Catania non ha ancora il Piano urbano per la mobilità sostenibile (PUMS) e rischia non averlo neanche nel prossimo futuro, sebbene sia previsto per legge e già dal 2017 il Ministero ne abbia fornito le linee guida: tra meno di un mese, il 4 agosto, scadono i termini per la sua presentazione.

Non è la prima volta che l’Amministrazione, e non solo questa ultima, si dimostra ‘distratta’ nei confronti di temi importanti della vita cittadina, ma – questa volta – ci sono anche elementi per ritenere che la partita sia stata giocata in modo scorretto.

Sul PUMS, di cui da tempo molte associazioni avevano denunciato l’assenza, il primo passo, a livello istituzionale, viene fatto nel marzo 2020, quando viene aperta una gara per affidarne la redazione, aggiudicata poi, nel mese di giugno, al Raggruppamento Temporaneo di Imprese TRT Trasporti e Isfort.

La società Sysma System Management, seconda qualificata, ritiene di essere stata penalizzata nell’attribuzione del punteggio e ricorre al TAR ottenendo, nel mese di ottobre, una sentenza favorevole. L’aggiudicazione viene annullata e si deve rifare la gara.

Nonostante si parli sempre di tempi rallentati dalla burocrazia, questa volta l’iter riparte in fretta con una nuova gara che conferma i risultati precedenti. A fine dicembre il raggruppamento TRT Trasporti e Isfort viene nuovamente giudicato vincente e si procede alla stipula del contratto per la redazione del Piano, firmato in data 22 gennaio 2021.

Anche questa nuova aggiudicazione verrà annullata da una seconda sentenza del TAR, ma per adesso concentriamoci su quello che accade nella Città Metropolitana.

Nel gennaio 2021 stanno per scadere i termini per chiedere dei finanziamenti importanti su “nuovi interventi per il trasporto rapido di massa”, finanziamenti a cui possono accedere soltanto le amministrazioni che hanno approvato il PUMS.

Sebbene Catania non abbia ancora un PUMS, il sindaco della Città Metropoliatna, Salvo Pogliese, e il direttore generale della Ferrovia Circumetnea, Salvo Fiore, intendono chiedere al Ministero per le Infrastrutture – con la benedizione dell’assessore regionale Marco Falcone – ben 342 milioni per realizzare la tratta di metropolitana da Misterbianco a Paternò.

Tralasciamo di esaminare, per il momento, la discutibile scelta di dismettere ed interrare un bene funzionale e di interesse storico come la littorina, e restiamo sulle modalità e sui tempi di questa richiesta di finanziamento.

La richiesta viene inviata in data 14 gennaio 2021, il giorno precedente alla scadenza dei termini, e -contestualmente – il sindaco metropolitano firma un decreto in cui dichiara di approvare il ‘Primo rapporto PUMS, contenente il quadro conoscitivo preliminare e prima definizione degli obiettivi’.

Una dichiarazione che non corrisponde alla realtà, tanto da offrire a qualcuno lo spunto per presentare un esposto alla Procura della Repubblica.

A quella data, infatti, non solo il contratto per la redazione del PUMS non è stato ancora firmato (lo sarà una settimana dopo), ma sicuramente non si può parlare di approvazione di ‘primo rapposrto PUMS’, perché non è neanche stato avviato il percorso partecipato che la legge prevede.

Percorso partecipato che deve coinvolgere cittadini, associazioni e portatori di interesse, i cosiddetti stakeholders, ed è il prerequisto per redigere il quadro conosciuto ed individuare gli obiettivi.

Senza che sia stato avviato il percorso partecipato, a quale ‘quadro conoscitivo’ e a quali obiettivi fa riferimento il sindaco nel suo decreto?

Del carattere non opzionale ma obbligario del coinvolgimento dei cittadini, la Città Metropolitana è ben consapevole, tanto che – dopo la firma del contratto – organizzerà on line una ‘tre giorni’ di audizioni (30 marzo-1 aprile) con un ampio spettro di portatori di interesse.

