In questo 25 aprile funestato dalla guerra, Ettore Palazzolo, con lo sguardo rivolto al futuro, ci propone una riflessione sull’Unione Europea, su fragilità e contraddizioni, del passato e del presente, manifestate da essa e dai singoli Stati membri.

Oggi 25 aprile, è festa della Resistenza e della Liberazione dal nazifascismo. Dalla resistenza è nata la Costituzione repubblicana e con essa il ripudio della guerra, l’apertura alla Comunità internazionale anche per il tramite di nuove Organizzazioni internazionali.

Oltre a libertà, democrazia e uguaglianza e solidarietà, l’Italia repubblicana ha dato vita, assieme ad altre nazioni, ad una serie di organizzazioni internazionali (ONU, Unione europea, Consiglio d’Europa, per la tutela dei diritti umani, e numerose altre volte ad intervenire in molteplici campi: UNESCO, FAO, OMS ecc.).

L’obiettivo era il mantenimento della pace, fondamento di tutto, e lo sviluppo culturale, dell’economia e dei diritti civili e sociali, nell’ambito della democrazia e anche della libertà economica.

Ci troviamo oggi in un momento di crisi profonda della Comunità internazionale. Una guerra sciagurata fra Ukraina e Russia, frutto di un assurdo delirio di potenza da parte del leader russo, Putin, rischia di vanificare alla radice l’impegno del “mai più guerre”, assunto all’indomani della seconda guerra mondiale dai leaders mondiali e ripreso dai nostri Padri costituenti.

Purtroppo quest’impegno è stato disatteso altre volte, anche in Europa, vedi le guerre balcaniche fra il 1992 e il 1999. Sono a rischio tanti anni di convivenza pacifica fra gli Stati e di benessere economico, parzialmente nel continente europeo, e meno, certamente, negli altri scenari internazionali, particolarmente in Asia ed Africa, dove purtroppo sono molte le guerre dimenticate.

Possiamo ritenere che la resistenza degli ukraini e la resistenza italiana (ed europea) contro il nazifascismo costituiscono due forme, sia pure differenti, di Resistenza all’aggressione, in entrambi i casi legittima.

Ma bisogna affermare, al contempo, che armare l’Ukraina con armi pesanti e letali, non solo rende gli Stati corresponsabili, e, secondo il diritto internazionale bellico, cobelligeranti, ma crea il rischio di escalation militare, fra potenze dotate di armi atomiche. L’imperativo sarebbe, invece, quello di provare a disinnescare il conflitto.

Brilla in questo tragico scenario la paralisi dell’ONU, che gli Stati non hanno saputo o valuto riformare – superando, ad esempio, il diritto di veto delle cinque potenze vincitrici della seconda guerra mondiale – per renderla funzionale agli obiettivi dichiarati, particolarmente nell’attività di risoluzione delle controversie internazionali.

Spetta allora all’Unione europea proporre un nuovo sistema di sicurezza collettiva in Europa, una sorta di Helsinki 2. La disintegrazione del Patto di Varsavia a seguito della disintegrazione della stessa Unione sovietica, ma soprattutto l’inizio della estensione ad est della Nato avrebbe reso necessario provvedervi allora, all’inizio del terzo millennio, e forse la storia avrebbe potuto avere un esito differente.

L’ondata di nazionalismo che ha pervaso la Russia, anche come conseguenza dell’umiliazione subita ad opera dei paesi occidentali con l’estensione della NATO a tutti gli ex paesi del Patto di Varsavia e addirittura a quelli baltici, probabilmente avrebbe potuto essere frenata e produrre effetti diversi oltreché dar vita ad una maggiore apertura democratica. Chissà.

Non sto dicendo che si dovesse rispondere negativamente alla richiesta di questi paesi di avere una copertura di sicurezza nell’ambito dell’ombrello NATO. Si potevano trovare soluzioni differenti e magari concordate proprio con la Russia, ad onta delle promesse – fatte a Gorbaciov, al momento della caduta del muro di Berlino e poi della successiva riunificazione tedesca – purtroppo non formalizzate in un trattato internazionale, di escludere la estensione ad Est della NATO. Ad esempio, ponendo un limite alle postazioni missilistiche offensive o agli ordigni nucleari, nonché alla quantità di armamenti anche convenzionali detenuti dai paesi di più recente adesione alla NATO, limiti concordati con la Russia e magari accompagnati da un corrispondente arretramento di Mosca nei vari tipi di armamenti. Ma tutto ciò non è neppure stato tentato.

