inceneritore2I nuovi bandi di gara per la costruzione degli inceneritori siciliani, come abbiamo visto ieri, sono andati deserti. Qualcuno lo aveva già previsto. Ci riferiamo a Carlo Ruta che a metà giugno ha pubblicato un breve saggio dal titolo Rifiuti in Sicilia. Le prospettive di un affare da cinque miliardi di euro (Domani Arcoiris tv), in cui avanza l’ipotesi che si stia cercando di eludere la censura espressa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea sull’illegittimità dei precedenti bandi di gara.

Uno dei modi di aggirare il pronunciamento della UE sarebbe quello di rendere non appettibile il nuovo bando e lasciare, in sostanza, le cose come sono. Di fatto è accaduto che le società che avevano vinto i precedenti bandi hanno ottenuto l’impegno ad un megarisarcimento, che dovrebbe essere pagato dalle nuove società aggiudicatrici.  La prospettiva di questo pagamento (centinaia di milioni di euro) ha sicuramente scoraggiato moltie società che avrebbero potuto essere interessate a partecipare alla gara.

Ecco perchè Ruta considerava probabile che non si arrivasse all’espletamento della gara per mancanza di concorrenti. Un’altra ipotesi era che le vecchie società tornassero a presentarsi sotto mentite spoglie, con nomi diversi, disposte anche a pagare a se stesse la penale prevista.

Le nuove gare, tra l’altro, sarebbero state condotte dagli stessi alti burocrati che avevano originato la procedura di infrazione dell’ UE con le  precedenti irregolarità.

Nessuno, quindi, vuole mollare la presa. Il motivo è chiaro. Attorno agli inceneritori ruotano  enormi interessi.

La posta in palio, in questo affare, è infatti di 5 miliardi di euro in circa venti anni, tra fondi governativi e comunitari. Non a caso per la costruzione degli inceneritori siciliani sono scese in campo le più importanti industrie italiane dell’energia, facenti capo prevalentemente al gruppo Falck. (In particolare: il gruppo Pea per Bellolampo, il gruppo Platani per Campofranco e il gruppo Tifeo per Augusta).
Di diversa tipologia, a quanto scrive Ruta, il gruppo che si era aggiudicato la costruzione dell’inceneritore di Paternò (Sicil Power, guidato da Waste Italia).
Questo inceneritore, tuttavia, a quanto pare, non si farà.
Secondo le ultime notizie, infatti, saranno costruiti solo quelli di Bellolampo (Palermo), Augusta e Campofranco (prov. di Caltanissetta). Il motivo dell’esclusione di quello di Paternò potrebbe essere appunto la difficoltà di gestire i rapporti con la società aggiudicataria.

Sui rifiuti in generale, e sugli inceneritori in particolare, si gioca anche una partita che ha come premio la gestione del potere, con la redifinizione dei rapporti tra l’autonomismo di Lombardo e il potere centrale, gestito da Berlusconi e dal Pdl.
Vincere questa partita è molto importante non solo per un motivo politico, ma, come abbiamo visto, perché significa avere voce in capitolo sulla distribuzione degli enormi vantaggi economici.

Politica, del resto, purtroppo anche nel sentire comune,  è  diventato sinonimo di clientelismo.  I rapporti tra uomini politici e uomini d’affari, le situazioni in cui sono evidenti dei conflitti di interesse, la corruzione dominante lo confermano.

Le società aggiudicatarie dei precedenti bandi relativi alla costruzione degli inceneritori non sono, ad esempio, al di sopra di ogni sospetto.

Si tratta di società composite, all’interno delle quali sono presenti alcuni gruppi  interessati da procedimenti giudiziari. In qualche caso (ad esempio la famiglia Pisante e i Gulino)  hanno già venduto le proprie quote, ricavando, comunque, dalla vendita alcuni milioni di euro. Hanno, cioè, guadagnato senza offrire nulla in cambio. Speculazione pura.
Altre società, entrate in modo molto discreto nell’affare, hanno trascorsi poco limpidi. E’ il caso del gruppo Pianimpianti, che, pur avendo una quota piccolissima, è risultata l’impresa a cui è stata commissionata la realizzazione, chiavi in mano, degli inceneritori da parte delle società “titolari” (Pea, Platani e Tifeo), per un importo di mezzo miliardo di euro. Ad essa andrebbe, quindi, la fetta più grossa dell’affare, sebbene la sua presenza non sia immediatamente visibile.

La Pianimpianti è una società milanese presente in Italia e all’estero nel campo dell’impiantistica per l’ambiente. E’ molto inserita nel sistema degli appalti calabresi (in particolare dei depuratori) e molto vicina all’Udc, essendo il suo vice-presidente (Bonferroni) amico di Casini e soprattutto di Cesa. Bonferroni, ex parlamentare, è stato inquisito dal procuratore di Potenza, Woodcock, e dall’ex sostituto di Catanzaro luigi De Magistris. L’inchiesta, passata in altre mani, è stata archiviata. Ma la Pianimpianti resta comunque coinvolta in altre indagini (come quella che riguarda le tangenti per la costruzione dei termovalorizzatori di Colleferro, in provincia di Roma).

Ci sono tutti gli elementi per  giustificare l’attenzione riservata a questo affare da parte di molte procure, oltre che della Corte dei Conti.

Nell’articolo di Ruta si affronta anche la questione del sovradimensionamento degli inceneritori siciliani, di ui parleremo più diffusamente al più presto.

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