Il PNRR può essere una grande occasione per Catania. Lo abbiamo già scritto e ci siamo attivati, insieme ad altre associazioni e ad altri cittadini, dando vita al Coordinamento Iniziative e Monitoraggio PNRR, per individuare innanzi tutto una visione di città, a partire dalla quale avanzare proposte concrete per rispondere alle situazioni più critiche e più drammatiche.

Il Coordinamento ha preparato un documento che indica gli interventi possibili sulle questioni più ‘calde’, dal disagio abitativo alla sanità, dalle infrastrutture all’adeguamento sismico, dalla scuola alle periferie da ‘ricucire’ alla città. E lo ha presentato alla città in un pubblico dibattito

C’è stato anche un primo incontro con l’Amministrazione comunale, a cui spettano le decisioni e la gestione dei fondi, nella speranza di avviare un dialogo costruttivo.

Un dialogo che è apparso subito non facile ma è stato ulteriormente complicato dalla sospensione del sindaco dalla sua carica e dall’arrivo di un Commissario con cui va riproposto il confronto.

Nel frattempo è proseguito il lavoro di riflessione e di ricerca di possibili interventi, anche in settori non presi in considerazione nel documento iniziale. Stanno nascendo delle schede tematiche di approfondimento che pubblicheremo via via in modo non solo da tenere la città informata ma anche per sollecitare la partecipazione di associazioni e cittadini.

L’approfondimento che oggi presentiamo mette a fuoco la situazione della periferia sud della città, con particolare riferimento alla zona industriale e all’Oasi del Simeto, aree che soffrono di gravi problemi, soprattutto idrogeologici, a cui è urgente trovare soluzioni adeguate.

LA PERIFERIA SUD DELLA CITTA’. ZONA INDUSTRIALE E OASI DEL SIMETO

La parte sud del territorio del Comune di Catania è destinata a Zona Industriale e Riserva naturale “Oasi del Simeto”. Ambedue le aree soffrono di problemi idraulici-idrogeologici di particolare rilievo e gravità.

La Zona Industriale

La sua realizzazione è stata pianificata in contrada Pantano d’Arci, cioè in una zona naturalmente soggetta a diventare periodicamente, in funzione della entità degli eventi meteorici, una grande zona umida. In quest’area, per le nuove edificazioni le norme e le indicazioni prescrittive del Genio Civile prevedono oggi misure di prevenzione idraulica quali, ad esempio, una quota di imposta dei nuovi edifici industriali sopraelevata rispetto al terreno circostante.

È previsto anche che si debba rispettare il principio dell’invarianza idraulica, ossia l’obbligo, per gli interventi di nuova edificazione, di non fare aumentare la portata delle acque meteoriche che defluiscono verso la rete fognaria, le strade, gli alvei dei corsi d’acqua. Tali recenti norme, però, si applicano ai nuovi insediamenti e non a quelli esistenti e, comunque, non sono mai rispettate dagli enti pubblici né fatte rispettare negli interventi privati.

In ogni caso queste misure, da sole, potrebbero solo salvaguardare l’integrità degli stabilimenti ma non consentirebbero la completa fruibilità di tutta l’area in caso di forti piogge, poiché le infrastrutture principali e i sottoservizi si trovano a quote molto prossime al livello del mare e, quindi, vengono regolarmente sommersi dalle acque.

Andrebbero quindi effettuati importanti interventi di sistemazione idraulica che possano mettere in sicurezza tutta l’area riducendo i picchi delle portate di piena.

Occorre, quindi, per l’intera Zona Industriale un progetto di riqualificazione/sicurezza idraulica dell’area che preveda:

  • l’individuazione delle aree di espansione e di raccolta delle acque meteoriche dove realizzare vasche di laminazione/compensazione/espansione integrate con i canali Cuba/Buttaceto, Jungetto, Bruno e Bicocca;
  • il ripristino ambientale e la creazione di ecosistemi naturali autoctoni resilienti alla presenza periodica delle acque di pioggia, in grado di depurare le acque prima della loro immissione nella riserva naturale Oasi del Simeto, anche a protezione degli ecosistemi e della fauna della stessa, che invece oggi riceve acque brute e non depurate.

L’intervento contribuirebbe anche a compensare la CO2 prodotta dalle industrie e dalle aziende presenti.

Occorre rilevare, infine, che molti lotti di terreno, soprattutto nella parte Nord della zona industriale, destinati a capannoni o piazzali, risultano oggi abbandonati e in stato di avanzato degrado. Tali lotti erano stati assegnati dall’ex-ASI, con vincolo d’uso per attività industriali, usufruendo anche di agevolazioni economiche proprio in considerazione dell’utilità economico-sociale di quelle attività.

È quindi logico, e forse anche obbligatorio per legge, che i lotti in cui l’attività economica sia cessata da tempo, o mai avviata, tornino nella disponibilità dell’ente pubblico che potrà destinarli a nuove assegnazioni evitando di utilizzare nuovi lotti ancora allo stato naturale.

Questi ultimi potrebbero vantaggiosamente essere destinati all’espansione delle acque meteoriche, evitando che per questo scopo si debbano effettuare interventi particolarmente costosi. In tal modo verrebbe anche soddisfatto il principio del consumo di suolo zero, deliberato di recente dal Consiglio comunale nelle direttive generali per il PRG.

