Non è stata risparmiata dagli incendi l’area che dovrebbe costituire il Parco Monte Po – Vallone Acquicella, ma per fortuna i danni più gravi lo hanno riguardato solo in piccola parte.

Dopo un tempestivo, rapido sopralluogo, se ne è reso conto Pippo Rannisi, delegato Lipu a Catania e principale promotore del costituendo parco, un progetto che ha coivolto un gran numero di associazioni cittadine e che non ha mancato di suscitare l’attenzione dell’Amminsitrazione, rappresentata – durante l’incontro di luglio – dall’assessore Cantarella.

Per proseguire nel percorso di co-progettazione, mercoledì 4 agosto, al Bastione degli Infetti, le associazioni proponenti si sono incontrate per individuare i gruppi di lavoro, che, sulla base delle competenze di ogni associazione e dei singoli partecipanti, si occuperanno di definire meglio l’ipotesi di costituzione del parco e di formulare una proposta di gestione quanto più articolata possibile, per evitare che, nel caso in cui si riesca a realizzarlo, il parco venga poi lasciato in stato di abbandono.

Di competenze, fra i partecipanti, ne sono emerse tante, a partire da quella più strettamente tecnica del presidente della sez. Sicilia orientale della Associazione idrotecnica italiana, Salvatore Alecci, il quale ha illustrato il percorso dell’Acquicella, un corso d’acqua a cui competerebbe non la denominazione di vallone ma quella di fiume.

Parco Monte Po -AcquicellaL’Acquicella, infatti, non ha regime torrentizio ma fluisce tutto l’anno, arricchito anche da risorgive di acque sotterranee. Tombato in vari tratti e irregimentato, in altri segmenti, da argini in calcestruzzo, che non sono la soluzione più adatta per un corretto fluire delle acque, riece a scorrere in alcuni tratti con acque ancora limpide, dimostrando una notevole capacità di autorigenerarsi e ripulirsi dagli scarichi di liquame che purtroppo riceve.

Un corso d’acqua, quindi, non correttamente gestito e che andrebbe rinaturalizzato e restituito alla sua funzione e alla sua bellezza. Andrebbe anche, forse innanzi tutto, riscoperto dai catanesi, la gran parte dei quali lo conosce poco e male, quando non lo sconosce del tutto.

Un problema diffuso quello della scarsa conoscenza del proprio territorio da parte dei catanesi, un problema non indifferente che sta alla base dello scarso senso di appartenenza e quindi della mancanza di cura che i nostri concittadini per lo più dimostrano nei confronti del contesto ambientale oltre che di quello architettonico.

Questa preoccupazione è emersa anche nel corso dell’incontro, non sotto forma di critica sterile o di atteggiamento rinunciatario, ma in un’ottica costruttiva. Da qui la proposta di lasciare molto spazio al lavoro di sensibilizzazione delle comunità locali, creando occasioni di incontro con gli abitanti dei quartieri più vicini al perimetro del parco, coinvolgendo le istituzioni presenti nell’area, in particolare le scuole, e organizzando iniziative tese a far conoscere la bellezza dei luoghi e far comprendere la funzione che il parco potrebbe svolgere nel miglioramento della qualità di vita della popolazione, dal punto di vista della salute, degli spazi dedicati ai giovani e meno giovani, delle possibilità di godere del contatto con la natura, etc.

Proprio l’esperienza drammatica degli incendi di questi ultimi giorni potrebbe costituire un punto di partenza per far cogliere il valore della cura di tutto ciò che è patrimonio collettivo, una sollecitazione particolarmente significativa perché espressa in un luogo, il bastione degli infetti, che è stato recuperato alla città proprio da una associazione, il Comitato antico corso, che ha continuato e continua ad averne cura.

Parco Monte Po
L’area del Parco che si vorrebbe realizzare ha dimensioni ampie e una grande ricchezza e varietà di ambienti e di manufatti, di cui alcuni partecipanti all’incontro hanno segnalato interessanti esempi. Non solo vegetazione, fauna ed habitat di notevole interesse, ma anche antiche masserie, piccoli acquedotti, strutture militari del periodo bellico, siti archeologici ed edifici sacri, risalenti a differenti periodi storici.

Come procedere se non a partire da una analisi della situazione di fatto, e quindi da una verifica dello stato delle cose, compresa la presenza di discariche, in parte già accertate?

Una ricognizione da compiere in una sorta di megagruppo, dentro cui singoli ed associazioni lavoreranno sulla base dei rispettivi interessi e competenze.

Altre tematiche da non sottovalutare, e che si è deciso di affrontare, sono quelle relative alle politiche urbane ambientali, una dicitura che comprende lo studio delle destinazioni urbanistiche, l’individuazione degli assetti proprietari, con relativi problemi anche giuridici, l’ individuazione delle possibili fonti di finanziamento, ma anche altri aspetti amministrativi, compresa la ricerca delle ragioni per cui non sia stato realizzato il parco di Monte Po già previsto dal Piano Piccinato del 1964.

Il progetto attuale lo recupera e lo estende, fino a collegarlo all’esistente Boschetto della Playa, per giungere alla foce dell’Acquicella e quindi al mare.

Un altro tema di cui è stata riconosciuta la centralità, collegato a tutti gli altri, è quello della comunicazione. Una comunicazione che dovrà passare dai media, a partire da quelli attualmente gestiti dalle associazioni aderenti, non solo Argo ma anche Il Papavero rosso, ma che dovrà prevedere momenti di ampio confronto pubblico. Non solo gli incontri con le comunità locali, di cui dicevamo, ma anche la prospettiva di convegno cittadino che porti all’attenzione di tutta la città l’importanza di questo progetto.

E’, infatti, fondamentale che la città ne sia messa al corrente e che possa seguire costantemente il percorso che verrà compiuto per realizzarlo, venendo informata delle difficoltà che emergeranno così come degli eventuali risultati via via ottenuti.

Anche perché, oltre che delle comunità locali che vivono a ridosso dell’area individuata, questo parco è pensato per essere un polmone di tutta la città, e bisogna far sì che essa lo possa sentire suo.

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