A giudicare dalle cifre elefantiache, in Sicilia c’è tanta offerta di lavoro come in nessun altro posto: 65 Centri perdisoccupazione l’impiego (Cpi) con 1800 dipendenti regionali, per la modica cifra di 50 milioni di euro l’anno; 252 Sportelli multifunzionali con 300 operatori, formalmente dipendenti da Enti di formazione, di fatto al soldo della Regione per altri circa 63 milioni di euro l’anno.

Questi ultimi dovrebbero essere in grado di fornire anche consulenza, orientamento e formazione, ma, visto come (non)funzionano gli Enti da cui dipendono, perché meravigliarsi per la loro sostanziale inefficacia?

Ci racconta questa realtà M. Giuliano, 1800 regionali, inutili cercalavoro, su QdS del 6 marzo 2010.

Queste strutture avrebbero dovuto sostituire i vecchi Uffici di collocamento e costruire, in forma integrata, la piattaforma per una nuova politica attiva del lavoro, in cui fare incontrare in modo dinamico, domanda e offerta di lavoro.

In una Regione che vanta  costantemente tassi record di disoccupazione e snocciola giornalmente uno stillicidio di aziende che chiudono, un risultato lo hanno comunque raggiunto: oltre 2000 persone un lavoro, il proprio, almeno lo hanno trovato.

Che poi sia l’ennesimo baraccone inefficiente che, dopo dieci anni dalla sua istituzione, sta, a fatica, completando l’informatizzazione e la messa in rete di tutti i suoi punti, poco importa. Bisognerà poi formare gli operatori, spesso anziani e con scarse conoscenze informatiche, ma per questo c’è tempo.

E che solo l’8,5% di quanti hanno fatto ricorso a questi Cpi abbia trovato un’opportunità di lavoro, forse importa ancora meno.

A parte la tradizionale lentezza con cui queste strutture stanno prendendo forma, la questione centrale, tuttora irrisolta, resta la capacità di costruire banche dati in cui far confluire e rendere disponibili sia i curriculum certificati delle persone in cerca di lavoro, sia le offerte di lavoro provenienti dalle aziende. In effetti, il massimo che riescono a produrre è il catalogo dei concorsi pubblici ricavato dalle gazzette ufficiali.

E’ vero, d’altra parte, che l’offerta in arrivo dai privati è sempre più flebile, ma, con questa persistente scarsa credibilità, perchè un privato dovrebbe comunque rivolgersi a queste strutture se ha bisogno di assumere?

Qualcosa però, sia pure lentamente, sta cambiando, almeno per quanto riguarda il Cpi di Catania: l’aumento della produttività interna e una serie di accordi con Confapi Sicilia, Ufficio provinciale del lavoro e Agenzie di lavoro private dovrebbero rendere progressivamente possibile fare di Bacheca lavoro, il portale regionale appositamente creato, un punto di riferimento efficace per far incontrare domanda e offerta di lavoro.

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