Se l’Urbanistica, nelle persone dell’Assessore e del Direttore, liquida come false le segnalazioni di illegittimità senza entrare nel merito o fornire spiegazioni, se il sindaco non risponde alle lettere e alla richieste dei cittadini nonostante sia stato direttamente interpellato, se l’Assessorato Regionale al Territorio rinuncia ai propri compiti di supervisione e sorveglianza e non dà conto né del proprio operato né del proprio silenzio, cosa deve fare il cittadino o un’associazione che abbia a cuore il territorio e voglia evitare ulteriori scempi e la sottrazione di spazi destinati alla collettività?

Non è una domanda da poco quando ci si trova davanti ad un muro di gomma e si vede che la logica di favorire gli interessi privati a discapito di quelli pubblici continua a caratterizzare le scelte dell’amministrazione nonostante gli appelli, le segnalazioni, perfino le denunce.

Non un singolo caso, dunque, ma un copione ripetuto più volte e che ancora si ripete, dal caso Eurospin di via Martelli Castaldi fino al progettato intervento in via Acireale.

Oggi i riflettori sono accesi su questo, sulla Torre Zefiro A, una costruzione che, per spinta verticale (il progetto prevede 13 piani), materiali ecocompatibili, soluzioni tecniche modernissime, si presenta come innovativa ed ‘ecocompatibile’ come altre mai.

Come non tifare per questo edificio avveniristico, che porterebbe a Catania una ventata di novità? Ma il ‘partito del NO’, a cui – come ribadiscono costruttori e speculatori – non va bene niente, riesce a scovare che parte di questo fantastico edificio verrebbe realizzata, in barba alle norme urbanistiche, su un’area che il piano regolatore destina a verde pubblico (“e va beh, cosa vuoi che sia, tanto poi non lo curano, lo sporcano…”) e persino a sede stradale, là dove vige il divieto assoluto di edificare.

Insomma il ‘grattacielo’ sarà all’avanguardia, ma ruba terreno a servizi colletivi, a verde e strade.

E non trascuriamo la questione del contesto, caratterizzato da case basse e per lo più terrane, con una sua fisionomia che andrebbe piuttosto difesa e valorizzata.

Non è un caso, infatti, che la normativa invocata da amministrazione e costruttori a difesa del permesso accordato, consenta non la ristrutturazione edilizia ma la “ristrutturazione urbanistica”, che prevede “un insieme sistematico di interventi edilizi, anche con la modificazione del disegno dei lotti, degli isolati e della rete stradale”. Vale a dire preveda una rimodulazione complessiva dell’area e non un singolo intervento ‘straordinario’, anche per il quale comunque si pone il problema del rispetto degli standard urbanistici (equilibrio tra quantità di cemento e verde per un certo numero di abitanti).

Di fatto è accaduto che quattro consiglieri comunali 5S abbiano presentato una interpellanza, noi di Argo ripreso e approfondito la questione collegandola ad altri casi di ‘disinvolta’ gestione dei permessi per costruire da parte dell’Urbanistica, l’amministrazione abbia risposto che tutto è legittimo e va bene così, senza spiegare assolutamente nulla.

Sembrava proprio una battaglia perduta, fino a che l’associazione Borgo Marinaro di Ognina e la sua presidente, Lina Arena, hanno tentato una strada, poco praticata ma prevista dalla legge: dopo avere scritto al sindaco una lettera che non ha avuto risposta, hanno denunciato sindaco e dirigente dell’urbanistica ai carabinieri, chiedendo esplicitamente per loro una punizione esemplare, qualora venisse accertata la violazione delle norme.

Quale ruolo tocca alle forze dell’ordine? Sulla base dell’articolo 27 comma 4 del Testo Unico delle disposizioni in materia di edilizia (DPR 380/2011 e successive modifiche), esse non si devono limitare ad accogliere la denuncia, ma “gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria … in tutti gli altri casi di presunta violazione urbanistico-edilizia, ne danno immediata comunicazione all’autorità giudiziaria, al competente organo regionale e al dirigente del competente ufficio comunale, il quale verifica entro trenta giorni la regolarità delle opere e dispone gli atti conseguenti”.

