Grande assente nei programmi elettorali delle elezioni del 2018, il tema della disabilità è presente nei programmi di queste elezioni ormai alle porte.

Già già dai primi di agosto, la FISH, Federazione italiana per il superamento dell’handicap, che raggruppa le più rappresentative associazioni di persone con disabilità e dei loro familiari, ha presentato un appello alle forze politiche perché chiarissero il proprio approccio al tema della disabilità.

Un appello molto articolato con “suggerimenti e indicazioni per ripensare, in questa delicatissima fase del nostro Paese, una società più giusta, coesa e rispettosa delle tante diversità” e con puntuali proposte che permettano di garantire “una cittadinanza piena e integrale delle persone con disabilità e delle loro famiglie”.

Viene chiesta, a partire dai principi della Convenzione Onu sui diritti per le persone con disabilità, una sostanziale riforma dell’attuale sistema di welfare, basato principalmente sulla protezione e viene proposto un modello basato sui diritti umani, civili e sociali.

Come ha dichiarato il presidente della FISH, Vincenzo Falabella, i riferimenti teorici e anche le leggi ci sono, ma nei fatti la disabilità non viene tutelata, anche perché “la politica non sa come sostenerla”, e lo dimostra la mancata attuazione della Legge Delega sulla disabilità (Legge 227/21).

Il rischio è che le dichiarazioni delle forze politiche si riducano a spot elettorali, ecco perché la Federazione chiede che venga sottoscritto un vero e proprio ‘contratto’, con impegni precisi, per evitare che “nonostante gli strumenti normativi esistenti e gli impegni politici susseguitisi”, le persone con disabilità continuino ad incontrare ostacoli nella loro partecipazione alla vita sociale e a subire violazioni dei loro diritti.

Una sorte di “termometro” della sensibilità dimostrata, da parte delle forze poltiche, al tema della disabilità è quello della ricorrenza, all’interno dei testi dei programmi, di alcuni termini.

Utilizza questo strumento di analisi linguistica Giampaolo Cerri, su Vita.it, “Le parole del sociale nei programmi dei partiti”. Senza pretese scientifiche, in una sorta di divertissement, mette a confronto i testi dei programmi di Pd, Terzo polo, M5S e l’Accordo quadro dei quattro partiti di centro destra (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi moderati).

Tezo settore, volontariato/volontari, non profit” sono i primi termini conteggiati, e vengono usati soprattutto nel programma del Terzo polo, ma sono presenti anche in quello del Pd e dei 5S, quasi per nulla in quello del Centro destra.

Sul tema ambientale, i termini ambiente, clima, sostenibilità primeggiano nei programmi del PD staccando di molto gli altri, nell’ordine Calenda, i 5S (un po’ a sorpresa, perché una stella delle cinque dello storico simbolo sarebbe dedicata al tema e ci saremmo aspettati – osserva Cerri – un numero più alto di ricorrenze), il Centrodestra

La ricerca del termine immigrazione, riserva sorprese. Citata sette volte nel testo del Terzo polo e sei in quello del PD, è presente solo quatro volte nell’accordo quadro del Centrodestra, e manca completamente in quello del M5s, forse – azzarda Cerri – “per allontanare il ricordo della stagione dell’esecutivo giallo-verde, con Luigi Di Maio a scagliarsi contro le ong “taxi del mare” e Danilo Toninelli, ministro delle Infrastrutture, pronto a chiudere i porti alle loro imbarcazioni, come richiesto da Matteo Salvini,ministro degli Interni”.

La parola “cooperazione”, considerata da Cerri ‘speculare’ a migrazione, è adoperata solo da Pd e Centrodestra (sei volte contro una), assente negli altri programmi.

Su un tema contiguo, l’infanzia, Cerri individua zero riferimenti ai ‘bambini’ e due alla parolea ‘infanzia’ nell’accordo di Centrodestra, nessuna presenza dei due termini nel programma dei pentastellati, una volta ‘infanzia’ e cinque volte ‘bambini’ in Calenda, ben sei citazioni per ‘infanzia’ e sette per ‘bambini’ nel programma del PD

Provando con ‘famiglia’ – prosegue Cerri – non cambia molto: Letta sopravanza Meloni e il centrodestra con sei citazioni contro tre, Calenda fa registrare un solo riferimento e Conte zero. Su ‘giovani’ e ‘giovanile’, altro evergreen delle ultime campagne elettorali, volano Terzo polo e Pd, con 29 citazioni ciascuno, segue il Centrodestra, 17, ultimi i grillini con sette.

Anche un confronto diretto tra leader politici è caldeggiato dalla FISH, un “confronto indipendente, trasparente e super partes, per offrire ai cittadini e alle cittadine con disabilità, e non solo a loro, l’opportunità di fare una scelta sulla base della miglior informazione possibile”. Una richiesta che, così vicini come siamo alla scadenza elettorale, difficilmente avrà un seguito.

Nel frattempo il mondo delle persone con disabilità è stato scosso da un vero e proprio terremoto, causato dalla candidatura di Mario Barbuto, presidente dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti (UICI), nelle liste della Lega.

Una candidatura che contravviene eticamente, anche se non formalmente, allo statuto dell’associazione, che di definisce apartitica. Barbuto, che tra l’altro è catanese di origine anche se risiede da anni a Bologna, si è autosospeso dall’incarico senza tuttavia dimettersi, scatenando un putiferio e una spaccatura all’interno dell’associazione.01 VITA.it PAROLE NO-profit-ELEZIONI

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