manifestanti No War - No MUOS

Se vuoi la pace, prepara la pace. Fare tacere immediatamente le armi, fermare l’invasione russa dell’Ucraina, disarmare le grandi potenze.

Ancora una volta il Movimento No Muos, a Niscemi, indica una strada alternativa per bloccare l’ennesimo conflitto armato. Forse un migliaio di partecipanti, da tutte le parti della Sicilia, tanti i giovani, tante le bandiere, preoccupati, come tutti, per un altro conflitto, dopo quello Jugoslavo, che riguarda direttamente il territorio europeo.

Partecipanti che, però, non vedono nell’invio di armi e “mercenari volontari” la soluzione del problema. Al contrario, temono che le scelte politiche della NATO e dell’Europa, invece di incentivare le necessarie soluzioni diplomatiche, determinino un’ulteriore escalation del conflitto. Se dovessimo tradurlo in slogan, ne individueremmo due: “trattare, trattare, trattare”; “disarmare, disarmare, disarmare”.

In sostanza, nessuna voglia, oggi come nel passato, di tifare per i “buoni” contro i “cattivi”, coerentemente con le grandi mobilitazioni pacifiste (da Comiso all’invasione irachena degli USA, quest’ultima, forse l’evento cui si può fare correttamente riferimento per quanto sta accadendo) che hanno sempre messo al centro le politiche di disarmo – anche unilaterale – come unico vero antidoto contro la guerra.

Il Movimento No Muos, che ha indetto la mobilitazione a Niscemi e domenica prossima (20 marzo) un presidio a Sigonella, riflette, anche, sulla complessità di questo conflitto, come si legge nel documento che ha promosso le due giornate: “L’attacco russo all’Ucraina è l’ultimo atto di una guerra interimperialista iniziata nel Donbass 8 anni fa e che ha già fatto più di 14mila morti, risvolto delle politiche di espansione del dominio degli Stati Uniti, che dal 1993 hanno lavorato ininterrottamente per favorire l’ingresso nella NATO ai paesi dell’ex blocco orientale, ma anche risvolto delle politiche del regime oligarchico russo, tese a ricostruire zone di influenza e cuscinetto ad ovest.[…]

Il coinvolgimento diretto della Sicilia nella guerra in Ucraina espone il popolo siciliano al rischio concreto di ritorsioni militari senza ritorno, se consideriamo la centralità delle istallazioni militari siciliane, e in special modo il MUOS, nel quadro strategico dell’imperialismo americano.[…]

Richiediamo una degna accoglienza senza discriminazioni di chi fugge dalle guerre mentre la fortezza Europa chiude i confini da anni nella rotta balcanica e la Polonia fa congelare donne, uomini e bambini al confine con la Bielorussia”. Per concludere: “La nostra solidarietà va a tutti i popoli del mondo vittime delle guerre e delle aggressioni di tutti gli imperialismi”.

Concetti ribaditi dai tanti intervenuti durante il “microfono aperto” conclusivo. Con l’orgoglio di chi non si è stancato e non ha rinunciato, nonostante le sconfitte, a sognare una Sicilia libera dalle basi militari e che per manifestare per la pace non ha atteso lo scoppio di un conflitto.

Non a caso, gli interventi più applauditi sono stati quelli di due ragazzi: un ucraino e un palestinese. Vecchie e nuove mobilitazioni che si saldano insieme, per non rinunciare, anche nei momenti più difficili, all’idea che un altro mondo è possibile.

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