Un commento graffiante di Antonio Fisichella all’intervista a Musumeci apparsa ieri su La Sicilia. Una provocazione che è anche un invito a riflettere su quello che dovrebbe essere il ruolo del giornalismo. O anche solo quello della cronaca.

Solo il più promettente dei giornalisti catanesi poteva inventarsi un’intervista surreale come quella pubblicata ieri (2 gennaio) al presidente della Regione.

Quest’ultimo, poverino non ha colpe: cerca di darsi un tono, veste inutilmente i panni di padre nobile dei siciliani,  si auto assolve e si auto    esalta per i presunti risultati raggiunti.   Ma in fondo fa il suo mestiere di presidente che si vuole, ormai da anni, legittimamente ricandidare alla guida della Regione.

Ciò che colpisce è innanzitutto il titolo scelto per l’intervista: PACE E BENE.

E’ buttato lì, in prima pagina, un po’ alla rinfusa. Non significa niente di preciso e più che un titolo sembra una specie di benedizione inviata (dal giornale? da Musumeci?) ai lettori.

E’ uno di quei titoli cui La Sicilia ci ha abituati da qualche tempo con la “nuova” direzione: a nascondere il vuoto di idee e contenuti con spruzzate di colore, parole baldanzose, giochi di parole spesso in dialetto, e quindi autoreferenziali.

Ma l’intervista si fa apprezzare sopratutto per l’audacia delle domande. Forti, chiare, nette. Solo alcuni esempi: “I Siciliani lo rieleggerebbero?” “I sondaggi la danno vincente?” “Come si immagina a Capodanno 2023?”.

Mentre la Sicilia vive una della fasi più drammatiche della sua storia, nell’intervista trova posto solo lo stato dei rapporti di Musumeci con i suoi amici di partito e di coalizione: Sammartino, il sindaco di Messina, Cuffaro, Stancanelli. I detentori delle chiavi per la sua rielezione. E tutto il resto?

I rifiuti? Le priorità del Piano Nazionale di Ripresa e resilienza? Lo stato della pubblica amministrazione regionale? L’ennesima mancata approvazione del bilancio regionale che condanna la regione all’immobilismo? No, questi temi meglio lasciarli da parte.   

Si chiamano interviste di mantenimento, servono ad occupare uno spazio politico, a inviare messaggi interni al sistema politico.

Forse c’è un equivoco. Una confusione di fondo tra l’ufficio stampa del presidente e quella che dovrebbe essere un’intervista. Tra un ghost writer e un cronista. Tra chi scrive per il presidente e mette la sua penna al servizio di un progetto politico che condivide e chi invece dovrebbe fare semplicemente il cronista.

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2 Responses to “La differenza tra un ghost writer e un cronista”

  1. che dire? le domande erano per niente incisive e lui si autocelebra.
    La Sicilia sembra un’ isola felice! Nulla su rifiuti, strade dissestate, collegamenti ferroviari primitivi, mobilità urbana, sistema fognario etc etc……

  2. evidentemente la “nuova direzione” non è molto diversa dalla vecchia

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