Due progetti e un buco nell’acqua. Si può riassumere così la vicenda, finita male, dei due progetti di asilo nido presentati dal Comune di Catania per concorrere al bando di gara contenuto nell’Avviso pubblico del marzo 2021.

Un bando per “mettere in sicurezza o costruire nuovi asili nido, scuole per l’infanzia e centri polifunzionali per i servizi alla famiglia”, in risposta ad una necessità avvertita in tutto il paese e particolarmente nelle zone svantaggiate in cui soprattutto gli asili sono insufficienti e talora assenti del tutto.

Già la legge di bilancio n.160 del dicembre 2019 aveva previsto la creazione di un Fondo con una “dotazione pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2021 al 2023” più 200 milioni per ciascuno degli anni dal 2024 al 2034, con l’obiettivo aggiuntivo, ed esplicitamente dichiarato, di dare la priorita’ alle aree svantaggiate del Paese e alle periferie urbane, per “rimuovere gli squilibri economici e sociali esistenti”.

Con il Decreto del Presidente del Consiglio del dic 2020 si stabilivano le modalità di presentazione dei progetti ed i criteri per ammetterli al finanziamento, e si arrivava così all’Avviso pubblico di cui sopra, in cui si ventilava la possibilità che i progetti selezionati potessero essere “eventualmente inclusi nel Piano per la ripresa e la resilienza nazionale”

Probabilmente era già chiaro che i soldi messi a disposizione dalla legge 160 non erano sufficienti per venire incontro al fabbisogno nazionale, e infatti il Decreto Dipartimentale del 2 agosto 2021 conferma che i progetti ammessi a finanziamento “sono inclusi nel Piano nazionale per la ripresa e la resilienza” (art.5)

Se questo è il primo bando di gara del PNRR, al di là di tutti i discorsi su progettazioni di ampio respiro, sorge il dubbio che le sue risorse vengano utilizzate per puntellare programmi già avviati, volti a recuperare – come in questo caso – la progressiva perdita di servizi essenziali a cui ci siamo auto-condannati tagliando sui servizi piuttosto che su altre spese, comprese quelle militari

Torniamo al caso di Catania, dove la carenza di asili nido è gravissima e dove sarebbe spontaneo immaginare un’Amministrazione alacremente al lavoro per preparare i progetti (due progetti al massimo per ogni Comune) con cui partecipare al bando.

I dati in nostro possesso raccontano, però, un’altra storia. La scadenza del bando è fissata alle ore 15 di giorno 21 maggio. La Giunta si riunisce e delibera i progetti da presentare alla vigilia della scadenza, giorno 20. E i progetti arrivano a destinazione un paio di ore prima delle fatidiche ore 15

Non è tutto, entrambi sono ancora allo stadio di ‘progetto di fattibilità tecnica ed economica’, e ad essi sarà quindi attribuito il punteggio più basso, 4 punti invece che gli 8 assegnati ai progetti definitivi, o i 15 previsti per i progetti esecutivi

Dalla data del bando sono trascorsi quasi due mesi, non è chiaro cosa sia stato fatto in questo lasso di tempo. Da documenti si evidenzia, piuttosto, che il progettista di uno dei due interventi, l’architetto Giuseppe Pennisi, dipendente del Comune, è stato nominato in data 14 maggio, una settimana prima della scadenza del bando. Per l’altro intervento, recuperato da un vecchio progetto, non è indicato nessun progettista.

E veniamo al contenuto dei due progetti, un asilo nido in via Carlo e Nello Rosselli e una scuola materna in viale Nitta, a Librino

L’asilo nido di via Carlo e Nello Rosselli è destinato ad ospitare 45 bambini, 9 ‘lattanti’ e 36 ‘divezzi’. L’area prevista per realizzarlo è quella adiacente alla Scuola Media Majorana di via Beccaria, destinata dal “PRG vigente” a sevizi pubblici (zona L). Una nota, quest’ultima, per noi apprezzabile, perché riconosce la validità del Piano Regolatore del 1964 ed è in contrasto con la tendenza di molti recenti interventi della direzione urbanistica che tendono ad ignorare o addirittura a negare questa realtà.

L’altro progetto prevede la realizzazione di una scuola materna in viale Nitta, un intervento – come leggiamo nella relazione – già previsto nel Piano triennale delle opere pubbliche del 2012, ma rimasto comunque a livello di progetto di fattibilità

Che si tratti di un vecchio progetto è reso evidente da vari particolari, non ultimo il riferimento al fatto che “l’Amministrazione sta provvedendo alla urbanizzazione del quartiere completandone la viabilità e realizzando le relative reti di servizi (fognante, idrica, elettrica, telefonica…)”, servizi di cui Librino è ormai dotato da decenni.

Appare evidente anche la confusione tra tipi di scuola (in passato denominati diversamente), visto che si parla di scuola materna (che sarebbe destinata a bambini tra i 3 e i 6 anni) ma si specifica che potrà accogliere 15 ‘lattanti’ e 25 ‘divezzi’, le tipologie di bambini ospitati negli asili nido

Particolari ormai del tutto irrilevanti perché nessuno dei due progetti è stato ammesso a finanziamento. Non li troviamo, infatti, nell’allegato 3 (link), in cui sono elencati i progetti che hanno ottenuto il punteggio necessario per essere finanziati

Tra le voci che hanno contribuito a determinare il punteggio di tutti progetti, provenienti da ogni parte d’Italia, ne troviamo una che pone un problema di carattere generale, che esula dalle responsabilità – pur evidenti – della nostra Amministrazione: il cofinanziamento

E’ previsto, infatti, che venga attribuito un punteggio aggiuntivo ai progetti cofinanziati dall’ente locale. Un cofinanziamento improponibile per un comune come il nostro, senza un euro e in dissesto, ma molto difficile da attuare per molte amministrazioni del Sud, mediamente più povere di risorse

Vengono così tradite le previste finalità di riduzione dei divari territoriali e di rimozione degli squilibri economico-sociali, che troviamo citate in tutti documenti programmatici, dalla legge 160 al PNRR. Chi ha maggiori risorse e può cofinanziare verrà infatti premiato, mentre chi non ha le risorse per il cofinanziamento verrà penalizzato. Dove sta, allora, la priorità da attribuire ai più disagiati

C’è da dire che molte volte all’impoverimento degli enti locali, Catania compresa, hanno contribuito non solo la minore quantità di risorse attribuite da Stato e Regione, ma anche l’incapacità o la disonestà degli amministratori, che purtroppo la città stessa aveva scelto e non aveva controllato.

Chi paga per le ricadute di questa somma di fattori sono i cittadini, privati dei servizi essenziali. E se si vuole davvero prendere in considerazione un intervento che dia priorità alle regioni svantaggiate in vista di un riequilibrio economico-sociale, bisogna che alle parole seguano i fatti e che vengano studiati appositi provvedimenti

L’istruzione, a partire da asili nido e scuola dell’infanzia, è uno degli ambiti che può maggiormente contribuire allo sviluppo economico-sociale dei territori disagiati. Questa vicenda che abbiamo raccontato ci appare, quindi, preoccupante perché conferma il timore che stiamo perdendo un treno essenziale per la ripresa cittadina, e meridionale in genere.

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