E’ stata l’aula magna dell’Istituto Onnicomprensivo Musco ad ospitare la presentazione della Inchiesta sulla condizione minorile compiuta dalla Commissione Regionale Antimafia presieduta da Claudio Fava.

Una scuola di eccellenza quella distribuita tra Librino, zia Lisa e San Giorgio, un fiore all’occhiello per la città di Catania, come ha ricordato Emilio Grasso, dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale, in apertura dei lavori.

Nell’aula stracolma di viale Da Verrazzano si è realizzato ieri quello che dovrebbe avvenire sempre. Per un evento importante organizzato a Librino sono venute persone provenienti da ogni parte della città, rappresentanti di forze politiche e sindacali, esponenti delle forze dell’ordine, giornalisti, insegnanti di varie scuole cittadine, membri di diverse associazioni, oltre alle massime autorità istituzionali intervenute come relatori, dalla prefetta Librizzi al presidente del Tribunale per i minorenni Di Bella, dall’assessora alla Cultura del Comune di Catania allo stesso Fava. Ma tra i relatori, condotti con garbo e mano ferma dalla moderatrice Luisa Santangelo, c’erano anche due rappresentanti delle realtà associative più vivaci di Librino, Sara Fagone della Piattaforma per Librino e Giusi Sipala dei Briganti Rugby. E, naturalmente, la preside Cristina Cascio, da venti anni al timone dell’Istituto.

Per una mattinata Librino è diventato ‘centro’, come avviene forse solo – da quando è in funzione – per l’Ospedale San Marco, ma come avviene giornalmente per i ragazzi che raggiungono proprio la sede del Musco dove i licei Musicale, Artistico e Coreutico sono frequentati da allievi che vengono da varie parti della città e della provincia, talora anche da fuori provincia.

Solo così si può rompere l’isolamento delle periferie, “esistenti – come ha provocatoriamente dichiarato Sipala – solo nella mente degli amministratori” che non le dotano dei servizi necessari e di un adeguato sistema di trasporti, nonostante ospitino un terzo degli abitanti della città.

Fava a Librino - A.MuscoNasce così l’estraneità rispetto ad una città di cui non ci si sente parte, “è come se Librino non fosse Catania” osserva Fagone. Di più, “è come se chi vi risiede dovesse restare in una condizione di bisogno”.

Netta la reazione di Claudio Fava, “La politica, di cui si lamenta l’assenza, in realtà c’è, ma è una cattiva politica, che ha usato e usa il bisogno per costruire catene di servitù e di dipendenza” per finalità clientelari ed elettorali.

Abbiamo deciso, prosegue, che le periferie debbano restare tali, a Catania come a Palermo o a Messina, anche quando si tratta di quartieri che sono a due passi dal centro, come il nostro San Cristoforo.

Ed è qui, in queste periferie, che cresce una gioventù senza opportunità e senza prospettive di futuro, una gioventù sedotta dal modello mafioso nonostante il rischio di carcere a vita o addirittura di morte. Qui i ragazzini di 11/12 anni non vanno a scuola perchè arruolati come pusher delle piazze di spaccio, scelti dalle cosche proprio “per la loro giovane età che li rende meno sospettabili e non punibili”, ricorda Di Bella.

Sono i ragazzini di cui si occupa l’inchiesta della Commissione Antimafia, rientrano in quel 20% di bambini che hanno abbandonato la scuola e che – racconta Di Bella – “mi hanno impressionato, al mio arrivo a Catania, per l’incapacità di mettere in fila due parole”.

Ecco perché, per Di Bella, il contrasto alla dispersione scolastica, premessa della devianza, è diventata la direttrice fondamentale del suo impegno. Per fronteggiarla ha messo in moto una sinergia tra i responsabili delle istituzioni locali, a partire dalla prefettura.

E’ iniziato così un percorso sintetizzato in modo incisivo dalla prefetta Librizzi, a partire dalla mappatura del territorio, con individuazione di sei quartieri a rischio, fino alla costituzione dell’Osservatorio sulla devianza minorile, senza trascurare l’obiettivo della riqualificazione urbana, anche con i fondi del PNRR, per migliore lo stato dei quartieri e la loro vivibilità.

Avanzata anche l’ipotesi di ritiro del reddito di cittadinanza per chi non manda i figli a scuola e dimostra così di non adempiere ai suoi doveri di cittadino, senza escludere la possibilità di mettere in discussione la patria potestà.

