. Un vero scambio, con Alfio, memoria storica del luogo, che ci raccontava gli aneddoti legati alla sua giovinezza tra le vigne di Librino, ci insegnava il lessico e ci raccontava la vita dei contadini di allora, citando proverbi, usi e costumi che noi giovani sconoscevamo, e con Francesco, subito disponibile a riparare il primo danno causato da un avventato colpo di zappa, nuova di zecca, ancora tanto affilata da far saltare in un istante la condotta dell’acqua.

E ancora Carmelo, sempre pronto per qualsiasi esigenza, punto di riferimento per tutti coloro che hanno bisogno di aiuto., lo zio Franco che ci omaggia dei suoi ortaggi, e poi Mirko e la benevola competizione fra tutti.

Torre che fa sempre il giro dei lotti per salutare e scambiare una parola, Giovanni con cui parliamo pur non vedendoci, nascosti tra la vegetazione, Barcellona col il quale ci si sfida al miglior raccolto e tanti altri amici.

Per noi non fu facile avviare l’orto, Ricordo la prima vangatura del terreno, i calli alle mani, la concimazione naturale e l’esperienza di spargere lo stallatico, l’incontro con una zecca durante la raccolta delle canne secche per i pomodori, la preparazione del compost per l’anno successivo, la semina, l’innaffiatura, la potatura delle piantine, la pacciamatura, ecc.

Oggi, però, siamo orgogliosi e soddisfatti del nostro raccolto.

Raccolto che non è solamente fatto di ortaggi biologici ma è un raccolto di esperienze autentiche, a contatto con un mondo affascinate, silente ma pieno di vita, di microorganismi, di sensazioni, suoni, silenzi, profumi, momenti di intimità con le nostre “creature”, nate da un seme, in un rapporto di simbiosi che, per noi che ci siamo presi cura di loro, verrà appagato dai frutti di cui potremo nutrirci.

Orti di LibrinoIn un’epoca in cui il cibo spazzatura la fa da padrone e l’ignoranza sui basilari principi dell’alimentazione è dilagante, in un’epoca di inquinamento chimico dovuto a pesticidi o legato al trasporto del cibo, l’autoproduzione biologica di ortaggi a kilometro zero non è solo una soddisfazione, è anche un beneficio per l’uomo e per l’ambiente. Un modo per sensibilizzare le nuove generazioni, una attività didattica che sarebbe indispensabile nelle scuole, per insegnare ai bambini che gli ortaggi non crescono al supermercato!

Aver vissuto questa esperienza durante la pandemia, in un momento in cui le risorse di cibo, che noi diamo per scontate, sarebbero potute mancare, mi ha fatto riflettere sul fatto che rispetto ai nostri antenati abbiamo perso qualsiasi istinto, la totalità delle conoscenza del mondo naturale che ci circonda, delle erbe commestibili, delle tecniche di coltivazione e lavorazione delle materie prime, divenendo degli inetti, incapaci di far fronte ad eventuali future sciagure come quella che abbiamo appena sfiorato.

Siamo fieri della nostra esperienza, spesso derisa da qualche amico (“preferisci passare una domenica all’orto piuttosto che uscire e andare a bere qualcosa al centro?”); siamo fieri del nostro approccio in assoluta armonia con l’ambiente che ci circonda, a differenza di chi, per profitto, ha trasformato l’agricoltura in un’arma pericolosa per l’ambiente.

Noi non uccidiamo gli insetti, non mettiamo trappole per gli uccelli, non usiamo concimi chimici, cerchiamo di proteggere le piante con accorgimenti naturali e siamo orgogliosi quando un bruco sceglie di vivere dentro uno dei nostri pomodori, ha tutto il diritto di farlo ed è un buon segno, vuol dire che il nostro frutto è compatibile con l’ambiente.

L’orto ci ha insegnato tante cose, per certi aspetti è una metafora della vita stessa: chi ne capisce il segreto, capisce la vita. L’orto ci ha insegnato che solo dall’impegno, dalla cura quotidiana, dalla costanza e dall’armonia tra gli elementi si possono trarre frutti, si arriva al successo. Così credo che accada nella vita.

In questo periodo particolare è importante lanciare questo messaggio, molti giovani si arrendono ancor prima di provare a scommettersi, e chi prova a scommettersi spesso lo fa senza pensare alle esigenze autentiche dell’uomo e con indifferenza rispetto all’universo cui appartiene.

Insomma, i benefici diretti e indiretti sono stati davvero tanti. Così come noi abbiamo ricevuto  numerosi benefici, siamo stati strumento per arricchire le giornate dei nostri amici ortolani. Abbiamo regalato, a nostra volta, sorrisi, capacità di ascolto e qualche semenzaio per poter ricominciare a coltivare piante e amicizia.

Orti di Librino - galleria
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2 Responses to “Orto sociale, l’impresa di 4 giovani in piena pandemia”

  1. L’unica cosa poco credibile di questo racconto è la superficie quadrata del terreno. 36 mq equivalgono alla superficie di due stanze della mia abitazione!

  2. Salve, purtroppo è proprio così. Gli appezzamenti sono 6x6m in quanto il progetto dei Briganti è stato il progetto pilota a Librino, i primi ortolani pensavano fosse uno spazio più che sufficiente per una attività hobbistica. Successivamente il Comune, riprendendo il progetto dei Briganti, ha affidato dei lotti da 150 a 250mq in altre aree del quartiere.

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