Demolito il palazzo delle Poste di viale Africa ed approvato il progetto degli Uffici Giudiziari che dovrebbero sorgere al suo posto, mentre si completa senza fretta la rimozione delle macerie, è sempre più visibile, al di là delle transenne, lo spettacolo del mare.

Inevitabile, ancor più di prima, immaginare la bellezza del parco che potrebbe sorgere in quell’area, lasciata libera da ogni cementificazione.

Catania ne guadagnerebbe nel suo rapporto con il mare e si arricchirebbe di nuovo verde, evitando i probemi di intasamento del traffico che minacciano quella parte della città qualora – come ormai sembra scontato che accada – vengano lì collocati i nuovi Uffici, che richiameranno un altissimo numero di utenti, anche da fuori città e da fuori provincia.

Superato, con apposita delibera del Consiglio Comunale, l’ostacolo della conformità urbanistica, che era assente, come diverse associazioni avevano denunciato , è infatti ancora valida l’obiezione che riguarda l’opportunità della scelta di quest’area.

E’ vero che gli Uffici Giudiziari sono necessari per smettere di pagare affiitti esosi e concentrare le attività oggi disperse in varie zone cittadine, ma la scelta della collocazione poteva essere diversa, e poteva privilegiare – ad esempio – un’area come quella di Librino, facilmente raggiungibile da tutte le direzioni senza intasare la circolazione urbana, già critica, nella zona di viale Africa.

Con un di più, offrire una importante possibilità di inclusione ad una periferia che continua ad essere emarginata nonostante i proclami.

E’ mancata la volontà per compiere una scelta innovativa e lungimirante, oltre che allineata a quelle di molte città europee che stanno spostando in periferia uffici e centri direzionali.

Ma le sorti della battaglia contro l’edificazione dei Nuovi Uffici in viale Africa, per altro su spazi non adeguati a tutte le necessità, non sono tuttavia ancora decise.

E’ infatti pendente un ricorso al Tar, presentato dall’Osservatorio delle Politiche Urbane e – a titolo personale – da alcuni esponenti del Movimento Cinque Stelle, deputati regionali e consiglieri comunali, per ottenere l’annullamento sia del decreto dell’Assessorato Regionale sia della delibera del Consiglio Comunale, che hanno autorizzato la realizzazione dell’opera senza rispettare tutti gli obblighi di legge previsti dalla procedura, come si evince dalla lettura del ricorso.

I ricorrenti chiedono anche l’annullamento dell’atto con cui la stazione appaltante è stata trasferita da un organo dello Stato, il Provveditorato Opere Pubbliche Sicilia e Calabria, ad un Dipartimento regionale e, di fatto, al Genio Civile di Catania.

Se venisse dichiarato nullo questo documento, ottenuto con richiesta di accesso agli atti e rivelatosi mancante di data e firme, sarebbero invalidati tutti gli atti successivi, perché non sarebbe legittimato il passaggio di competenze al Genio Civile.

In attesa che il Tribunale Amministrativo discuta la questione nei suoi vari aspetti e prenda una decisione, i ricorrenti hanno chiesto anche, in via cautelare, la sospensiva dell’efficacia dei provvedimenti, vale a dire il blocco di tutta la procedura.

Sulla sospensiva il Tar si è già pronunciato qualche giorno fa. L’ha rigettata, in data 20 ottobre, perché non ha riconosciuto che ci fossero “ragioni di urgenza”, dato che la gara per l’affidamento dell’appalto non è stata ancora indetta.

Nella stessa pronuncia il Tribunale ha fissato la data dell’udienza di merito, in cui il ricorso verrà discusso, il 12 maggio 2022.

Una data ravvicinata, se consideriamo i tempi lunghi della giustizia amministrativa. Non dovremo, quindi, attendere molto per conoscere la decisione dei giudici e capire quali sviluppi avrà questa vicenda.

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