La risposta alla interpellanza dei consiglieri 5Stelle sulla ristrutturazione di via Acireale è arrivata in data 7 luglio, laconica ed evasiva.

All’analisi molto articolata con cui gli interpellanti spiegano i motivi per cui ritengono illegittimo l’intervento, chiedendo contestualmente di porvi riparo, l’Amministrazione risponde seccamente, senza entrare nel merito delle constestazioni. Scrive che “non si rilevano elementi di illegittimità” e che, di conseguenza, “non si ritiene di intraprendere alcuna attività per porre riparo”.

Una non risposta, di fatto. Un comportamento molto grave, lesivo dei diritti dei cittadini che devono essere messi nelle condizioni di conoscere nel dettaglio i contenuti dei provvedimenti presi dagli amministratori, a maggior ragione se emergono dubbi di legittimità.

Ricapitoliamo i termini della questione, anche perché il caso ci sembra emblematico di un approccio tenuto dall’Amministrazione in altre situazioni analoghe.

In via Acireale, in una zona caratterizzata da case basse e per lo più terrane, la società Zefiro Holding srl ha presentato un progetto per edificare un palazzo di 13 piani, presentato come avveniristico per la concezione moderna e l’uso di materiali innovativi ed ecologici.

Lasciamo da parte gli interrogativi che sorgono spontanei anche in chi non mastica di urbanistica, vale a dire cosa ‘ci azzecchi’ un edificio che supera i 50 metri in mezzo ad abitazioni che raggiungono al massimo l’altezza di cinque metri, e se questo edificio non stravolgerà la caratterizzazione di questo quartiere.

Soffermiamoci, invece, sulla questione normativa, quella a cui fa riferimento l’interpellanza presentata dai consiglieri pentastellati. L’intervento proposto fa riferimento alla legge 06 del 2010 che consente di demolire più fabbricati che insistono in una certa area e di costruire un nuovo edificio che abbia un volume equivalente alla somma dei volumi dei fabbricati demoliti, più una percentuale aggiuntiva (una ‘premialità’) prevista dalla stessa legge.

Sembrerebbe tutto a posto, a livello normativo, ma la stessa legge indica anche i casi in cui questo tipo di intervento non può essere realizzato.

L’area su cui si intende intervenire non deve essere destinata dal Piano Regolatore ad “attrezzature” o non deve essere sottoposta a vincoli di inedificabilità. Guarda caso l’area su cui deve sorgere la Torre Zefiro A è, in parte, destinata a verde pubblico, quindi ad ‘attrezzature’, cioè a servizi pubblici, in altra parte è destinata a sede stradale ed è quindi in una condizione di inedificabilità.

Come ha fatto l’assessore Trantino a firmare, mettendoci quindi la faccia, la dichiarazione in cui si garantisce che non esistono illegittimità,? E’ da notare, infatti, che è lui ad apporre la firma sebbene la risposta provenga dalla “scrivente Direzione”.

Non conosciamo i motivi per cui l’Amministrazione abbia voluto tagliare corto e abbia preferito non entrare nel merito delle contestazioni ricevute, venendo meno al suo dovere di trasparenza. Ma qualche ipotesi è possibile farla.

Il caso di via Acireale non è unico. Altrove, come Argo ha già scritto, sono in corso altre ristrutturazioni, alcune con lavori in stato molto avanzato, che sono state autorizzate in aree destinate a servizi pubblici o a ‘sede stradale’, come nel caso di via Scuto Costarelli o di via Aldebaran.

In tutti questi casi, come del resto nel caso dell’Eurospin di Cibali o in quello, precedente, della Lidl di Barriera, il problema che si pone è simile.

L’Amministrazione deliberatamente ignora il fatto che sia ancora vigente il Piano Regolatore del 1964, i cui vincoli all’esproprio sono ormai decaduti, ma di cui sono valide le destinazioni, fino a che il vecchio Piano non venga sostituito da uno nuovo.

Come abbiamo altre volte ricordato, anche una sentenza del CGA conferma il fatto che i vincoli decaduti non comportano una totale libertà di utilizzo dell’area considerata, anzi bloccano in essa qualunque intervento fino a che non venga indicata – da un nuovo Piano – la sua destinazione.

Di nuovo Piano, a Catania, non si parla più, ne sono state approvate le direttive e poi silenzio. Non a caso, a parere nostro; e non soltanto nostro. La vetustà del vecchio Piano offre il pretesto per intervenire sul territorio cittadino in modo arbitrario, compiacendo gli interessi dei privati a scapito di quelli della collettività che perde gli spazi pubblici e le aree destinate a servizi, subendo un danno irreversibile.

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