Sull’accesso di veicoli al versante ovest dell’Etna, autorizzato dal direttore del Parco, si sono già espresse in modo critico un gruppo di associazioni preoccupate per lo sconvolgimento che minaccia l’area meglio conservata e più ricca di ecosistemi e specie faunistiche dell’intero Parco.

Con una lettera, che Argo ha pubblicato, le associazioni hanno chiesto alla Regione di negare il proprio consenso al provvedimento non rendendolo esecutivo.

Nonostante le dichiarazioni rassicuranti con cui il presidente del Parco ed i sindaci dei Comuni di Bronte e Maletto hanno risposto alle associazioni minimizzando l’impatto che i mezzi motorizzati avrebbero sull’area, le preoccupazioni degli ambientalisti e dei appassionati della ‘montagna’ non si sono placate.

Due giorni fa, in data 7 ottobre 2021, si è aggiunta alle altre la voce di Etnaviva, associazione per la cultura del territorio, aderente alla Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta (FIAB).

Rivolgendosi direttamente al presidente dell’Ente Parco, il consiglio direttivo dell’associazione espone la propria contrarietà nei confronti del provvedimento, lamentando innanzi tutto che sia stato reso noto mettendo le associazioni “davanti al fatto compiuto senza poter proporre alcuna modifica” o sottoporre “l’accordo tra l’Azienda e i Comuni di Bronte e Maletto” ad “opportuna analisi scientifica”.

Gli studi scientifici sull’ambiente etneo, sulla sua biodiversità e sulle sue risorse naturali, non solo ecologiche ma anche economiche e sociali, andrebbero, invece, secondo l’associazione, opportunamente stimolati

Pretestuosa appare, inoltre, agli scriventi, la giustificazione addotta per motivare l’autorizzazione all’accesso dei veicoli, vale a dire la possibilità di consentire a persone anziane o con deficit fisici di godere delle meraviglie del territorio.

A dimostrazione di come sia possibile una fruizione rispettosa dell’ambiente naturale anche per chi ha deficit motori o disabilità, nella lettera aperta vengono citati esempi noti, tratti da quotidiani on line, di escursioni a piedi o con mezzi non motorizzati da parte di persone con varie tipologie e diversi livelli di disabilità.

Il che non esclude – a parere di Etnaviva – la possibilità di organizzare ‘on demand’, per persone con deficit fisici, alcuni accompagnamenti a quote elevate con veicoli ibridi. Una soluzione ben diversa da quella di programmare corse giornaliere per un massimo di 120 persone (sic!),

Il turismo di cui l’Etna dovrebbe essere meta è quello “motivato” e consapevole, quello più adatto a cogliere il valore di un luogo “assurto a patrimono dell’umanità”, con la sua flora, la sua fauna, la sua “cultura rurale, contadina e della pastorizia che ha caratterizzato nel tempo il rapporto tra il siciliano e il vulcano”, come scrivono gli autori della lettera.

Per contrastare il turismo distratto, “mordi e fuggi”, per far meglio conoscere e godere dell’Etna, si potrebbe fare ben altro, secondo il direttivo di Etnaviva. Si potrebbe, ad esempio, migliorare l’informazione sul web e sui social media, approntare carte escursionsitiche/turistiche di facile utilizzo e reperimento, supportare l’uso della e-bike, destagionalizzare la fruizione turistica (imperniata sui mesi estivi) organizzando passeggiate con ciaspole e sci da fondo, e via discorrendo.

Viene, inoltre, osservato come l’iniziativa “non porterebbe ricchezza ai comuni stessi se non il guadagno del solo gestore del servizio che si aggiudicherò la gara”. A meno che non si mettano in atto strategie di coinvolgimento con attività locali.

Sulla base di queste considerazioni, l’associazione chiede una “revisione dell’accordo stipulato dal Parco dell’Etna con i comuni di Bronte e Maletto, nonché un tavolo tecnico-scientifico con le associazioni di rilievo locale, regionale e nazionale per l’effettiva valutazione dell’impatto ambientale di quanto progettato” e delle ricadute negative che il transito dei mezzi avrebbe su escursionisti, ciclisti, fantini rispettosi dell’ambiente.

Leggi il testo integrale della lettera aperta

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