Da qualche tempo assistiamo ad una riduzione preoccupante del numero di animali selvatici, volatili, piccoli mammiferi, rettili, che fino a poche decine di anni fa popolavano le nostre campagne. Inquinamento, incendi, il cambiamento climatico in atto, l’urbanizzazione che avanza, queste alcune delle cause ben note a tutti.

Ogni anno, tuttavia, puntuale si apre la stagione della caccia, che accompagna l’uomo dall’alba dei tempi, ma appare oggi davvero anacronistica. In questa estate ‘di fuoco’ la caccia, in Sicilia, è stata al centro di un vero e proprio contenzioso tra la Regione e un gruppo di associazioni scese in campo contro il calendario venatorio che ha anticipato l’apertura della caccia proprio nel momento in cui, a causa degli incendi, veniva dichiarato lo stato di crisi e di emergenza.

Torna sull’argomento, con un un taglio molto personale che offre importanti spunti riflessione, una giovane amica che ha adottato una cucciolata di leprotti. Non sapeva ancora che un nuovo intervento del TAR di Catania avrebbe confermato, in data 7 settembre, la sospensione fino al 2 ottobre.

Mai come quest’estate sulla chat della nostra associazione di trekking c’è stato un rincorrersi di commenti allarmati, indignati, addolorati, per le notizie dei continui incendi che hanno devastato oasi, monti, boschi e coltivazioni

Le foto postate di alberi carbonizzati e carcasse di animali bruciati non hanno certo contribuito a sollevare il morale di noi tutti, già provato dalle giornate roventi, dalla siccità e dalle tonnellate di terra lavica che implacabile l’Etna ha eruttato sui paesi pedemontani fino al mare.

Già dall’11 di agosto, 8 Associazioni ambientaliste ed animaliste si sono appellate al presidente Musumeci e agli assessori all’ambiente e all’agricoltura Cordaro e Scilla per chiedere di fermare la riapertura della stagione venatoria, stabilita con i due decreti del 26 luglio e del 24 agosto, per il primo di settembre.

L’idea era di risparmiare quel che della fauna selvatica fosse scampato alla siccità ed al fuoco. L’appello viene ignorato. Fioccano i commenti sulla chat, tra chi spera e chi invece è scettico.

Poi, lo stesso giorno della prevista riapertura, ecco la notizia tanto attesa: quello che non ha voluto fare la politica, lo ha fatto la magistratura: il TAR di Catania ha accolto l’appello e ha sospeso l’apertura della caccia “ almeno fino al primo ottobre”

Le associazioni giubilano e così tutti i commentatori della chat, ma mentre esprimiamo la nostra soddisfazione, ci arrivano chiarissimi alle orecchie i rumori degli spari a spegnere ogni entusiasmo…e allora che cosa è successo.

È successo che il divieto è arrivato quatto quatto a notte fonda e, si sa, i cacciatori escono prima dell’alba e senza aver aspettato i giornali.
Nello smarrimento generale, c’è chi scrive che la sospensione per avere effetto necessita del decreto degli assessori che, poveretti, come tutti, passano la notte dormendo…. Poi c’è chi ci informa che la sospensiva invece opera ipso facto, ma visto l’ora in cui è arrivata, il povero cacciatore non ne poteva sapere nulla e quindi ha potuto sparare con la più tranquilla delle coscienze.
Pazienza, ci diciamo, gli animali che sopravvivono potranno godersela fino al 1 ottobre.

Ma anche il più cauto ottimismo è definitivamente stroncato: la Regione fa marcia indietro e Scilla, che immaginiamo sappia che i cacciatori sborsano ben 700€ l’anno per andarsene in giro a sparare e che votano pure con piacere, con un nuovo provvedimento riapre la caccia.

In conclusione sentiremo sparare tutti i sabati e le domeniche di settembre, per ora solo a colombacci e conigli, (quindi controllate nel carniere di che si tratta). Dal 19 si inaugurerà l’apertura generale della stagione venatoria che si protrarrà fino al 31 gennaio, almeno se resterà ancora qualcosa da uccidere

Le Associazioni sono pronte a trasmettere gli atti alle Procure e alla Corte dei Conti

Noi della chat, affranti, finalmente taciamo. Chi scrive, ed è stata allietata tutta l’estate dalla più bella cucciolata di leprotti mai vista, che ha cercato di dissetare disseminando di vaschette piene d’acqua la campagna, spera ormai solo che i leprotti rimangano all’interno dei confini della zona Parco, ma non sa come avvisarli.

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