Sono quindi gli stessi carabinieri a cui è stata presentata la denuncia a doverla trasmettere alla Procura, all’Assessorato Regionale Territorio e al direttore dell’Ufficio Urbanistica, che è colui che ha rilasciato il contestato permesso per costruire e che, quanto meno, dovrebbe giustificare, entrando nel merito delle contestazioni ricevute, la legittimità della autorizzazione concessa.

Cosa accadrà a questo punto?

Intanto le acque sono state nuovamente smosse, le testate locali (che avevano taciuto) ne hanno finalmente parlato, la Procura potrebbe rivolgere la propria attenzione a questo ulteriore caso di mancato rispetto delle norme urbanistiche (che agevola un privato e lede i diritti della collettività), i cittadini potrebbero essere incoraggiati a scendere in campo per difendere gli spazi destinati a servizi pubblici, che sono un bene comune.

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One Response to “Torre Zefiro A, permessi per costruire e tutela del bene comune”

  1. Interessante dibattito su Facebook (3 dicembre)

    Patrizia D’Arrigo
    Per una volta che a Catania si voleva realizzare un edificio moderno e bello! Non credo proprio che il comune che è in dissesto farà mai verde pubblico. Amen. Viviamo a Catania e siamo un po’ retró

    Alessandra Stanganelli
    perfettamente d’accordo con te. Teniamoci la spazzatura ed il degrado. Sarebbe stato finalmente un palazzo contemporaneo in una città che sa di vecchio!

    Bernardo Ventimiglia
    non soltanto è veramente brutto ma è anche decontestualizzato e cafonesco . Trasuda speculazione edilizia .

    Patrizia D’Arrigo
    posso affermare esattamente il contrario di quello che dici tu. Ma essendo delle opinioni, non frega nulla a nessuno, né la tua opinione vale più della mia. Trasuda aria di rinnovamento. Siamo una popolazione di vecchi dentro, noi catanesi. Soprattutto quelli della “Catania bene” abbiamo il primato del buon gusto e della finezza. Ma è la mia opinione, della quale non frega niente a nessuno.

    Bernardo Ventimiglia
    Costruiamolo alla plaja , non in uno borgo marinaro storico . Cosi è solo speculazione con le piscine vista mare e sopra due falde acquifere

    Francesca Scardino
    Per ” urbanistica ” si vogliono indicare gli uffici dell’assessorato competente?
    Mia nonna mi raccomandava sempre di stare attenta a ” non affidare la pecora al lupo “.

    Giulio Toscano
    Quindi nessun problema se si sottraggono aree destinate alla collettività per cederle al profitto dei privati? Andiamo bene….si chiama “la legge del più forte”. Ricordiamoci che Catania venne scempiata dal sacco edilizio degli anni 60-70 su questi presupposti.

    Irene Li Greggi
    Il problema non è se è bello o brutto ….. Il problema è che non dovrebbe stare lì, totalmente fuori contesto, in un borgo di pescatori che dovrebbe essere meglio valorizzato restituendogli l’affaccio sul mare ostruito dall’ultimo tratto del lungomare.
    Se vogliamo rinnovare la città, cosa sulla quale sono d’accordo, proviamo a rinnovare le nostre periferie, dove c’è tanto spazio, palazzi già moderni e dove un edificio del genere sarebbe assolutamente adeguato! Magari provando a non costruire una cattedrale nel deserto, ma implementando servizi ed infrastrutture mancanti!
    Ah già… dimenticavo…. le periferie devono rimanere nel degrado….. No servizi, no infrastrutture, no trasporto….
    E poi….chi ha i soldi per acquistare un appartamento in un grattacielo del genere, vuole la vista-mare, e in periferia non ci va…. pazienza

    Bernardo Ventimiglia
    … e anche la piscina a livello piano . Niente di più cafone a due passi dal mare . Questo mostro e’ quanto di più volgarmente speculativo a Catania .

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