Nel back stage di Nathan il Saggio, in Cattedrale. Qualche ora prima della lettura scenica per la regia di Lamberto Puggelli, l’inventore di “Ingresso libero”, teatro di qualità offerto a chi sa apprezzarlo. Due parole dietro le quinte con il registra. E’ stanco il maestro, affaticato anche da problemi di salute, ma è affabile, lucido, determinato. Si offre alle interviste, impartisce istruzioni ai collaboratori, riempie il duomo di Catania, dove si svolge l’incontro, della sua discreta e autorevole presenza.

Nessuna domanda di rito su Nathan, l’opera di Lessing sulla tolleranza, anzi, diremmo, sulla fratellanza e sulla bellezza della diversità. Sappiamo, perchè lo ha detto ad altri, che i testi che ha messo in scena sono sempre stati scelti perchè li ha ritenuti “necessari” in quel determinato momento. E’ chiaro quindi che mettere in scena il dramma di Lessing è, in questo momento, un contributo in difesa del valore delle differenze e contro ogni violenza, ogni divisione. Ed è chiaro che è un modo di intervenire sulla scena del mondo, anche se Puggelli afferma che, adesso che è vecchio (così si definisce, respingendo ogni addolcimento eufemistico), si sente attratto dai temi che riguardano lo spirito più che dalle battaglie sociali o politiche, che lo hanno appassionato in passato. Dimostra così, nei fatti, come si possa fare politica anche occupandosi dello spirito.

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Parliamo con lui di Ingresso Libero, di questa splendida iniziativa che vuole contrastare la disattenzione e l’indifferenza che circondano oggi il teatro, come forma di arte, sia da parte di un pubblico sempre più “televisivo” sia da parte di un governo che taglia i fondi alla cultura (come alla scuola e alla ricerca). Ecco allora la possibilità di “adottare” uno spettacolo, pagando una quota per contribuire alle spese. Qualcosa di diverso dal pagare un biglietto “dovuto”, perchè è una scelta consapevole. Altri infatti potranno assistere allo stesso spettacolo anche gratuitamente, o facendo una offerta libera, anche minima. Il criterio è che ognuno contribuisca in modo proporzionale alle sue possibilità economiche, afinché nessuno sia escluso. Purtroppo il rischio è che si “approfitti” dell’occasione, senza capire, o fingendo di non capire, che comunque le spese ci sono e che devono essere affrontate.

Nel passato c’erano i mecenate, per convinzione o per ambizione. Pugelli pensa al teatro come un momento essenziale nella vita delle comunità, un “esercizio di cittadinanza”, con un  pubblico fatto non da “consumatori” ma da spettatori attivi, che fanno scelte consapevoli. Per questo è deluso, e noi con lui. Un bilancio di questi mesi di attività? “E’ sotto gli occhi di tutti – risponde-  il fatto che il pubblico apprezzi e riempia le sale. I lavori precedenti, Siddharta, Esclusi, sono stati, da questo punto di vista dei successi, anche grazie all’attenzione dei media. Ma sul piano economico la risposta non è stata ugualmente forte“.

Non per questo il maestro pensa di desistere. Cerca delle sponde. Ha trovato collaborazione nell’Università, adesso nella Curia, ma soprattutto negli attori professionisti e affermati che hanno accettato di lavorare con lui, percependo un rimborso spese e talora anche un cachet, ma decisamente inferiore al valore delle loro quotazioni. E questo lo fa stare a disagio, perchè non ritiene giusto che si lavori senza un’adeguata retribuzione, anche perchè, da uomo di teatro, capisce non solo la bellezza ma anche la durezza di questo lavoro.

Ha la vocazione dell’educatore Puggelli. Vuole contribuire a formare i più giovani. Gli attori giovani, innanzi tutto, che da lui e dai colleghi più esperti possono concretamente imparare, tanto è vero che a maggio reciteranno una versione integrale di Nathan, che potrà avere minore attenzione dei media, perchè non ci saranno nomi di spicco, ma che sarà proprio il frutto dell’esperienza comune di queste letture sceniche, che si pensa di replicare in altre città italiane. Forse ancora più importante è la formazione del pubblico, soprattutto quello giovanile, distratto e diseducato da altri interessi. Per questo Ingresso Libero non solo realizza incontri e laboratori, ma ha in programma anche attività da svolgere con i ragazzi delle scuole.

“Alla mia età e con la mia esperienza – sottolinea Puggelli- non mi interessa fare uno spettacolo in più o in meno, mi interessa trasmettere quello che so, affinchè il mio bagaglio di esperienze non vada perduto e io stesso possa continuare la mia ricerca; perchè non si può insegnare senza imparare. Anche nei momenti difficili”.

E proprio in questo momento di difficoltà personali di salute, che si aggiungono alla crisi del teatro, che egli tanto ama, c’è ancora da capire, da ricercare. Per lui che non è credente, è la vita stessa ad offrire le opportunità per crescere. E le difficoltà sono delle opportunità. Ma perchè proprio la cattedrale? E più avanti le moschee e le sinagoghe? Non solo per fare uscire il teatro dagli spazi tradizionali, ma anche per riappropriarsi di un luogo che è patrimonio collettivo.

Ci saluta con un abbraccio affettuoso. Non è solo un intellettuale di grande spessore, Lamberto Puggelli. E’ soprattutto una bella persona. Grazie maestro!

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