Se oggi Haiti è uno dei più poveri al mondo, il più povero dell’America Latina, con l’80% della popolazione che vive sotto la soglia della povertà, non è solo perché viene periodicamente colpito da gravi calamità naturali come i terremoti (l’ultimo qualche giorno fa) e gli uragani.

Pesa su Haiti il retaggio di un passato coloniale che ha condizionato pesantemente la sua storia.

Colonia francese, fu destinata a soddisfare soprattutto il bisogno di zucchero degli europei, e alla produzione di zucchero, oltre che quella di caffè, furono destinate le piantagioni in cui lavoravano schiavi africani, falcidiati in gran numero dalla malaria e dalla febbre gialla e continuamente sostituiti da nuovi arrivi.

Nella notte tra il 22 e il 23 agosto 1791, a Saint-Domingue, che poi riprese l’antico nome di Haiti, un’insurrezione armata di schiavi e neri liberi diede avvio ad un processo di emancipazione che portò rapidamente alla abolizione della schiavitù, la prima al mondo, e alla proclamazione dell’indipendenza.

Nasceva così, nel 1804, la prima repubblica nera indipendente.

In questo arco di tempo, in Francia, la rivoluzione, che aveva approvato, nel 1789, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, non applicata tuttavia nelle colonie, aveva lasciato il posto all’impero napoleonico e poi alla restaurazione borbonica.

Non stupisce, quindi, che lo stato francese non volesse inzialmente riconoscere l’indipendenza della colonia di Saint-Domingue. La accettò soltanto nel 1825, a condizione che fosse pagata una ‘indennità’ di 150 milioni di franchi d’oro, pretesa dietro minaccia di invasione militare da parte di una flotta di navi di guerra già pronte al largo della capitale Port-au-Prince.

Il debito contratto con la Francia, una cifra enorme, gravò pesantemente sul nuovo stato e ne minò lo sviluppo economico e la stabilità politica. Anche se venne ridotto poi a 90 milioni di franchi, la sua entità rimaneva esorbitante, tanto che venne estinto solo nel 1947.

Quest’immane debito, che impoverì il paese, si aggiunse alle altre ricadute del dominio coloniale, tra cui la distruzione dell’agricoltura di sussistenza, sostituita dalla produzione di caffè e zucchero per l’estero.

Le conseguenze si possono riconoscere anche nelle vicende che hanno caratterizzato la storia politica successiva di Haiti, segnata da colpi di stato e dittature militari, travagliati tentativi di gestione democratica, come nel caso della complessa vicenda di Jean-Bertrand Aristide, fino al recente assassinio del presidente Moise.

Al controllo economico da parte di potenze straniere si è aggiunto, in diverse fasi, l’occupazione militare da parte degli Stati Uniti.

Oggi Haiti, per qualche giorno, occupa le prime pagine dei giornali, proviamo a non dimenticarcene non appena le immagini di quest’ultima tragedia scompariranno dai media.

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