In risposta a questa interlocuzione un gruppo di associazioni, riunite nella rete Catania Mobility Lab, invia un corposo documento di analisi e proposte, non ultima quella di istituire un tavolo partecipativo permanente.

Le associazioni del Mobility Lab, ed altre ancora, si erano comunque fatte avanti già da tempo per partecipare alla formulazione del Piano di mobilità. A livello regionale, una richiesta formale di adesione al percorso partecipato era stata inviata all’assessore Falcone, ai dirigenti del suo assessorato e alle città metropolitane di Palermo, Messina e Catania, nel maggio 2020.

Dopo l’interlocuzione avviata nella tre giorni di fine marzo 2021 e l’invio dei documenti da parte della associazioni, segue una fase di apparente stasi, ma qualcosa sta per accadere.

Il 7 giugno arriva la nuova sentenza del TAR di Catania sul secondo ricorso presentato dalla società Sysma System Management, che si ritiene ancora danneggiata nell’attribuzione del punteggio. Ancora una volta il TAR le dà ragione, dichiara decaduto (“inefficace”) il contratto con TRT Trasporti e Isfort e “dispone l’aggiudicazione dell’appalto in favore della società ricorrente, salvo l’esito delle veriche di legge”.

Segue una determina dirigenziale del 21 giugno in cui il capo dipartimento del servizio Patrimonio della Città Metropolitana dichiara di “prendere atto della sentenza e di dare esecuzione alla stessa con successivi atti”.

Quanto fatto in vista della redazione del PUMS risulta azzerato. Il 4 agosto, termine ultimo di scadenza per la presentazione dei PUMS, è alle porte. Non ci sono i tempi tecnici per avviare un nuovo percorso. La stampa tace.

Un silenzio inspiegabile, rotto soltanto dalla voce di Attilio Pavone sulla pagina Facebook dei Salvaicicisti.

Manca la consapevolezza di una importante occasione perduta?

Secondo Giuseppe Gullotta, socio del CAI e portavoce del Catania Mobility Lab, finora l’importanza del PUMS è stata sottovalutata.

Il PUMS – ci dice – non è un piano di gestione del traffico, è un piano strategico che si propone di soddisfare la variegata domanda di mobilità delle persone nelle aree urbane e periferiche in modo da migliorare la qualità di vita nelle città. Se la normativa europea ha messo al centro della pianificazione le persone, è facile capire perché ponga il coinvolgimento dei portatori di interesse come condizione imprescindibile e prioritaria per la redazione del Piano. Il motivo è sostanziale e non formale: dall’Unione Europea viene richiesto un cambio di paradigma.

Chi si occupa di pianificazione secondo l’approccio tradizionale, concentra la propria attenzione soprattutto sullo sviluppo di infrastrutture, ma se riceve un riscontro da parte dei vari portatori d’interesse avrà più strumenti per conoscere meglio i problemi sul territorio e riuscirà a capire meglio le esigenze di mobilità dei diversi gruppi di utenti.

L’Amministrazione che mostra di preoccuparsi delle necessità dei propri cittadini e coinvolge i portatori di interesse nel modo più appropriato, si trova, inoltre, in una posizione migliore per ottenere la legittimazione delle proprie scelte da parte della comunità.

Un PUMS pertanto è un’occasione unica – conclude – per instaurare una cultura di pianificazione collaborativa, che riesca a far dialogare e cooperare diversi ambiti e settori e i diversi livelli di governance, promuovere uno sviluppo bilanciato, incoraggiare le scelte più sostenibili ed ampliare le soluzioni alle istanze di mobilità e accessibilità di tutti gli utenti. ”

In conclusione, chi credeva nelle potenzialità insite in questo Piano e nella metodologia per attuarlo, soffre oggi una delusione cocente. Chi persegue interessi di parte, invece, studierà altre modalità per concretizzare i propri affari, senza che la perdita del PUMS lo sconvolga più di tanto.

I fondi per realizzare la tratta di metropolitana Misterbianco-Paternò, chiesti su base illegittima, sono garantiti comunque dall’inserimento dell’opera nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

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