Servono azioni correttive e di accompagnamento ‘in corsa’ perché possa essere rispettato il vincolo che impone di destinare al Mezzogiorno almeno il 40% delle risorse del PNRR e del Fondo Complementare.

Lo dice il Dipartimento per le Politiche di Coesione (DPCoe) della Presidenza del Consiglio nella sua prima Relazione istruttoria, analizzata dalla Associazione per lo sviluppo dell’Industria nel mezzogiorno (Svimez) nella Nota che si può leggere a questo link.

Non basta che i Ministeri esprimano ‘adesioni di principio’ a questo vincolo di destinazione, servono modalità di salvaguardia e vincoli territoriali, leggiamo nella Nota.

Se i bandi prevedono che le risorse vengano assegnate sulla base di requisiti che gli enti locali non sono in grado di soddisfare, i più fragili tra essi (molto spesso del Sud) non potranno accedere alle risorse messe a bando.

Le procedure competitive premiano o la capacità progettuale di cui molti enti locali del Sud sono privi, anche per mancanza di personale con specifiche competenze, o eventuali fattori come il cofinanziamento che i Comuni in dissesto, come Catania, non possono permettersi.

Lo stesso accade se i criteri di riparto privilegiano la spesa storica o l’esistenza di infrastrutture, anche di carattere sociale, di cui il Mezzogiorno è povero. Un altro capitolo è quello degli interventi di incentivazione a favore delle imprese.

Un caso emblematico è quello degli asili nido, di cui Catania avrebbe estrema necessità, ma dal cui finanziamento è rimasta esclusa.

Si devono prevedere – come già si legge nella Relazione – meccanismi correttivi che siano in grado di compensare le inefficienze della capacità progettuale e attuativa, e trovare il modo di favorire la partecipazione dei soggetti economici del Mezzogiorno.

Si potrebbero inserire maggiori aliquote di agevolazione per il Sud o criteri privilegiati di accesso agli interventi, “soprattutto per quelle attività produttive e quegli ambiti tecnologici che presentano eccellenze nelle regioni meridionali”.

Nei casi di palese inadeguatezza progettuale e realizzativa degli enti decentrati, la governace del PNRR prevede, del resto, l’attivazione di poteri sostitutivi, incluso quello dello Stato.

Se questo non avverrà, è molto difficile che le risorse vengano spese effettivamente per le aree che hanno maggiormente bisogno.

Dall’analisi effettuata emerge che le uniche risorse ‘certe’ (24,8 miliardi) attribuite al Mezzogiorno sono quelle relative a progetti già identificati e con costi definiti (solo un terzo degli 86 miliardi della ‘quota Sud’). Le altre sono risorse ‘potenziali’ che andranno al Sud solo se saranno superate le criticità di cui si diceva.

Per i progetti già identificati, è accaduto che vecchi finanziamenti siano stati sostituiti da risorse del PNRR, senza che sia chiaro quale fine abbiano fatto le somme in precedenza destinate nel bilancio dello Stato.

Di queste risorse, oltre la metà (14,6 miliardi) sono di titolarità del Ministero delle Infrastrutture e Mobilità sostenibile. Per quanto riguarda il Ministero dello sviluppo economico, la quota Sud prevista è di circa il 19% (altro che 40%…). E le risorse vengono di fatto destinate alle imprese già attive, che in genere operano in aree sviluppate e fanno richieste considerate ‘ammissibili’, quindi il Mezzogiorno vi accede in misura molto bassa.

Una cosa simile accade con il Ministero del Turismo, con il Sud fermo al 28% di utilizzo delle risorse. Quanto alle risorse destinate alla Transizione ecologica, la percentuale destinata al Sud è circa del 38%, poco più del 37% di quelle gestite dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, con criteri di riparto che hanno privilegiato la spesa storica.

In definitiva, dalla Relazione arriva un forte monito al livello politico: il 40% è tutt’altro che un risultato acquisito, è un obiettivo che sarà possibile conseguire solo se saranno rimosse le criticità e verranno utlizzati tutti gli strumenti di cui si è dotata la governance del PNRR.

“Esiste il rischio concreto, cioè, che per rispettare target e milestone da rendicontare in Europa, si debba sacrificare l’obiettivo del superamento dei divari territoriali che il governo italiano ha declinato con l’impegno a destinare alle regioni del Mezzogiorno almeno il 40% delle risorse con destinazione territoriale. Un rischio che va scongiurato. Sarebbe davvero paradossale sacrificare l’equità in nome dell’efficienza per rispettare i tempi di attuazione di un Piano che ha per obiettivo la riduzione delle disuguaglianze”.

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