La “lunga strage” che insanguinò la Sicilia tra il 1940 e il 1960 ebbe inizialmente “l’obiettivo di fermare le lotte per la terra e per la riforma agraria”.

Dopo l’approvazione della legge di riforma agraria, nel 1950, gli omicidi di dirigenti contadini proseguirono così come proseguiva l’azione del movimento contadino che continuare ad organizzare imponenti manifestazioni per chiedere il rispetto della legge e denunciare le manovre degli agrari che cercavano di rallentarne l’attuazione anche nel tentativo di vendere parte dei loro feudi.

Nel 1955, tre mesi dopo l’uccisione di Salvatore Carnevale a Sciara, immortalata in un film e dai versi di Ignazio Buttitta, fu ucciso a Cattolica Eraclea, nella notte tra il 13 e il 14 agosto, Giuseppe Spagnolo, militante del Partito Comunista e segretario della locale Camera del Lavoro.

Aveva partecipato alle manifestazioni contadine contro la mafia del feudo già nel biennio rosso e, sotto il fascismo, era stato condannato per associazione a delinquere e mandato al confino per quattro anni a Pantelleria. Dopo la seconfda guerra mondiale ricominciò a lavorare nei campi, conobbe Francesco Renda, allora studente universitario, e con lui fondò la locale sezione del Partito Comunista Italiano e la cooperativa La Proletaria.

L’anno successivo fu anche il primo e unico contadino ad essere eletto sindaco in Sicilia. Per il suo impegno era stato minacciato e picchiato, aveva subito l’incendio di un pagliaio e venne infine eliminato.

Il funerale fu celebrato il 15 agosto, non in forma religiosa perché l’arciprete non volle celebrare la Messa funebre di un comunista. Si svolse, tuttavia, “un momento di meditazione e di preghiera davanti alla chiesa della Mercede, durante il quale Francesco Renda, amico e compagno della vittima, gli tributò l’ultimo saluto con una commovente orazione funebre, nella quale apprezzò la sua integrità morale e le alte qualità di dirigente del movimento contadino”. Fu accompagnato al cimitero da un immenso corteo a cui parteciparono le delegazioni provinciali e regionali del PCI, oltre che di altri partiti.

Per il delitto, nei tre gradi di giudizio, furono condannati all’ergastolo tre appartenenti alla locale cosca mafiosa, in contumacia perché fuggiti in Canada.

Calogero Giuffrida ne ha raccontato la storia nel volume “Delitto di prestigio. La storia di Giuseppe Spagnolo, dirigente politico ucciso dalla mafia”, Istituto Gramsci Siciliano, Palermo, 2006.

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