Dopo la seconda sospensione decretata dal TAR, il contenzioso tra Regione e associazioni sulla caccia potrebbe dirsi chiuso senza, tuttavia, che nessuno dei problemi del settore sia stato avviato a conclusione.
Con la consueta vivacità torna sull
argomento la nostra giovane amica che vive in campagna e, partendo dall’osservazione dei cambiamenti che nota attorno a sè, non può fare a meno di evidenziare alcune cose che si dovrebbero fare e non si fanno.

Il TAR di Catania, il 7 settembre scorso ha decretato per la seconda volta la sospensione della stagione venatoria. La prima sospensione risale al primo settembre, ed è quella che l’assessore Scilla, ricordiamo, si è affrettato a sconfessare ed annullare con il suo tempestivo provvedimento.

Ora, ci piacerebbe dirvi che l’appassionante tira e molla che ha tenuto desta l’attenzione di tutta l’Italia finisce qui. Ma invece la storia continua, ed ecco che si riaccendono le discussioni sulla chat della mia associazione.

È vero la caccia è sospesa fino al 2 ottobre ma con l’eccezione ( quando si dice l’eccezione è la regola) di sabato 12 e domenica 13 del mese. C’è chi chiede se si possono denunciare i cacciatori dopo domenica 13. Si può, ma tutto quello che vi diranno di fare è andare al commissariato più vicino per sporgere denuncia contro ignoti, praticamente un viaggio a vuoto.

Visto poi che negli articoli apparsi si acclama la “vittoria” degli ambientalisti, c’è chi interviene chiedendosi ragionevolmente che cosa mai avranno da festeggiare, visto che le doppiette sparano e continueranno a farlo da ottobre a gennaio.

Di parere contrario ai più che condannano la caccia, sono due interventi dove si sostiene che la caccia, se correttamente praticata, non causa gravi danni ambientali, anche in considerazione del gran numero di aree protette, e che ormai di animali ce ne sono ben pochi, e per lo più quelli che rimangono, come i colombacci le gazze ladre e i piccioni, arrecano gravi danni all’agricoltura, specialmente ai frutteti.

Effettivamente, chi scrive, è vero che odia sentire gli spari dei cacciatori, ma è altrettanto vero che ha visto anche quest’anno il raccolto di frutta distrutto dall’ingordigia di questi malsani uccelli che soli prosperano e si moltiplicano in campagne altrimenti vuote.

Ed è vero che questa estate le hanno beccato fino all’ultimo acino di uva fragola con la quale l’anno precedente aveva preparato una squisita gelatina.

Con un disequilibrio ambientale così grave, con sempre meno specie animali a popolare le campagne, senza predatori naturali, alcune specie prolificano a dismisura. In più le estati torride e la siccità costringono questi uccelli a cibarsi di frutta sempre più acerba.

Per esempio, la ghiandaia che, come la cugina gazza, si nutre delle uova di decine di specie di piccoli uccelli che, in mancanza di altro, sono diventati sua fonte principale di nutrimento, è responsabile della scomparsa di molti uccelletti che prima allietavano le campagne accompagnando il lavoro nei campi.

Le aree protette con divieto di caccia diventano il rifugio preferito di questi uccelli, ma il Parco dell’Etna non ne rifonde più i danni avendo deciso di negarne l’esistenza.

Non è raro che gli agricoltori, per disperazione, decidano di usare illegalmente esche avvelenate che causeranno la morte anche di insetti, api, farfalle contribuendo ad aggravare lo squilibrio ecologico.

Forse la caccia non risolve il problema, anche perché tra una gazza ladra ed un coniglio tutti sappiamo cosa il cacciatore vorrebbe trovarsi nel piatto

Comunque un’intervento mirato dell’uomo non è detto che sia sempre negativo. Ma fatto senza studi specifici rischia spesso di creare ulteriori problemi. Pensiamo per esempio all’introduzione in Italia del cinghiale ungherese, troppo grosso, troppo prolifico rispetto ai nostri e troppo aggressivo…

Tra le opinioni discordi ci sono fatti comunque ineludibili: c’è sempre meno fauna a cui sparare, non tutti i cacciatori sono corretti, i controlli sono rari, molte specie scompaiono, altre prolificano in maniera abnorme

In realtà ci rimettono tutti, i cacciatori malvisti, gli animali non protetti, gli agricoltori non tutelati. Conseguenze anche di una inesistente politica ambientale, dell’inesistenza di un piano concertato tra enti Parchi, comuni ecc, e di un’etica a pezzi per cui ognuno fa come gli pare.

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3 Responses to “Ancora sulla caccia, nessun problema avviato a soluzione”

  1. Però parlare di uccelli “ingordi e malsani” (???) non è molto scientifico ……. anche orsi e lupi, benché reintrodotti e protetti, se non trovano cibo per il disequilibrio ambientale e vedono il proprio territorio rimpicciolire sempre di più (anche per gli incendi?) DEVONO scendere a valle e approfittare dell’uomo …..

  2. quasi come dire che “meritano di essere giustiziati”….

  3. Amici, grazie per i commenti.
    Le mie righe non avevano ovviamente nessuna pretesa di scientificità, erano solo un riassunto delle diverse opinioni espresse nella mia associazione seguite da qualche mia personale considerazione. Sapevo, scrivendo, che i due aggettivi usati, in questi tempi di tirannia del politicamente corretto, avrebbero potuto indignare, ma confidavo sul fatto che ancora la Natura è libera da queste regolucce e regna indifferente e sovrana. Il corvo non si offende se abbiamo decretato che il suo gracchiare non è all’altezza del canto dell’usignolo, il verme poverino continua a strisciare non toccato dal nostro disprezzo. Questi uccelli comunque sono ingordi e malsani, come la volpe è astuta, la serpe infida ecc… l’uomo non resiste ad attribuire agli animali i propri difetti e qualità. In siciliano vengono chiamati caccarazzi, hanno sempre mangiato di tutto, anche gli escrementi. Questo non toglie che abbiano diritto a vivere a loro modo. Io poi non giustizio nessuno, coltivo in modo biologico, non uso esche avvelenate, diciamo che più che un lavoro è un hobby, visto che lo faccio per nutrire gli uccelli…È bello difendere i diritti degli uccelli e poi andare al supermercato e trovare tutta la frutta che si vuole, è come avere la botte piena e la moglie ubriaca!

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