Il fatto è di dominio pubblico: ieri, mercoledì, una parte del tetto del corridoio centrale del Liceo Boggio Lera di Catania è crollata, fortunatamente prima dell’apertura della scuola.

Paura sì, stupore no. Non solo perché quello che ospita il Boggio Lera è un edificio settecentesco collocato al centro della Città, ma perché va ricordato che i 2/3 degli edifici scolastici italiano sono stati costruiti prima del 1976, e quindi rispondono a criteri di sicurezza decisamente sorpassati.

A maggior ragione sarebbero necessari controlli periodici delle strutture o delle loro parti più critiche, e verifiche tempestive nel caso di segnalazioni degli utenti. E in questo caso le segnalazioni ci sono state.

Boggiolera - crollo del tetto

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La scuola, tramite il Dirigente Scolastico, aveva più volte, nel corso del tempo, segnalato alla Città Metropolitana, che ha attualmente la competenza che era della Provincia, la necessità di intervenire per verificare lo stato dei luoghi ed individuare gli eventuali interventi manutentivi necessari.

Nulla di ciò è avvenuto. Così come nulla si è mosso per la richiesta relativa alla palestra della succursale Grassi, che da diversi anni non è agibile e di cui, conseguentemente, è precluso l’uso.

Circa venti anni fa, sempre al Boggio Lera, subito dopo un intervento di ristrutturazione, crollò una piccola porzione di tetto in un’aula. Un altro ‘fortunato’ preavviso di cui si sarebbe dovuto far tesoro ispezionando a tappeto lo stato di conservazione delle strutture, in particolare quelle lignee, e la loro adeguatezza.

In quel caso docenti e genitori presentarono una denuncia presso il Tribunale di Catania che, però, rimase lettera morta.

Nel caso odierno la situazione degli edifici cittadini è stata messa a dura prova anche dai recenti eventi atmosferici e questo avrebbero suggerito/imposto una verifica a tappeto di tutte le strutture scolastiche.

Ora un’intera ala della scuola (circa 20 classi) è stata dichiarata inagibile e potrà essere nuovamente utilizzata solo dopo adeguati interventi straordinari ed immediati per garantire il diritto allo studio, nella sicurezza.

Difficile essere ottimisti perché purtroppo siamo in presenza di un’Amministrazione che ha già dimostrato di essere inerte in varie questioni della vita cittadina, e che è stata preceduta a sua volta, e da decenni, da altre amministrazioni anch’esse quanto meno distratte.

Oggi non si può nemmeno accampare a pretesto e giustificazione l’assenza di risorse economiche, perché in varie forme, dai fondi europei di sviluppo regionale a quelli del PNRR, i soldi ci sono anche se ci vogliono progetti adeguati in grado di catturarli. Soprattutto ci vuole una ‘visione’ che abbia a cuore i veri bisogni della collettività e si basi sull’analisi delle priorità da soddisfare.

Non vorremmo che, passato il primo momento di attenzione mediatica, la gravità di quanto accaduto al Liceo Boggio Lera restasse priva di conseguenze, senza nessun radicale cambiamento nella gestione dei problemi della sicurezza, che riguardano, purtroppo, tantissime scuole catanesi.

Intanto la comunità scolastica, per il tramite dell’organo che la rappresenta (il Consiglio di Istituto) ha richiesto un incontro urgente alla Prefettura di Catania, perché quest’ultima Istituzione vigili e garantisca soluzioni “tampone” (il reperimento delle aule necessarie per proseguire l’anno scolastico), ma, soprattutto, l’inizio immediato dei lavori per mettere in sicurezza l’Istituto, a partire dal corridoio centrale.

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4 Responses to “Il crollo al Boggio Lera e la cattiva amministrazione pubblica”

  1. Credo sia necessario anche capire come mai il dirigente ha consentito l’ingresso degli alunni a scuola nonostante il crollo.

  2. Lo ricordo quel crollo di venti anni fa.Perche’ ci meravigliamo quando accadono eventi prevedibili? E’ prevista una manutenzione? Non viene fatta? La conseguenza e’ normale e naturale. Mi sembra come meravigliarsi che l’auto senza fare benzina prima o poi si fermi.

  3. Smettessero di giocare a Risiko con i grandi contenitori ex ospedalieri e passassero all’utilizzo temporaneo degli edifici del Vittorio Emanuele. È una parte fondamentale delle richieste delle associazioni; dal Comitato popolare Antico Corso alla rete D’OVE ripensare la città. Edifici che fino alla dismissione dono stati sottoposti a controlli e verifiche continue e seppur datati, più recenti di quelli settecenteschi. Rimane comunque fermo il giudizio che in questa città non si opera e non si progetta sui bisogni, ma sui sogni, non sempre onesti di chi governa.

  4. Il problema è che le strutture scolastiche sono precarie, ad ogni allerta meteo vengono chiuse e dobbiamo sperare che non crollino e i nostri figli percepiscono questa precarietà. I centri commerciali invece sono sempre perfetti, non chiudono, non crollano, il consumismo da certezze. E anche questo i nostri figli lo percepiscono

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