Comunicato Stampa

“Ci si difende nei tribunali; non sui giornali”.

Si può essere d’accordo o meno, a condizione che comunque non si approfitti della buonafede dei lettori in assenza di contraddittorio.

A Catania, Acqua Marcia si serve di un avvocato fuori dalle aule per giustificarsi sul settimanale MAGMA del 30.4.11 tacendo la verità sui seguenti dati :

a) “i posti barca saranno 1.110;

b) “le opere a terra interesseranno 40.000.mq.”

c) “l’investimento è di 140 milioni di Euro”,

tace precisamente che :

A) i 1.110 posti barca non si aggiungerebbero ai circa mille già esistenti, ma li sostituirebbero totalmente a tutto danno dei diportisti e degli operatori già addetti ;

B) gli edifici su 40.000.mq. innalzati fino a 10 metri , risultano ben 400.000. mc., cioè una volta e mezzo gli edifici di C.so dei Martiri che si rovineranno sul bagnasciuga della Plaia e sulla foce del torrente Acquicella in aperta violazione di precise leggi in materia;

C) i 140 mln di Euro sono “frutto” anche di fondi pubblici europei in favore di un’ opera privata, al posto ed in danno delle tante opere pubbliche di cui Catania ha estrema urgenza.

Tace anche sul monito della Soprintendenza ai BB.CC.AA. a rispettare la Legge Regionale che vieta edificazioni di sorta a meno di 150 mt. dalla costa.

La mancanza di contraddittorio nelle apposite aule di giustizia consente ad Acqua Marcia inoltre di:

1 – tacere alla cittadinanza la sua pretesa di privatizzare ben 30 ettari sugli attuali 61,5 del pubblico porto mercantile di Catania che, come tale, ha dovuto pagare con i soldi di molte generazioni di catanesi la primaria struttura foranea di protezione esterna che Acqua Marcia intende asservire al suo porto privato;

2 – disconoscere, pena una preannunciato nuovo ricorso amministrativo, il potere istituzionale del Consiglio Comunale di decidere il destino della Città nel programmare la propria urbanistica ;

3 – ipotizzare la prevalenza sul piano regolatore portuale di un progetto definitivo difforme, fingendo di sconoscere che la norma, addotta a siffatto riferimento, riguarda i porti di III° e IV° classe regionali e non il porto di Catania di II° classe internazionale;

4 – “minacciare” un “ottavo giudizio amministrativo” che legittimi un progetto definitivo mai eseguito e mai approvato che non tenga in alcun conto i termini stabiliti, giustappunto in sede di giudizio amministrativo, di 60 gg. già abbondantemente trascorsi;

5 – tacere sulla predisposta estromissione economica ed occupazionale per centinaia di operatori presenti e futuri del settore diportistico e migliaia di lavoratori nell’ indotto, per risultare unico gestore di tutto l’ampliamento portuale a cui la cittadinanza dovrebbe pietire pochi e precari posti di lavoro;

6 – tacere sulla distrazione che accomuna Acqua Marcia ad un “commissario ad acta” nel non tenere in alcun conto la violazione della L.R. 78/76 e della L.431/85 di un progetto, definitivo o meno, tramutato in opere concrete.

7 – tacere sulla ulteriore “distrazione”, sulla grave ed insanabile difformità tra un “porto turistico” pieno di edifici commerciali ed un semplice “approdo turistico” con i servizi tecnici funzionali all’approdo, il solo legittimo all’interno dei pubblici porti mercantili come quello di Catania.

8 – fare dichiarare al proprio avvocato in ordine alla predisposta confusione fra “porto” ed “approdo” : “non sta a me dirlo: io sono solo un legale”, nel vano tentativo di una difesa a costo della verità, poiché il DPR 509/97 sancisce la suddetta sostanziale differenza fra “porto” ed “approdo” e conferma la già evidente anomalia di un intento edificatorio e devastante sul pubblico demanio.

9 – lagnare che i turisti “non riescono a ormeggiare e visitare Catania” dal momento che:

9.1.la gara partecipata dalla Acqua Marcia è stata mantenuta in vita dal 2001, anzicchè annullata subito, a causa delle gravi irregolarità emerse, per dare luogo in pochi mesi alla definizione di una nuova e corretta procedura;

9.2.le strumentali foto di aree piene di immondizia e degrado ambientale, dimostrano la precisa ed unica negligenza dell’ente portuale gestore strapagato con soldi pubblici e non l’impedimento ad una meritoria bonifica di Acqua Marcia, come si vorrebbe dare ad intendere;

9.3.oggi Acqua Marcia si dichiara vincitrice in forza di un giudizio amministrativo nel quale, guardacaso, non si sono costituiti come loro dovere, l’ente portuale ed il Comune di Catania, entrambi corresponsabili di detto degrado ambientale e dell’ ingiustificato mantenimento lungo un decennio di una gara in attesa che venisse aggiudicata da un “commissario ad acta” per costituire un nuovo ecomostro da tenerci a vita qual è “l’ex Mulino S.Lucia- Acqua Marcia”;

9.4.i turisti inorriditi fuggono da Catania, ecco perchè.

Ecco perché anche i nostri figli fuggono. Per la mancanza di regole.

Marcello Failla, Responsabile Commissione Territorio

Sinistra Ecologia e Libertà, Catania

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