La promessa è quella di “cambiare radicalmente le abitudini di mobilità dei cittadini” e fare di Catania una città virtuosa per “la sostenibilità ambientale del movimento delle persone.” Come? Realizzando 40 km di piste ciclabili con 8,2 milioni di euro provenienti dai fondi europei dell’Agenda Urbana regionale per lo Sviluppo Sostenibile.

Questa rivoluzione prossima ventura è stata annunciata da un comunicato stampa del Comune dello scorso 24 aprile in cui si dà notizia dell’apertura di un bando di gara con concorso di progettazione in due gradi, come ormai è prassi.

Il comunicato mette in risalto come la preparazione del bando, oltre a coinvolgere Ordini Professionali e ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili), sia anche “frutto di un articolato e costruttivo confronto con le associazioni ambientaliste, dei cicloamatori e il partenariato sociale”.

Il confronto c’è stato, lo riconoscono le stesse associazioni e se ne fa vanto il direttore delle Politiche Comunitarie, Fabio Finocchiaro, ma da qui a parlare di percorso partecipato ce ne corre. Vediamo perchè.

Alle interlocuzione con l’Ente locale le associazioni avevano un bel contributo da portare, un progetto a cui lavoravano da tempo, con percorsi ciclabili che collegano non solo il centro alle periferie (compreso Librino e l’aeroporto) ma anche Catania ad alcuni comuni limitrofi come Acicastello e Misterbianco.

L’Amministrazione ha ampiamente utilizzato questo progetto, anzi possiamo dire che lo ha fatto proprio, come si vede dalla delibera di Giunta (n.90) del 13 luglio 2020.

Di diverso, rispetto alla proposta delle associazioni, c’è soprattutto il grosso taglio, incomprensibile e ingiustificabile, del percorso da piazza Europa al Faro. Anche se corre voce che sarà recuperato con altro finanziamento, di concreto al momento non c’è nulla.

Arrivato dopo una fase di silenziosa gestazione (tra la delibera e l’annuncio del bando trascorrono nove mesi!), il bando prende di sorpresa le associazioni, ormai riunite in un organismo collettivo, Catania Mobility Lab, che chiede l’inserimento di uno o due rappresentanti nelle commissioni giudicatrici di primo e secondo grado. In alternativa chiede che venga almeno riconosciuto a qualche rappresentante il ruolo di ‘osservatore’.

La richiesta cade nel vuoto. L’amministrazione non ha più bisogno delle associazioni, ne ha “gradito” le proposte ma nella fase delle decisioni operative (per ora i concorsi e la scelta del vincitore, più avanti l’affidamento e la gestione dei lavori) preferisce evidentemente tenerle a distanza. Anche un “osservatore” potrebbe essere scomodo.

Sullo strombazzato processo partecipato cala precocemente il sipario, nonostante che la collaborazione tra Comune di Catania, Ordini e associazioni sulle piste ciclabili sia stata premiata tra le Best Practices del Forum Ecosistema Urbano dello scorso 28 ottobre a Milano.

Intanto le commissioni giudicatrici hanno lavorato al primo e al secondo grado del concorso: tra un paio di giorni, l’uno ottobre, dovrebbe essere pubblicata la graduatoria definitiva con proclamazione del vincitore.

Nel frattempo la Commissione ha pubblicato una Comunicazione ai concorrenti con alcune ‘raccomandazioni che ci hanno lasciato perplessi.

Leggiamo, ad esempio, che “si dovranno limitare al massimo le percorrenze ciclabili sui marciapiedi e lungo le corsie preferenziali dei bus”.

L’idea di un, sia pure ridotto, utilizzo dei marciapiedi per le piste ciclabili ci sembra assolutamente inopportuna. Era esclusa nella proposta delle associazioni e non è contemplata dal codice della strada. Basterebbe, d’altra parte, il buon senso: nell’ottica di una mobilità dolce non è coerente che si tolga spazio ai pedoni, è preferibile, eventualmente, toglierlo alle automobili.

Altra raccomandazione della Commissione è quella di estendere l’intervento ad altre zone ad alta domanda di mobilità dolce, “prima tra tutte il complesso Universitario di Santa Sofia”. Quest’occhio di riguardo per la Cittadella e il mondo universitario (peraltro coinvolto nella pianificazione) non ci piace. Se un’estensione deve esserci, deve considerare le scuole di ogni ordine e grado e anche gli uffici più frequentati, per rendere possibili gli spostamenti casa-scuola e casa-lavoro in modalità ‘dolce’.

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3 Responses to “Rete ciclabile a Catania, il percorso non è partecipato”

  1. Sì la bici è trendy ed è fantastico scorrazzare per corso Italia o la scogliera a cavalcioni di una leggerissima meraviglia in lega di non so che… ma sinceramente quante persone sono in grado di andarsene al lavoro in bici? Gli operai i falegnami gli idraulici chiunque abbia con se utensili pesanti o ingombranti? Le mamme con più figli piccoli da accompagnare a scuola? Le persone più avanti con gli anni che la bici non la vedono da quando avevano 10 anni? Le persone che non godono di ottima salute, cardiopatici con problemi articolari obesi ecc ecc
    Quelle che abitano in quartieri che niente collega alla città, con voragini stradali, poca illuminazione? O i tantissimi che calano dai paesi etnei e poi una volta in città hop e come la zucca di cenerentola hanno la macchina che si muta in bici?
    I ragazzi e non solo loro potrebbero riscoprire i piedi: dotazione gratuita, economicissima, ecologica al massimo, altamente socializzante e benefica per la salute. I piccoli i servizi di pulmini, invenzione già da tempo adottata in altre città, benefica soprattutto per i genitori ….Una campagna a favore dei mezzi pubblici ci vorrebbe poi, educativa e non solo. Visti i tempi se ne dovrebbero occupare i bravi pubblicitari, o i così detti influencer, per far si che prendere il bus diventi altrettanto glamour della pedalata in bicicletta

  2. se le persone che non sono cardiopatiche o troppo avanti negli anni o non abitano in un paese etneo né devono trasportare attrezzature troppo ingombranti (ma sono davvero così tante?) avessero dei percorsi sicuri e adatti, tali da poter usare la bici quotidiananamente per andare al lavoro o a scuola (come del resto accade in altre città italiane), il traffico automobilistico sarebbe alleggerito e più scorrevole, e anche gli autobus circolerebbero meglio, con vantaggi per tutti, così evidenti da poter fare a meno di influencer

  3. Ma sì non ho nulla contro ciclisti e piste ciclabili, volevo solo dire che un serio piano di mobilità sostenibile non può basarsi su questo. È un po’ come voler cominciare a fare una torta partendo dalla ciliegina!

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