Il 22 luglio sarebbe dovuto tornare a casa, per incontrare moglie e figlia, ma ormai da oltre 15 giorni, di Daouda Diane, 37 anni, mediatore culturale e lavoratore proveniente dalla Costa d’Avorio, non si hanno notizie.

E’ accaduto ad Acate (RG), dove lo scorso 15 luglio, indetta dall’USB (Unione Sindacale di Base) si è svolta un’importante manifestazione per chiedere che si faccia subito piena luce sulla scomparsa.

Daouda lavorava al centro protezione immigrati. Prima di sparire, mediante un video, aveva denunciato le umilianti condizioni di lavoro all’interno di un cantiere, dove probabilmente si era recato per arrotondare lo stipendio.

Nessun dispositivo per lavorare protetti e la tremenda considerazione di trovarsi in un “luogo di morte”. Ma anche la terribile consapevolezza del fatto che spesso situazioni del genere non si denunciano, sia per non perdere il posto di lavoro, sia per evitare si suscitare ulteriori preoccupazioni fra i parenti, ai quali si preferisce raccontare di lavori in cui tutele e diritti sono garantiti.

La “normalità” è, invece, rappresentata da lavoratrici e lavoratori della fascia sud orientale siciliana che vivono in condizioni igienico/sanitarie inumane e lavorano nelle serre in condizioni di schiavitù per pochi euro/ora, con turni massacranti e sfruttati dal caporalato locale.

Come se lo stesso filo nero legasse i tanti sud del mondo. “Neanche un mese fa abbiamo compianto i due difensori delle tribù indigene brasiliane di Via Campesina, Dom Phillips e Bruno Pereira, ora ci prepariamo al peggio nella nostra Sicilia dove il capitale e la mafia non hanno mutato i modi antichi di violenza e repressione quando comunisti e sindacalisti venivano dissolti nel nulla”, ci ricorda Alfio Furnari.

La polizia ha individuato il cantiere di lavoro, ci aspettiamo indagini e verifiche rapide e, soprattutto, che vengano superati tutti gli ostacoli che impediscono la ricerca della verità.

Dopo la manifestazione l’USB di Ragusa chiede che la mobilitazione non si fermi “Non si può sparire nel nulla per guadagnarsi il pane! Non si può essere nessuno in una terra che ti confina tra gli ultimi e lì ti lascia, tra l’odio e/o l’indifferenza di chi un’esistenza dignitosa ce l’ha [ma] “ci rammarica il silenzio che ha preceduto le nostre proteste, quando chiamavamo a raccolta tutte le forze di sinistra per agire collettivamente in nome della verità sulla vita di Daouda e della giustizia sociale”.

Da qui l’appello finale a tutte le organizzazioni sindacali e alle forze politiche della sinistra “di aderire alla nostra manifestazione: siamo stanche/i di lottare da soli in un territorio che si estende per quasi 100 km e dove, a ogni km, ci si presenta l’ennesima tragedia. Compagne/i, amiche/ci, non è il momento di cercare visibilità con comunicati stampa: è ora di agire”!

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