E’ stato poi un errore specifico dei Paesi europei, in particolare Germania e Francia, non aver capito ciò che stava bollendo all’Est, con le crisi, prima della Georgia e poi dell’Ukraina. Avere poi fatto parte degli Stati garanti degli accordi di Minsk, concernenti le regioni del Donbass, senza assolutamente occuparsi della loro attuazione è stato, a dir poco, irresponsabile.

Lì, a partire dal 2014, è iniziata una guerra civile che ha prodotto circa 14.000 morti. Ma di tutto ciò i Paesi europei, compresi i più importanti, non si sono resi conto, o hanno fatto finta di non accorgersene. Allo stesso modo non si sono ‘accorti’ delle più recenti esercitazioni militari in Ukraina ad opera di altri Paesi NATO, in particolare USA e Gran Bretagna.

E’ impossibile poi non vedere come l’aggressione dell’Ukraina costituisca l’ennesimo momento del confronto per l’ampliamento o il mantenimento delle rispettive sfere di influenza, in particolare sull’Ukraina, ma anche su altri paesi del Caucaso (Georgia e domani probabilmente l’Armenia), fra Occidente (Stati Uniti e NATO) da una parte e Russia, dall’altra. E che, in ultima analisi, i veri attori dell’attuale pericolosissima crisi sono, oltre alla Russia, gli USA, con gli Stati europei in posizione del tutto subalterna e di stallo; mentre l’Ukraina avrebbe solo il ruolo della pedina, se non dell’agnello sacrificale.

Occorre allora pensare ad un nuovo sistema di sicurezza in Europa, che potrebbe essere lanciato da una Conferenza tipo Helsinki 2, che possa dar vita a una nuova OSCE.

E’ stato un gravissimo errore degli Stati occidentali consentire la progressiva estensione ad Est della NATO, in assenza di minacce alla loro sicurezza, senza peraltro dare adeguate contropartite alla Russia, provvedendo assieme ad una riorganizzazione complessiva del sistema di sicurezza collettiva europea.

Preliminarmente occorre definire il ruolo politico dell’Europa in materia di politica estera. Deve ancora stare al carro degli USA per il tramite della NATO, oppure trovare un proprio ruolo politico e quindi anche di difesa? Si potrebbe partire da un numero ristretto di Stati (cosiddetta cooperazione rafforzata, prevista dai Trattati UE), cui ben presto potrebbero aggregarsi un certo numero di altri Stati membri, visto che finora, la regola dell’unanimità non ha consentito scelte coraggiose, particolarmente in politica estera e di difesa.

L’errore gravissimo non è tanto la decisione in sé di procedere ad un riarmo, attraverso l’ampliamento del budget destinato alle spese militari, quanto non avere finalizzato tutto ciò ad una politica estera e di difesa europea. Nel principio di un riarmo al livello nazionale, c’è oltretutto un forte rischio di ripresa del nazionalismo, in particolare tedesco.

Solo con una politica estera e di difesa europea sarà possibile recuperare un significativo ruolo negoziale nei riguardi di un conflitto che si svolge quasi alle porte di casa. Il che implica la piena disponibilità di sanzioni ed invio di armi, indipendentemente dalle decisioni NATO, e quindi la possibilità di calibrarle, mettendole cioè sul piatto, anche in relazione alle sviluppi del negoziato stesso, dandosi anche degli obiettivi di medio lungo periodo, per quando il conflitto sarà cessato.

In prospettiva, sempreché, finito il conflitto armato in Ukraina, non si vada verso un lungo periodo di guerra fredda, occorre andare verso un trattato che preveda un disarmo bilanciato e progressivo, con l’eliminazione progressiva e bilaterale di basi missilistiche e atomiche attraverso il rinnovo e l’aggiornamento del patto di non proliferazione delle armi nucleari, e con la riduzione e l’apposizioni di tetti agli armamenti cosiddetti convenzionali.

Sarà questa la vera alternativa al riarmo indiscriminato di tutti, ma per arrivarvi occorre un’iniziativa politica europea forte, di cui vanno poste già da adesso le premesse.

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One Response to “25 aprile, Pace, Pace, Pace”

  1. RIflesssione molto seria, e quindi utile per incamminarci su una decisa scelta di pace, pace e pace,
    per OGNI GIORNO DELLE NOSTRE VITE PERSONALI,
    e NAZIONALI!

    La conoscenza, le intelligenze ed i mezzi ci sono, per raggiungere questo scopo,
    fondamentale,
    e tuttavia troppe volte tradito!

    Facciamo in modo che MAI i nostri figli abbiano a dire, accusandoci:
    “Vi mancò la volontà!

    Maledetto in aeterno, chi dovesse ancora reiterare
    il TRADIMENTO di Caino e di Giuda. Mario Strano

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