Con il DL Aiuti bis (9 agosto 2022) tra le “Misure urgenti in materia di energia, emergenza idrica, politiche sociali e industriali” è stata prevista, a partire dal 2032, la nuova figura del docente esperto. C’è da restare allibiti.

Per ben 4 anni scolastici, compreso quello che sta per cominciare, in cui la pandemia ha sconvolto attività didattiche ed educative, i governi che si sono succeduti non hanno fatto nulla per migliorare l’edilizia scolastica e rendere sicuri gli ambienti, per ridurre il numero di alunni per classe, per garantire un sistema dei trasporti adeguato.

Più in generale, da tempo, non vengono affrontati i gravissimi problemi che la scuola si trascina a tutti i livelli.

Però, l’attuale governo dimissionario, che dovrebbe occuparsi solo “degli affari correnti”, ha ritenuto indifferibile programmare un cambiamento decennale del quale non vengono esplicitati finalità e obiettivi.

Di cosa stiamo parlando? Diventerà docente esperto chi, con un percorso di formazione di circa nove anni (a sue spese), diviso in tre tranche triennali e completato positivamente, potrà raggiungere un miglioramento stipendiale di circa cinquemila euro l’anno (400 al mese, che tra l’altro tra dieci anni, con l’inflazione attuale, avranno un valore dimezzato).

Ma questa strada non sarà percorribile per tutti, infatti è previsto un contingente limitato di docenti esperti: uno su cento. Si tratta di una vecchia idea (Berlinguer, 2000, rilanciata dalla cosiddetta “buona scuola” di Renzi), con una logica che invece di garantire stipendi adeguati a tutti i lavoratori della scuola, vorrebbe individuare una graduatoria fra i docenti e differenziarne le retribuzioni.

Perché uno su cento? Dietro non c’è nessun ragionamento pedagogico/didattico, più semplicemente, non ci sono le risorse per premiare un numero più alto di docenti.

Invece di investire sulla scuola nel suo complesso e quindi sui benefici che ne avranno tutti gli studenti, nessuno escluso, si punta su un ‘bollino di qualità’, destinato ad una minoranza di docenti, che bollerà di fatto tutti gli altri come ‘non esperti’, screditandone definitivamente il ruolo educativo e professionale,

E come vengono scelti i potenziali docenti esperti? non offrendo strumenti di formazione approfondita che possano interessare quelli tra loro che già lavorano con più impegno (e che tutti in ogni scuola sanno chi sono…), o proponendo corsi di formazione stimolanti, capaci di coinvolgere anche i docenti meno motivati, o cercando altre strade che promuovano interesse e partecipazione quanto più ampia possibile.

Si invitano ad autocandidarsi i docenti che vogliono guadagnare di più e che hanno tempo ed energie da dedicare ad una formazione di cui, oltre tutto, non si conoscono i reali effetti.

Docenti che vengono spinti così ad entare in concorrenza e a coltivare un approcccio individualistico piuttosto che una logica cooperativa. Coloro che vorranno fregiarsi del titolo di esperto, ad esempio, non saranno indotti a discutere o, tantomeno, a condividerà le buone pratiche con gli altri colleghi.

E gli studenti? In questo progetto, e non solo in questo, sono i grandi assenti, scompaiono dall’orizzonte vari temi, da quello dei diritti costituzionali e del ruolo di promozione sociale che la scuola dovrebbe svolgere a quello della povertà educativa.

Buona parte dei soldi destinati alla scuola verrano destinati ai formatori. Il percorso di formazione verrà indicato dal Ministero dell’Istruzione, supportato da Indire e Invalsi (quest’ultimo recentemente “bacchettato” dalla Corte dei Conti, che ha individuato pesanti criticità e “conflitti di interesse strutturali”), sotto la vogilanza della Scuola di Alta Formazione per dirigenti scolastici, insegnanti e personale ATA, che rischia di essere l’ennesimo carrozzone spreca risorse.

Qualsiasi persona di buon senso sa che a scuola non tutti i docenti garantiscono lo stesso impegno e le stesse capacità didattiche e culturali, e che ormai una parte consistente, ma fortunatamente non maggioritaria, consuma buona parte del proprio tempo in attività extradidattiche (i cosiddetti ‘progetti’), spesso poco significative, ma in grado di garantire ulteriori introiti.

Se si vuole rilanciare e riqualificare la scuola, occorre invertire la rotta. Invece di individuare gli improbabili esperti, bisogna investire risorse significative, sia sulla formazione, sia per migliorare i luoghi dell’apprendimento (dai locali, al tempo pieno) e le qualità/capacità di tutti gli attori. Perché la scuola funziona solo se tutti i protagonisti ne condividono le finalità e, ognuno con la propria individualità, si sente partecipe e contribuisce allo sviluppo di un progetto comune.

Sulla ‘misura urgente’ del governo che crea la figura del ‘docente esperto’ ponendo questioni cruciali per il futuro non solo della scuola ma di tutta la società, chiediamo alle persone interessate, docenti, genitori, operatori sociali, di intervenire con valutazioni, riflessioni, proposte che possano contribuire ad un ripensamento.

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4 Responses to “Un docente esperto, gli altri 99 no”

  1. Come sempre avviene, “in cauda venenum”… Ministri senza più ministero propongono stranezze approfittando della confusione pre-elettorale.
    Giusto coinvolgere la società civile (ammesso che questo appellativo abbia ancora senso). Però mi chiedo: i sindacati della scuola esistono ancora?

  2. Alessandra Sinatra
    August 26th, 2022 at 21:37

    Art 38 “Può accedere alla
    qualifica di docente esperto, che NON COMPORTA NUOVE O DIVERSE FUNZIONI OLTRE A QUELLE DELL’INSEGNAMENTO, un contingente di docenti
    definito con il decreto di cui al comma 5 e comunque non superiore …” Pensavo, diciamo, speravo che avrebbero abbandonato questa idea folle e invece!
    Chi saranno i fortunati vincitori di questa losca lotteria? L’unica risposta sarebbe quella di un totale rifiuto di parteciparvi. Ma purtroppo dubito della solidarietà tra i docenti, ci saranno coloro che per vari motivi si sottoporranno a questa umiliante e squallida operazione. Povera scuola Povera Italia

  3. Bisogna mobilitarsi; hanno una idea “burocratica” dell’insegnamento.

  4. Pensavo che il pudore avesse avuto la maglio sulla faccia tosta e la scelleratezza della demagogia, ma anche stupida: non si accontenta nessuno e non si migliora nulla.
    Bisogna opporsi in tutti i modi e in tutte le sedi.
    É anch’io mi associo a chi si é chiesto cosa abbiano detto i sindacati.
    I formatori.
    I facilitatori del lavoro.
    ………………………………
    Ma pensino piuttosto ad incrementare i controllori delle imposte e quelli del SuperBonus, dopo aver migliorato la legge che regola il fisco e quella delle agevolazioni per l’edilizia.
    Troveranno anche grazie a misure di tal genere i soldi per restaurare le scuole fatiscenti , staticamente înaffidabili, tipologicamente e dimensionalmente inadeguate,.
    Li troveranno cosi’ anche per costruirne di nuove e ben distribuite sul territorio, per pagare tanti insegnanti quanti ne servono, per elevare i loro stipendi a livelli dignitosi irrinunciabili.

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