È di tutta evidenza che senza la messa in sicurezza della zona industriale dal punto di vista idrologico le aziende che vi operano rimangono soggette a danni economici fortemente penalizzanti a causa degli allagamenti degli stabilimenti e delle infrastrutture in occasione di piogge intense.

Andrebbe anche previsto un sistema di vasche tale da mettere in sicurezza il sistema costiero in caso di malfunzionamento dell’impianto di depurazione della città, situato all’interno della Zona industriale.

È assolutamente necessario evitare la pur minima possibilità che le acque di pioggia, fortemente inquinate dopo il ruscellamento sulle aree urbane, possano finire in mare senza trattamento alcuno nell’area del litorale sabbioso della Plaja, in prossimità della Riserva naturale “Oasi del Simeto”.

L’area destinata a Riserva naturale Oasi del Simeto

La Riserva naturale è stata istituita con D.A. n. 85 del 14/03/1984 e oggetto di una successiva riperimetrazione con D.A. n. 173 del 29/03/2002, al fine di “favorire ed incrementare le condizioni di sosta e la nidificazione della fauna e il restauro della vegetazione psammofila e mediterranea”. È costituita da due parti: una Zona A di Riserva vera e propria e una Zona B di pre-riserva, o area di protezione della riserva, che circonda la zona A.

La Zona B comprende delle aree in cui è stata tolleraa per anni l’edificazione abusiva di case di villeggiatura private, senza alcuna pianificazione urbanistica. In alcune aree tale edificazione abusiva è proseguita anche dopo l’istituzione della Riserva e ha determinato una trasformazione del territorio difficilmente recuperabile dal punto di vista urbanistico.

Sono stati realizzati migliaia di edifici riuniti in “villaggi”, da sempre utilizzati come serbatoi di voti in occasione delle elezioni e poi abbandonati a se stessi con tutti i problemi che ne derivano, anche dal punto di vista della sicurezza degli abitanti. Si sono formati “ghetti” inabitabili, malsani, pericolosi, spesso sommersi ed isolati in occasione di piogge, perché edificati all’interno di zone umide quasi alla stessa quota del mare.

Per tutta la Zona B di pre-riserva il Comune di Catania fin dal 1987 avrebbe dovuto redigere il Piano di Utilizzazione, secondo quanto stabilito dall’art.22 della L.r. n. 98/81 e ss.mm.ii e dal Regolamento della riserva naturale. Tale Piano, che all’origine doveva essere redatto entro sei mesi dalla istituzione della Riserva naturale, a distanza di 34 anni dalla sua istituzione non è stato ancora redatto, malgrado vi siano state commissioni ad hoc, incarichi a professionisti, incontri Comune-ARTA-Città Metropolitana di Catania ex Provincia (Ente Gestore).

Il Piano di Utilizzazione, che è necessario redigere e approvare, deve essere finalizzato al recupero ambientale e naturalistico dei luoghi ed alla mitigazione e gestione dei rischi gravanti nell’area, con particolare riferimento al rischio idraulico, al rischio di inquinamento della falda freatica, al rischio sismico per amplificazione del moto del suolo, al rischio sismico per liquefazione dei terreni e al rischio tsunami.

Il Piano consentirà anche di programmare in maniera scientificamente attendibile la risoluzione dell’annoso problema degli agglomerati abusivi, individuando quelli la cui presenza è incompatibile con le finalità della riserva e con le condizioni minime di sicurezza degli abitanti, e quelli la cui presenza è tollerabile, con l’indicazione degli interventi necessari per la loro integrazione nel contesto.

Da una semplice ricognizione della situazione urbanistica/vincolistica/di sicurezza delle aree di Zona B si possono individuare i seguenti percorsi imprescindibili:

  • liberare dagli edifici tutte le aree a elevato rischio di sommersione (almeno quelle con indice di rischio idraulico R3-R4) quali ad esempio quelle nei Villaggi Primosole Beach, Primosole II, Giove Nettuno, Azzurro, le aree di esondazione dei fiumi/corsi d’acqua, quelle a rischio liquefazione del terreno, a rischio tsunami, quelle in zone di inedificabilità assoluta, come la fascia entro i 150 metri dalla battigia. Molti di questi edifici sono privi di titolo abitativo, nè possono ottenerlo in sanatoria, in quanto realizzati in aree ad elevata pericolosità, non conformi agli strumenti urbanistici, o incompatibili col regime di tutela dell’area. Questo potrà favorire la rinaturalizzazione di zone tendenzialmente umide di particolare importanza per la sosta e la nidificazione degli uccelli migratori, o anche la parziale ricostituzione spontanea della fascia dunale che costituisce un’importante risorsa anche per la protezione dei terreni retrostanti.
  • I rimanenti edifici, che costituiscono principalmente gli agglomerati posti nelle zone Sud e Nord della riserva, debbono essere riqualificati, forniti di adeguati servizi di urbanizzazione, infrastrutture ecc., in modo che possano risultare adeguati agli standard urbanistici e ai criteri di sicurezza.

La misura M2C4.2 del PNRR prevede interventi per la riduzione del rischio idrogeologico e per la tutela degli ecosistemi e della biodiversità. Le risorse stanziate per questi ambiti di intervento possono essere utilizzate per avviare un percorso che ponga fine alle situazioni di pericolosità idrogeologica e di degrado urbanistico e ambientale di cui si è detto.

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