Il contrasto tra l’abbondanza e la penuria è stridente.

Da una parte le signore che riempiono i carrelli del supermercato con una quantità inverosimile di roba che in buona parte andrà buttata, dall’altra le donne di un villaggio africano che pestano chicchi di cereali per ricavarne farine da cucinare con poche erbe raccolte.

Ci sono tanti particolari che colpiscono nelle immagini di questo documentario, la rappresentazione del ‘dio supermercato‘ con la sua profusione di cibi che invita all’acquisto, al di là delle nostre reali esigenze; la quantità di alimenti che finiscono nei bidoni della spazzatura, in gran parte ancora in buono stato; la ricerca e il trasporto dell’acqua che impegna le donne dei villaggi africani; gli insetti sul volto dei bambini che non possono essere curati; i maiali alimentati con mangimi che potrebbero sfamare le persone e non più con gli scarti, come si faceva una volta.

E poi l’assurdo dei frutti e delle verdure rifiutati perché non hanno la forma o le dimensioni che li rendono accettabili sul mercato, con conseguente crisi degli agricoltori, mentre 800 milioni di persone soffrono la fame dall’altra parte del mondo.

La preoccupazione che non ci sia cibo suffieciente per tutta l’umanità si rivela falsa e ipocrita se pensiamo che un terzo del cibo prodotto al mondo viene sprecato.

In questo video ce lo spiega Tristam Stuart, scrittore e docente all’Università di Cambridge, promotore in Europa del freeganismo, un movimento contro gli sprechi alimentari nato negli USA.

I suoi adepti si nutrono di quello che recuperano dai bidoni della spazzatura di supermercati, ristoranti e negozi alimentari, con l’intento di boicottare la grande distribuzione e protestare contro “l’ingiustizia e la stupidità” che sono alla base delle disuguaglianze, figlie dello spreco,

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