Sono stati, del resto, i numeri drammatici della dispersione scolastica in Sicilia, presentati da Di Bella a Fava, a indurre quest’ultimo ad attivare l’indagine sui minori da parte della Commissione Antimafia dell’ARS, che ha lavorato per otto mesi con audizioni di rappresentanti istituzionali, assistenti sociali, dirigenti scolastici, parroci, esponenti di forze dell’ordine e di associazioni del Terzo Settore, oltre che raccogliendo esperienze e testimonianze dirette nei quartieri marginali di Palermo, Catania e Messina.

Fava a Librino - A.Musco - pubblicoTra le indicazioni fornite nelle Conclusioni della Relazione, c’è la necessità di rendere più attrattiva l’offerta scolastica, essendo spesso la scuola in questi contesti l’unico punto di riferimento, e di attivare nei quartieri a rischio un numero maggiore di istituti superiori.

La presenza della scuola superiore a Librino, negli istituti Musco e Pestalozzi, è il risultato di una battaglia compiuta non solo da alcuni dirigenti scolastici ma anche da tante realtà associative, consapevoli che questa conquista avrebbe contribuito ad assicurare la continuità formativa ai giovani del territorio ma soprattutto ad aprire quest’ultimo all’esterno creando uno scambio fruttuoso tra giovani provenienti da contesti diversi.

Se alcuni anni fa, come ha ricordato Fava, l’Istituto D’Arte, costretto a lasciare la prestigiosa sede di via Crociferi, ebbe l’alterigia di non accettare il trasferimento a Librino in un edificio pronto e attrezzato, imponendo di fatto che fosse pagato un affitto costosissimo in via Vittorio Veneto, oggi la risposta viene proprio dai licei del Musco, dove l’arte e la cultura sono di casa.

Lo hanno dimostrato le abili mani di Danilo Barbera, del II anno del Liceo Muiscale, che ieri – in anteprima al convegno – scorrevano veloci e sicure sulla tastiera del pianoforte, prima in un ‘a solo’ e poi per accompagnare il compagno Gabriele Alloni al clarinetto.

Non basta allora che l’assessora Mirabella rivendichi l’impegno dell’amministrazione o dichiari di aver invitato i municipi ad aprire le loro sedi per fare studiare i bambini, senza tuttavia spiegare perché ci siano voluti più di tre anni per rifare il prato sintetico del Campo dei Briganti a San Teodoro. Serve molto di più.

Se lo sport, come è in effetti, è uno strumento di educazione e di riscatto per i giovani, servono risorse per dotare i quartieri di strutture adeguate ed evitare che si ripetano i problemi della HdueO ridotta a mendicare la disponibilità di terreno in cui realizzare una piscina. Ma abbiamo anche associazioni, a partire da MusicaInsieme a Librino, che offre educazione musicale ai ragazzi con il metodo Abreu, prive di una sede in cui svolgere le loro attività.

Servono risorse anche per il personale, che va assunto e formato, come nel caso degli assistenti sociali che dovrebbero non solo verificare i comportamenti delle famiglie ma accompagnarle in un percorso di assunzione di responsabilità in cui lo Stato non deve porsi come un nemico punitivo ma come garanzia di diritti e punto di riferimento.

Il tema dell’accompagnamento, ‘lungo’, non transitorio e momentaneo, ma anche attento e consapevole, è risuonato più volte sia nelle relazioni sia negli interventi del pubblico, a dimostrazione che gli interventi repressivi non bastano anche se sono talora necessari.

Se è vero, come ha detto Di Bella, che “l’attenzione della classe politica verso le giovani genrazioni è il termometro della possibilità di crescita di un paese”, non siamo proprio messi bene.

E Librino ne soffre particolarmente perché, come ha ricordato la preside Cascio, “qui abita la maggior parte della popolazione giovane della città”.

Il testo della Relazione della Commissione Antimafia all’ARS sulla condizione minorile in Sicilia a questo link

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One Response to “La lotta alla dispersione scolastica comincia da Librino”

  1. Ho ascoltato tutti, ai benedettini desolante esser in 20 forse. Però a librino la partita non è semplice i docenti per il 40% circa son motivati a metà, per il 90% ci son finiti a librino. Librino ha necessità di gente motivata che svolga il proprio lavoro seriamente il miur dovrebbe delegare una autonomia positiva costruttiva che possa far diventare gli istituti comprensivi generatori di sapere innovativo fondi seri elargiti in modo celere, tempo pieno, assumendo no chi per concorso ci finisce ma chi dopo selezione possa esser adatto a lavorare in un contesto bello formativo è stancante. Ma la mia domanda è dopo la formazione lifelong learning dove è? Dopo questi ragazzi hanno il nulla cosmico la politica deve attrarre le aziende e rendere sconveniente delinquere

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